CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

LE INSOSTITUIBILI STARNE di Mario Di Pinto

20051031101755_p1010028Le prove su starne in branco quale indispensabile verifica delle qualità su cui basare la selezione del cane da ferma Il regolamento delle prove dei cani da ferma è stato originariamente scritto da personaggi che ben conoscevano la materia ed infatti per il Campionato di lavoro stabilirono che era necessario almeno un CAC a starne, poi ridotto ad almeno un Eccellente – sempre a starne. Ma la graduale scomparsa di questo prezioso tipo di selvaggina in Italia, indusse gli estensori del più recente regolamento ad accontentarsi di qualifiche su fagiani purché conseguite in zone DOC (ovvero dove si presume ci siano fagiani nati in libertà o quantomeno che abbiano un comportamento selvatico). Così facendo però è stato travisato il fine che le prove del Campionato di Lavoro dovevano garantire ovvero: le prove su starne mirate a selezionare i riproduttori; le prove su altra selvaggina per verificare i loro prodotti.

Ovviamente – parlando di prove su starne – intendo quelle autunnali, allorché questi magici pennuti sono nel pieno delle loro forze, esprimono tutte le loro capacità di difesa e vivono in branchi (a differenza delle prove primaverili su coppie, quando i loro sensi sono ottenebrati dagli impulsi amorosi e la loro densità è cinque o sei volte maggiore, perché da un volo si formano per l’appunto almeno cinque o sei coppie). E non a caso un tempo le starne in coppia rappresentavano l’oggetto dell’addestramento dei cuccioloni.

La “grande cerca” degli Inglesi (e la “cerca grande” dei Continentali) non è vuota astrazione, ma è l’irrinunciabile prestazione per localizzare i branchi dislocati a grandi distanze l’uno dall’altro sui vasti terreni che ospitano questa selvaggina e che solo i cani dotati di grande mentalità ed autonomia di cerca possono cacciare. E per soggiogare quegli uccelli dotati di superlative difese naturali, sono necessarie grandi doti olfattive che consentano di avvertirle da lontano, un’azione perentoria che le costringa a schiacciarsi sul terreno, una filata decisa per mantenerle in soggezione ed una guidata da scaltro dominatore.

In poche parole, solo le starne in branco ci permettono di evidenziare il cane da ferma per eccellenza, laddove le verifiche effettuate su altri selvatici – i cui meriti sono per altri versi innegabili – abbassano inevitabilmente le certificazioni zootecniche al livello di buoni cani da caccia. Sia chiaro che risolvere l’incontro su fa-giani ostinati pedinatori a primavera comporta notevoli difficoltà che dovranno essere risolte con stratagemmi più comuni ai cani da cerca che ai fermatori tramandatici dai grandi cinofili del passato.

Del resto non è un caso che ogni anno decine di nostri furgoni navigano nei Paesi dell’Est – e principalmente in Croazia ed in Serbia – dove le preziose galliformi grigie prosperano ancor tanto numerose da essere primattrici su di un palcoscenico di prove e di allenamenti che rappresentano il meglio dell’attuale cinofilia venatoria. E fortunatamente, anche là si va facendo strada che le starne vive sono economicamente più redditizie di quelle morte, un concetto che ha determinato drastiche limitazioni ai prelievi venatori.

In questo senso ho notizie confortanti dalla Polonia ove – dopo un sensibile calo delle presenze di starne negli anni scorsi – ci sarebbe una netta ripresa grazie ad una ritrovata capacità di gestire il prezioso patrimonio faunistico che in passato ne ha fatto “terra promessa” per la nostra passione: non vedo l’ora di verificar personalmente la buona novella allorché mi auguro sarò chiamato là a giudicare le prove autunnali.

Ed in Italia? C’è speranza di veder tornare le starne nei nostri terreni? A questo proposito molto è stato tentato (o forse dovrei dire sprecato), ma ben poco si è raccolto a seguito di ripopolamenti non affiancati da adeguati provvedimenti paralleli: ed è una storia ormai vecchia almeno cinquant’anni, perché già dagli anni ’60 del secolo scorso i nostri cinofili facevano la spola avanti e indietro dall’Istria perché da noi le starne erano tanto scarse da non permettere di forgiare i nostri triallers. Comunque sia, chi vuol fare una sana selezione cinofila, dovrà accoppiare la propria cagna con uno starnista che abbia saputo mettersi in mostra nelle prove autunnali.

Altre scorciatoie non portano alla desiderata mèta.

 

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1 Comment

  1. marco

    coplimenti al giudice Di Pinto per la sua eccellente e chiara esposizione sul cane da ferma con la sua filata e guidata su branchi di starne.Interessante la sua conclusione nel non perdere di vista per una sana selezione cinofila, “di accoppiare la propia cagna con uno starnista”. Grazie Mario per l’indicazione della via maestra per raggiungere la mèta.

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