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Il giudice esperto Vanni Mantegari

Per manifestazione cinotecnica si intende una riunione di cani aventi lo scopo di valutare le capacità e qualità sul lavoro dei concorrenti, dal confronto fra i quali derivano classifiche e qualifiche che servono ad indicare il loro valore relativo ed assoluto. Lo scopo delle prove di lavoro, come quello delle esposizioni, e quello di controllare lo sviluppo di una razza in base agli standard stabiliti e di segnalare i soggetti più rappresentativi per farli conoscere e di farli preferire in riproduzione, così da diffondere il loro patrimonio genetico. Anche nelle prove specialistiche di Montagna e Beccacce queste finalità di selezione sono il succo della zootecnia.

L’evoluzione della Cinofilia a portato al diffondersi nelle prove di caccia pratica, di competizioni meno probanti, dove i cani si confrontano ad animali di allevamento, liberati per l’occasione e privi della selvaticità necessaria per un corretto confronto. Questo modo di confrontarci con i cani alla natura, ci fa assistere, sempre più di frequente, a penosi e tolleranti comportamenti di conduttori e cani che nulla, assolutamente nulla, hanno a che vedere con il “contegno di caccia”. In queste situazioni, uomini e cani, non sono in spesso in grado, rispettivamente, di mettere in evidenza, esprimere e valutare le più autentiche qualità della caccia, e tutti finiscono per recitare una specie di copione fisso che viene uniformemente rispettato quale sia il terreno, la selvaggina, l’ora, il clima, il vento. Le prove specialistiche conservano la caratteristica di un confronto vero fra cani-selvaggina ed ambiente.

Come più volte si è detto, le prove di montagna, beccacce e beccaccini, restano le più vicine alla attività venatoria, in quanto i cani che vi partecipano devono avere sulle proprie spalle le esperienze maturate a caccia.

L’utilizzo del cane da ferma nelle prove a beccacce o a selvaggina di monte, non deve essere legato ai gusti personali dei cacciatori, che ti portano a incontrare nel bosco o nel monte ausiliari che vanno al piccolo passo, come dei formichieri , perlustrando il terreno antistante gli scarponi, evitando così brutte sorprese al padrone, e quando entrano in emanazione in zona pastura, iniziano un valzer di tartufate in terra, e finalmente riescono poche volte a fermare il selvatico, per la gioia del cacciatore, il quale riesce a far fuoco!!. A volte ti capita di incontrare, cani che ti sfrecciano a cento all’ora, restando stupefatto dalla loro abilità a non schiantarsi contro qualche quercia secolare, o finire dritti in un burrone, e ti chiedi se quella frenesia sia dovuta al loro desiderio di sfuggire alla situazione che si sono trovati da affrontare…..rovinando la giornata di caccia al proprio padrone. Ovviamente questa situazione non è caccia e tantomeno ne prova, e di conseguenza nessuna penna nella cacciatora o qualifiche sul libretto. Fra i due eccessi di ausiliari per affrontare il bosco o il monte, esistono onesti cani, e soprattutto gli specialisti, che sono i soggetti che bisogna delineare le caratteristiche. La selvaggina da reperire nelle prove specialistiche, come tutti noi frequentatori del bosco e del monte conosciamo, è un selvatico estroso, e il suo vivere è condizionato da mille avversità che la natura e il clima gli procurano con passare delle stagioni, dove la sua ricerca deve essere una attività venatoria classica, frutto di un fine impegno in ambienti vasti e diversificati, l’ausiliare appropriato è un soggetto di fantasia, con la giusta operosità a sorreggere un’ attività prolungata senza cedimenti per esplorare più terreno possibile per inventare puntate improvvise, trovando animali che mai avresti sognato di andare a cercare, su in cresta o giù nel canalone ombroso del bosco, facendoti imparare “posti nuovi”, evidenziando il senso del selvatico, quel quid che differenzia l’artista dal manovale, che marchia le prestazioni d’alto livello e le astrae dal comune tram-tram. Tutto questo sempre con il giusto collegamento, perché è indispensabile che il nostro ausiliare si ricordi del fucile che deve servire. E’ il cane da perseguire, per una classica interpretazione della caccia, ma deve essere anche l’incarnazione dell’ausiliare artista, dominatore dell’esercizio venatorio specifico, concreto nell’economia della sua funzione, e deve possedere le qualità di razza che appartiene, perché tale è razza che abbiamo scelto per accompagnarci nell’arte venatoria. Un soggetto è un ottimo cacciatore, quando lo si vede cacciare con le stigmate della razza che appartiene. Ci vuole classe nell’affrontare una spalla di bosco con metodo toccando tutti i possibili punti di ricetto, ci vuole classe nell’interrogazione olfattive, con azioni decise e concise, ci vuole classe per discernere un quesito olfattivo intricato a terra, ci vuole classe a fermare e accostare, o guidando nelle giornate di vento teso, nebbia, ecc., animali che alle prime avvisaglie si mettono in ala. Ci vuole la classe e gli atteggiamenti di razza per affrontare questi autentici selvatici, ma ci vuole anche l’intelligenza del cane per sapere mettere nello zaino le esperienze che di volta in volta gli capitano, per potere completarsi e divenire uno specialista. Testa, naso gambe. La valutazione di un cane specialista non può prescindere da queste caratteristiche minime e sufficienti e, quando ti trovi di fronte a tale ausiliare, e sempre necessario valutare sempre e comunque le condizioni in cui si trova ad operare, nella speranza che abbia dietro a seguirlo un raffinato cacciatore cultore della sua razza utilizzata, che dia tempo alla passione indomita di maturare in passione per il “Bosco o per il monte”, così di essere ripagato con tante indimenticabili giornate “caccia” , e dalla certezza di avere per la razza un riproduttore di notevole valore, che significa autentica selezione zootecnica per i cani da ferma. Queste sono le finalità da perseguire per i nostri cani.

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Giudici e concorrenti

Come dicevamo prima, la decadenza di alcune prove di caccia pratica, e la sempre meno attività venatoria praticata, porta noi uomini ad avere dei comportamenti poco ortodossi nel modo di porsi all’ambiente e al selvatico da reperire, visto la facilità che la prova o la cacciata in azienda faunistico venatoria impone. Questo modo più agevole di interpretare la prova o la caccia, fa assumere ai conduttori una condotta del proprio ausiliare poco consona , con continui fischi di incitamento, corse sul terreno per impostare la geometrica cerca necessaria per reperire la intontita selvaggina da poco presente sul terreno, ed altri atteggiamenti poco vicini alla vera caccia. Comportamenti ripetitivi, che a lungo andare vengono a far parte dal DNA del cacciatore Cinofilo. Le prove specialistiche non devono e non possono assimilare questo nuovo modo di porsi all’habitat. Per natura, la montagna e il bosco con i propri autentici Selvatici esigono rispetto, e vivere questi ambienti, lo si deve fare in assoluto silenzio, senza continui fischi per collegare il cane, anche perché il silenzio, risulta il modo più opportuno per reperire la selvaggina. L’evoluzione della cinofilia a consegnato alle prove vere la base per mantenere il patrimonio genetico dei nostri cani, ma siccome il mondo è degli uomini, cerchiamo tutti quanti di preservare e migliorare queste nostre prove specialistiche, nel rispetto dei monti, boschi e cani.