CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Le regole del gioco di Vincenzo Celano

Jack di Matteo Tebaldini

Il cane da beccacce: come ferma, quando guida e quando accosta. È il selvatico che le detta. L’ausiliare, come sempre, deve capire e adeguarsi per vincere la partita.

Non basta che la ferma sia sicura e solida. L’ambiente delle beccacce di solito non favorisce la visibilità, per cui una ferma presa non troppo distante dal selvatico è auspicabile. Ferma corta in ogni caso? La domanda sorge spontanea e la risposta mi sembra scontata e negativa.

Ci sono circostanze atmosferiche, ambientali e comportamenti propri di certe beccacce che richiedono cautela da vendere. Giornate in cui gli eventi meteorici rendono gli uccelli nervosi, intrattabili. Habitat nei quali la nostra rusticola non sta al gioco. Certi faggeti, per esempio, e altri posti con sottobosco pulito, fatti ad hoc per lei quando crede di abbandonarsi a lunghe pedinate, specie se ha avuto a che fare con cani e cacciatori. In tutti questi casi, e in altri ancora, il cane, per evitare partenze premature, deve saper tenere la distanza di sicurezza quando ferma e quando guida. Per il resto torna comodo una ferma non lunga, che non è resa, s’intende, a ragione di un naso mediocre, ma per consapevolezza di metodo, che si rivela redditizio in ambiente coperto. Con lui che indica preciso, io mi piazzo anche meglio. Nel fitto è particolarmente importante conoscere con sufficiente approssimazione il luogo probabile di decollo. Ti aiuta a veder partire e andare a bersaglio.

Questa è anche la ragione che rende più idonei i cani che vanno in ferma sull’emanazione diretta del selvatico e non sulla pastura. Loro rivolgono la canna nasale sempre nel punto giusto. Quelli che sono facili a bloccarsi al primo impatto con le orme della beccaccia più volte non ti dicono dov’è, con tutte le sorprese che possono conseguire a indicazioni non precise.

Mi capitò una volta un giovane setter che fermava da lontananze incredibili. Faceva così anche con notevoli ostacoli posti tra lui e la beccaccia. Era capace di spedire il suo olfatto al di là di una gobba del terreno dietro a cui si trovasse il selvatico. Anche se ci pensavo, non mi accadde di attrezzarmi del decametro dell’agrimensore per misurarne l’effettiva portata di naso. Tanto non era cane utile alla mia caccia. Le beccacce gli partivano tutte, o quasi tutte, lunghe, alla distanza meno favorevole al tiro. Cosicché le volte che mi servivo di lui entravo nella macchia solo per avvertire il caratteristico battito d’ali. Generalmente, non mi toccava di più.

Jack di Matteo Tebaldini

La beccaccia, di norma, si tiene stretta al suolo quando si sente insidiata da vicino. Pensa di passare inosservata e di farla franca con l’immobilità. Sotto una ferma presa a distanza tende in genere a svignarsela intanto che il pericolo avvertito è lontano. E con il setter che ho detto le beccacce erano troppo libere di scegliere. Adesso sorge un’altra domanda: “Ma il cane da beccacce accosta il selvatico?”.

La domanda è oziosa perché, se il selvatico è immobile, accovacciato, sotto ferma presa a giusta distanza, il cane corretto non riduce la distanza. Non c’è ragione, perché quando un selvatico, qualunque esso sia, crede di passare inosservato e di farla franca con l’immobilità, non deve essere intrapresa, dal cane (e dal padrone), azione interpretabile come tentativo di aggressione. Non vale al riguardo l’obiezione che il cane accosterà fino alla distanza di prudenza. Resto nella primitiva convinzione: il nostro cane c’è già alla distanza di prudenza. Accorciarla ancora di qualche passo sarebbe come forzare.

A caccia conosco (e, personalmente, riconosco) una sola versione di accostata, che è quella compiuta dal cane quando, consapevole e accorto, si avvicina a una beccaccia vista posarsi per poterla metterla sotto controllo olfattivo e concludere con la ferma. E quando la beccaccia presa in ferma si allontana di piedi, il nostro cane come si regola?

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Jack di Matteo Tebaldini

Beh, è chiaro, siamo allora alla guidata, funzione diversa dall’accostata. E, come ogni cane da ferma che si rispetti, anche il nostro deve guidare, e farlo tutte le volte che, per una ragione o per l’altra, una beccaccia non vuole un faccia a faccia e intende prendere le distanze dal suo… corteggiatore. Ma c’è sempre un modo nelle cose. Nella caccia, le regole del gioco le detta il selvatico. Il cane, come sempre, deve capire e adeguarsi per vincere la partita. Per capirci andiamo sul pratico. Il cane è di quelli che aprono nella cerca. Il più delle volte è fermo sulla beccaccia quando io l’ho potuto sapere dal campano che (a differenza del maledetto attrezzo attualmente molto in uso) tace. Se lui si schiaccia nel sottobosco o è scuro di colore, è probabile che mi ci voglia del tempo per individuarlo. Mettiamo che nel frattempo la beccaccia non si senta a suo agio e ritenga opportuno di allontanarsi poco o molto di piedi, magari col deliberato intento di farsi uccel di bosco una volta scaricato quel pesta calli del mio setter. Si capisce allora come l’unica chance che abbia di tenerla sul posto fino al mio arrivo consiste nel convincerla a sostare “negoziandola” con una guidata da predatore sagace. E qui, a differenza di un tempo, non sono più d’accordo con quelli che sostengono “In mia assenza il cane non deve assolutamente guidare”. Se il cane non usa in maniera appropriata questo strumento fondamentale del mestiere, che è il guidare quando occorre, più di qualche volta troveremo lui in ferma senza la beccaccia.

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2 Comments

  1. D’accordissimo su tutto esimio dott.Celano, pero’ se il mio Tel fa il setter e mi va a trovare l’unica arcera dietro a quel dosso a 200 metri,io senza il “maledetto attrezzo” che faccio ? Sempre cordialmente professore carissimo.Isacco da Napoli

  2. Alberto Pasquali

    Ho letto con molta attenzione il suo articolo e lo porterò come esempio ogni volta che nei simpatici scambi di opinione tra cacciatori di beccacce affronteremo il tema della guidata. Personalmente giudico i comportamenti dei cani a partire dai risultati e cercando di imparare da loro che, per mia fortuna, sono spesso più bravi di me. Da giovani non azzardavano la guidata se non dopo il mio arrivo che, a causa della spesso notevolissima distanza alla quale andavano ad intercettare la beccaccia, avveniva dopo parecchi minuti. Qualche volta andava bene ma spesso la beccaccia si era già abilmente defilata lasciando al cane poche possibilità di intercettarla di nuovo. Poi mi sono accorto che crescendo i miei cani cominciavano, con molta prudenza, a guidare anche in mia assenza mantenendo sempre il contatto col selvatico . Pertanto, alla luce dei risultati vissuti in prima persona, ritengo che la regola di guidare solo in presenza del cacciatore sia anacronistica risalendo probabilmente ai tempi in cui i cani cacciavano a non più di 50 o 60 metri permettendo al cacciatore di arrivare a servirli in modo tempestivo .
    Un cordiale saluto.
    Alberto Pasquali

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