CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

le Vere Grandi Emozioni di Lucio Scaramuzza (Apologia del cane “normale”)

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L’idea di parlare finalmente dei nostri cani “normali” rendendo loro un doveroso ringraziamento la trovo, nei loro confronti un autentico atto di giustizia. Quest’idea nasce da una bella chiacchierata con alcuni amici cacciatori bergamaschi che ho avuto il piacere di conoscere a seguito di un invito di Piero Regazzoni. La discussione verteva sul fatto appunto che si tende sempre a parlare di grandi cani come se fossero cani alla portata di tutti, trascurando di parlare dei nostri cani che nella maggioranza dei casi sono cani “normali”, ma non per questo meno importanti ed emozionanti. Chi di noi da quando abbiamo l’uso della ragione, cioè da quando capiamo qualche cosa di cani, non ha avuto il desiderio di avere il grande cane? Molte volte lo si rincorre per tutta la vita, ma pochi di noi hanno avuto il piacere di possedere una così importante “opera d’arte”.
Il cane che ti permette con sicurezza di avere incontri a ripetizione o di avere incontri quando gli altri non ne hanno, il cane che ti porta sul selvatico in modo intelligente, che non forza mai, che sa aspettarti tutto il tempo che ti occorre, ma soprattutto il cane mai domo che non molla mai, che ti fa venire voglia di andare a caccia con la pioggia, il vento, la neve, il cane che ti da forza, coraggio il cane che non ti fa sentire la stanchezza insomma il cane che tutti vorrebbero avere, il cane che tutti dicono di aver avuto, ma che in quel preciso momento, nessuno ha.

Viceversa tutti noi cinofili appassionati, abbiamo avuto ed abbiamo nella maggior parte dei casi, cani più o meno “normali”, che secondo me sono molto più importanti del grande cane.

Infatti per prima cosa, perché possa esistere il grande cane devono prima esistere tanti cani scarsi, mediocri, normali, se no come fai a dire “questo si che è un grande cane” .

Ma c’é un altra cosa importante, che mi permette di dire che il cane mediocre o addirittura scarso, nel momento in cui ti rendi conto di tutti i suoi limiti e quindi abbassi l’asticella delle aspettative, é quello che viceversa ti può dare le più grandi emozioni.

Sembrerà strano però voglio provare a spiegare il perché, raccontandovi un episodio della mia vita di cacciatore.

Alla fine dell’estate quando arrivano i primi temporali e l’aria cambia e diventa più frizzantina e comincio a sentire l’odore della terra bagnata e comincio a vedere le primissime foglie che cadono, di colpo svegliandomi come da un torpore che inconsciamente mi ha fagocitato per tutta l’estate comincio a pensare alla caccia e ovviamente ai miei cani. A me succede un fatto strano, magari sono uscito con i miei cani già una ventina di volte, li ho portati in montagna, ma quella mattina fresca e profumata d’autunno, mi fa pensare ai miei cani in modo diverso, mi immagino con il fucile in spalla e di colpo li vedi sotto un ‘altra luce, improvvisamente acquistano i connotati di ciò che devono essere e cioè CANI DA CACCIA.

Poi però proprio perché sono abituato a pensare ad un certo tipo di caccia e non sono capace di pensare a cacce diverse dalla caccia ad animali veri, mi vengono alla mente tutti i limiti del mio cane e in parte quell’entusiasmo che mi era sgorgato spontaneamente nel cuore si affievolisce.
Si affievolisce, ma non tanto da farmi spegnere la voglia di provarci comunque.
E così pensando e ripensando a queste cose fra momenti di insana euforia e momenti d’insana depressione, giorno dopo giorno, arriva l’autunno e finalmente la caccia. Quel giorno presi il mio cane, ero da solo Cesare e Giorgio non potevano venire, e con Paolo salimmo a cercare un gallo o una cotorna o le prime beccacce, o più probabilmente un bel niente, so che mi dovrò impegnare duramente perché il mio cane che, mi é affezionatissimo e a cui ovviamente anch’io sono affezionato, (se no sarei davvero un masochista) non é un fulmine di guerra, anzi mi fa venire alla mente tutte le volte che avrebbe potuto e dovuto trovare la beccaccia e invece l’ha lasciata lì o quella volta che anziché aspettarmi, dovevo passare in un brutto posto un po’ pericoloso per mandarlo a servire, si e fatto prendere dalla frenesia e ha incalzato la selvaggina o quella volta che per gelosia anziché consentire, ha buttato via la beccaccia davanti all’altro cane e soprattutto mi vengono alla mente quelle giornate di passo dove tutti alzano beccacce e io pur conoscendo i posti come le mie tasche, faccio fatica a trovarne una e se mai ce ne fosse ancora bisogno, mi rendo davvero conto che il cane che ho, non é “il grande cane”.

A casa ho già il cucciolo di 4 mesi e ne aspetto un altro dalla cucciolata dell’amico, ma per ora, con questo devo fare i conti. L’unica mia arma é il perseverare, camminare, camminare e poi ancora camminare, anche se ogni volta che arrivo in un bel posto, e non trovo niente, allontanandomi mi giro in dietro do un’occhiata al cane e mi assale il dubbio che il gallo o la beccaccia sia rimasta lì in qualche anfratto, e mi viene la nostalgia di Alba…..la mia vecchia cagna che ora ha quasi 14 anni ed é sorda e ci vede poco…”furba come la volpe, sicura come una banca prima della crisi, determinata come ne ho visti pochi, mai doma…….per Dio, gli uccelli li trovava davvero….
Oltre tutto il tempo, tende sempre ad ingigantire la bravura dei cani che abbiamo avuto, in genere tendiamo a cancellare dalla nostra mente tutte le scorrettezze e ricordiamo solo le bellissime cose che hanno fatto, rendendo il ricordo ancora più struggente.
Ora però sono li in montagna con il mio cane e non mi resta che riprendere a camminare e così vado a vedere un altro posto dove anni prima sempre con Alba ho trovato una bella covata, e poi un altro dove due anni fa avevo trovato un vecchio che ho padellato e così passo dopo passo mi accorgo che sono ormai cinque ore che cammino e non ho ancora visto volare una penna, e la mia passione che mi ha spinto fino ad ora, comincia a vacillare, e questa stanchezza mi rendo conto che in buona parte é alimentata soprattutto dalla mancanza di fiducia nel mio cane, che poveretto farà anche quello che può ma solo il fatto di dover spesso spingerlo ad andare a destra o a manca mi fa capire, se mai ce ne fosse ancora bisogno, i grandi limiti che ha.

Guardo in alto, vedo ancora una bella conca con un po’ di rododendro con i larici al posto giusto che sembra ce li abbia messi io, però è ormai la decima buca che faccio passare questa mattina, senza, ripeto veder volare nulla, allora stanco, ma ancor più sfiduciato, mi appoggio ad un sasso tiro fuori un panino e pensando un po’ ai fatti miei, comincio a sbocconcellarlo. Di colpo mi accorgo che il cane non c’è e penso: strano i galli non li trova, ma quando c’è da mangiare non sbaglia un colpo, alzo la testa mi guardo attorno e in quel momento mi accorgo che il campanello che per tutta mattina mi ha suonato nell’orecchie non lo sento più. Faccio un fischio leggero e con il panino in mano sto ad ascoltare …penso… “sicuramente é entrato in quella valletta là in fondo, ho il vento alle spalle non posso sentirlo, vedrai che adesso arriva” e così riprendo a mangiare ….però anche se non ci spero affatto, sono inevitabilmente più attento e dopo il secondo boccone non vedendolo arrivare, prendo il panino lo riavvolgo nella stagnola lo rimetto nella cacciatora e m’incammino verso la valletta.
Mi affaccio, anzi mi porto in una posizione da cui dovrei proprio sentilo ..ma non lo sento..allora comincia a crescere il dubbio, però non ci voglio credere e cerco di stare calmo, per evitare di far crescere dentro di me un ansia inutile che si trasformerà sicuramente in un ennesima delusione, poi improvvisamente mi spiego l’arcano, sicuramente sarà andato dietro ad un capriolo…..e in un certo senso mi tranquillizzo so che quando torna sa prendere la mia passata, e son certo che fra dieci minuti arriverà con la lingua fuori, avendo così bruciate anche quelle poche energie rimaste.
In tanto ho ripreso a camminare e per un abitudine che ho fin da ragazzo quando cammino in montagna preferisco sempre salire piuttosto che scendere e passo dopo passo attraversando una macchia fitta di abeti mi sono avvicinato a quella conca che vedevo dal basso sono ovviamente con le orecchie dritte e mi aspetto da un momento all’altro di sentire il campano.

Mi fermo un attimo ad ascoltare, e quasi subito mi pare di sentire due colpetti leggeri, ma anziché sentirli in basso mi sembra di averli sentiti provenienti dall’alto, non era lo scampanare del cane che corre, sembrava addirittura che fosse il suono del campano di un cane che sta guidando… sicuramente avrò sentito male, penso e riprendo a salire, poi però lo risento più chiaro e questa volta son sicuro da dove proviene, é li venti metri sopra di me dietro a questa macchia di giovani abeti dove cominciano i rododendri. Stavolta mi viene davvero un tuffo al cuore, improvvisamente mi rendo conto….. , ho il cane in ferma e occhio e croce lo é da almeno un quarto d’ora e chissà perché guardo l’orologio, mi assale un’ansia e un’emozione pazzesca come erano anni che non sentivo, il cane ha tre anni e se come realmente penso é in ferma e quasi sicuramente su qualche gallo, probabilmente questa è la prima vera azione di caccia.

E’ andato a cercare il gallo là in quel posto, lontano dal percorso che stavamo facendo, e mi piace pensare che quella conca così bella che io avevo visto dal basso abbia attratto la sua attenzione e la sua curiosità. Salgo velocemente, ma con grande attenzione, non é la prima volta che quando mi vede arrivare prima che io possa scegliere il piazzamento giusto, rompe la ferma e fa frullare il selvatico, facendomi incazzare come una iena, salgo facendo attenzione a non fare rumore o almeno il meno possibile e finalmente esco dal groviglio di rami e comincio ad intravedere la zona pulita.
Guardo con grande attenzione ho il fucile in mano sono prontissimo, ma non vedo e non sento più nulla……. che mi sia sbagliato? Eppure l’ultima volta mi era parso di aver udito con chiarezza il campano, provo a salire ancora guardo più in alto ma non vedo nulla, poi mi giro verso il basso e sulla mia sinistra vicino al bosco, ma già in mezzo ai rododendri vedo spuntare una coda.

Sono ad una quarantina di metri e non ho ancora capito da che parte é girato il cane, non mi resta che andargli incontro sperando che gli uccelli non siano dentro la macchia perché in quel caso penso che non riuscirò manco a vederli. Fra me e il cane c’è una buca ricoperta di rododendro e sui bordi della buca, disseminati qua e là, ma in parte nascosti dalla vegetazione ci sono dei sassoni, mi sono avvicinato ormai e a fianco a me c’é proprio un bel sassone con degli “scalini” che m’invitano a salire, salgo per vedere meglio il cane e capire da che parte è girato, ma proprio in quel momento a pochi metri dal cane con un battere d’ali forte, potente e felpato s’invola un gallo, lo vedo uscire dalla vegetazione con il collo proteso verso l’alto nel tentativo di uscire velocemente dai rododendri, la fucilata lo coglie proprio quando era ormai fuori e velocemente puntava verso il basso, lo vedo cadere come un gran fagotto di piume nere e bianche, disarticolato dalla fucilata, che svuotandolo della vita lo priva di tutta la sua eleganza e della sua bellezza …..peccato!!!! Sono ancora su quel sasso in preda ad un’emozione fortissima, non riesco quasi a muovermi e ad articolare parole, dalla mia bocca esce un verso strozzato dall’emozione che voleva dire “ porta….porta “ .

Ebbene quell’emozione così forte così sconvolgente era si data dalla cattura di una preda bella e importante, ma soprattutto dall’azione di quel cane che fino ad allora non aveva fatto nulla che presagisse un comportamento del genere, io ero emozionato perché quel cane oltre tutto in quella giornata mi stava improvvisamente regalando la speranza. Lo abbracciai a lungo avevo appoggiato il fucile e con una mano tenevo il gallo dopo averlo ricomposto e con l’altra accarezzavo il cane e gli dicevo cose irripetibili….e il cane alla fine stanco delle mie carezze si svincolò dai miei abbracci e finalmente poté andarsene felice. Quel cane ovviamente riprese ad essere “normale” però si guadagnò la permanenza a casa mia per gli anni a venire, sempre nella speranza che si ripetesse quel miracolo, dimenticando che questi cani sono come il grande Paganini, anche loro come l’artista difficilmente concedono il bis….

Ho avuto anche cani decisamente bravi o comunque sicuramente più bravi, sono stati cani sicuri su cui era dato per scontato che facessero bene, cani che hanno fatto azioni di caccia bellissime e molto importanti, che ovviamente ho sempre apprezzato moltissimo, ma l’emozioni che, sempre inaspettate, mi ha regalato in tre occasioni quel cane “normale” non me le ha regalate nessuno dei miei cani bravi.

Questo con tre azioni in tutta la sua vita si era guadagnato la “zuppa”e qualche volta anche una carezza, gli altri, che, quando escono a caccia, fanno ogni volta quello che lui ha fatto in una vita se si permettono qualche piccolissima scorrettezza si prendono pure una sgridata………

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1 Comment

  1. enrico

    finalmente da cacciatore cinofilo (mi ritengo tale senza modestia )sento parlare un signore che reputo senz’altro cacciatore cinofilo, (anche se non so neanche chi sia )di cani normali,anzi, quasi modesti ma che possono avere giornate da ricordare merito anche della selvaggina incontrata.
    troppo spesso in quarant’anni ho letto di avventurose cacciate con grandi cani (dove sono poi non so ).
    anch’io possiedo buoni cani che si fanno rispettare,ho detto possiedo e non “ho posseduto”,si perche’ io resto convinto che i cani super lo devono dimostrare confrontandosi con i grandi veri cani, a caccia naturalmente.
    anch’io come il signore che scrive,quando parlo dei miei cani avuti,mi trovo a spendere sicuramente piu’ parole nel raccontare le gesta dei somari che mi sono passati fra le mani, quasi che i cani buoni debbano essere quasi la normalita'(almeno per me ).vorrei aggiungere che anch’io quando parlo dei miei cani,uso spesso come il signore la frase ” mi fa incazzare come una iena”. io pero’ caccio in collina e la caccia in alta montagna l’ho solo
    assaporata anni addietro con amici.
    ringrazio il signore delle belle parole scritte.uno di voi.

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