CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“LEISHMANIOSI” a cura della Dott.ssa Sandra Torricella Iscrizione all’ordine di Roma n°1516

La leishmaniosi canina è una malattia infettiva (causata da protozoi del genere Leishmania), trasmessa dalla puntura di un insetto ematofago (il flebotomo) a carattere zoonosico (può essere trasmessa dal cane all’uomo e viceversa).
La Leishmaniosi mette duramente alla prova il rapporto veterinario-cliente-paziente perchè è una patologia discretamente costosa (nella prevenzione, nella diagnosi e nella terapia), è una malattia “lunga” manifestandosi per lo più in forma cronica (il cane potrebbe, nell’arco della propria vita, essere sottoposto più volte a cicli terapeutici) e che rende l’animale malato un soggetto poco “funzionale” proprio perchè la sintomatologia, ma anche la stessa terapia, non gli consentono di dare il massimo, il che non vale solo per la caccia, e tutte le altre attività fisiche, ma anche per la stessa riproduzione. La femmina malata, infatti, non dovrebbe in alcun modo accoppiarsi non solo perchè andrebbe incontro, con la gravidanza e con l’allattamento, ad un grave indebolimento organico ma perchè a tutt’oggi la trasmissione venerea e materno-fetale, anche se non ancora scientificamente dimostrate, sono ritenute molto probabili.
Ecco, quindi, che la L. si presenta come una malattia difficile da affrontare ed anche da spiegare ad un proprietario allarmato, per il proprio cane e per se stesso, e che chiede e pretende giustamente delle risposte che non sempre possiamo fornire.
Tra le poche certezze, sicuramente un tassello fondamentale è ridurre la probabilità dell’infezione attraverso l’uso di prodotti repellenti presenti in varie formulazioni sul mercato (spot on, spray, collari) con l’obiettivo di impedire che l’insetto punga il cane; a monte, ovviamente, sarebbe una buona regola sottoporre la cuccia ed il canile (habitat ideale per i flebotomi) a frequenti trattamenti insetticidi; oggi, finalmente, possiamo disporre di un’arma in più contro la L. e cioè del vaccino che è in grado, soprattutto nelle zone dove la malattia è endemica, di ridurre il rischio di sviluppare l’infezione attiva e la malattia a livello individuale, e di concorrere a diminuire l’incidenza della malattia al livello della popolazione canina. Bisogna ricordare, infatti, che un animale infetto (cioè che alberga in sé le leishmanie), non è un animale malato (cioè un animale con sintomatologia clinica) e questo è determinante, soprattutto per il proprietario, nell’inquadrare il problema.

Nel cane la malattia si manifesta quasi esclusivamente nella forma generalizzata, detta anche «viscero-cutanea», e tipicamente nella forma cronica con un quadro sintomatologico abbastanza complesso e vario caratterizzato soprattutto da manifestazioni a carico della cute (dermatite furferacea non pruriginosa che localizzata sul muso fa assumere al cane l’aspetto di “cane vecchio”), delle mucose e da segni di ordine generale.
Occorre che il proprietario impari a convivere “serenamente” con questa malattia e diventi un soggetto consapevole e cosciente di tutte le informazioni che noi veterinari dobbiamo necessariamente trasmettergli affinchè non si interrompa quello splendido rapporto uomo-animale che dura da secoli.

In tale ottica, è necessario che il proprietario sappia che:

⁃    il proprio cane non  può trasmettere, a lui stesso ed agli altri cani, la Leishmaniosi perchè questa si trasmette esclusivamente attraverso la puntura dell’insetto;
⁃    l’animale infetto può diventare malato in qualsiasi momento e quando ciò accade dovrà essere curato;
⁃    la risposta alla terapia è individuale: la maggior parte dei pazienti mostrano un miglioramento clinico, alcuni rispondono bene ma poi vanno in contro a recidive ed alcuni non rispondono affatto (il sistema immunitario gioca un ruolo certamente fondamentale nel determinismo della risposta all’infezione ed alla terapia tanto che si parla di una vera e propria lotta armata con il parassita);
⁃    la leishmaniosi canina è una malattia curabile ma praticamente inguaribile dal punto di vista parassitologico cioè non si avrà mai l’allontanamento definitivo del parassita dal corpo dell’animale; al contrario, possiamo ottenere la scomparsa dei sintomi (soprattutto quelli cutanei) e l’animale può condurre, anche per lungo tempo, un’esistenza soddisfacente;
⁃    le recidive, che richiedono una nuova terapia, sono frequenti per cui i soggetti clinicamente guariti debbono essere controllati periodicamente.

L’amore dell’uomo per il proprio animale, la collaborazione del medico veterinario e la ricerca scientifica che, giorno per giorno, è in evoluzione ci permettono di affrontare con coraggio le difficoltà che si possono incontrare, nel tempo, con il nostro migliore amico.

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2 Comments

  1. Gianni

    E’ vero tutto quello che dite. Debbo comunque inserire nelle diagnostica della malattia che, non solo l’epidermide viene attaccata da L, ma anche e sopratutto i reni e l’apparato urinario, e il pancreas. Purtroppo ho un esperienza diretta di questa sintomatologia. Ho un cane che per tre anni ha combattuto la L con varie applicazioni di farmaci specifici e svariati controllo specifici a questi organi. Ora da quest’anno felicemente NEGATIVO a livello ZERO del titolo di Leshemania. Posso testimoniare comunque che, il cane durante questi anni di terapia ha sempre cacciato (in montagna) senza mai perdere una giornata. Sarà per il fisico o per fortuna ma ha cacciato e bene. Un grazie però mi è doveroso fare alla mia veterinaria che ha seguito il cane in modo impeccabile e a volte quasi asfissiante, ma con un super risultato finale.
    Considerate che nella provincia in cui viviamo la L è endemica, quindi sempre presente.
    Gianni Imperia.

  2. SAlvatore Ticali

    Molti veterinari sono alquanto scettici sull’uso del vaccino.
    Che fare?

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