Africa di David Stocchi

Nella vita di ogni cacciatore cinofilo c’è stato un cane, che per svariate ragioni ma soprattutto per la sua bravura, viene considerato il faro, il campione da clonare, ma questo non è possibile e quando siamo in procinto di trovargli un’erede iniziano i dolori.

Più siamo esigenti e più aumentano le difficoltà nel raggiungimento dell’obiettivo preposto.

Questo succede anche nella caccia e a maggior ragione in quella alla beccaccia che di per se rappresenta l’università del cane da ferma, e dove, avere un buon soggetto è di fondamentale importanza affinché tutto giri per il verso giusto.

Nella scelta del cane, molto dipende dal modo e dall’intensità con cui pratichiamo la caccia e soprattutto dal nostro metro di giudizio che deriva dalla nostra esperienza nella caccia alla beccaccia, dalla conoscenza della razza che desideriamo utilizzare, dal confronto con altri soggetti di elevato valore e soprattutto dall’aver avuto quel “Cane da beccacce” che ci ha fatto sognare e che purtroppo ci fa ancora sognare di averne altri come lui.

Personalmente ho avuto diversi cani che mi hanno soddisfatto nell’esercizio venatorio, ma anche io ho il mio faro.

Ritengo di essere abbastanza appassionato verso la caccia alla beccaccia tanto da trascurare tutto quando arriva il momento propizio, caccio generalmente tutto il giorno per tutti i giorni consentiti dal calendario venatorio, ed i miei setter sono felici di seguirmi in questo “tour de force” che inizia ad ottobre e termina a gennaio.

Da questo tipo di approccio verso la caccia esce fuori il mio metro di giudizio che ritengo sia abbastanza alto.

Di certo il mio faro è un soggetto proveniente da magnanimi lombi, ma che poi proprio per il lavoro che è portato a svolgere, nella maggioranza dei casi sarà snaturato e spesso portato a perdere quella tipicità di razza che gli appartiene. Personalmente preferendo il rendimento sul campo alla sterile apparenza estetica, cerco nei miei cani soprattutto intelligenza, ardimento, coraggio, facilità d’incontro, fondo e tanta volontà, dando alla tipicità ed allo stile il giusto valore ma non di primaria importanza.

Certo che lo stile è funzione e quindi come tale va considerato, ma nel bosco luogo prediletto dalla nostra amata preda, le condizione per far emergere le doti stilistiche non sono molte e siccome siamo a caccia spesso si infrangono contro la necessita del rendimento cioè dell’incontro con una preda che metterà in gioco ogni astuzia pur di salvare la pelle, costringendo il nostro amico a rispondere come meglio possibile e, portandolo spesso ad attuare metodi di cerca che non gli si addicono o meglio che non rispecchiano perfettamente il suo standard.

Quindi, tranne qualche rarissima eccezione paragonabile ad esempio alla “Schiffer che fa le tagliatelle”, i “Cani da beccacce” gli specialisti cioè quelli che hanno sulle spalle molte ore, giorni, anni di pratica e tanti ma tanti incontri con un selvatico dal comportamento sempre diverso ed imprevedibile, spesso risultano poco appariscenti in altri palcoscenici, ma nel bosco meritano solo e sempre il nostro inchino.

Questi soggetti che io amo definire diversi sono merce rara, non è facile trovarli, gira la voce che “un beccacciaio al massimo potrà avere un solo specialistà nella propria vita di cacciatore”, ma io non sono d’accordo, perché un beccacciaio che si rispetti è un cacciatore talmente appassionato da riuscire a far fronte alle mille difficoltà con la stessa forza e tenacia che si ritroverà poi nel suo specialista quadrupede.

La caccia, le giuste opportunità il tempo che gli dedicheremo, aumenteranno la facilità di formare quel soggetto che di base ha quei requisiti di intelligenza, passione, fondo, facilità d’incontro e doti olfattive indispensabili a farlo diventare “Cane da beccacce”, poi l’esperienza chiuderà il cerchio.

Certo che detto così sembra tutto facile ma in realtà non lo è affatto ed i sacrifici per avere un risultato finale ottimale sono molti e li può capire solo chi li ha sostenuti, comunque alla base di tutto, ci deve essere sia da parte nostra che da parte del nostro cane , tanta passione, e, se siamo fortunati e tenaci quanto basta, riusciremo a far diventare in nostro compagno un buon cane da beccacce e forse il nostro faro, ma, arriverà inevitabilmente il giorno in cui dovremo cercare l’erede, il sostituto o semplicemente il secondo cane e qui inizieranno ad aumentare le difficoltà.

Ho sempre affrontato il problema cercando l’erede quando il primo è ancora nel pieno dell’attività, preferibilmente quando ha un’età che varia tra i cinque ed gli otto anni, e questo se da un punto di vista può sembrare vantaggioso perché non si rischia di restare completamente scoperti, da un altro punto di vista presenta ulteriori complicazioni dovute a moltissimi fattori, iniziando dalle gerarchie esistenti che subito vengono rimesse in gioco, per questo dobbiamo fare molta attenzione al nostro comportamento che non dovrà evidenziare favoritismi verso il primo e tantomeno verso il secondo.

Dando per scontato che il secondo abbia i requisiti fondamentali che per me sono sempre gli stessi, intelligenza, ardimento, coraggio, passione e volontà, lo devi comunque far diventare bravo e quindi gli devi dedicare spazio, tempo e soprattutto tante tante occasioni come hai fatto con il primo, ma in realtà ora ne hai due e anche al primo devi dedicare del tempo, quindi le occasioni saranno meno per entrambi e le difficoltà maggiori.

Spesso poi dobbiamo doverosamente lasciare al secondo le migliori possibilità d’incontro, per farlo maturare, che però, puntualmente non saranno sfruttate come avrebbe fatto il primo o meglio ancora il nostro faro, e qui iniziano a far capolino i primi se ed i primi ma.

Tra l’altro, considerando che la caccia alla beccaccia prevede un grande affiatamento ed una grande intesa tra cane e cacciatore, se non facciamo attenzione, rischiamo di incrinare il feeling instaurato con il nostro primo cane, questo infatti in seguito alle minori attenzioni da parte nostra, potrebbe iniziare a perdere autostima ed a logorarsi di gelosia.

Tornando poi all’erede o al secondo cane che dir si voglia, dopo esserci assicurati che abbia i requisiti sopra elencati, dobbiamo solo aver pazienza e non cadere nel gioco del confronto che spesso porta a delle conclusioni affrettate e sbagliate.

Il faro sarà comunque sempre il faro, ma ricordiamoci che spesso di quel campione ci tornano in mente solo le cose migliori per lo più fatte negli ultimi anni di attività con tanta esperienza, viceversa non ricordando quanto ci ha fatto penare all’inizio, e quante occasioni ha sbagliato anche lui.

Quindi tempo al tempo e soprattutto all’erede il quale avrà sicuramente un comportamento diverso sul terreno di caccia, un comportamento diverso al cospetto della regina, un diverso feeling con noi, e soprattutto non sarà mai il clone del nostro primo cane o meglio ancora del nostro faro.

Perciò mettiamoci l’anima in pace perché l’erede, non sarà ne migliore ne peggiore del nostro faro, sarà semplicemente diverso.

Home