Alcuni momenti piuttosto che altri, portano a fare delle riflessioni. Durante l’ultimo inverno, che è stato uno dei peggiori in quanto ad intemperie e soprattutto a nevicate, ho pensato molto a quali conseguenze questo clima bizzarro avrebbe avuto sulla salute della nostra coturnice, l’ alectoris graeca-graeca.

Questo, insieme ad altri quesiti irrisolti nella mia mente, é stato il motivo che mi ha portato a trascorrere un pomeriggio con l’amico Marcello Martino. Durante il nostro incontro, ci siamo soffermati molto sulla gestione e sulle possibilità di cacciare il più bel frutto che la natura ha depositato sui contrafforti abruzzesi. Marcello che è cacciatore di montagna, giornalista, scrittore, autore di vari volumi e documentari riguardanti l’avifauna alpina ed appenninica, e che ormai fa parte della prestigiosa schiera dei grandi narratori della caccia in montagna e non solo, si è mostrato molto disponibile a rispondere alle mie domande.

Lui che ha trascorso una vita cacciando, studiando ed ammirando questi superbi animali, è riuscito a carpire i segreti di questa pregiata fauna e a trasmetterli ai molti appassionati, con sentimenti ed emozioni irripetibili e soprattutto nel rispetto di un’etica che contraddistingue il vero cacciatore di montagna.

Proprio questo mi ha spinto a rivolgergli le mie domande che avevano fame di una risposta precisa e dettagliata.

 David Stocchi : Io non c’ero, ma è stata scritta anche una canzone sulla nevicata del 1956, che analogie ci sono, secondo te, con la forte ondata di neve e gelo che ci ha investito nel 2012 ?

Marcello Martino : Indubbiamente, vi sono molte analogie con la leggendaria nevicata del 1956, alla quale ho assistito (anche se allora ero giovanissimo) e ritengo sia stata superiore a quella di quest’anno. 

D. S. : Come sono state le stagioni successive al 1956, e come prevedi saranno le prossime, in riferimento alla coturnice, e in che misura pensi abbia influito questa situazione sulle sue popolazioni ?

M. M. : Sicuramente la neve non è un elemento gradito dalle coturnici, soprattutto se arriva copiosa come è accaduto quest’anno. Per stabilire i dati negativi che hanno influenzato sulle sue popolazioni, ci vorrebbe “frate indovino”. Comunque posso dire che nel 1956, furono necessarie un paio di ottime stagioni per rimettere le cose a posto, grazie all’elevato tasso di prolificità che ha sempre dimostrato questa specie. Per cui, mi auguro che anche in questa occasione la storia possa ripetersi.

D. S. : In questi particolari momenti, come cercano di difendersi le coturnici ?

M. M. : Come hanno sempre fatto, seguendo il loro istinto che le guiderà nei luoghi cosidetti di “sverno”, costituiti da cenge, dirupi, versanti e pareti molto scoscesi esposti a mezzogiorno, in cui è più difficile l’accumulo della coltre nevosa. Tutti luoghi che consentono ai selvatici di sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori.

D. S. : Come cambia (se cambia) il loro ciclo biologico e la loro alimentazione ?

M. M. : Ciclo biologico e alimentazione rimangono invariati per questi forti e rustici uccelli, sempre in grado di adattarsi a qualsiasi situazione.

D. S. : Ho letto sul tuo libro “I cotorni dell’Appennino” che nel 1956, le coturnici, hanno raggiunto persino le aie di piccole frazioni montane, cercando di alimentarsi con le granaglie che venivano date ai polli ?

M. M. : Si è vero, sul mio volume ho riportato certi fatti, accaduti ad alcuni amici pastori, che hanno assistito a spettacoli insoliti come quello della presenza nelle aie di gruppi di coturnici, mentre veniva governato il pollame. Un giorno, durante l’ora di pranzo, un cotorno evidentemente appollaiato sul tetto liberato dalla neve, s’infilò nel comignolo, precipitando nel camino della casa, con lo stupore dei commensali che provvidero a restituirgli la libertà.

D. S. : Abbassandosi di molto e frequentando ambienti in coabitazione con animali domestici, corrono il rischio di infezioni e virus ?

M. M. : In tali situazioni, fortunatamente molto rare, il rischio di contrarre epidemie per le coturnici è molto elevato. In alcuni casi ciò è avvenuto, creando anche molto allarmismo. A restituire equilibrio però ci ha pensato la montagna, con una spietata selezione naturale.

D. S. : Come è la consistenza attuale della coturnice in Abruzzo, parchi compresi ?

M. M. : Per quanto ne sappia io, è ottima, soprattutto nei parchi, la stessa cosa non si può dire riguardo ai territori liberi, la cui presenza non è rilevante, creando molta difficoltà nel momento della stesura del calendario venatorio.

D. S. : Trovi giusti i metodi di censimento attuali ?

M. M. : I censimenti come da normativa, sono fondamentali per autorizzare i prelievi di qualsiasi specie, coturnice compresa. Nella regione Abruzzo però, è indispensabile che siano effettuati anche nei parchi, soprattutto quelli che riguardano la coturnice, la cui scarsa presenza nei territori liberi, impedisce di fatto ai legislatori di consentire una corretta gestione della caccia a questa specie.

D. S. : L’istituzione dei parchi in Abruzzo, è stata più favorevole o deleteria per la coturnice ?

M. M. : Parchi, zone protette e Riserve naturali, non sono certo deleterie nei confronti della coturnice, a patto che vengano adeguatamente gestite. Per queste aree occorre promuovere una gestione dinamica, al passo coi tempi ed in stretta collaborazione con il settore venatorio. In tale ottica, ben vengano censimenti, controllo dei predatori, incentivazione dei pascoli, oculati prelievi necessari per accertamenti sanitari, manifestazioni cinofile e quant’altro possa mantenere vivo l’interesse nei riguardi di questa preziosissima specie appenninica degna di grande considerazione e rispetto. Nei miei vari reportage sulla coturnice, più volte ho ribadito tali concetti, sollecitando chi di dovere ad operare in tale direzione.

D. S. : Questa ondata di gel, che senza dubbio rappresenta un’ulteriore selezione naturale, pensi abbia influito negativamente più sui soggetti giovani o su quelli adulti ?

M. M. : Ritengo abbia influito soprattutto sulle giovani coturnici, non ancora abituate a sopportare nevicate eccezionali ed inverni molto rigidi. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, anche perché, tali situazioni, procurano una forte selezione naturale sulle varie popolazioni presenti nei parchi e che corrono il rischio di indebolirsi a causa dell’elevato tasso di consanguineità.

D. S. : Come dovrebbe essere gestita la caccia alla coturnice in Abruzzo ?

M. M. : Mi aspettavo una domanda del genere. In questi ultimi anni, spesso mi sono chiesto se abbia ancora un senso, per una regione che ha tre Parchi Nazionali ed uno regionale, mettere ancora in discussione questa caccia. Ciò che sta accadendo in Abruzzo è inconcepibile! Per cui ritengo che la gestione di questa attività venatoria, ormai possibile solo in rarissime zone montuose fuori dai parchi, dovrebbe essere lasciata alla facoltà delle provincie interessate in sintonia con le Associazioni Venatorie che gestiscono gli A.T.C.

D. S. : Vorrei un tuo parere sul Calendario Venatorio di questa Regione che tu hai frequentato fin da giovanissimo.

M. M. : Arriviamo alle deludenti note! Infatti da qualche anno i cacciatori abruzzesi, assistono impotenti allo stravolgimento del calendario venatorio, spesso effettuato a stagione in corso. Un vero e proprio caos, che non riguarda solo la coturnice. Ritengo che i cacciatori oltre ad avere il dovere di rispettare le leggi, hanno il diritto di essere informati sui contenuti del calendario venatorio, che a meno di eventi eccezionali, non può essere assolutamente modificato nel corso della stagione venatoria.

D. S. : Vuoi dare qualche consiglio ai dirigenti delle Associazioni Venatorie ?

M. M. : Più che dare consigli, vorrei sapere che cosa fanno i nostri rappresentanti, per tutelare gli interessi dei cacciatori. Ritengo sia arrivato il momento in cui questi signori, debbano assumersi le loro responsabilità, intervenendo con grande decisione presso le autorità competenti per ristabilire ordine, dignità e credibilità alla caccia. Attività che ritengo debba svolgersi nel più assoluto rispetto dei cicli biologici scanditi dalla Natura, i quali non possono essere messi in discussione da nessuno.