*Ursula dell’Arbia alias Margot ed il figlio Annibale alias Pelè in ferma e consenso su starne. Un attimo prima dell’involo…

Come al solito, non sarà una trattazione tecnica, bensì saranno delle riflessioni colte nella quotidianità cinofila.

Riesco ancora a stupirmi, ossia ci sono delle situazioni che mi lasciano interdetta, non perché avessi grandi aspettative dall’umanità cinofila, ma perché mi domando come sia possibile, allo stato attuale di diffusione delle informazioni e soprattutto di possibilità di reperirle, che esista ancora “ingenuità” o disinformazione di fronte a certe tematiche. L’esempio eclatante è la salute del cane.

Ormai è conclamato che esistano delle malattie genetiche che serpeggiano nella razza Gordon e possono creare dei seri problemi se i riproduttori non vengano testati. All’occorrenza, possono nascere soggetti che diverranno ciechi (PRArcd4), oppure che non raggiungeranno l’anno d’età e non riusciranno neppure a camminare correttamente (per le varie forme di atassia), oppure ancora svilupperanno patologie scheletriche (displasie). Su una razza che non fa grandi numeri, ha la sua importanza che la maggior parte dei nuovi soggetti siano sani e che non svilupperanno patologie invalidanti. Bisogna però fare dei doverosi distinguo: in Italia, ad esempio, non è ancora diffusa a dovere la cultura del passaggio indispensabile dei test genetici prima della riproduzione. Allo stato attuale, si può andare a spannometro e dire che soltanto il 10% ad essere ottimisti, dei Gordon circolanti sono testati e controllati, non per tutto il necessario ma almeno per alcune patologie. La conoscenza della situazione genetica non è ritenuto dalla maggior parte un passaggio fondamentale e propedeutico alla riproduzione. Spesso si sentono frasi folkloristiche tipo “è un asso a caccia”, oppure, “il mio peloso è un tesoro”… Sono le uniche ragioni per cui alcuni soggetti vengono messi in riproduzione.

Tornando alle problematiche genetiche, nel caso delle patologie scheletriche il discorso è più vasto e complesso; nel caso delle malattie autosomiche recessive (PRArcd4, HA e NCL-D), il discorso è più “semplice”, ovvero più manipolabile e controllabile.

Nel caso delle patologie scheletriche riguardanti ad esempio, la displasia, è buona prassi in allevamento fare un rx ai riproduttori e verificarne lo statu quo: ne consegue una diagnosi talvolta benevola di A o B, meno benevola di C o D, nefasta di E. E’ risaputo che la displasia ha soltanto un 30% di origine genetica; il restante 70% dipende da alimentazione, stile di vita e chissà cos’altro. E’ infatti, una patologia poligenica multifattoriale. Paesi come la Norvegia, in cui da 30 anni è vietato accoppiare soggetti che abbiano un rx alle anche oltre la A, hanno dovuto accettare l’evidenza che continuino a nascere talvolta, soggetti che diventeranno non in linea con le aspettative. Oltre al danno, la beffa, perchè a monte c’è stato un notevole impoverimento del pool genetico: soggetti meritevoli di rientrare nei programmi di riproduzione, ne sono stati esclusi per non conformità a quei parametri.

Per quanto riguarda invece, le malattie genetiche autosomiche recessive, PRArcd4, Atassia cerebellare, Lipofuscinosi ceroide Neuronale, il meccanismo di trasmissione è più semplice. E’ sufficiente avere la precauzione di accoppiare un soggetto portatore sano con uno completamente sano per scongiurare il pericolo di generare soggetti malati, affected. Sicuramente, l’accoppiamento migliore è un sano (clear), con un sano, ma molto spesso il soggetto che scegliamo come riproduttore può avere le sue “pecche” genetiche.

Essere informati e prudenti ha un costo, non parlo soltanto in termini monetari, ma anche di impegno, di scambio. L’esperienza altrui può certamente essere un punto a favore, ma informarsi e chiedere ha un costo sociale ed individuale anch’esso. Non è facile per nessuno essere esperti di genetica e conoscere le dinamiche di geni e alleli; in questo caso, l’interscambio è fondamentale.

Il fare bene richiede umiltà, richiede impegno e grande disponibilità di mettersi in gioco, ma quando abbiamo una grande passione siamo disposti ad apprendere, metterci in gioco e soprattutto ad avere come primo obiettivo la salvaguardia e la tutela della razza.

Ecco perché dicevo che non sarei stata strettamente “tecnica” dal punto di vista cinofilo: alla fine la variabile umana è sempre quella che fa la differenza…

Voglio chiudere con una nota ottimista: penso che il Gordon, tra le razze Setter, sia il meglio “controllato” e testato per le malattie genetiche. A qualcuno è mai capitato di leggere controlli genetici su Inglesi e Irlandesi? Sono pronta a cambiare idea.

Immagine tratta da http://www.sabinemiddelhaufeshundundnatur.net/ale/geni_colore.htm