CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

L’incontrismo di Giancarlo Bravaccini

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Foto di David Stocchi

Questo simpatico strafalcione grammaticale spesso viene fuori non volendo nelle lunghe discussioni tra cacciatori cinofili al ritorno da una prova o dopo una battuta di caccia, si tratta dell’ estremo tentativo di condensare in una sola parola quelle qualità che consentono ad un cane di reperire più selvaggina rispetto ad un altro.

In altre parole il cosidetto “senso del selvatico”.

Per un cacciatore di beccacce “l’incontrismo”, è una dote di fondamentale importanza perché a volte un cane che pur avendo, secondo la nostra valutazione, olfatto, metodo di cerca, passione, esperienza specifica, non incontra come dovrebbe.

Magari su altra selvaggina è super, le starne della Serbia le fila per venti metri, le coturnici le fulmina, di galli ne trova in quantità ma poi nel bosco a beccacce non ci convince del tutto.

Oddio se passa vicino ad una beccaccia la ferma, magari anche in perfetto stile di razza, ma non abbiamo la garanzia che non abbia lasciato indietro l’unica beccaccia di quel bosco, e, questo per un beccacciaio che ha avuto grandi cani è una insicurezza che non lo fa dormire la notte.

Anche perché fare questa valutazione non è semplice, infatti, un cane che ha una buona cerca, buon metodo, buon olfatto ed esperienza specifica non dovrebbe trascurare una beccaccia.

 Capire quante beccacce il nostro cane ha trascurato non è per niente facile.

Sicuramente la beccaccia tranquilla d’arrivo con ampia pastura difficilmente verrà sorpassata ma sappiamo benissimo che queste sono la minoranza (come quelle che si alzano a candela) la maggior parte sono dei folletti che si spostano al minimo rumore e si vanno a rimettere in piccoli recessi senza più muoversi riducendo così al minimo l’emanazione

 Spesso ad insinuare il dubbio può essere il confronto con altri cani, magari meno stilisti, senza metodo di cerca, ma che incontrano di più del nostro.

All’inizio si può parlare di fortuna, ma se la cosa si ripete più volte il dubbio diventa certezza; ci sono cani che hanno più “incontrismo” di altri e la differenza non è di venti incontri a quindici, ma di venti a cinque.

 In sostanza ci sono dei cani che se passano vicino ad una beccaccia la fermano    o meglio, è la beccaccia che “ferma” il cane, e ci sono cani che trovano l’unica beccaccia presente e la vanno a fermare dovè magari dopo uno sfondone o un allungo esagerato.

Chi ha posseduto più cani più o meno bravi capirà perfettamente cosa intendo dire.

Confrontandomi con altri cacciatori di beccacce di provata esperienza ho maturato questa convinzione, che la beccaccia rispetto ad altra selvaggina nobile (starne, fagiani selvatici, galli, coturnici), ha una difficoltà di reperimento maggiore e perché certi cani  trovano molte più beccacce  di altri non riesco a spiegarmelo razionalmente ma è un dato di fatto.

Forte a starne e coturnici, fortissimo a galli poi nel bosco a beccacce è mediocre.

Un cacciatore di beccacce non potendo avere a disposizone questo tipo di selvatico tutto l’anno e sopratutto in numero molto limitato per testare una giovane promessa deve utilizzare altra selvaggina vera.

 Le starne selvatiche sono un bel banco di prova per un cane giovane e se su questi uccelli il nostro allievo si comporterà molto  bene la nostra speranza è quella di rivedere le stesse azioni nel bosco a beccacce.

Dalla mia esperienza confrontata anche con altri cacciatori cinofili questa connessione  non è sempre cosi automatica,sicuramente ci sono cani che ricofermeranno quelle qualità anche a beccacce ma altri (secondo me la maggioranza)nel bosco rimangono meno che mediocri.

Discorso diverso invece è per le quaglie selvatiche (tanto care ai cacciatori del centro/sud), con questo tipo di selvatico non ho un esperienza specifica e quindi non mi pronuncio ma provoco solo la discussione.

Anche il modo di dire: “è un tipo di selvaggina che non gli piace” per giustificare un cane che incotra poche beccacce rispetto all altra selvaggina mi sembra troppo semplicistico e non mi convince del tutto.

Sicuramente il tipo di emanazione e l’ambiente spiegano in parte questa differenza di resa, ma non è tutto, e come detto prima, chi ha avuto la fortuna di possedere un grande beccacciaio capisce al volo cosa voglio dire.

Ribadisco il concetto per non essere frainteso, un cane che si è comportato egregiamente in Serbia con starne vere, non dovrebbe avere problemi poi a trovare beccacce, invece molto spesso non è così.

Probabilmente  a beccacce non si risolve tutto con il metodo di cerca e l’olfatto, anzi, c’è una componente di “ragionamento” quindi di “intelligenza” superiori ad altri tipi e forma di caccia.

A questo proposito di uso del ragionamento per derimere gli intricati segni olfattivi che la beccaccia lascia sul terreno, mi rifaccio ad un mio vecchio articolo dal titolo “L’importanza dei segni”.

Visto che non sempre nel bosco c’è una ventilazione che permette al cane pur dotato di eccellente olfatto di reperire direttamente la beccaccia, l’uso intelligente delle emanazioni lasciate sul terreno dalla beccaccia, permette al cane di cambiare metodo di cerca e di andare a localizzare l’uccello con precisione usando il ragionamento e non solo l’emanazione diretta.

 Se questo poi, lo farà capire anche al cacciatore che siamo in prossimità di una beccaccia, sarà molto più facile arrivare alla ferma finale.

Certo, non intendo un dettaglio alla “trova bello” ma una serie di accertamenti più eleganti possibili che convincano anche il proprietario a rimanere in zona e non scorrere rapidamente verso altri siti.

Sicuramente anche il numero di beccacce incontrate (esperienza specifica) è importante, ma anche questo non è sufficiente per spiegare come mai alcuni cani (pochi purtroppo) diventano degli incontristi eccezionali con poche beccacce, mentre altri con centinaia di beccacce sul groppone rimangono mediocri o meglio, si distinguono solo dove la densità di beccacce è talmente alta da non poter valutare il vero incontrista.

Quindi alla fine questo benedetto senso del selvatico (l’incontrismo appunto), per il beccacciaio ha una serie di componenti e di variabili che vuole questo parametro di difficile valutazione e sicuramente non saranno i quindici minuti di un turno di prova, ne tantomeno una giornata piena di beccacce e nemmeno una gita in Crimea a illuminarci, a me molto spesso non mi basta neanche la prima stagione di caccia.

Ogni volta che riparto con un cane giovane di buone aspettative il paragone  con i grandi cani che ho posseduto è inevitabile ma, la speranza di trovare il campione mi fa essere sempre dannatamente e piacevolmente alla ricerca del cane senza difetti : il migliore.

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3 Comments

  1. alessio

    bell’articolo. Grazie

  2. Giuliano Fraticelli

    Un articolo che rappresenta perfettamente quello che succede nel bosco e che lascia le cose proprio come stanno e ci fa ripartire sempre con la certezza di non poterci spiegare certe cose aumentando il fascino della ricerca della beccaccia nel bosco

  3. Alberto Pasquali

    Ho letto sempre con molta attenzione gli articoli del dr. Bravaccini e non nascondo che ho sempre sperato di impararne qualcosa. Condivido molto il ruolo che lui riconosce alla cinofilia, utilissima per certi aspetti ma molto meno per altri, naturalmente dal punto di vista della caccia cacciata. Ora si affronta il problema della facilità d’incontro del nostro ausiliare e giustamente ci si riferisce a selvatici diversi; un soggetto molto bravo a starne può non esserlo a fagiani o cotorne, e credo che su questo siamo tutti d’accordo. Molto spesso sentiamo definire un soggetto “specialista a beccacce” A mio parere però dovremmo dare importanza anche al territorio sul quale cacciamo. Cacciare le beccacce nelle faggete a 1500 metri è ben altra cosa che farlo nelle spinare della macchia mediterranea se non addirittura nei fossi. Personalmente credo che potremmo parlare di cane specialista della montagna oppure del bosco fitto ecc, cosa che ci porterebbe automaticamente ad affrontare anche il tipo di cerca. Un cane bravo con la b maiuscola interpreta il territorio ed arriva presto sul selvatico, prima degli altri cani , ma per farlo trascurerà tutti quei siti che giudica poco adatti a quel tipo di animale. Ma siccome questa abilità difficilmente l’avrà su tutti i tipi di ambiente ecco che credo sia giusto parlare di “specialista” di un certo tipo di territorio.

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