_DSC3915Il primo a porsi il problema sull’intelligenza dei cani fu Aristotele dicendosi convinto che differissero dagli uomini solo nel grado di possesso delle doti mentali e quindi di fatto ammettendone l’intelligenza. Dopo di lui altri filosofi e scienziati affrontarono il problema ma mai alcuno riuscì a dimostrare che i cani non fossero intelligenti.

Charles Darwin in “Origine dell’uomo” scrive: “i sensi e le intuizioni, le varie emozioni e facoltà delle quali l’uomo va fiero, come amore, memoria, attenzione, curiosità, imitazione, ragione, eccetera, possono essere riscontrate in una fase incipiente o talora persino sviluppate negli animali inferiori”. Ed Enrico Oddo vicepresidente dell’Ente nazionale della cinofilia italiana scomparso nel 1980. “Su di un substrato di carattere dolce e riflessivo come quello del Laverack l’intelligenza è qualità suscettibile di agevole esaltazione. A ciò a mio avviso molto si deve del successo del Laverack come ausiliare da caccia”. L’autore, che fu uno dei giudici internazionali fra i più stimati si dice poi convinto che è profondamente sbagliato ritenere che nella caccia siano sufficienti le doti atletiche, il buon naso e la ferma solida.

Quel che più conta è la materia grigia.  

L’intelligenza del cane, secondo alcuni ricercatori non è altro che un insieme di abilità mentali primarie ciascuna delle quali viene considerata come una facoltà a se stante. Howard Gardner psicologo ad Harward,  considera tali abilità “intelligenze multiple” e ciascuna è la capacità di risolvere problemi o produrre comportamenti logici in particolari situazioni ambientali. Distingue quindi sette intelligenze di cui alcune, a suo dire, sono possedute anche dal cane. In questo modo quindi si spiegano determinati comportamenti logici, l’apprendimento più o meno rapido nei diversi soggetti ed anche la predisposizione a determinate incombenze.

L’intelligenza spaziale consiste nella capacità di aver ben presente l’organizzazione di quanto ci circonda: il luogo in cui si trovano gli oggetti, la distanza fra due punti. Il cane che rammenta dove si trova il suo giocattolo o il guinzaglio, ma sono solo due dei molti esempi che si potrebbero fare, ha questo tipo di intelligenza.

L’intelligenza corporeo cinestetica corrisponde alla capacità di muovere il corpo come viene richiesto da quanto si deve compiere: scrivere, fare sport, ballare, cacciare in un determinato modo o, per quanto riguarda il setter, entrando nei cespugli o compiendo la filata in stile di razza. La dimostrazione più facilmente comprensibile è quella data da cani che salgono sulle scale a pioli o partecipano a gare di agility o che comunque eseguono particolari esercizi dimostrando anche di possedere un’ intelligenza spaziale.

L’intelligenza interpersonale. Conoscenza dei limiti delle proprie capacità e quindi di ergersi a capobranco o comunque svolgere determinati compiti o ruoli. Si rivela anche quando un cane inizia a socializzare con altri o tenta di comunicare i propri bisogni a un uomo. E’ il fondamento della comunicazione. Se uno non riconosce che esistono altri individui e che il loro comportamento può influire direttamente su di lui allora non ha bisogno di stabilire un rapporto. Non si cada nei facili entusiasmi ammoniscono a questo proposito gli psicologi. “Ciò che manca  è l’occhio interiore della coscienza. Nell’animale consapevole i comportamenti sembrano limitarsi ad accadere innescati da una sorta di pilota automatico psicologico, mentre nell’animale conscio le attività intelligenti sono accompagnate da una certa consapevolezza dei relativi processi di pensiero” precisa lo psicologo americano Stanley Corey.

L’intelligenza musicale-  I cani non hanno mai dato prova di apprezzare l’armonia nonostante vi sia tutta una letteratura che affermi il contrario e paia, in apparenza, convincente. Quando il branco – come avviene nei lupi – si raduna ed ulula lo fa solo per dimostrare la propria presenza. Cani attratti da determinate musiche a cui sono stati abituati rispondono ad un comando.

L’intelligenza logico matematica.  Non è altro che la capacità di risolvere problemi usando formule matematiche o trovare soluzioni scientifiche, e quindi produrre scienza. E’ chiaro che nonostante il cane sia protagonista di alcune manifestazioni ( contare fino a cinque od oltre, ecc) che possono impressionare e stupire non possiede intelligenza logica proprio perché manca la consequenzialità. 

L’intelligenza linguistica.  Bisogna partire dalla considerazione che “la capacità di produrre suoni o segnali per comunicare con gli altri viene dopo quella di comprendere il linguaggio e rappresenta un livello superiore nella graduatoria delle abilità linguistiche” Stanley Coren. Così quando si chiama il cane o gli si dà determinati ordini ci s’accorge che possiede proprio tale intelligenza linguistica.

Inoltre il cane riconosce perfettamente il linguaggio del corpo che per uno psicologo significa come ci muoviamo e quali posizioni assumiamo, persino con le espressioni del volto. cioè come variamo a seconda delle emozioni o delle diverse situazioni sociali. Molti si saranno accorti che quando sono arrabbiati, magari non col proprio setter, o stanno cercando di dominarsi, il cane si mette quieto o addirittura se ne va come se avesse sbagliato lui o comunque fosse la causa del mutamento di umore. “Con alcuni dei miei cani – racconta Egisto Nardi, imprenditore italiano gran patron dei trialler Nord vincitore di Coppa Europa, Negus e Taro – c’è un’intesa tale che le parole sono addirittura superflue fra di noi. Ricordo in particolare il comportamento di un mio setter, Full, che mi faceva adirare perché si allontanava per una decina di minuti all’inizio di ogni giornata di caccia. Quando tornava mi guardava dritto negli occhio galoppandomi a breve distanza e facendo un ringhio particolare. Aveva quel comportamento soltanto con me, come se volesse comunicarmi qualcosa”.