Prosegue l’approfondimento relativo alle doti speciali che un cane da ferma deve possedere per essere definito, a pieno titolo, “beccacciaio”. Nella prima parte abbiamo visto come non basti fermare una beccaccia per potersi fregiare dei gradi di specialista ma occorra, al contrario, dimostrare spessore, risorse cerebrali e potenza olfattiva sulla beccaccia di rimessa, quella cioè che dopo essere stata disturbata una prima volta si è appena posata chiudendo le sue ali e, per un bel pezzo, si guarda bene dal muoversi per andare chissà dove.

Ebbene, la bravura nel fermare, e trattare con dolcezza, la beccaccia che si è appena rifugiata dopo un primo volo, non è che la prima delle tre doti indispensabili al cane beccacciaio per poter essere chiamato tale. La seconda, di cui parliamo in questa sede, riguarda la rapidità del reperimento di tale zona, detta appunto rimessa, eletta dalla beccaccia quale sito “di riserva” verso il quale dirigersi in caso di emergenza.

Per esprimere al meglio tale dote il cane, prima di tutto, è preferibile che non sia educato al fermo al frullo. Questo perché, all’involo della beccaccia, lo specialista ne intuisce immediatamente la traiettoria e la va a rintracciare pochi minuti, se non addirittura pochi secondi dopo l’atterraggio, inchiodandola di nuovo. Non è raro osservare una beccaccia che se ne va via – perché padellata, oppure perché si è impossibilitati a sparare o, ancora, durante l’addestramento – e non riuscire a contare fino a 60 poiché interrotti dal segnale di una nuova ferma del cane beccacciaio che, puntuale, è sulla rimessa della Regina e la tiene “sotto naso”. Appare chiaro, dunque, che il fermo al frullo – comando che salva la vita del cane in alcuni casi pratici a chi caccia in montagna, ad esempio a bianche o a cotorne – in questo caso divenga fattore limitante per il pieno potenziale del nostro ausiliare. Il quale, tuttavia, se è vero beccacciaio, riuscirà a reperire la rimessa della beccaccia anche senza averla vista frullare o averne potuto seguire il volo per qualche secondo. Sia chiaro, poi: questa dote deve valere anche, anzi soprattutto, in quei posti che sono del tutto nuovi per il nostro specialista. Troppo facile sarebbe, per cane e conduttore, ritrovare la beccaccia rimessa nelle solite zone abitualmente frequentate e, dunque, apprese a memoria da entrambi.

Insomma, come avrete certamente compreso, il cane beccacciaio è l’incubo della Regina. Non le dà tregua un istante, la cerca per giornate intere senza sentire dolori, fame, freddo o acciacchi. Soprattutto a primavera, durante il ripasso, è possibile rendersi conto e apprezzare al meglio questa dote compulsiva tipica dello specialista. Non di rado, infatti, pur incontrando una sola beccaccia di metà marzo, si assiste a una serie di incontri interminabile, con il beccacciaio continuamente sullo scolopacide. In casi del genere è buona norma, stanti anche le condizioni particolari di stress tipiche di un viaggio rapido e con poche soste quale è il ripasso primaverile, interrompere l’esercizio su quel singolo selvatico e cambiare zona dopo alcune alzate, una volta appurate sia la tenacia del nostro cane sia, purtroppo, il fatto che in quell’area per quel giorno se ne sia fermata soltanto una. Del resto, a quel punto avremo ormai la certezza che la seconda dote indispensabile del beccacciaio è ampiamente nelle corde del nostro Fido.

Daniele Ubaldi