CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Lo specialista a beccacce (parte 3): quello che ha il senso del selvatico

Si conclude con questo breve testo l’approfondimento sulle particolari caratteristiche che devono per forza di cosa essere in possesso di un cane da ferma specialista a beccacce. Nelle prime due puntate si sono prese in esame le doti venatorie che consentono al campione di ritrovare le beccacce involatesi, individuandone la rimessa e, secondo punto fondamentale, riuscirci entro pochi minuti se non addirittura secondi. E’ ovvio, infatti, che non è sufficiente fermare una beccaccia per essere proclamabili “beccacciai” come anche, naturalmente, non è sufficiente ribatterne una per assurgere in automatico al ruolo di “specialisti”.

Lo specialista riesce a modificare il proprio atteggiamento, la propria distanza di ferma a seconda dell’ambiente e del comportamento del selvatico: questo è un dato di fatto, derivante dall’intelligenza del soggetto, dalla sua venaticità ma, soprattutto, dall’esperienza accumulata. E qui sta al proprietario-cacciatore giocare un ruolo fondamentale, giacché il cane, da solo, di esperienza non può farne… Sbaglia chi pensa che il nostro ausiliare possa studiare la caccia sui libri, rinchiuso in un box per mesi interi!

Tornando al nostro specialista, al vero “super cane” non sono sufficienti le due doti già descritte, che pure da sole basterebbero per mandare in estasi decine di migliaia di cacciatori. No. Il vero campione beccacciaio è quel cane che, condotto per la prima volta in un terreno di caccia, andrà a cercarsi la Regina proprio in quei punti in cui gli esperti della zona l’hanno sempre trovata, senza bisogno che gli si indichi dove dirigersi. Magia? Niente affatto: senso del selvatico. Il cane che “capisce” la beccaccia se la mette nel naso, senza dubbio, ma anche e soprattutto nel cervello. Si potrebbe dire che il beccacciaio è tale perché “ragione” come la beccaccia, andandosi a trovare tutti i punti più favorevoli e invitanti alla sua sosta e presenza.

Va da sé che un cane siffatto insegnerà al proprio conduttore una miriade di posti nuovi in cui cacciare, sempre ammesso che costui abbia voglia di scoprire com’è fatto il mondo, senza fermarsi alle macchie di casa propria. L’importante, come sempre ribadisco e sottolineo anche in questa sede, è il silenzio: niente fischi, niente richiami inutili, fiducia incondizionata nel lavoro del proprio cane che deve essere lasciato libero di andarsi a inventare la “sua” beccaccia. Un esercizio di fiducia di notevole portata, senza dubbio: ma anche la massima soddisfazione per chi ama la caccia con il cane alla Regina dei boschi. Che si cacci con gli Inglesi o con i cani del Continente, poco cambia: ciascuno secondo il proprio standard deve essere lasciato libero di creare la cacciata. Solo così si potranno scoprire nuovi posti, nuove rimesse di cui non si sospettava la validità poiché vincolati, prima, al proprio classico “giretto”.

Se poi a questo rispetto, a questa sana sete di scoprire com’è fatto il mondo, si aggiungono buone doti stoccata e giusta freddezza nel servire l’ausiliare, non di rado il computo delle beccacce incarnierate in una stagione supera abbondantemente la doppia cifra. E trattandosi dell’Italia, nel 2019, direi che non è poco. Fermo restando il fatto che i numeri, per chi caccia riempiendosi cuore e occhi di emozioni, non ricoprono alcuna importanza.

articolo già pubblicato su www.big hunter.com

Daniele Ubaldi

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2 Comments

  1. Francesco Barbaro

    Riflessione impeccabile!

  2. giuseppe

    penso che debbano leggerlo tutti , molto lentamente , con tanta attenzione e riflessione. Complimenti.

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