Marzo 2018 Ivo Geminiani 77 anni. Foto Scattata in Serbia dove ha giudicato per 6 giorni consecutivi con un fango che si attaccava agli scarponi e li rendeva più pesanti del piombo e acquazzoni che ci innaffiavano dall’alto……..

Relazione di Ivo Geminiani convegno Lazise  2018

E’ sempre difficile, esprimere con chiarezza concetti sullo stile, figuriamoci in così breve tempo. Assicuro gli organizzatori e voi tutti che non approfitterò della vostra pazienza e rispetterò i minuti concessimi. Credo non si possa parlare di stile, senza partire dal Pastrone che commentò a Parigi nel 1937 gli Standard di lavoro e lo fece così bene che furono considerati canoni inoppugnabili universalmente accettati, per il confronto con il rappresentante ideale della razza al fine della indicazione alla riproduzione. Giulio Colombo lo definì allievo di Solaro di solide cognizioni, il suo prepotente temperamento di artista, prevalse anche nelle questioni tecniche, ortodosso interprete degli standard, cultore senza indulgenze dello stile. Ho trascurato alcune righe di questo brano ( che potrete trovare nel libro di Steffenino “ il pointer moderno) perché mi preme saltare alla successiva considerazione che ci aiuta a  comprendere meglio COME E QUANDO VALUTARE LO STILE.

“Le azioni descritte nel commento allo standard di SETTER & POINTER  corrispondono alle migliori condizioni di ambiente e di selvaggina, venendo queste a difettare, più o meno, quelle saranno proporzionalmente attenuate, ma di questo se ne dovrà fare giusta valutazione”. Dopo una breve ma necessaria cronistoria, vediamo di affrontare la questione, da un punto di vista che consideri, oltre alle qualità stilistiche, anche l’efficacia, il profitto, in poche parole il Rendimento, perché  non sono doti disgiunte, ma debbono coesistere e far parte del corredo di ciascun soggetto. Troppo spesso, ragioniamo non dico per sentito dire, ma per consuetudine, dovremmo invece essere curiosi e confrontare mettendole sempre in discussione, tutte le nostre idee.

Non so se gli appassionati, mi ritengano un giudice severo, ma vi assicuro che lo sono molto di più con i miei cani, perché se non si è critici, e ci si accontenta di quelli che ci passano tra le mani, difficilmente otterremo qualcosa di buono. Sono tante le razze da ferma, ed ognuna, per temperamento e conformazione morfologica, ha i suoi caratteristici atteggiamenti che non devono essere valutati sotto un profilo puramente estetico : postura, espressione, e armonia di movimenti, ma in base al contributo che riescono a fornire nel conseguire  il risultato.

Gli animali selvatici che non subiscono per la loro riproduzione la mano e il gusto dell’uomo, ripetono da sempre gli stessi comportamenti e mostrano in base all’ambiente e alle varie situazioni, identici atteggiamenti, non perché più belli da vedere, ma perché sono il modo più naturale per svolgere una funzione, e i più utili e vantaggiosi per la sopravvivenza. Sono il prodotto del temperamento e della conformazione morfologica di ogni razza e sono talmente fissati, da renderla immediatamente riconoscibile e inconfondibile.

Lo stesso discorso vale per le razze canine, gli standard sono ben fatti, e le fotografano con chiarezza , ma siccome gli accoppiamenti sono stabiliti da noi, se non siamo accorti nel mantenere le loro peculiarità, queste possono subire modificazioni ed è importante avere idee ben chiare, per non rischiare di trovarci poi cani grossolani nel lavoro, stilisti fini a se stessi che non servono a nulla e conformazioni non aderenti allo standard. Siccome lo stile è funzione o più precisamente, contribuisce in modo netto a svolgerla meglio, va valutato come una qualità di gran pregio, nella misura che diventa utile e conveniente.

Tutte le manifestazioni  di stile sono piacevoli e di grande soddisfazione, ma se mancano di contenuto tecnico e non migliorano  il risultato pratico, non giovano in prova e tantomeno a caccia. Non ho nessuna pretesa di poter trarre conclusioni, mi pongo solo degli interrogativi che mi piace discutere con voi, nella speranza  si possa giungere  assieme, ad una chiusa che più di una idea personale, sappia tanto di sapore tecnico. Vorrei sottolineare alcune situazioni, particolarmente indicate a valutare nella pratica i concetti teorici suesposti. Premetto che ritengo il galoppo, il primo elemento distintivo delle razze ancor più rilevante, del comportamento a contatto d’emanazione, senza dimenticare che il movimento è la sintesi della corretta andatura meccanica, animata dagli atteggiamenti. Se un setter si muove da setter e un pointer da pointer, state sicuri che ritroverete nel suo lavoro anche gli altri atteggiamenti che ne caratterizzano e differenziano le peculiarità.

Nel primo caso oltre al carattere, è indispensabile una perfetta costruzione, nel secondo anche una conformazione con gravi difetti può, influenzata dal temperamento, manifestare atteggiamenti in stile. Ricordiamoci che tutti i difetti che riguardano lo scheletro sono facilmente riproducibili. Entusiasmarsi per una tipica gattonata, o una ferma presa di scatto (molto piacevoli a vedersi) significa che le reazioni psichiche sono quelle della razza, ma se la conformazione non è armonica, l’andatura, risentirà, nonostante il carattere di queste imperfezioni, e a mio avviso, il modo di muoversi è più importante di altri aspetti ritenuti erroneamente più significativi sotto il profilo stilistico, perché a differenza di questi, condizionati da una sola caratteristica “LA PSICHE”, necessita di ben maggiori componenti.

Il Regolamento delle prove a Grande Cerca e di Caccia a Starne alla voce : Terreni, li pretende aperti, estesissimi, pianeggianti o a leggero declivio, in  Classica a quaglie addirittura con vegetazione né troppo alta, né troppo fitta. Nelle prove specialistiche invece : caratterizzati dagli habitat specifici della fauna. E’ chiaro che in Classica, ma nonostante gli arati, lo è anche in Grande Cerca e in Caccia a starne, le condizioni ambientali, e la nota del concorso, mettono a nudo le caratteristiche del galoppo, la sua valutazione diventa più semplice, e con proprietà ci si può esprimere anche sulle più sottili sfumature. La cosa diventa complicata nelle prove specialistiche, perché difficolta del terreno e di vegetazione condizionano l’andatura dei cani, che non possono per queste ragioni, impegnarsi sempre al galoppo spinto, senza dimenticare che la consapevolezza di avere a che fare con selvatico scaltrito può indurre a qualche cautela. In un alto e intricato rododendro, dove molto spesso più che camminare ho barcollato, può un Setter avere un’andatura spigliata, elegantissima, rapida e radente? E un Pointer esibire galoppo impetuoso, allungato, velocissimo? Dovranno arrangiarsi e anche un occhio esperto si vedrà costretto a limitare il suo giudizio alla sola funzione pratica.

A coturnici il discorso è un po’ diverso, oltre al coraggio, all’iniziativa, alla conoscenza del selvatico, spesso il terreno ci permette una buona verifica dell’andatura e a maggior ragione in questa caccia, altamente specialistica, la conformazione dei cani è necessario sia corretta, mentre la ferma e la guidata, ci daranno sicure indicazioni sullo stile. In un sottobosco denso di rovi, cespugli, tronchi, rami e foglie, in una risaia con fango canaletti d’acqua e stoppie, stazionano beccacce e beccaccini, per questi ostacoli naturali e per  paura di dar dentro e far frullare, si è costretti a rallentare.

L’andatura, lo stile, qualità che non possono essere messe in discussione, debbono a beccaccini essere valutati con maggiore generosità e tolleranza, non dico siano accessori secondari, ma qui l’importante è la reazione di ferma a questa difficile emanazione. Il portamento di testa e il modo di avventare le pasture, sono già caratteristiche più che soddisfacenti, e in questa circostanza, possiamo chiudere un occhio sul movimento. Non sopporto i cani pigri, indolenti, sospettosi, che cercano a pochi passi, ma anche quelli avidi di prepotente passione, per districarsi in questi ambienti saranno costretti a moderare il galoppo, per adeguarlo all’olfatto.

Nonostante queste difficoltà non possiamo accettare quei continui dimenii di coda che ritmano la spinta del posteriore, quel portamento di testa cosi basso, più utile a reperire sulla pesta l’emanazione piuttosto che avventarla, quelle prolungate fasi di dettaglio che magari a caccia possono servire a farci incarnierare il selvatico, ma che sono un chiaro segno di incertezza, senza dimenticare che il discernimento è una grande dote, fa parte dello stile, e non tollera quei metodi da cane da pagliaio, di risolvere la traccia con muso a terra. A mio avviso non dobbiamo pensare che un cane sia stilista, solo quando in tutte le fasi del lavoro riesce ad appagare una nostra pretesa estetica.

La facilità di movimento, la scioltezza, sono conseguenza di una giusta struttura anatomica, e la psiche contribuisce a manifestare quegli atteggiamenti che ci entusiasmano, ma è sufficiente abbia una condotta, che anche se priva degli aspetti più squisitamente SETTER o POINTER, rappresenti la razza, nelle fasi del lavoro che più la caratterizzano: nel galoppo, nel  portamento, nelle risoluzioni d’emanazione, in filata, ferma, guidata e consenso. Il sostantivo talento, molto usato in cinofilia, viene attribuito ai grandi cani, a quelli molto bravi, di bell’ingegno  che sanno sfruttare il vento, intelligenti, di accertata abilità e senso del selvatico, ma è una cosa leggermente diversa, lo stile, quello che ci interessa e ricerchiamo in allevamento, contraddistingue la razza, ed è conformazione e Psiche.

Un soggetto può averne uno personale, avere classe, sono belle particolarità, ma meno significative, perché individuali.  Dopo queste mie considerazioni, non aspettatevi che io rinneghi lo stile, qualità che nei miei cani, ho da sempre ricercato con ostinazione, forse con risultati non esaltanti, anzi credo che chiunque allevi una cucciolata, o scelga  un cane per le prove o la caccia, non possa rinunciarvi, ma debba pretenderlo con determinazione. Autorevoli cinofili hanno più volte espresso la convinzione che i cani stilisti siano più cacciatori dei pari razza che stilisti non sono. Non ho la pretesa siate convinti di questa opinione, fate almeno come mia madre che quando accendeva qualche cero in chiesa, mi suggeriva “ se non farà bene, almeno non farà male”.

A caccia e in Cinofilia il valore di un cane, si misura prevalentemente sulla concretezza, sulla utilità, sul rendimento, ma a renderle più appassionanti, ci sono per fortuna altre piacevoli soddisfazioni. ”In una immensa pianura, un Trialer al galoppo spinto con andatura di grande tipicità ed aumento progressivo durante l’azione di vigore, forza, intensità, suscita in me per analogia, le stesse sensazioni ed emozioni che provo all’ascolto di un crescendo musicale e mi viene in mente L’Ouverture del Guglielmo Tel di Rossini” Mi piacerebbe dilungarmi, purtroppo il tempo non lo permette, sono negato per la recitazione, ma vorrei concludere con un brano che molti di voi sicuramente conosceranno. E’ la descrizione del beccaccino in volo di GIULIO COLOMBO, l’avrò letto mille volte, e mai, neppure in una sola occasione, mi ha lasciato indifferente, mi sono sempre commosso per la sua arte e per la sua tecnica di esprimere un concetto, un’emozione o  sentimenti elevati e  carichi di una forte tensione espressiva”.

Indiavolato, saettante, acrobatico, nella velocità, nella sconcertante capricciosità del volo cerca scampo alla propria fragilità. A volte si leva a duecento  metri, altre fra i piedi o dietro alle calcagna; si alza quasi verticale, striscia nel fango, fila diritto, si butta a zig zag, cala monta piega, è in un punto solo e dappertutto, ricama, sfonda, sfarfalla punta fende. E’ nero, è bianco, è grigio, è argenteo, perché tutte le penne nel volo dinamico sfoggia e nasconde. Poi cade, ed è un piccolo pennuto, con lunghe zampe e becco lunghissimo e occhi rotondi come la capocchia di uno spillo, prominenti, neri, mansueti, umidi, stupiti come quelli della sorella maggiore, la beccaccia, e quasi altrettanto umani.  Per me è un caro amico, è il sogno della mia vita di cacciatore, è l’essere che quando stringo oh lievemente, inerte nel palmo della mano, vorrei far rivivere perché gneccasse ancora nello spazio, ed io potessi ancora una volta tentare di stroncargli quel volo provocatore. Sul caval della morte amor cavalca. Per me è anche la massima definizione dello STILE, e qualche riflessione su come valutarlo, sicuramente la suggerisce. 

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