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Sono stato in un rifugio di cacciatori dove sulla porta c’era scritto: “l’uomo civile non lascia tracce”.

Vorrei che questa frase fosse messa non solo all’entrata dei boschi, ma anche all’entrata delle città. Viviamo invece come in “un’ansia di lasciare tracce” che va contro la natura. Osservando certi animali vedrete che quando fanno le tane nel bosco nascondono anche i propri escrementi, non lasciano indietro neanche quelli: non lasciano tracce. A dire il vero noi siamo abituati a sporcare ovunque, specialmente nei posti affollati, dove le persone non tengono conto che lasciare la cartacce, le bottiglie, le cose in giro non è molto civile, è molto povero.


La natura non può assimilare quello che viene lasciato indietro. Quello che rimane in giro si riempie d’insetti, in particolare di mosche che vanno a deporvi sopra le uova e poi vengono mangiate dai cervi e dai caprioli: le uova diventano larve e poi vermi che portano alla morte questi animali. E questo succede sempre: ogni primavera, vediamo i drammatici risultati delle cartacce e dei rimasugli lasciati in giro. Quando incomincia a rifiorire il bosco, appassiscono gli animali che cercano di liberarsi delle larve che, finito il loro ciclo, li attaccano riempiendogli i polmoni e portandoli alla morte. Ecco il bel risultato di un bosco non pulito.

Ecco allora perché io dico di non lasciare tracce: il bosco è molto delicato.

Il bosco è fatto di suolo e sottosuolo dove vivono moltissimi insetti, è abitato da animali di ogni tipo, scoiattoli, faine, donnole, merli, tordi e tutto ha un suo equilibrio. Se l’uomo lo rispetta, anche gli animali convivono bene, fra loro e con lui.

E se noi seguiamo queste regole, possiamo anche “gustarci” questa cosa: possediamo tutti i mezzi per farlo. Se spegniamo i telefonini possiamo vedere delle cose che altrimenti non vedremmo mai; se camminiamo piano e guardiamo con attenzione e ascoltiamo in silenzio, fermi, allora scopriremo che la vita è fatta di altri sapori – è una cosa talmente naturale che dovrebbe essere banale.