Riflessioni di chi combatte contro il peso dell’età per mantenere viva la passione della caccia. Alla mia età (78 suonati) perdere quasi due stagioni consecutive a beccacce …è assai triste! Passi bene l’estate, in agosto, settembre ed ottobre esci con i cani che a novembre sono pronti. Non desideri più prendere beccacce, ma almeno ripetere uscite, gesti, ricordi, percorsi…illusioni e speranze, insomma…cose tue. L’idea del carniere quasi ti ripugna, ma la voglia di andare a cercare il bel frutto nascosto, al posto giusto e al momento ideale, resta il simbolo di una vita.

Da qualche anno la chiusura anticipata (entro ottobre) della casa di campagna – che è tempio dei ricordi – ha castrato le piccole gioie dell’affacciarsi sull’uscio, la mattina, già immersi nel clima autunnale, e l’aspetto serale – sempre su quell’uscio – sperando nella visione crepuscolare di una pasturona che scivola, passandoti sopra, verso il tuo prato stabile d’altopiano.

Le trasferte in giornata, dalla e alla città, pre e post caccia, interruzioni di una filante continuità, già impoveriscono il bel quadro che hai messo in memoria da tanti anni. Ma il Tempo è padrone e va bene quando è galantuomo. Nella stagione 2015, a metà novembre fu la spiacevole tegola di una polimialgia reumatica ad impedirmi addirittura le gestualità quotidiane più necessarie e ripetitive (vestirsi, andare in bagno, infilare calze e mutande!) e dolori notturni da far venire le lacrime già solo vedendo il letto….e le beccacce c’erano… sono riuscito caparbiamente almeno a vederne una, rimasta dopo la chiusura della caccia, all’uscita serale, per mantenere accesa la fiammella votiva. La cura cortisonica long term mi ha riportato ad una accettabile normalità, con piacevole allenamento del cane pre-caccia e addirittura la malcelata libidine di rilevare 7 giornate in una AFV  vicino a casa, promettente qualche tranquillo incontro con la regina: stranamente già il 20 ottobre 2016 ne ho intoppato una, casuale, con relativa padella accettabile, ma con stimolo messo in moto.

L’autunno dolce (le pratoline e i tarassachi fioriti in giardino) mi hanno portato ad approfondire un’indagine in una cara tappa sotto casa solo il 12 novembre…. e lei c’era! Maya ha fermato bene e a lungo. Ho solo sentito il fruscio dell’involo, come di seta, della maga della favola. Ma l’avvio più serio c’è stato…. Quello stesso fine settimana è arrivata l’influenza: 3 giorni a 38° con qualche strascico (l’età e la prudenza  non aiutano!). Finalmente il 30, giornata splendida e gelida: ho cercato di recuperare un poco del tempo perduto e, nell’ora calda son riuscito a fare la prima uscita nell’azienda suddetta: valloni ideali… serenamente vuoti! Ma i giorni seguenti mi è tornata una tosse insistente che mi ha sconsigliato di uscire e, naturalmente, sabato 3 dicembre mi hanno telefonato di una bella calata! Cosicché domenica 4 dicembre sono in casa con una giornata tersa e fresca…da mangiarsi le dita! L’unica piccola salvezza è la perdita graduale della cattiveria, del desiderio di predare, con un sottofondo sconosciuto che è quasi un rifiuto di uscire per paura di uccidere (è una scusa o un’autodifesa?).

Lo sottolinea la piacevolissima passeggiata di sabato 10 dicembre, con bella ferma di Maya e beccaccia un po’ lunga ma sparabile, sulla quale il “monocolpo” ha mancato “fuoco”: non mi sono arrabbiato neppure un po! Nel ciclo emergono queste situazioni, che forse si salvaguardano a vicenda, anche se non puoi (né devi) abbandonarne alcuna. È nella naturale evoluzione delle cose. Quante volte ci siamo chiesti  se è lecita questa ebbrezza di caccia, se crediamo sufficientemente all’etica contro la violenza (nascondendo sempre la risposta “sotto il divano”). Ma l’assillo resta e desideri esternarlo nella pratica di tutti i giorni, con te stesso e con altri….cerchi di esprimere e realizzare qualcosa, magari piccole cose, per farti perdonare e forse salvarti.