CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Il miglior cane del mondo, è senza dubbio il miglior setter da beccacce del mondo

JS Bach di Giorgio Lugaresi

Pensato per i moors e le brughiere a latifondo inglesi, sterminate quanto popolate da grouses e starne, il setter aveva in sé un quid che ne avrebbe poi fatto il più amato (e non senza ragione) dai beccacciai di mezzo mondo, specie gli italiani (ma non solo): l’avambraccio corto, che ne faceva quella specie di felino perfetto per correre nei boschi via radente, con possibilità di agguati negli sporchi e tra il fittume, portati con grazia ed efficienza micidiali! Nei nostri terreni rotti, con selvaggina di riferimento sempre più rara, era quasi ovvio diventasse il preferito dai beccacciai. Tutto oro quel che riluce? Quasi, per lo meno da un punto di vista psico-morfo-attitudinale generale: che pochi cani sembrano stare ad un selvatico, quanto un setter equilibrato e voglioso alla beccaccia!

Poche palle: il miglior setter da beccacce del mondo, è senza dubbio il miglior cane da beccacce del mondo, e questo non è da porsi in discussione. Subito dietro, ma di poco, gli viene l’unica razza pensata con la regina e il bosco a monte, cioè già nell’archetipo: ovvio che parlo dell’epagneul breton, più comunemente detto breton, che i cugini d’oltralpe selezionarono proprio pensando alla regina!

Formidabile folletto instancabile, trae dalla piccola taglia tutti vantaggi senza nemmeno subire uno svantaggio: s’intrufola dappertutto, non teme spinare, se ben allenato ha fondo per cacciare giornate intere, una dietro l’altra. Unica raccomandazione, che tuttavia può essere esiziale al fine che ci proponiamo, se poi facciamo le “cazzate”! Il breton da noi, nel 50% almeno dei casi, è utilizzato male, malissimo. Ciò a dire, né più né meno che uno springer, cosa che porta numerose linee di sangue, o qui e là soggetti, ad avere una cerca un po’ troppo ristretta (e questo poco male) seguita tuttavia, da una ferma stenta o addirittura inesistente (e questo è pessimo!). Pescare quindi da serissimi allevatori se è sul francesino che vogliamo puntare, se poi provatamente beccacciari e pure meglio (sì, lo so che nulla è garantito, tuttavia fidando nell’empirico calcolo delle probabilità… ecco, ci siamo capiti!).

Forte, fedele, dal manto a prova di tutto. Equilibrato, reso oggi molto più dinamico d’un tempo, lo spinone italiano è il cane nazionale da beccacce in quanto tale. Moltissimi (pur tra i pochi ancora che si allevano) di classe cristallina e dalla ferma solida e senza la minima incertezza, da beccacce insomma! Sta avendo un buon momento di “ritorno” (dopo essere stato specie nel lontano passato l’ausiliare per antonomasia del beccacciaio nazionale), motivato dalla validità dei soggetti moderni, assieme a quel gusto per il “vintage” che pervade mode e costumi nel nome del buon gusto e della tradizione.

Sempre sugli scudi invece il kurzhaar, che specie poi dall’invenzione del beeper in avanti (l’unico neo era il manto, che nel bosco lo rendeva meno identificabile, più difficile da visualizzare rispetto ai cani “bianchi”), ha avuto e sta avendo un momento di vera e propria esplosione beccacciaia, dovuta a due fattori fondamentali: tanti ormai gli allevamenti che producono soggetti di gran classe inclini alla specializzazione; un kurzhaar moderno, dinamico, vero e proprio “pointer tedesco” cementato sulle beccacce, è un cane che in termini di resa (coefficiente incontri/abbattimenti) non teme confronti, se non forse solo coi migliori setter (e parlo per esperienza personale)!

Ovvio che mai come forse in nessun’altra caccia, l’arma tattica del beccacciaio è per certo il cane, pur tuttavia un fucile appresso e che sia non meno specialistico dell’ausiliare, è quasi basilare. Le caratteristiche di fondo sono: canne corte e poco o punto strozzate, a sparare d’appresso e nel fitto; leggerezza assoluta, che si spara poco e si cammina molto; ottimizzazione di piega e vantaggio per il tiro d’imbracciata, che si stocca quasi sempre senza mirare quasi mai…

“stralcio di un articolo di Andrea Aromatico”

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3 Comments

  1. Athos Carassai

    A proposito di palle…di Natale s’intende.
    Vorrei aggiungere una nota all’articolo del Sig.Aromatico.
    Dopo aver sentenziato l’assoluta supremazia del Setter (nel mondo!…) in termini di affinità beccacciaie, egli assegna il secondo gradino del podio al Breton e la piazza d’onore al Kurzhaar.
    Consiglierei al Sig. Aromatico di rivedere la personale convinzione alla luce della classifica della “clochette d’or” riservata ai continentali, competizione svolta in Francia esclusivamente su beccaccia, che ogni anno vede quale razza maggiormente rappresentata Il KORTHALS , che molto spesso, occupa i primi gradini del podio (primo lo scorso anno, secondo quest’anno…e invito tutti a scorrere i risultati delle precedenti manifestazioni)

    Buon Natale a tutti!

    Athos Carassai
    P.S. Da 26 anni caccio la beccaccia con il Korthals

  2. Stefano

    Bell articolo ma almeno una menzione al pointer ci stava anche solo una riga.

  3. tatanka

    ognuno ha il cane che si merita!! buono o campione e di qualsiasi razza!!! il “migliore” è direttamente collegato alle caratteristiche e doti venatorie del padrone , con le aspettative personali, più o meno elevate rispetto ad altri!!
    i cani hanno un naso , una testa, e 4 gambe dedite al proprio padrone!!

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