CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

MONTAGNA & CACCIA ALPINA : QUALE CANE ? di Giuseppe Coti Zelati

Lodo, Marzale's

Lodo, Marzale’s  da www.marzales.it

La montagna ha soprattutto un significato ed un sapore. Il significato è di cose vere. Il sapore… anche. L’ambiente alpino esalta il lavoro del cane e ti fa capire la necessità massima di avere un ausiliare che sia tale anche di fatto e non solo nel nome. Un cane vero, non una comparsa ad eseguire uno stereotipato compitino ma esaltazione di sagacia, sopportazione della fatica e del dolore, coraggio, autonomia… Forte personalità. Prima, quando li facevo, ed anche adesso che li rilascio, i CAC, mi vengono di tanto intanto rivolte stupide ed infantili insinuazioni ed illazioni del tipo :..”si ma li nessuno vede niente, …il bosco…, chissà cosa combinate…..”.

Ho sempre invitato questi personaggi a salire su, in montagna, che la montagna è grande e che di spazio ce né per tutti. Risultato: mai visto nessuno di questi personaggi. Gelosia,..la volpe e l’uva… ignoranza. Evidentemente la montagna oltre che affascinante fa anche paura, ed è fatica, fatica vera. Come quella che a volte te l’ha fatta maledire (più la passione per la montagna che la montagna stessa), che ti ha spinto a chiederti “..ma chi me lo fa fare ..?, quando il cuore, che non riesci più a fermare, ti fa scoppiare la testa, quando i polmoni ti bruciano dentro e ti manca l’ossigeno, quando i famosi garretti d’acciaio diventano improvvisamente di legno, ed i muscoli ad indurirsi e il continuare un calvario. Salvo, il giorno dopo, ritrovarti nuovamente li, a salire, incapace di rinunciare al piacere della fatica, al piacere di viste mozzafiato e di paesaggi che non puoi descrivere ma che puoi solo goderti intimamente. Al piacere di respirare profumi ed odori antichi, genuini, veri. Incapace di rinunciare al piacere, al godimento che ti procura il lavoro del tuo cane. Purché sia un cane, anche lui come te, cacciatore di montagna. Un cane vero. O meglio, un vero cane. Un cane che non corre cercando. Cerca correndo. Si, ma quale cane ? Un trialer ? No, un trialer no, non lo vorrei. O meglio, non è che non lo vorrei, è che non può. Non potrebbe. La bibliografia narra “…..a velocità sostenuta…..”. La fregatura sta tutta li. Tutto il resto va benissimo: “ evidenza di impegno massimo, senza soste, quindi verifica nelle condizione più difficili….”. Tutto ok, ma la velocità sostenuta quella non è possibile. E che lui, il trialer non può, o meglio, non sa rallentare, è il sistema nervoso che glielo impedisce. Sarebbe un suicidio. Un grande ritmo si, quello si, è dovuto. Ma è cosa ben diversa. Ma allora sto cane da montagna come deve essere? Deve essere come ….un cane da grande cerca. Ecco quello si, quello lo vorrei. Tanto. Un cane da grande cerca sarebbe la misura più consona, più confacente, più rispondente alle aspettative che la caccia in montagna esige e che il gusto del vero, del bello del difficile esige. Per elevarci dalla mediocrità. L’andare in montagna con un mezzo cane infatti è un po’ come entrare in un harem di concubine con il pisello mezzo moscio. E non parlo per esperienza !! Meglio infatti l’ippica o il golf se preferite. Un cane da grande cerca. Montanaro ovviamente. A questo punto scommetto, e son disposto a scommetterci qualcosa del Pino coordinatore di questa rivista, che qualcuno di voi sta seriamente pensando che sono imbriago. Vorrei tanto esserlo, ve lo assicuro. Ubriaco di emozioni che derivino dal cacciare con un setter montanaro da grande cerca cosi da dare un senso a questa caccia che viceversa un senso non ce l’ha. Ho detto setter e non più cane. Avrei potuto dire pointer, sarebbe stato lo stesso. Si perché lo stile del galoppo lo soffro, mi piace. Ma ancor di più in montagna godo immensamente quei cervelloni incontrasti che fanno del carniere la loro ragione di vita. Purché a contatto con il selvatico dimostrino di essere setter o pointer e non solo cani. Intanto, in attesa di ubriacarmi, comincio a farmi qualche bicchierini in nome del mio Trionfo. Marzale’s naturalmente. Aspettando la tanto anelata sbronza perdonatemi, se potete.

Tratto da www.marzales.it

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1 Comment

  1. Ezio Parnisari

    Vangelo …..chiaro,e schietto.chi pratica questa caccia ( ormai in pochi) sa apprezzare il vero valore del cane nel rispetto del VERO selvatico e dell ambiente di montagna da preservare con gelosia. I giovani ne traggano beneficio con la forza che hanno nei “garretti” ed ai non più’ giovani ( come me) …. tanto Amarcord, Ezio

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