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II fascino del ricordo, un volo che non si fermerà mai trasportando sulle sue piume la nostalgia di giorni trascorsi…

…Tuoni, fulmini, saette e poi di colpo cielo sereno e arcobaleno; di nuovo voglia di vivere, di andare, di vedere…

Vado in scuderia, metto la sella alla mia generosa Iris che non aspettava altro e via! Via per i prati, per le rogge, per i boschi: Iris entusiasta galoppava sfrenata, ma su una curva il temporale di poco prima aveva abbattuto una quercia lasciandola un paio di metri sospesa attraverso il nostro percorso. Iris, senza la minima esitazione, inebriata dalla sua corsa sfrenata, le passò sotto senza pensare che sopra di lei c’ero io! Morale: io persi un occhio e l’altro cominciò a vederci sempre meno; e per tutta l’estate pensavo: “Potrò ancora veder volare la beccaccia?’.

Arrivò ottobre e ci provai: a un bel momento… momento magico, tutti e tre i miei cani “in ferma”, non c’era dubbio, era lei la regina del bosco; un cane “in ferma” è come, lo sguardo di una donna che  sta per dirti di sì e da allora dalla realizzazione di un sogno allo svanire di una speranza tutto può succedere. Ad un certo punto il fatidico battito d’ali e, un istante dopo, la più grande emozione: quella, invece di spararle, di lasciarle la vita…

Da allora non sparai più a una beccaccia e i miei cani cominciarono a domandarsi il perché. Rincasando e ripensando a quella insperata emozione, scrissi a coronamento del debito che io devo alla beccaccia, mia religione, la nota poesia: “La beccaccia del Mistero”. Intanto che scrivevo i miei cani sdraiati intorno a me, mi guardavano con il solito amore ma il loro sguardo era pieno di inquietanti interrogativi.