Riepilogo dell’andamento del passo a fine stagione venatoria. Le probabili conseguenze dell’attuale riscaldamento terrestre. Negli ultimi tre numeri del “Giornale della Beccaccia” (n° 90, 91 e 92) ho cercato di seguire l’andamento del passo dall’inizio fino al 20 dicembre circa, data in cui avevo anche riportato il documento del RéseauBécasse dell’ONCFS relativo ai primi due mesi di comparsa autunnale in Francia, con l’aggiunta di un breve resoconto sulle prime due decadi di dicembre in casa nostra, nonché con un tentativo di previsione per il periodo successivo. Oggi faccio il punto su cosa è successo tra Natale e la chiusura della caccia, a proposito della quale vale la pena riassumere le relative date, variabili da regione a regione. Nella maggior parte (14 regioni su 20) la caccia alla beccaccia ha chiuso alla fine della seconda decade di gennaio (in ottemperanza alla Direttiva CEE e relativi Key-concepts), mentre le rimanenti sei (tutte settentrionali) avevano già fermato l’attività venatoria tra il 30 novembre (Aosta), il 15 dicembre (Trento e Bolzano) e il 31 dicembre (Piemonte, Lombardia, Friuli). Tralasciamo alcune anomalie locali (ad esempio parte dell’Emilia e Abruzzo). Pertanto le beccacce sono riuscite ad avere più di dieci giorni di tregua anticipata!

Mi piace in proposito riportare quanto aveva scritto Fadat nel 2009, calcolando che in Francia i prelievi di gennaio ammontano a circa il 15% del carniere stagionale e, in particolare, l’ultima decade inciderebbe per un 3-5%: eliminare gli abbattimenti della beccaccia di questi dieci giorni significa conservare alcune decine di migliaia di riproduttori. Ovviamente analoga considerazione vale anche per l’Italia, ancora più significativa, vista la grossa nevicata del 21 gennaio nel nord-ovest e le previsioni di peggioramenti “al freddo” nel prossimo futuro per il centro-sud. Ciò premesso diamo un’occhiata al recente rapporto fra i fattori climatici e le presenze delle beccacce sul nostro territorio. In realtà una certa “calma piatta” è durata per buona parte dell’autunno in molte zone d’Italia e solo a Natale si è verificata un’intrusione di aria siberiana, orientata più verso la fascia adriatica centro meridionale, con nevicate fino al livello del mare, tranne nella parte sud della Puglia (Lecce e Taranto) ove non è nevicato e l’attività venatoria ha pesantemente inciso sulla notevole buttata di beccacce provenienti dai Balcani in parallelo ad un massiccio arrivo anche in Grecia (non si può tacere che il maggior numero di abbattimenti è avvenuto con sistemi di caccia illegali, cioè alla posta e con battute a rastrello con molti partecipanti!). Quanto accaduto era stato con buona precisione annunciato da Enrico Cavina in seguito ad attenta analisi delle previsioni meteo, come da me riportato nel precedente articolo del “Giornale della Beccaccia”. Ovviamente questa situazione s’è verificata anche in altre regioni del sud, con calate di beccacce in pianura e conseguenti notevoli abbattimenti da parte di “generalisti” tra gli orti e lungo i fossi, senza contare l’incremento della posta illegale, denunciata perfino su quotidiani locali di Latina. Ma anche a nord alcune beccacce sono passate dalla pianura padana e contrafforti appenninici piemontesi, nella fascia ligure costiera, malgrado non si siano verificate condizioni di gelo tali da impedire seriamente alle beccacce di alimentarsi e – fino alla nevicata del 21 gennaio – ne siano state trovate alcune sopra 800-900 metri. La forte preparazione del terreno in autunno ha infatti creato favorevoli condizioni nutrizionali, addirittura spingendo le beccacce a colonizzare fasce di cresta appenninica fuori dalle classiche tappe, con vegetazione arbustiva di brughi, ginepri e terreni sassosi, visto che le zone solitamente più idonee e umide quest’anno erano fradice, se non addirittura allagate! Questa situazione è chiaramente legata al perdurare di un clima mite in gran parte d’Europa, con possibilità di sosta prolungata di beccacce sparse un po’ ovunque. Ne è piccolo esempio l’abbattimento il 29 dicembre 2014 nel nord della Germania (zona di Brema) di una beccaccia: si trattava di un adulto inanellato nella “nostra” isola di Vormsi il 24 ottobre 2013. Questa diluizione delle presenze, grazie al clima, chiaramente favorisce la vita degli individui che già da qualche anno mostrano un ritardo degli spostamenti migratori autunnali. Ciò non comporta – come invece ho sentito affermare da qualcuno – che anche la risalita debba subire un ritardo, anzi: se il ritardo è legato al riscaldamento globale, è ovvio che nel complesso un tale andamento termico dovrà anticipare la primavera e, di conseguenza, l’inizio del ritorno a nord (con il rischio implicito – come già avvenuto nel febbraio 2012 – di colpi di coda del freddo in un momento imprevisto dalla specie già predisposta a spostarsi verso nord e non a sud, come invece richiederebbe il verificarsi dell’improvvisa emergenza). Mentre stavo finendo il pezzo mi è arrivata la INFO n. 2 dei Francesi che fa il punto al 10 gennaio 2015 e che si inquadra nelle mie notizie recenti (che vi vengono puntualmente citate), con alcune precisazione che voglio riportare. Infatti  viene pubblicata la cartina delle temperature in Europa che tra il 29 dicembre e il 2 gennaio  sono calate nettamente sotto la norma per un relativamente breve periodo, sufficiente tuttavia per modificare il quadro delle beccacce svernanti. Mentre le regioni sulla Manica e sul Mare del Nord sono state poco toccate dal freddo (e più a nord – ad esempio in Norvegia e Danimarca – il clima è stato eccezionalmente mite), per il resto della Francia l’IAN (Indice di Abbondanza Notturna) è stato nettamente al di sopra della media degli ultimi dieci anni ed è alto soprattutto nella metà centro-nord del Paese, mentre resta basso nel sud e sudovest (tuttavia nel sud-est ed in Corsica è cresciuto nel periodo più recente). In chiusura, due parole sull’age-ratio, che i Francesi nel precedente bollettino indicavano come abnormemente bassa (circa 50% di giovani, a fronte di una media normale più prossima a 65-70%) e quindi forse indice di basso successo riproduttivo, ma che le recenti modifiche climatiche della prima decade di gennaio hanno riportato sui valori medi del periodo 20032013. Viene pertanto ipotizzato che il lungo autunno mite – senza frenare gli adulti che avrebbero comunque raggiunto le zone di sverno a loro già note e a cui sono notoriamente fedeli – avrebbe invece consigliato ai giovani,  più “opportunisti”, di attardarsi lungo la strada e di svernare in siti più settentrionali. Anche un eccezionale stazionamento di beccacce nel sud-ovest della Norvegia va in questa direzione. Nel complesso tuttavia il quadro non è ancora del tutto definito: la distribuzione delle beccacce non è “classica” e l’indice cinegetico di abbondanza resta mediocre. D’altra parte ci sono notizie dalla Gran Bretagna e dalla Danimarca relativamente confortanti circa la percentuale di giovani. Un riequilibrio della situazione mi è giunto proprio oggi (26 gennaio) dall’esame di una sessantina di ali inviatemi dai colleghi di Piemonte e Liguria che danno una percentuale di giovani tra il 70 e l’80%….un po’ più bassa per la Zona Alpi con 66%, che tuttavia copre solo fino al 15 dicembre. I pesi rilevati per una quarantina di uccelli sono superiori alla media (317 grammi in Liguria, 339 grammi nella pianura e 322 grammi nella montagna torinese) ovviamente grazie all’abbondante disponibilità alimentare e alla scarsa mobilità migratoria. Ma su questo argomento aspetterei ancora di disporre di un numero più alto di dati ….prima di sbilanciarmi troppo!