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Notizie apparentemente contrastanti da zone diverse forniscono un quadro disomogeneofavorito da particolari condizioni climatiche. Come ogni anno, sulla base di quanto riesco a raccogliere da amici, conoscenti e corrispondenti, cerco di tracciare un quadro generale sull’andamento della stagione beccacciaia in Italia. Naturalmente, visto anche il decentramento geografico della Liguria-Basso Piemonte da dove mi giungono notizie più numerose e più dettagliate, posso essermi fatto un’opinione sbagliata per altre regioni italiane, ma credo di offrire a chi legge una situazione complessivamente realistica (fatte salve le eccezioni locali…che confermano la regola!).

Le previsioni erano buone, basate su informazioni circa la favorevole preparazione del terreno e sulle notizie provenienti dalla Russia che riferivano una buona stagione riproduttiva e la presenza nei primi contingenti migratori di una alta percentuale di giovani dell’anno.

L’ avvio del passo ai primi di ottobre è stato da manuale, con segnalazioni nella prima decade del mese da diverse regioni dell’Italia settentrionale, sia sulle Alpi, che in collina ed in pianura con qualche cattura.

Il 10-11 ottobre nevica sulle Alpi fino a circa 800 metri e in collina piemontese al mattino ci sono 6°C; ne consegue un lieve aumento degli avvistamenti tra il 9 e il 13 ottobre; ma ben presto le temperature tornano nella norma e fanno registrare una buona giornata il 19. Ovviamente la fascia alpina e prealpina – almeno nel Piemonte centro-occiedentale – è stata beneficata da presenze costanti (e continuerà ad esserlo) mentre quella centro-orientale ne ha avute un po’di meno (anche se dal Bresciano arrivano informazioni “eccessive”).

In Appennino, tra la parte orientale del genovesato e poi nell’alto alessandrino, pavese, piacentino e anche più ad est, è iniziato un prolungato periodo positivo che è durato fin quasi alla chiusura! In certe vallate si è parlato di annata eccezionale. Per stare nella “scaletta” diciamo che fino ai Santi qualcosa si è visto; ma la notizia di rilievo è che le beccacce sono ancora tutte ferme nei Paesi Baltici: infatti dopo il primo spostamento dalla Russia a fine settembre, il tempo stabile e le buone condizioni alimentari le hanno fermate, con presenze massicce e prolungate ….visti anche i risultati venatori in quei luoghi nella seconda metà di ottobre ottenuti da nostri “confratelli italici” (in certi casi esecrabili). Me ne dà conferma l’ottimo andamento delle nostre catture per inanellamento a Vormsi (69 beccacce nell’ultima decade di ottobre), che è più del triplo di quanto realizzato della pregressa miglior stagione (22) e che ha portato il totale di beccacce marcate nell’isola a oltre 110. Il 6 novembre, con bel tempo soleggiato e temperature quasi estive (22°C nel primo pomeriggio in Basso Piemonte), beccacce un po’ ovunque ed in discreto numero nei nostri posti, situazioni probabilmente legate al successivo vento forte e neve sui monti (intorno al 10 novembre). Altra giornata eccezionale per alcune vallate dell’Appennino alessandrino orientale è stata il 16 novembre (venti forti da nord e temperature mattutine sui 6°C). In zona sono state catturate anche due brevirostre. Ma la grande giornata è arrivata il 23 novembre, col freddo (2-3°C per tutta la giornata) e neve fino 500-600 metri anche nel giorno seguente, con gelo notturno e basse temperature, seppur sopra lo zero di giorno, (mi giunge anche definizione di “foltiera” in questo stesso periodo in alcune zone delle Marche)…….. finché il 30 novembre nevica fino in vista del Mar ligure, con concentrazione nei ridossi e prima grossa entrata in Grecia e sue isole (che poi credo sia stato l’unico arrivo importante: infatti a metà gennaio cacciatori greci parlano di caldo e beccacce molto diluite: 1-2 al giorno!) A fronte di ciò, il 29 novembre mi telefona un amico da Albenga (SV) chiedendomi “dove sono finite le beccacce?” dato che un suo collega, buon beccacciaio, ne aveva fino ad allora viste in tutto ….solo una! Però va detto che alla prova del Gramigrani sulle Alpi di Imperia le beccacce c’erano (in alto!); e nella media Val Bormida c’è chi mi ha confessato di “aver vergogna” perché tutti i giorni trovava beccacce e non sempre riusciva a trattenersi dallo sparare (immaginate voi come si sarà comportato chi non si vergognava!). Ma questo quadro controverso si mette meglio a fuoco allargando l’orizzonte, perchè:

– nell’alto novarese le presenze di beccacce sono sotto la norma;

– nell’alto comasco presenze mediocri e comunque non eclatanti;

– nell’alto forlivese niente di eccezionale;

– in Maremma poche;

– in Gargano (mi dicono) quasi niente (ma magari ci saranno dati che non conosco, di segno opposto);

– in Calabria e Sicilia qualche buona giornata, ma senza gridare di gioia!; meglio in Lazio e Umbria (sempre in alto).

– L’unica notizia positiva dalla Sardegna si riferisce al giovedì 7 novembre, con una concentrazione lungo un corso d’acqua, in un panorama stagionale essenzialmente negativo.

Nelle prove del Gramignani nel Parco del Cilento le beccacce c’erano in giusto numero.

Già che siamo al capitolo “prove cinofile”, quelle in Bretagna europee per Setter e Pointer (separatamente) hanno beneficiato di buona quantità di beccacce che, unite a tempo favorevole, hanno permesso a Bravaccini di vincere con nei Setter e di fare il 2° con un Pointer!….Ma nella Francia meridionale Fadat mi parla di scarse presenze.

A questo punto forse il quadro si fa più comprensibile: se le beccacce sono tante in un posto, probabilmente sono poche in un altro… cioè non è che le beccacce siano improvvisamente “esplose” numericamente per il miracolo operato dalla Federcaccia (vedere quanto pubblicato sul Giornale della beccaccia di Dicembre – n.d.r.), ma solo si sono distribuite disomogeneamente, e soprattutto hanno approfittato dell’inverno finora dolce sia per restare più a nord (intorno al 10 dicembre un amico ha incontrato una beccaccia in Svezia) e in altitudine, senza bisogno di spostarsi ulteriormente (essendo venuta meno la spinta migratoria e movimenti intercalari imposti da vicende climatiche negative!).

Ma, dopo questo intermezzo, torniamo a zummare nelle mie zone: puntuale è stata la tradizionale “calata dell’Immacolata” intorno al 7-8 dicembre, giornate di alta pressione e piuttosto calde che han continuato fino a dopo Natale. A questo proposito ricordo – come già verificato altre volte – che a fine passo, con beccacce sparse, un forte rialzo termico può causare ridistribuzione sul territorio (forse anche perchè zone già da tempo gelate (esposte a nord) sgelano, probabilmente offrendo località di alimentazioni altrimenti precluse.

Per chiudere, due notizie contrastanti:

-In un’azienda agrituristicovenatoria pedeappenninica di un migliaio di ettari, nel Basso Piemonte, hanno prelevato 36 beccacce, cioè un numero che viene raggiunto in annate definite “buone”.

-In Alta Baviera, un caro amico guardacaccia cui chiedo sempre di avvisarmi qualora arrivassero molte beccacce, mi ha scritto che lo avrebbe fatto ben volentieri, per invogliarmi ad andarlo a trovare, ma, pur uscendo tutti i giorni al crepuscolo per la caccia di selezione agli ungulati, ne ha visto una sola.

Ringrazio per le notizie: Giancarlo Bravaccini, Andrea Campanile, Carlo Canino, Saverio Cardoni, Enrico Cavina, Rodolfo Conti, Maria Teresa Espossito, Charles Fadat, Yves Ferrand, Giuseppe Gattoni, Giorgio Ghiglione, Gigi Gregori, Silvio Intiso, Claudio Lovesio, Silvano Mattedi, Danilo Pastor Elina, Beppe Penna, Franco Prandi, Bruno Pronzato, Alberto Ratti, Lillo Ravera, Kurt Schweizer, David Stocchi, Franco Subinaghi, Massimo Ulbano, Luciano Vitelli, Fabrizio Volpara, Talino Velario, Giuseppe Zolesi.