Il nuovo libro della becaccia di Vincenzo Celano 1L’arrivo
Quando ancora l’ottobre deve fare capolino si ridesta ormai l’attesa generale della beccaccia. Attesa talvolta sollecitata dalle condizioni del tempo e, talvolta, soprattutto dalle voci della solita gente a corto di fantasia che, proprio come certi cani insicuri e sospettosi, incorre in… ferme di puro desiderio. Ma, evidentemente, v’è una misura in tutte le cose. E solo piovere e il solo soffiare del vento, per buoni che possano essere, non sono di per sé sufficienti a determinare il fenomeno della migrazione dai quartieri di riproduzione dell’Europa continentale e il transito e la sosta nelle nostre contrada.

Quantunque da tempo siano noti i periodi e le direttrici della sua migrazione, che avviene su largo fronte (i maggiori quantitativi autunnali affluiscono in Italia attraverso la via centrale germanica e soprattutto la via meridionale carpatico danubiana), a causa di fattori climatici e biologici assai complessi che ne regolano gli spostamenti, la sua presenza in un determinato ambiente è soltanto approssimativamente prevedibile. Ma chiunque caccia la regina. ha una sua convinzione in fatto di arrivi. Anche chi la incontra e la caccia occasionalmente. C’è chi crede di poter affermare che le beccacce passano con le gru e c’è chi pensa (come il mio amico Adolfo) che esse viaggino col primo o l’ultimo quarto di luna. Chi va a cercarle al primo zirlo del sassello e chi allo squittire del pettirosso. Le gru, che transitano alte nel cielo del primo ottobre lucidato dal vento crudo di nord-nord-est, spesso trovano i patiti. già in preda alla febbre della beccaccia. Ma ci sono certamente giornate con venti che spirano in senso contrario a quello che le beccacce seguono per migrare. C’è anche chi, per queste cose, va a consultare l’enciclopedia e ti spiffera una teoria che, tuo malgrado, devi ammettere di non conoscere, e ci fai la figura del ciucco. Certo, l’influenza del vento (e del tempo in genere) « esiste ed è della massima importanza, non tanto per l’avvicendamento della migrazione in sé, quanto per i vari aspetti del passo (e del comportamento degli uccelli) in questa o quella località, aspetti che sono appunto in stretta relazione con le condizioni meteorologiche del momento». In Italia la discesa autunnale («passo»), pur non escludendosi arrivi precoci a fine di settembre (possono essere individui che appartengono a coppie nidificanti nelle regioni centrosettentrionali della nostra penisola), si svolge ordinariamente tra la metà di ottobre e la metà di dicembre e può conoscere caratteristici momenti di intensità che si alternano per lo più a momenti di flessione o di assenza quasi assoluta.

Ferme d’autunno

Giorni tradizionali di arrivo sono gli ultimi di ottobre e i primi di novembre, ma possono aversi giornate cosiddette di «furia. anche nell’ultima decade di novembre e intorno all’Immacolata, quando di solito si verifica la comparsa di cospicue retroguardie. In questo arco di tempo della discesa, J. Nard, un autore francese, direbbe che «i momenti migliori per trovare le beccacce sono: a) dopo una tempesta violenta; b) con brinate intense; c) con minaccia di neve o ai primi fiocchi; d) quando si sente dire che al Nord o all’Est vi sono state forti nevicate; e) quando in montagna cade la neve; O quando le notizie meteorologiche annunziano un ondata di freddo intenso nel Nord dell’Europa.. Il nostro Rotondi di « Migratori alati» ci fornisce anche indicazioni di massima dove cercarle:…. in giornate asciutte e assai rigide è più facile trovare beccacce in luoghi bassi e uniformi, nelle strisce di macchiatico lungo il corso dei fiumi, dei boschetti palustri, in ambienti adatti per lo più nei fondi valle e nelle zone prossime ai litorali; dopo abbondanti piogge e con tempo umido la ricerca delle beccacce va indirizzata soprattutto sulle alture, nei boschi cioè di collina e di montagna, pre-valentemente in quelli a formazione forestale piuttosto diradata e a suolo parzialmente con roccia affiorante nonché, lungo i litorali, nelle pinete su terreno sabbioso. Se durante il “passo” si verifica improvvisamente un forte gelo, le beccacce vanno ricercate prevalentemente lungo i fossi a sponde alberate, nei cespugli in prossimità di qualche sorgente, nei punti meglio riparati dai venti di nord e bene esposti a mezzogiorno, dove il terreno ha conservato sufficiente umidità e morbidezza per essere accessibile alloro becco.

lara

Lara

Durante una pioggia persistente le beccacce tendono a rimettersi sul margine dei boschi, oppure si mantengono lungo gli stradoni e i ciottolati, sugli spiazzi e le “carbonaie”, o si spostano nei “larghi” che a volte si aprono nell’interno delle macchie, o addirittura escono, di volo o di pedina, dalla zona boschiva per portarsi a ridosso di un cespuglio isolato, preferibilmente di un’essenza spinosa, in una prateria o sul nudo versante di una collina, o anche al riparo di una siepe viva in prossimità di campi seminati. Con forti venti dei quadranti meridionali spesso si attestano lungo i crinali che fanno da spartiacque: o concentrandosi in lische di bosco rado, ben esposte, nelle mattinate serene con brina o guazza.

Queste sono regole, cioè teoria, cioè pratica ossificata — che possono servire a molto o a niente, se non puoi applicarle a quella zona determinata a se l’abitudinaria e imprevedibile beccaccia resta quel condensato di paradosso fatto apposta per confonderti le idee. Quel tale di mia conoscenza, in proposito, si esprime più semplicemente: le beccacce hanno le ali.