Grecia 2010 Vassilis Zordoumis a servire i Pointer, senza fretta..

Se i setter hanno un’origine pressappoco certa, se è possibile risalire nel passato fino alla formazione della loro razza, vi è grande difficoltà per arrivare al medesimo risultato per quel che concerne la classificazione delle razze di pointers.

Per noi, dopo accurate ricerche personali, dopo aver ascoltato i più eruditi allevatori d’Inghilterra discutere su questa materia, non restano, in sunto, nel nostro intimo, che probabilità ed incertezza. Ciascuno s’è lasciato andare a proprio gusto. I colori, la taglia sono diversi. Pointers bianchi e arancio, bianchi e marrone, bianchi e neri, neri e fuoco, tricolori, blu, tutte le sfumature sono state adottate dalla fantasia dell’allevatore ed essa non può oggi guidarci che nella individuazione di certe specie, più o meno migliorate, ma di cui è impossibile indicare la formazione prima.

Il pointer non è altro che un bracco, e gli incroci più strani, più inattesi hanno prodotto le varietà che esistono attualmente.

Il bracco spagnolo, con la sua eccezionale potenza di facoltà olfattive, è stato uno dei primi elementi che gli Inglesi hanno introdotto presso di loro. Hanno corretto le forme grossolane, la sua struttura così contraria allo sviluppo della velocità, con l’inclusione del sangue fox-hound, cane da seguita formato egli stesso nel modo artificiale che descriveremo più innanzi.

Questa mescolanza, formata di due elementi estranei, ha dato al bracco spagnolo la velocità, il fondo, una grande capacità di resistenza, della taglia e le grandi andature così ricercate dai nostri vicini. Uno dei primi prodotti di questa unione è stato il cane Dash che il suo proprietario, il Colonnello Thornton, vendette a Sir Richard Symond’s per 4,160 franchi, un barile di vino di Bordeaux, un buon fucile ed un cane bracco. Questo famoso contratto stabiliva che, in caso di incidente, Dash sarebbe ritornato al suo primo proprietario, che l’avrebbe pagato 1,250 franchi. Dash, essendosi rotto una gamba, tornò ne canile del Colonnello Thornton, dove servì a lungo da stallone, e linee celebri di pointers risalgono a questo cane di alta reputazione.

E’ soltanto verso la fine dell’ultimo secolo che gli Inglesi hanno cominciato a formare questa varietà di bracchi denominati pointers. E’ certo che, dopo quest’epoca, l’intrusione delle nostre razze francesi, accuratamente depurate, è servita da correttivo a difetti che i discendenti del cane spagnolo e del fox-hound mostravano mano a mano che s’allontanavano dal tipo primitivo ottenuto.

E’ dunque fuor di dubbio che il pointer attuale è il risultato di incroci molto giudiziosi. Certi allevatori indicano l’incrocio del cane da seguita e dell’épagneul come la sorgente primigenia di tutti i branchi esistenti al mondo, e par certo, se si esaminano gli elementi che hanno prodotto le differenti razze di cani oggi esistenti. E’ anche incontestabile che il sangue dell’épagneul migliorato, del setter, è stato mischiato a quello del bracco spagnolo e del fox-hound, in modo da dargli certe qualità inerenti a questa razza.

I pointers hanno uno sviluppo più precoce dei setters. Fin dalla loro più tenera età mostrano le loro attitudini. E’ stato osservato che l’incrocio del setter e del pointer sviluppa al più alto grado l’atteggiamento accucciato e rampante, ed è facile, a prima vista, per l’allevatore, indicare le origini del cane inglese in caccia, a seconda del suo atteggiamento di ferma o di cerca. Se questa mescolanza produce spesso cani di rara levatura che hanno preso da ciascuna razza le sue qualità, succede anche che i risultati siano detestabili. In una stessa cucciolata di questi meticci, si possono riscontrare soggetti eccellenti ed altri molto mediocri. Non è dunque, in vista del miglioramento di una varietà di bracchi, e per sviluppare in essa la qualità che manca che si possa infondere in essa un certo grado di sangue setter. Bisogna poter seguire per lunghi anni i risultati per potersi permettere questi tentativi, altrimenti si rischia di distruggere i due elementi che si possiedono, in luogo di migliorarli.

Insistiamo su questo punto perché è la chiave della conservazione delle razze. Non bisogna ricercare da noi le razze acquisite un tempo dai nostri padri, ma sarà facile ricostruire le nostre, del tutto particolari, razze francesi ben adattate al nostro paese e alle nostre necessità, se ognuno si prendesse cura di perseguire la stessa idea e mirasse allo stesso fine. Disgraziatamente, da noi, molti cacciatori ignorano l’ABC della scienza dell’incrocio e la cosa è vera per tutte le razze domestiche. Il prodotto dell’incrocio fra la carpa e il coniglio, si fa per dire, dopo tutto ha dovuto fortemente tentare molti nostri fantasiosi allevatori; ciò dal momento che non è raro sentir dare, a una domanda sul fine che si propone un certo allevatore, la risposta seguente: “Voglio vedere quel che ne uscirà”.

Se è vero che certe personalità, per fortuna, per tenore di vita, possono disporre dei mezzi necessari al miglioramento delle razze, questa facoltà non è data a tutti, e bisogna dunque che tutti, vale a dire la maggioranza, possano fare una scelta, se preferiscono, ai setters, i cani a pelo raso.

Il mio imbarazzo è grande nell’indicare la scelta da fare.
Gli inglesi hanno diviso le loro razze di pointers in cani pesanti 55 libbre ed oltre, e in cani da 50 e 55 libbre, vale a dire di media e di grande taglia.

A nostro parere il cane grande è ingombrante, più rumoroso nei coltivi e nei cedui. E’ una questione di gusti.

I pointers in buone condizioni “da lavoro” sono i cani più resistenti al caldo; ma se è vero che taluni divengono, condizionati dall’allevamento, dei buoni cani da bosco, o persino da acqua, non bisogna nascondersi che questi risultati sono al di fuori dalle loro attitudini naturali.

Il setter il cane per tutte le stagioni e per tutti i terreni.
Il pointer è il cane speciale per l’estate e per l’autunno. Le sue varietà, l’ho detto, sono infinite, e il pittore può cavare dalla tavolozza le tonalità più stravaganti, senza che si possa affermare che il pointer che egli rappresenta non è esistito. I cani bianchi e arancio e bianco e marrone sono i più diffusi. Significa che sono i migliori? Sono, in ogni caso, quelli che si trovano generalmente nei popolatissimi canili degli attuali allevatori. Basta esaminare i pointers di grande taglia alle esposizioni inglesi per riconoscere le caratteristiche di tipo oggi per noi perdute e molto differenti dal vecchio tipo di pointer.

Chi non ha visto quel grande cane marrone e bianco, importato dall’Inghilterra, dalla testa un poco affilata, dalle orecchie lunghe e cadenti? Non sono forse lì, i nostri vecchi bracchi? Impossibile disconoscerlo; e perché non volerli riprendere là dove si trovano in luogo di fare di questa scelta una questione di nazionalità? Un uomo che avesse perduto il proprio patrimonio in Francia e lo ritrovasse, aumentato in Inghilterra da abili mani, esiterebbe forse a riprenderlo? Per voi, cacciatori con il fucile, il buon cane non è forse il vostro patrimonio?

E si dovrebbero forse rinnegare tutte le razze d’animali che non sono sempre restate in mano nostra? Le nostre razze di cavalli, di cani, non derivano forse esse stesse da razze straniere? Gli Inglesi bevono i nostri vini, e i nostri migliori, e prendono, dal mondo intero, quel che il loro clima consente di produrre. Perseguono senza esitare quel che possono introdurre, acclimatando e migliorando le cose loro con cure costanti.

Perché non seguire questo esempio e non riprendere da loro quel che abbiamo lasciato andare perduto?

Io non condivido il parere di eminenti scrittori e di grandi cacciatori che stimano che le razze inglesi non possano convenire alla maggioranza dei cacciatori francesi, e credo che il loro errore sia grande così come lo credo commesso in buona parte.

Essi hanno non di meno sotto gli occhi, ogni giorno, un esempio di quel che possa l’acclimatazione di una razza straniera in una nuova contrada, ed i risultati che una particolare educazione dà in due o tre generazioni soltanto.

Vi fu un tempo circa vent’anni fa, in cui si fece un gran parlare intorno a una razza di cani che vennero battezzati in seguito “bracchi di Saint-Germain”. Erano dei pointers bianco-arancio, importati direttamente dall’Inghilterra verso il 1820 dal Sig. Gradin, primo cacciatore del re. Questi cani divennero ceppo di razza e vennero tosto classificati, data la nostra facilità ad etichettare con il nostro marchio francese, bracchi Saint-Germain. La varietà pura, seguita, migliorata in un canile, esiste? Non possiamo affermarlo, ma ne dubitiamo. Quelli che abbiamo visto presentare alle esposizioni come cani detti bracchi Saint-Germain s’allontanano dal tipo primitivo. Ma abbiamo conosciuto dei discendenti diretti dei cani importati, che, nelle mani delle guardie per venticinque-trent’anni, erano divenuti docili, facili, in grado di cacciare nel bosco a tiro di fucile; insomma dei “desideratum” per eccellenza dei cacciatori francesi.

E il pointer bianco e arancio importato dal Sig. De Girardin era forse una razza particolare? No, mille volte no, non vi sono razze particolari di pointers, ma delle varietà di differenti colori.

Abbiamo, tante volte, sperimentato la cosa ed il risultato è sempre stato lo stesso. Il cane di buona razza pointer inglese, addestrato secondo il metodo francese, è l’equivalente assoluto del bracco francese, al più, dopo due generazioni, e spesso dalla prima, se si è avuta cura di scegliere il proprio allievo tra le varietà che più si allontanano dal sangue fox-hound.

Qui sta la reale importanza dei pedigree, vale a dire di una genealogia autentica in cui sia fedelmente riportata la successione degli ascendenti del soggetto. Ma l’autenticità risulta ben più dal valore della sottoscrizione che afferma questa autenticità che nel pedigree stesso.

La “certezza” di un certificato di origine non deve essere ricercata nel fatto che sia stato rilasciato in un certo paese, ma ricavare, dalla firma che lo certifica, la tranquillità che lo stesso abbia buone probabilità di essere autentico, perché il firmatario può essere stato egli stesso ingannato.

Vediamo ogni giorno dei pointers perfettamente puri cacciare con estrema saggezza, ed è fuori di dubbio che la conservazione di queste razze introdotte non dipende che da accoppiamenti giudiziosamente scelti da una razionale consequenzialità nella scelta delle fattrici degli stalloni.

Abbiamo sottoposto un giorno, a degli increduli o scettici per partito preso, dei pointers di pura origine inglese che, per la loro cerca prudente, la loro apparenza, erano l’esatta riproduzione dei nostri vecchi bracchi bianchi e marrone, cani di prim’ordine che avevano semplicemente acquisito, sotto le intelligenti direttive dei nostri vicini, un modo di cacciare più brillante e delle qualità di naso superiore. Accanto a questi animali, presentammo loro un cane e una cagna di razza detta Dupuy, e l’esame di questi soggetti non portò, per gli esaminatori, che a un risultato assolutamente contrario alle loro affermazioni, poiché indicarono i tre cani inglesi e i due francesi come appartenenti alla stessa razza.

Ci sarebbe facile citare venti nomi di cacciatori sperimentati che impiegano oggi e detengono bracchi inglesi di razza pura perché trovano in loro tutte le qualità che non riscontrano più nelle nostre razze imbastardite.

Accanto a questi pointers, che sono pressoché il facsimile dei nostri vecchi bracchi, troviamo la primitiva varietà di cani inglesi dalla grossa testa quadrata, dagli occhi a fior di testa, un po’ affioranti dalle orbite, dalle ferme distinte, dal garretto e dalle leve possenti, che ricordano le varietà di cani di Saint-Germain che esistevano trent’anni fa.

Citeremo i cani blu del Galles e i pointers neri e fuoco di Scozia come di qualità superiore, ma pressoché introvabili, oggi. A stento qualche tipo imperfetto figura ancora in Inghilterra sui banchi delle esposizioni di provincia. Niente uguagliava la finezza del naso di questi ammirevoli cani, il loro vigore, la loro cerca a grande velocità interrotta da ferme folgoranti. Quello era l’animale creato per scoprire la selvaggina a grande distanza, senza imporre al cacciatore marce eccessivamente faticose. Addestrati in Inghilterra, questi animali non si confanno affatto ai campi chiusi di Bretagna, di Vandea, d’Anjou, limitati da siepi. Per utilizzarli nelle grandi pianure ovvero nel bosco, occorre un’abitudine speciale di impiego di questi animali e conoscere la loro educazione, basata su principi del tutto speciali.

E’ questa mancanza di conoscenza che ha certamente accreditato un’opinione sfavorevole ai cani inglesi in genere. Lo ripeto, il cane addestrato in Inghilterra non può essere facilmente portato in terreni illimitati ed aperti che da un cacciatore che abbia una perfetta conoscenza del loro addestramento, per ottenere il massimo dalle loro qualità. Possono, al contrario, diventare eccellenti ausiliari per l’Ovest della Francia.

E’ un addestramento completamente diverso da quello cui siamo abituati. Il pointer o il setter che riporta la selvaggina uccisa o ferita è l’eccezione in Inghilterra, dove chi spara è servito generalmente da un cane speciale da diporto: il retriever. Ho già detto che questo modo di cacciare era poco praticabile in Francia, ma è certo che è quasi impossibile ottenere, da un cane che deve riportare e fermare, l’obbedienza passiva, l’abbandono di ogni volontà e quasi del tutto l’iniziativa che gli Inglesi esigono dai loro cani.

Vediamo ogni giorno dei setters e dei pointers addestrati al riporto, e, se i primi apprendono quasi naturalmente questo esercizio, abbiamo, tra i secondi, incontrato pochi esempi che ne siano completamente refrattari. I setters hanno in modo molto generalizzato e naturalmente il dente dolce. Diremo più avanti in che modo gli addestratori inglesi agiscano per moderare, nelle lezioni di riporto, le contrazioni brutali delle mascelle dei loro allievi, in modo da evitare “il dente duro”.

Ecco dunque quali sono i pointers attualmente esistenti. Ci sembra di poter confutare nettamente le accuse portate contro i cani inglesi, stabilendo che una delle varietà più ricercate erano i bracchi Saint-Germain, che altro non sono che i cani inglesi importati in Francia dal primo cacciatore del re Carlo X.

Non sapremmo troppo insistere su questo argomento indiscutibile, perché è al tempo stesso la prova schiacciante di quel che può l’educazione su di una razza importata allo scopo di renderla adatta ai costumi di un paese.
Perché mai i setters ed i pointers attuali non potrebbero adattarsi bene come i pointers del 1820 alla nostra caccia e alle nostre abitudini? Perché mai l’educazione dovrebbe avere meno influenza sulla loro natura e sulla loro intelligenza?

Non è forse cento volte dimostrato che più gli animali sono diretti dall’intelligenza dell’uomo verso uno scopo, più assimilano e più trasmettono ai loro prodotti lo sviluppo delle facoltà ricercate dal loro proprietario?

Non si vede già ogni giorno, nel Nord e nell’Ovest della Francia, là donde gli Inglesi hanno importato le loro razze di cani, i rimarchevoli prodotti che esistono nelle mani dei vostri cacciatori di provincia, che, peraltro, non hanno fatto altro che incrociarli con le loro varietà più o meno imbastardite dalla consanguineità?

Il cacciatore francese, noi lo affermiamo, può trovare in Inghilterra il Bracco Saint-Germain bianco e arancio puro, che non troverà più in Francia altro che imbastardito, sotto il nome di pointer bianco e arancio. Vi troverà le altre varietà che ho citato e principalmente i cani bianchi e marrone.

Ogni famiglia ha le sue eccezioni. Sono i cani neri e fuoco ed i cani blu che, tra le numerose varietà di pointers, sono attualmente i più rari. I cani di questo colore sono grandi, pesanti e con qualità di caccia nettamente superiori, ma, l’abbiamo detto, cominciano a sparire e non si trovano quasi più che in Scozia e nel fondo della Cornovaglia o della Regione del Galles.

Termineremo questa valutazione della razza dei pointers classificandoli come bellezza e meriti al secondo posto. Per noi, il setter di gran razza è il primo cane da ferma che esista al mondo, per la caccia in Francia, quando è del vecchio tipo e non di una varietà che abbia subìto le trasformazioni volute dai giudici d’esposizione, perché si adatta ad ogni genere di caccia, perché ha il vigore delle membra, la finezza del naso, e, nella varietà del Gordon, una resistenza al caldo quasi pari a quella del pointer.

Le origini primordiali dei cani offrono un vasto campo alle supposizioni e ciascuno è libero di “far galoppare” le proprie. E’ tuttavia evidente che appartiene all’istinto del cane seguire una pista servendosi dell’odorato e che la ferma non è che una qualità acquisita, sviluppata, dell’addestramento attraverso numerose generazioni.

Abbiamo visto cani da pastore addestrati alla ferma, e dei bassets fermare i conigli, e possediamo un fox-terrier che ferma e riporta come un cane da ferma di prim’ordine.

Questo è stato l’inizio di tutte le diverse razze. Conosciamo oggi i loro diversi gradi di perfezione, ed è fuor di dubbio che, poiché l’uomo ha creato il cane da ferma, egli può modificare e adattare alle proprie necessità, attraverso l’addestramento e gli incroci, la razza inglese che vorrà introdurre nel proprio canile, se non la trova sufficientemente adatta alle proprie esigenze. Per noi il problema è risolto; il nostro convincimento è fatto. Pensiamo che dalla discussione e dallo studio non possano nascere che interessanti esperienze ed è la ragione che ci ha indotto a sviluppare così a lungo i risultati delle nostre, nella speranza di essere utili a coloro che esitano e non sanno su quali ragioni basare la scelta che vogliono tentare tra i cani inglesi, dopo tutte le disillusioni di cui li hanno saziati le razze imbastardite che la nostra negligenza ha lasciato perdere. Un cacciatore d’Irlanda ci scriveva, poco tempo fa, che lo stato di rivolta del suo paese contro l’Inghilterra era stata una delle cause della degenerazione delle sue razze di cani. Non bisognava dunque trovare, nei tempi tormentati che attraversiamo, la causa della degenerazione delle nostre?

Le grandi perturbazioni politiche sono poco favorevoli a queste opere pazienti, seguite con amore. La guerra, in Irlanda, aveva disperso i cani che, usciti dalle mani dei loro antichi proprietari, furono incrociati alla ventura. Poi, molti allevatori irlandesi, cacciatori di prim’ordine, cercarono di ricostruire la vecchia razza attraverso la selezione, l’educazione ed accoppiamenti giudiziosi. Adattano alla loro umida contrada, senza tregua battuta dalla pioggia e coperta dalla bruma dell’Oceano, quei cani da palude, che divengono e sono superiori agli altri perché tutte le loro facoltà sono dirette verso questa specializzazione. Se la pace non fosse stata turbata, in Irlanda, è fuor di dubbio che, in trenta o quarant’anni, i discendenti dei setters rossi e bianchi e rossi attuali avrebbero riconquistato la loro antica reputazione e sarebbero una razza fissata senza tema di ritorno al sangue impuro.

Le nostre razze francesi, disperse dalla rivoluzione, sono da circa un secolo sottoposte ad incroci irragionevoli, che la facilità delle comunicazioni ha moltiplicato. Con l’aristocrazia terriera, i bracchi, gli épagneuls, accuratamente tenuti nel canile del castello, divennero proprietà del primo arrivato. Si dispersero per la campagna, come i lupi e le volpi. Si riprodussero tra loro. Grandi bracchi, begli épagneuls, cani da seguita, cani da pastore, tutto questo mondo di avventurieri della razza canina formò un amalgama nel quale fu impossibile trovare il filo conduttore in un dedalo inestricabile.

A pacificazione avvenuta, divenuta la caccia un diritto per tutti, ognuno volle cacciare. Si cercarono dei cani e si presero i primi che si trovarono. Gli uni ebbero la mano felice; altri, che assolutamente ignoravano la qualità volute, perpetuarono la riproduzione di individui bastardi. Fu una confusione inestricabile. Non abbiamo visto cento volte un cane somigliante pressappoco ad un cane da ferma, inseguire, con una voce da cane da seguita, la lepre ferita o mancata dal suo padrone? Non era facile trovare, in questo animale, la mescolanza di una nostra razza di Santonge o di Vandea, briquet o chien d’ordre, con il cane da ferma dei vecchi tempi?

Dove sono attualmente le tracce autentiche di una famiglia di bracchi o di épagneuls francesi?
Qual è il cacciatore che può affermare di avere tra le mani una pura radice delle razze formate nel secolo scorso? Chi è colui che affermerà che i suoi cani sono assolutamente estranei ad ogni incrocio con razza straniera?

Saremmo felici di sbagliarci, ma disgraziatamente, fino ad ora, le nostre ricerche sono state vane, e non abbiamo ritrovato le nostre razze francesi che nei quadri, nella Galleria di Versailles.

Bisogna, oggi, fare in Francia quel che gli Irlandesi fanno per i loro cani. Dobbiamo riprendere dove sono i nostri cani di una volta, e farli riprodurre da noi in modo intelligente e conseguente. Ci occorre questo Kennel stud-book, vale a dire il registro dove sono iscritte in modo autentico, per quanto possibile, le nascite dei cani di razza pura, come sono iscritte le nascite dei nostri cavalli di puro sangue, divenuti celebri quasi come i cavalli inglesi, in meno di un mezzo secolo. Non abbiamo forse dovuto cercare, proprio in Inghilterra, la ricostruzione delle nostre razze equine, e non ne vediamo, ogni giorno, i prodigiosi e felici risultati?

Scegliamo dunque, secondo i nostri gusti o i nostri bisogni, il pointer nero e fuoco e bleu di Scozia o di Cornovaglia, dalla testa quadrata, dal naso sviluppato, dall’orecchio fine e corto, dal mantello di seta che lascia intravedere la carne alle tempie, segno caratteristico della più grande purezza di sangue, o il cane bianco e arancio o bianco e marrone, dalla testa più lunga che larga, dall’orecchio cadente, vale a dire quello che più si avvicina ai nostri vecchi tipi; e siamo persuasi che queste razze, riprodotte a causa nostra, allevate secondo le nostre abitudini, adattate alle nostre cacce, ci permetteranno di nulla più rimpiangere del passato e di vantarci di aver stabilito, nel presente, uno stato di cose certo e al tempo stesso rassicurante per l’avvenire.