lasagna3

Dott. Angelo Lasagna

Probabilmente se dovessimo esprimere le nostre idee sul ”cane e da beccacce” ideale avremmo pareri diversi influenzati da quel particolare cane che abbiamo avuti in un determinato periodo, dalle zone che abitualmente frequentiamo, dal nostro passato cinofilo, dal nostro modo di intendere il connubio cane-cacciatore, da come viviamo la caccia…Anche il fine ultimo della giornata venatoria è cambiato nel tempo. Siamo cresciuti attorniati da foto di nonni, padri, famosi cacciatori, che mettevano in bella mostra importanti carnieri, cartucciere doppie, cani grossolani nei lineamenti che facevano più da contorno che da primi attori.

Il centro dell’attenzione erano i cacciatori e la loro bravura veniva evidenziata dal numero delle beccacce mostrate con trionfalismo ed orgoglio. Andare a caccia era assolutamente normale, come era normale uscire da casa con la doppietta a tracolla, cartucciera in bella mostra ed entrare al bar a prendere un caffè prima di salire in auto.

I tempi sono cambiati, il vivere comune è cambiato, la qualità di vita è divenuta metro non solo dei risultati terapeutici delle varie soluzioni chirurgiche, ma della nostra soddisfazione, delle nostre difficoltà, del nostro modo di esistere.

La caccia è in declino e la cinofilia è cresciuta divenendo, al di fuori delle aberrazioni, motivo di esistenza della caccia stessa. Non è un concetto filosofico, ma sono assolutamente convinto che essendo scomparsi i motivi di predazione della caccia stessa, questa può avere un senso solo se è fine ultimo di una azione cinofila, di una armoniosa intesa uomo-cane inserita nella natura. Così se pensiamo al cane da beccacce, non lo vediamo più come mezzo di predazione, ma solo come viatico per poter realizzare quel nuovo modo di intendere l’azione venatoria che è fatto di ingegno e lavoro del cane, passione dell’uomo, sintesi di una combinazione che si può concludere con lo sparo là dove è solo se il tutto si è realizzato nel modo idoneo.

Intelligenza e fondo sono due doti che non possono assolutamente mancare nel cane impegnato in habitat particolari di montagna e bosco.

È fuori luogo che analizziamo qualsiasi altra dote se un cane non ha le doti atletiche, l’energia cerebrale e la tenacia necessarie per girare attivamente tutto il giorno. Se dopo un’ora il cane ciondola tra i piedi a nulla serviranno doti olfattive eccelse, senso del selvatico, consenso spontaneo…

Su di un cane che lavora tutto il giorno cercando energie residue nei momenti più caldi e difficili della giornata, possiamo costruire molto; se l’azione e la cerca sono condizionate dalla ricerca dell’acqua o dal rifiuto di salire, possiamo tornare a casa in fretta prima di avvilirci più del dovuto.

L’intelligenza, come nell’uomo, è parte integrante e propositiva della vita. Le intuizioni, il cosiddetto “senso del selvatico” la scelta spontanea di zone da esplorare che hanno un habitat ideale per il selvatico sono, a mio avviso, unicamente espressioni intelligenti di un cane che ha capito cosa fare e come farlo nel migliore dei modi.

Lo stupido, l’insulso, il mediocre potrà trovarvi una beccaccia particolare solo per caso, per pura fatalità. Il cane che lascia la cerca impostata in una determinata direzione per andare a visitare un sito in tutt’altra zona, come guidato, attratto, da un impulso interiore è un cane intelligente che ha capito dove vivono le beccacce, come si comportano, e lascia la monotonia di un bosco sempre uguale per cimentarsi con se stesso, per vedere se aveva ragione di esplorare quel particolare luogo.

Che belle queste intuizioni che non sono mai fortuite, ma sempre dettate da una voglia consapevole di non sprecare energia in terreni insipidi e di caparbiamente voler incontrare la beccaccia.

L’olfatto è una dote importante. Molti cani di non grande naso possono, col tempo e l’esperienza di anni di caccia, sopperire a doti olfattive non eccelse con altri meccanismi cerebrali. Se la sensibilità olfattiva è molto buona quel cane potrà darci grandi soddisfazioni! Più che l’olfatto è importante la sensibilità olfattiva, il saper discernere tra emanazioni presenti o passate, capire e far capire se il selvatico è ancora lì, a quanta distanza e cosa sta meditando.

Queste peculiarità possono essere migliorate all’addestramento, soprattutto quando il cane è giovane e non ha ancora acquisito abitudini difficili da rimuovere.

Cane e cacciatore debbono intendersi, comunicare, farsi capire reciprocamente.

Il consenso deve essere assolutamente solido. È impensabile di andare a servire un cane preoccupati di cosa farà il compagno di coppia. Al di là della soddisfazione di vedere un cane che a distanza, senza avverti- menti rumorosi, spontaneamente consente, è una dote necessaria per cacciare tranquilli ed in silenzio. Molti cinofili hanno selezionato cani che trasmettono questa dote e l’addestramento, tra l’altro, si facilita molto.

Il riporto, ma ancor più il recupero, sono doti importanti che si possono insegnare in cortile e, con pazienza, durante la caccia facendo riportare selvatici abbattuti ed invogliando il giovane allievo con piccole ricompense.

Non c’è cosa più brutta di abbattere un selvatico e lasciarlo ferito o disperso nel folto. È un tormentone che ci portiamo dentro per giorni lasciandoci l’amaro in bocca di non avere un cane che recupera!

Non ho dimenticato lo stile, ma ho lasciato per ultima questa dote poiché, nella caccia, non è essenziale.

Lo stile è armonia, compostezza, espressione estetica oltremodo soddisfacente.

Una volta che abbiamo “costruito” il cane da beccacce non possiamo privarci del piacere di un buon galoppo, una ferma espressiva, una guidata emozionante.
Ne va della qualità della vita !