cora-6Le riflessioni di un allevatore di Pointer sui problemi che affliggono la razza e che determinano la disaffezione dei cacciatori.

Dopo una settimana di tribolazioni, costellata di file di auto bloccate nel traffico, di corse contro il tempo tiranno che non basta mai, finalmente arriva la domenica ed un cinofilo come me si sveglia all’alba per andare ad assaporare le gioie della propria passione cinofila: ed invece spesso sprofondiamo nelle più cocenti delusioni, che nel caso mio nascono dalla constatazione che la razza del mio cuore – cioè il Pointer – ahimé spesso non è il cane “completo”, con tutte le doti necessarie a fornire le soddisfazioni a cui il vero cacciatore aspira.

E se mi guardo attorno vedo allevatori che decantano caratteristiche non solo venatoriamente insignificanti, ma addirittura deleterie, a dispetto di quel che i “cartellini” ottenuti nelle prove vorrebbero dimostrare, con l’unico effetto di confermarmi la convinzione dell’infelice momento che la razza sta attraversando. Prova ne sia il continuo rincorrere il ricordo dei cani di ieri, quale esempio ed obbiettivo di come dovrebbero essere i cani di oggi, col risultato che – invece di guardare avanti in cerca di qualcosa di nuovo – ci si ostina a rincorrere il passato. Ad aggravare questo quadro hanno contribuito il desiderio di protagonismo e la voglia di emergere di chi voleva raggiungere traguardi velocemente, rincorrendo obbiettivi diversi col risultato di compromettere l’unità di indirizzo del Pointer. Ha così preso corpo la corrente di allevatori che mirano a produrre Pointer corridori ad oltranza, dotati di un carattere che consente di meccanizzarli facilmente mediante il dressaggio più drastico, che fermano la selvaggina se la trovano sul loro monotono percorso, ma senza un preciso intento di ricerca, con una spettacolare ampiezza d’azione anche se ciò va a detrimento della versatilità grazie alla quale lo stesso cane dovrebbe essere in grado di cacciare anche su terreno coperto … e non solo dove è possibile mettere in mostra la sua grande velocità; per quegli allevatori quindi non conta la sviluppata intelligenza venatoria che produce quelle belle puntate tipiche del cane “Inglese”, dell’incontrista spinto dalla voglia di usare l’istinto, la fantasia e la ferma volontà di andare a punto anche nelle condizioni più difficili. Un’altra corrente di allevatori è invece animata dalla sola finalità di produrre cani da carniere, anche se brutti, con appiombi difettosi, linee dorsali spezzate e movimento di coda da Continentali. E come non bastasse, c’è anche chi mira a far nascere cani da ring, con teste imponenti, bei mantelli, appiombi in standard e tutto il resto…. salvo le doti venatorie che sono la ragione d’esistere del Pointer. Con ciò non voglio colpevolizzare tutti i cinofili che operano nella sfera del Pointer, né ho la presunzione di esser io a dettar legge: il mio scopo è solo di incoraggiare l’umiltà di tutti noi nel riconoscere i nostri errori ed i meriti di chi guarda avanti con la determinazione necessaria a creare un Pointer nuovo e che impegna tempo e denaro nella ricerca di questo ideale, ovvero di un cane che soddisfi le aspettative degli appassionati cinofili/cacciatori, che riconquisti chi ha abbandonato la razza e rieduchi chi si è fatto un’idea errata di come deve essere il Pointer. L’obbiettivo a cui mirare dovrebbe essere un aspetto morfologicamente piacevole e coerente con lo standard (perché senza tipicità morfologica non esiste la razza, perché la costruzione è funzionale al corretto movimento, perché la classe è anche nel portamento di coda), dovrebbe essere quello di un Pointer dotato di carattere sobrio – né troppo esuberante, né introverso – così da non creare problemi con chi con lui convive, con chi lo presenta sul campo o in viaggio, ed anche perché un buon carattere aiuta il cervello. Ma è fondamentale che questo obbiettivo includa la disposizione ad una cerca “attaccata al naso” così da ottimizzare la capacità di fermare, cioè modulando l’andatura in funzione di accertamenti olfattivi, di risalite a testa alta verso emanazioni sospese nel vento (ed in assenza di brezza, per non perdere il selvatico, a volte di accettare il compromesso di seguire la passata col naso a terra). Non so se queste mie idee siano condivise da alcuni giudici e dai più influenti allevatori della razza ed è proprio per questo che – con la testa più dura di un mulo – ho dedicato gli ultimi quindici anni allevando e scartando per ottenere finalmente un paio di Pointer che corrispondono agli ideali che ho illustrato più sopra, consapevole che molti sono i cacciatori generici (e più ancora i beccacciai ed i beccaccinisti) che hanno abbandonato la razza, che rimpiangono il tipo di Pointer che vorrebbero e non trovano più. Quindi non diamo la colpa al fatto che non ci sono più le starne, non nascondiamoci dietro un dito: rimbocchiamoci le maniche ed affrontiamo i veri problemi che sono di fronte a noi. E per finire scambiamoci un cordiale “in bocca al lupo!”.