CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Biografia e fotografie concesse dal nipote Ettore Garavini

12191000_503090643196594_2152064011615484070_nIl cavaliere Ettore Garavini nasce il 25 settembre 1900 da una famiglia di proprietari terrieri, a San Pancrazio nelle campagne del Ravennate. Suo padre Egisto, oltre a seguire i terreni, era molto attivo nel commercio di prodotti alimentari, ovvero, tutto ciò che derivava dai poderi e dagli allevamenti di bestiame. La madre Anna era impegnata nel gestire una grande bottega di generi vari, quelle di una volta, con tanti magazzini che circondavano l’aia nel retro dell’abitazione. E poi c’era Dante, il fratello, più giovane di Ettore di cinque anni. Insomma, un ambiente dove c’era molto movimento.
Entrambi i fratelli, Ettore e Dante vennero da subito folgorati dalle novità tecnologiche dell’epoca: motociclette, automobili ed aeroplani. Questo portò Dante ad intraprendere gli studi di ingegneria al politecnico di Torino ed Ettore ad impegnarsi attivamente nel mondo delle competizioni motoristiche, come pilota di moto Indian e Harley Davidson (di cui fu anche concessionario) e fondatore del Circuito del Savio, dove allora si poteva ammirare il fenomeno Tazio Nuvolari e un ragazzo ancora sconosciuto di nome Enzo Ferrari.12141671_499400610232264_2619264026357213809_n
Il Fratello Dante, dopo un’esperienza a Milano come ingegnere della Bianchi Automobili, tornò a San Pancrazio e fondò assieme a Ettore un’azienda di macchine agricole: aratri, seminatrici, erpici, motocoltivatori ecc… che presto ebbe successi sia nazionali che internazionali. Nel frattempo Ettore si era fatto la sua famiglia, si era sposato con Alessandra (figlia del Procuratore di Ravenna Giuseppe Mascanzoni) e da lei aveva avuto due figli, Rosanna e Raffaele.
A questo punto, dopo aver raccontato il ‘contesto’ possiamo andare a parlare della parte centrale della vita del Cav. Ettore Garavini, ovvero la caccia, in particolare quella per la beccaccia. Un vero e proprio amore smisurato che lo ha portato ad inseguire ‘La Regina del Bosco’ in ogni angolo d’Europa. Usava dire: “Parto tal giorno e non so quando tornerò…” e così via per mesi e mesi in Spagna, Francia, Inghilterra, Irlanda, Svezia, Finlandia, Belgio, Olanda, Germania… E poi Danimarca, Jugoslavia, Grecia, Austria, Ungheria… Tutto in auto, assieme ai suoi fedelissimi.
Alla caccia Ettore abbinò lo studio, molto studio, amava definirsi un ‘cacciatore-ornitologo’, riceveva riviste specializzate da ogni parte del mondo, incontrava esperti di biologia della selvaggina, intratteneva rapporti epistolari con essi e soprattutto acquistava qualsiasi tipo di testo esistente in materia. Tutte queste esperienze, le battute di caccia e gli studi scientifici, si manifestarono assieme nel 1938 nel suo primo libro intitolato “La Beccaccia”. Da allora tale volume vide diverse ristampe, venne anche tradotto in lingua spagnola (“La Becada”), nel 1957 poi arrivò nelle librerie “Beccacce e Beccacciai”, un successo grandissimo (fu tradotto anche in francese) e anch’esso oggetto di diverse ristampe, tutt’ora reperibili.12190038_503088476530144_6662059481639932353_n
Il Cav. Ettore nel 1960, questa volta in qualità traduttore e di editore (Edizioni Cinegetiche Garavini) ripubblicò un famosissimo volume francese del 1869 di TH. Polet De Faveaux dal titolo “Il Cacciatore di Beccacce”, considerato una pietra miliare per tutti i cacciatori (questo praticamente introvabile nella versione italiana del 1960). Sorvolando sui tantissimi articoli da lui scritti per la stampa specializzata, Ettore Garavini diede un altro contributo alla salvaguardia e alla divulgazione della corretta attività venatoria fondando nel 1975, assieme ad altri illustri esponenti del settore, il ‘Club della Beccaccia’ di cui ne divenne da subito presidente. Associazione ancora oggi molto attiva e che conta diversi iscritti.
Privatamente il Cav. Ettore Garavini negli anni aveva realizzato un vero e proprio museo ornitologico con oltre mille esemplari imbalsamati provenienti da ogni angolo del pianeta, molti dei quali rarissimi, senza contare la biblioteca scientifica con oltre 1.200 volumi. Entrambe le collezioni erano pubblicamente considerate di altissimo valore, tanto che nei primi anni ottanta trovarono nuova collocazione presso l’Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina di Bologna.
Una vita, quella del Cav. Ettore, sempre in movimento, sempre a contatto con il prossimo, che si è poggiata su due importanti pilastri: l’amicizia e il rispetto. Il suo gruppo denominato “La Squadraccia” era praticamente la sua seconda famiglia, hanno vissuto sempre insieme, hanno fatto le migliori esperienze di caccia possibili, forse non più replicabili nel nostro contesto contemporaneo, per questo probabilmente più interessanti.
Al termine di una vita così movimentata, Ettore subì il contrappasso dell’immobilità a causa di un’artrosi e ripeteva sempre ai suoi amici “Non sopporto tale infermità, non la sopporto!” e chiudeva… “Sopporto solo in un modo: pensando che questo male me lo abbiano mandato le Beccacce che ho cacciato.”

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1 Comment

  1. Enrico de Sortis

    Garavini, uomo e cacciatore di altra epoca.
    Direi coetaneo di mio padre nato nel 1909 e grande appassionato dell’ars venandi così come lo era il Garavini. Uomini d’altri tempi, che rispecchiavano nella loro passione la caccia l’uomo gentiluomo, il cacciatore galantuomo. Non erano specialisti, lo siamo noi che non abbiamo più nulla, ma loro su caccia e cani ne sapevano tanto.

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