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Foto di Lucio Scaramuzza

Era da alcuni mesi che avevamo deciso di partire per la Penisola di Kola, Paolo ed Eugenia avevano avuto dei contatti che ritenevano interessanti, ne avevamo parlato a lungo e avevamo deciso di andare a vedere cosa c’era , anche in fatto di caccia.

A dire il vero tramite internet ero riuscito a trovare foto e filmati (soprattutto di pesca al salmone, la penisola di Kola è famosa in tutto il mondo per questo) e mi ero fatto una vaga idea del territorio , per molti aspetti simile alla Lapponia svedese.

Anche quello d’altro canto era territorio lappone e confinava a nord-ovest con i territori lapponi della Norvegia e della Finlandia.

Il periodo in cui avevamo deciso di partire doveva essere la fine d’agosto, ma Paolo ed Eugenia con altri quattro erano partiti a metà agosto, incuranti delle zanzare.

Là i telefoni non funzionano, (per fortuna) ma era indispensabile il telefono satellitare per ogni evenienza, però quello che avevano acquistato Paolo ed Eugenia funzionava malissimo , si erano fidati della compagnia dei telefoni italiana … invece le guide russe che ci accompagnavano con il loro, telefonavano perfettamente.

Nei giorni, prima che riuscissero a mettersi in contatto con noi, eravamo un po in apprensione, come mai non si facevano sentire? come mai non si riusciva a chiamarli? poi finalmente ricevetti una telefonata, che a dire il vero non risolse i nostri dubbi, non si capiva molto, la comunicazione era intermittente , capii solo che il telefono non funzionava,(e questo lo avevo immaginato già da prima) ma che andava tutto bene….come salute?…come caccia?…chi lo sa al momento non riuscii a capirlo.

Poi quando sono rientrati in città a Murmansk finalmente abbiamo potuto parlarci tranquillamente, e Paolo che è una persona corretta, mi dice che pernici ce n’erano poche, invece qualche gallo lo si trovava, non lo sentii particolarmente entusiasta e dopo averci pensato un giorno intero decisi di non partire e lo comunicai agli amici, che invece optarono per la partenza.

Per fortuna Paolo mi richiamò ed insistette, d’altro canto, continuando a ripensarci, non mi sembravo bello nei confronti degli altri e quindi senza dire nulla a Carlo e a Cesare, poche ore prima del volo ci ripensai e decisi nuovamente di partire.

Siccome più di 5 cani per volta non li accettavano sul volo, io e Riccardo partimmo un giorno prima, Cesare Carlo con suo figlio Paolo sarebbero partiti il giorno dopo.

Arrivammo a Murmansk ed ad attenderci trovammo Paolo ed Eugenia, la presenza di Eugenia in questo primo viaggio é stata fondamentale, loro parlano solo il russo e se non ci fosse stata lei le cose non sarebbero sicuramente andate così lisce .

Io e Riccardo con Paolo ed Eugenia in attesa di Cesare e Carlo girammo un po per la città, città in perfetto stile sovietico con quei palazzoni prefabbricati e fatiscenti mezzo scalcinati che non capisci come ci si possa vivere, in oltre questa città che è stata la sede della flotta russa soprattutto dei sottomarini nucleari ospitava 750.000 abitanti ora ne ospita esattamente la metà per cui ha dei quartieri completamente fantasma che aggiungono tristezza ad una visione già di per se non molto allegra.

Dormiamo in uno strano albergo, per carità pulito e con camere più che decorose ciascuna con il proprio bagno, la stranezza di quest’albergo consiste nel fatto che pur essendo a cinque minuti a piedi dal centro, ha a ridosso una collina con una pista da sci che scendeva alla sue spalle arrivando proprio sul piazzale dell’albergo, penso che d’inverno si possa andare direttamente in centro con gli sci ai piedi.

Quest’anno che anche loro ci dicono sia stato un anno particolarmente freddo soprattutto in primavera, hanno sciato fino a giugno, ma purtroppo é stata anche la causa delle morte di quasi tutte le covate di pernici e per questo ne abbiamo trovate poche e molto tardive o solo coppie di adulti .

Però in questa strana città sicuramente non bella sicuramente un po fatiscente troviamo inaspettate, due cose nuove e forse migliori che da noi .

Troviamo quelli che io definisco i nuovi monumenti del ventunesimo secolo …grandi distributori di benzina modernissimi e grandi centri commerciali di tre quattro piani nuovissimi e ultra moderni, ascensori, ristoranti con l’immancabile pizza, bar, negozi di ogni genere, con le firme della moda più prestigiose, soprattutto italiane.

Troviamo anche un modernissimo negozio di pesca con dentro ogni ben di Dio, dalla barca alla tenda, abbigliamento tecnico di altissimo livello, coltelli torce di ogni genere e soprattutto un’ampia scelta delle più sofisticate esche sia per lo spining sia per la pesca a mosca.

Siamo andati anche in un grande magazzino per prodotti alimentari con dentro di tutto, frutta, salmoni freschi, le migliori cioccolate come la Lind, la pasta Barilla, birre, vini italiani e francesi, tutte le migliori marche di Whisky , Rum, Cognac e l’immancabile Wodka.

Abbiamo così fatto un po di spesa e debbo dire che le bottiglie di vino alla sera a cena hanno contribuito a farci passare una buona serata, con il cibo sempre buono che veniva preparato dal nostro cuoco con un abilità che rasentava i giochi di prestigio, preparava infatti per 11 persone con due fuochi a gas, dove noi non saremmo capaci di cucinare due uova.

Quando nel pomeriggio torniamo da caccia troviamo sempre una bella zuppa calda, il Borsch, o la zuppa di pesce freschissimo appena pescato, o la zuppa fatta con il brodo di cedrone, questo ti aiuta , ti scalda e ti permette di riposare bene in attesa della cena.

Ma é anche il momento per ricordare ancora a caldo le grandi azioni di caccia che abbiamo appena vissuto, é un modo per prolungare con gli amici dei momenti bellissimi e assolutamente indimenticabili, prendendoci in giro per le inevitabili padelle , o complimentandoci per le catture che qui, sono sempre assolutamente prestigiose.

Il giorno dopo arrivano Cesare, Carlo con suo figlio Paolo al suo debutto, tutto si aspettano, meno di trovarmi in aeroporto ad aspettarli e restano basiti, erano rimasti che io non partivo e quando mi vedono aprono due occhi così , al di la del bancone, mi interrogano con lo sguardo come a dire cosa fai qui?

Ci ho ripensato e mi son detto “poi quei ragazzi si perdono….e allora all’ultimo ho deciso di venire…” ci abbracciamo felici.

Qui a differenza di Mosca le pratiche doganali sono semplici e veloci e dopo aver caricato il tutto su di un capace pulmino, andiamo a mangiare un boccone in un ristorante tutto con almeno dieci galli-cedroni imbalsamati, appesi alle pareti, un orso, un ghiottone, una testa d’alce e qualche pernice qua e là…Paolo ci fa entrare subito nell’atmosfera della taiga… comunque dobbiamo sbrigarci perché dobbiamo fare quasi 140 km per andare a prendere l’elicottero, che con un volo di circa 40 minuti ci porterà finalmente alla nostra base in riva ad un lago.

L’elicottero e davvero grande, dieci cani undici persone viveri e bagagli, più tre persone dell’equipaggio.

Sorvoliamo territori che dall’alto ci sembrano bellissimi, laghi, fiumi, foreste, grandi radure caratterizzano il paesaggio, non una strada, non una pista sono territori immensi senza la presenza dell’uomo .

Venendo noi da un paese molto, anzi troppo antropizzato, trovo questo paesaggio bellissimo anche se, proprio perché così immenso e così privo di alcun segno di presenza umana, dà un senso d’impotenza e incute, almeno a me, anche un giusto timore reverenziale.

Atterriamo in mezzo alla vegetazione su un piccolo spiazzo, delimitato da 4 bandierine bianche a fianco di un acquitrino, non vediamo niente, niente case, nessun segno di presenze umana, solo un sentiero che ci porta verso un bosco di betulle e abeti, ci fanno scaricare velocemente l’elicottero e ripartono immediatamente, guardiamo l’elicottero allontanarsi e ci troviamo in una grande radura con un tempo piovigginoso, con attorno armi e bagagli e i cani che abbaiano perché vorrebbero essere liberati, mi guardo attorno e vedo Paolo che raccolta una valigia s’avvia verso il bosco, cerco velocemente di seguirlo dopo aver raccolto anch’io una valigia e finalmente “girato l’angolo” intravedo i tetti blu cobalto di una casetta, che scopriremo poi essere la sauna, elemento indispensabile per ogni russo, a cui non é disposto rinunciare, (per fortuna aggiungo) poi sempre con i tetti blu e le pareti gialle c’è ne è un altra un po più grande, dentro c’è la stufa a legna e dei letti comodi, sarà casa nostra, mia di Carlo e Cesare, Paolo ed Eugenia hanno una casetta da due e lo stesso per Riccardo e Paolino… loro non russano .

C’è poi una casa tutta in legno, sicuramente la prima costruita, che fa da cucina e da sala da pranzo e dove dormono le guide.

Finalmente siamo sistemati, il posto ha un fascino assolutamente unico, c’è tutto quello che serve e ci rendiamo conto che più immersi nella natura di così penso sia difficile, nessuno ci ha ancora detto nulla, ma tutti ci rendiamo conto che nessuno si meraviglierebbe se ci si trovasse con un cedrone che passeggia tranquillamente davanti a casa.

Liberiamo i cani che stanchi di essere nelle cassette da due giorni sono nervosi e irrequieti e hanno bisogno di sfogarsi, Miss ed Emma ritornano di corsa verso l’acquitrino dove era atterrato l’elicottero corrono come pazze e nel bel mezzo di questa grande radura, sfrullano un beccaccino, poi vedo Miss rallentare prendere una passata e fermare io sono a150 mt faccio 10 passi e vedo davanti a Miss involarsi un croccolone che se ne va pigramente inseguito da Miss e finalmente dopo averle fatte sfogare, riesco a recuperarle e a portarle verso casa.

Le giornate di caccia sono state tutte belle abbiamo sempre incontrato cedroni, ma i maschi sono difficili, corrono a piedi velocissimi come é difficile immaginare e i cani giovani fanno fatica e spesso li perdono, abbiamo cacciato attorno al lago, che non è proprio una pozzanghera ci dicono che è lungo 15 km ed essendo molto frastagliato avrà un perimetri di almeno 50 km.

Alla fine nei sei giorni di caccia fra tutti ci rendiamo conto che forse ne avremo fatto passare si e no un decimo senza contare che non ci siamo mai allontanati più di due-tre di km dalle sponde del lago.

La maggior parte del territorio è sicuramente rimasto inesplorato .

Tramite Eugenia veniamo a sapere che qui non ha mai cacciato nessuno e comunque di pernici ce ne sono davvero poche, o meglio troviamo le copie che se avessero portato a termine le covato ci sarebbe stato da divertirci sicuramente.

Quest’anno a giugno c’è stata neve e ghiaccio come non succedeva dal 1892, così ci dicono gli accompagnatori, e le covate soprattutto delle pernici, sono andate male o sono in grande ritardo.

Il primo giorno anche per prendere confidenza con l’ambiente cacciamo attorno a casa, parto con Miss che dopo meno di mezzora aggancia un cedrone e lo tiene per almeno un quarto d’ora con ferme e guidate per almeno 150 mt poi s’infila nello sporco e lo sento partire a 30mt circa procurandomi subito una grande emozione, dopo un paio d’ore torno alla casa e prendo Emma è importante che tutte e due scarichino tutta l’adrenalina e il nervosismo accumulato, poi sarà tutto più facile, anche lei Emma, dopo poco tempo, la trovo ferma e quando le arrivo vicino comincia subito a guidare, cerco di anticiparla ma dopo un bel po che guida, un cedrone mi parte a non più di 15 metri naturalmente nel folto, non vedo nulla anche se la guida mi urla e mi fa segno allargando le braccia che si tratta di un grande maschio che naturalmente lui ha visto benissimo.

Sono comunque felice i galli ci sono davvero e prima o poi capiterà sicuramente l’occasione, la cosa che conta davvero é che i cani facciano bene, per il resto penso che qualcosa succederà.

Alla sera a tavola c’è molta euforia tutti hanno visto cedroni e qualcuno ha pure sparato i commenti sono improntati a qualche cosa di più della speranza .

L’indomani ci spostiamo in barca; da dove siamo per scendere al lago ci vogliono dieci minuti e con mezzora di barca andiamo ad attraccare in una grande insenatura, dove un fiume entra nel lago. Partiamo io e Paolo con l’Eugenia che ci segue con la telecamera, per prima cosa facciamo il punto dove siamo approdati, poi partiamo senza guida fidandoci solo dei nostri cani e della nostra esperienza .

Io ho la Miss e Paolo ha i suoi cani giovani Karatao e Krim lì per lì avevo qualche perplessità sulle capacità di camminare di Eugenia, ma ben presto mi devo ricredere ci seguirà con facilità per tutto il giorno con la cinepresa e spero proprio che le riprese siano venute bene perché ha avuto occasioni forse uniche.

Decidiamo con Paolo la direzione da prendere poi ci allontaniamo di una cinquantina di metri in modo da coprire più territorio possibile, in questi spazi e soprattutto per questa caccia secondo me diventa indispensabile munire il tuo cane del satellitare, non fischiare e tantomeno parlare diventa assolutamente indispensabile se vuoi tentare d’avvicinare qualche bel cedrone.

Siamo partiti da neanche mezzora che a 70 mt da me la Miss va in ferma, mi vibra il palmare e mi da direzione e distanza , sono appena fuori da un bosco di betulle, devo attraversare un piccolo tratto di acquitrino e poi rientrare in uno bosco fatto di betulle e pini la trovo schiacciata in mezzo ad una vegetazione piuttosto folta, per fortuna indossa la mantellina se no il suo ritrovamento non sarebbe stato così immediato.

Con questi animali la velocità con cui ti piazzi e intuisci dove può essere, diventa determinante, a fianco del cane c’è un cumulo di terra su cui crescono dei mirtilli, alto più di mezzo metro, salgo velocemente e scopro che davanti a noi al di là di una macchia di salici nani, ci sono 4/5 metri di pulito, guardo in giro, ma non vedo Paolo, cerco di far guidare Miss, ma non si vuol muovere, mi trovo in un situazione difficile perché se scendo da lì, sono immerso nella vegetazione con una visibilità di un metro, ma contemporaneamente penso che qualsiasi cosa sia, chissà dove sta già camminando…poi per fortuna, sopra di me vedo uno dei cani di Paolo che scendendo nella mia direzione avventa anche lui e si mette in ferma…OK adesso arriva anche Paolo e difatti seguendo il suo palmare che gli da il cane fermo, nell’arco di due minuti sento arrivare da sopra Paolo, mi vede e a gesti gli faccio capire dove sta la Miss e dove si trova esattamente il suo cane, poi sento Paolo che 15 mt sopra di me cerca di posizionarsi andando in avanti e proprio in quel momento sentiamo un’esplosione d’ali un battito forte potente inconfondibile , sento Paolo che urla e nello stesso istante vedo un magnifico gallo che tenta di ingannarci andando via quasi rasoterra, ho a disposizione tre metri e so che la prima fucilata é quella che conta, sparo un attimo prima di Paolo e vedo il gallo capovolgersi e sparire a gambe all’aria nella vegetazione….resto fermo immobile e dall’emozione non riesco a dire nulla, sento l’urlo di Paolo che grida più volte bravo Lucio bravo Lucio, vorrei gridare anch’io ma l’urlo mi muore in gola, mi tremano le gambe, sono emozionato e felice, per la fantastica preda, per la fucilata, ma soprattutto perché l’ho preso sotto ferma del mio cane Miss….la grande Miss .

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Foto di Lucio Scaramuzza

I cani al momento dello sparo sono completamente coperti e non vedono nulla, ma dalla confusione che facciamo, o meglio che fa Paolo, hanno perfettamente capito, corrono a destra e a manca nella spasmodica ricerca del gallo io sono ostacolato da una macchia folta e quasi invalicabile, è quindi é Paolo che corre a raccogliere il Cedrone, poi finalmente riesco anch’io a districarmi e ad abbracciare Paolo ed il cedrone tutti assieme.

…….e pensare che non volevo partire……. grazie Paolo d’aver insistito.

Ci fermiamo un attimo per smaltire la tensione e l’emozione facciamo foto, ma la Miss è troppo su di giri e dopo aver visto e abboccato il gallo è già ripartita e faccio una fatica boia a prenderla per fare una foto con lei, a lei non frega un bel niente delle foto pensa solo a ripartire alla ricerca del prossimo.

Siamo partiti da appena mezzora ci aspetta ancora tutta la giornata e il gallo pesa un bel 5kg ora che abbiamo smaltita la sbornia..sto pensando che sarà dura come il ferro portarselo dietro tutto il giorno.

Il gallo lo tengo per il collo lo guardo e lo soppeso e Paolo che mi ha letto nel pensiero, mi fa “ e se lo appendessimo ad una pianta, facciamo il punto e questa sera quando torniamo lo veniamo a riprendere, tanto qui non lo prende nessuno ce lo può portar via solo un orso o un ghiottone o una lince “

Dovendolo tenere tutto il giorno nella schiena, sono assolutamente d’accordo di correre il rischio, e con un guinzaglio lo appendiamo ad una betulla .

Ma quello straordinario giorno non era ancora finito.

Ci incamminammo e già eravamo felici, con Paolo prendiamo una direzione che ci sembra buona, anche se tutte le direzioni in questo stupendo territorio, secondo me possono essere buone, a dire il vero seguiamo i cani, perché in posti come questi forse lo sanno meglio di noi dove andare….quanto meno tendono a mettersi con il vento a favore e sia io che Paolo siamo assolutamente d’accordo.

Camminiamo da circa un ora, Miss gira benissimo é concentrata e ha solo voglia d’andare a caccia, la intravedo ogni tanto, viene a vedere dove sono, io non la chiamo mai la lascio fare tanto lo sa certamente meglio di me dove andare e dove trovarmi, poi dopo un po che non la vedo, sento il palmare che vibra e mi da cane fermo a 100metri, la direzione è quella dove penso sia Paolo e l’Eugenia, affretto il passo e trovo la Miss ferma in un bosco di betulle pulito e rado, arrivano anche i due cani di Paolo e fermano anche loro, con Paolo cerchiamo di piazzarci il più larghi possibile, poi invito la Miss a guidare, rompe fa 10 metri e poi ferma poi rompe ancora e stavolta fa 20 forse 30 mt e poi ferma, i cani di Paolo prendono un altra direzione siamo quindi costretti a dividerci, dopo poco capisco che la Miss ha preso la passata giusta è concentrata e continua a guidare ogni tanto prova a dare il giro e torna a fermare 40 50 metri avanti dove gli animali sono gai passati, il terreno é abbastanza pulito ed io cerco di anticiparla il più possibile, Eugenia con la telecamera è con me e a gesti le faccio capire di stare molto attenta perché da un momento all’altro potrebbe partire qualche cosa, poi Miss fa un allungo e blocca andando quasi in terra, corro perché, nel tentativo di anticiparla , mi ero spostato in un altra direzione e quando sono a circa 15/20 metri sento, ai bordi di una macchia di betulle, un frullo d’ali potente, come solo un cedrone adulto può fare, sono un po’ in controluce, ma intravedo qualcosa e sparo, la fucilata anche con un po di fortuna, va a segno, ma quando cade mi accorgo che non si tratta di un maschio, stavolta Miss si precipita e abbocca una stupenda cedrona, ma sullo sparo li attorno cominciano a partire cedroni ne partono 5/6 una bella covata già belli a cui non spariamo e anche dopo sulle rimesse sia io che Paolo ci limitiamo a guardarli e siamo ugualmente davvero felici.

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Miss di Lucio Scaramuzza

Da un lato mi dispiace per la femmina, ma la covata è sicuramente già molto avanti e non ho dubbi che se la caverà benissimo .

Comunque anche qui ho assistito ad una grande azione di caccia della Miss e sono soprattutto felice per questo, è stata una azione fatta usando il naso e soprattutto la testa e questo fa la grande differenza…..

Questa purtroppo non posso appenderla ad una pianta, sicuramente non ripasseremo da lì …forse l’anno prossimo…., la metto nello zaino alleggeritosi dopo che ci eravamo fermati a mangiare.

Continuiamo il giro e dopo un po spostandoci sulla destra riprendiamo la via in direzione della barca, ci aspettano ancora tre ore di strada… a dire il vero più che strada sarebbe meglio dire di cammino perché di strade qui proprio non ce né manco l’ombra .

Dopo un bel po che camminiamo il palmare mi da la Miss in ferma in bordo ad grande radura, la cerco ma faccio fatica a trovarla mi da ora una distanza di 12 metri ma ce folto e se lei è schiacciata a terra diventa difficile vederla.

E’ Paolo che con un fischio sottile me la indica era dietro un cespuglio lei e i suoi cani.

Puntano tutti e tre verso la radura ci è e chiaro però che li dove son fermi,nel raggio di qualche metro , non c’è nulla perché sono cinque minuti che pestiamo e se ci fosse stato qualcosa sarebbe gai partito da un pezzo.

Provo allora a far guidare la Miss, questa rompe e si dirige si verso il pulito ma seguendo piano piano la vegetazione bassa e folta che fa da cornice alla grande radura, invece i cani di Paolo rompono e cominciano ad aprire direttamente nel pulito e prima uno poi l’altro vanno in ferma proprio in mezzo all’acquitrino, siamo a 50 metri li guardiamo per un po di tempo , il posto dove i cani fermano ci lascia perplessi e ci fa dubitare, ma poi capiamo che fanno sul serio sono fermi bloccati e non si muovono, anche se sollecitati da Paolo.

Sia io che Paolo ci portiamo sotto e uno da una parte e uno dall’altra ci piazziamo…. parte un volo di nordiche Paolo ne prende una ed io faccio il doppio ……..o meglio ne prendo due, il doppio è quando tutte e due sono in aria contemporaneamente qui prima ne è partita una e poi l’altra.

Che giornata ragazzi, una di quelle da incorniciare davvero, ma la grande soddisfazione, oltre alle prede senza dubbio bellissime , sono stati i cani, sono loro con il loro comportamento con la loro intelligenza con la loro determinazione che hanno trasformato, per cacciatori come noi, una giornata bella in una giornata fantastica che non dimenticheremo facilmente.