CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

A Distanza di sette anni è doveroso ricordare che “ La Beccaccia Scientifica ” di Enrico Cavina

Foto di Paco Giorgi ” Casadùr de l’Adamè”

Nel Febbraio 2010 ha voluto proporre le LINEE  GUIDA  per la CONSERVAZIONE e la corretta CACCIA ( “prelievo sostenibile”) della BECCACCIA ( Scolopax Rusticola) in ITALIA  – PROPOSTA – altrimenti definite  “  CARTELLO  CELANO “

Per oltre due mesi si è sviluppata sul Web  ( vari siti di Caccia e Beccaccia ) una polemica , alla quale “La Beccaccia Scientifica” ha voluto dare una qualche risposta e commento , indirizzando una Lettera quasi conclusiva a Vincenzo Celano (vedi Aggiornamenti  13 Marzo) 

http://www.labeccacciascientifica.it/aggiornamenti

Vincenzo Celano si è riservata una modulata riflessione ed ora ci ha inviato per la pubblicazione sul Web la Sua “RISPOSTA-PROPOSTA” . In particolare Vincenzo Celano ha affermato :

“mi pare che non sia più il caso di occuparsi di un mondo che non intende percorrere le vie indicate dalla scienza della natura, ma preferisce la demagogia di illusori e ingannevoli sentieri. “ ed ancora conclude

“Noi, che volevamo, e vorremmo, nonostante l’andazzo corrente, che questa passione per la beccaccia ci sopravvivesse in favore di tutti quelli che verranno dopo, l’avvertimento l’avevamo dato da tempo. Coloro che oggi per diverse vie lucrano sulla beccaccia si attaccheranno a altre mammelle.  ………  . Una risata beffarda seppellirà solo coloro che si saranno fatti incantare da perverse sirene.”

Qui di seguito potrete leggere  il testo integrale della Lettera “ RISPOSTA – PROPOSTA” di Vincenzo Celano .

“La Beccaccia Scientifica” ritiene questo Testo compiutamente conclusivo.

Carissimo Enrico,

                            che fossimo dei Don Chisciotte lo sapevamo, ma si sa pure che la speranza, che qualcuno ha definito magistralmente “ la trappola del desiderio”, spesso induce a partire lancia in resta contro… i mulini a vento coloro i quali non credono che questo attuale sia il migliore dei mondi possibili.

   È stato un errore, in occasione della riforma della legge 157, suggerire a mezzo del “cartello Celano” alcune linee guida utili alla migliore gestione della beccaccia per una sua più appropriata conservazione?

   Questa è una di quelle domande che si potrebbero definire retoriche in quanto se ne conosce già la risposta insita nella stessa domanda. Ti dirò solamente che dalle mie parti ricorre un proverbio il quale recita che “i consigli non richiesti e non pagati non sono graditi”. L’iniziativa messa in atto da te e dagli altri amici col cartello che porta immeritatamente il mio nome ha scomodato tutta la gran fetta del mondo venatorio prigioniera di quella insopprimibile spinta alla necrofilia che ha portato l’attività cinegetica allo stato comatoso, dal quale, credo (e vorrei sbagliarmi) non conoscerà risveglio.

   Ma certo che siete, o se vuoi siamo, dei gran rompiglioni a pensare di dover salvare il salvabile. Qualcuno credeva forse che le associazioni venatorie si auto-castrassero perdendo tesserati per il piacere di razionalizzare tempi e tecnologie di prelievo? Le associazioni venatorie fanno lo stesso gioco dei partiti politici: la cattura del consenso. Salvo poi, come è successo in passato, che non sanno adeguatamente difendere sui mezzi di comunicazione di massa le ragioni della caccia, fino a farsi mettere k.o. da saccenti e inveleniti scolaretti di quinta elementare e da assimilati tali. A parte la lotta sorda che si fanno, pur di fare proseliti lasciano credere al cacciatore che esista la befana, infilando nella calza qualche balocco e qualche lustrino che alla fine si rivelano attossicati. E da questo peccato non sono, ahimè, indenni del tutto pure le tre associazioni di beccacciai italiani (a proposito hanno mai pensato almeno di federarsi?).

  È fuor di dubbio che con il “cartello” si è dato fastidio a più di qualcuno. Anche alle riviste del settore e certamente pure a quelli che tu chiami “i mestieranti della beccaccia” e, in definitiva, a tutti coloro che mal digeriscono “ingerenze extra-commerciali”, come tu ancora dici.

   So che auto-citarsi è di pessimo gusto, ma devi sapere che il capitolo “Premessa per la beccaccia domani”, riportato in apertura al “Libro della Beccaccia” (2007, sesta edizione) era inizialmente nato come articolo destinato a una nota rivista del settore cinegetico. Fu restituito al mittente perché lo modificasse, appunto perché, mi si fece capire, disturbava l’uditorio. La risposta che diedi a quella richiesta fu la mia decisione di cessare la collaborazione quarantennale col medesimo periodico. Evidentemente gli ultimi arrivati alla direzione della rivista mi avevano scambiato, forse a causa di qualche probabile forma di strabismo, per un giornalista a cui è facile mettere il bavaglio per gli interessi del padrone.

   La storia, dopo qualche quinquennio da quell’episodio, si è ripetuta. L’articolo che ti allego in calce a questa mia lettera, dal sottoscritto titolato in via provvisoria “Proposta perché ci sia beccaccia domani”, nonostante che sia in consonanza delle recenti direttive dell’ISPRA indirizzate a province e regioni italiane, e anche degli obiettivi perseguiti dalla FANPO, recentemente non è stato accettato da “Il Cacciatore Italiano”, organo nazionale della Federazione Italiana della Caccia, nei cui ranghi ho militato per oltre mezzo secolo. Si dà il caso (e può darsi che sia solo un fatto casuale) che in mezzo a chi ha bocciato il mio articolo attuale ci stava anche chi a suo tempo respinse il pezzo di analogo tenore mentre lavorava all’altro giornale. Do, invece, atto del coraggio avuto da quelli del bimestrale “Beccacce che passione” che, su cordiale e divertita provocazione a me diretta da Giorgio Bracciani, hanno ospitato nel numero 2 di marzo – aprile 2010 un ampio forum su beccacce e strumenti di caccia in netta “controtendenza”.

   Dunque, Enrico carissimo, lasciamo che i cacciatori continuino a credere alla befana. Ma con un ultimo avvertimento. Ultimo da parte del sottoscritto, s’intende. Dopo aver dedicato una vita a cercare di trasmettere una filosofia della cinegetica che, al di là della morte dell’animale, cerca altri valori sotto il pretesto serio dell’andar per boschi dietro la coda di un cane, mi pare che non sia più il caso di occuparsi di un mondo che non intende percorrere le vie indicate dalla scienza della natura, ma preferisce la demagogia di illusori e ingannevoli sentieri. Liberissimo un certo mondo venatorio di andare dove crede, ma liberissimo anch’io di non condividere. L’avvertimento di cui dicevo è che il fucile mal regolato fa il vuoto. Avvertimento diretto anche a quel beccacciaio che, come tu sai, ha votato contro quando il Consiglio dell’Associazione Italiana per la Wilderness, associazione retta  da un naturalista illuminato che risponde al nome di Franco Zunino, ha deliberato di adottare – con 11 voti favorevoli e 2 contrari –  il nostro cartello “quale documento condiviso in merito alla conservazione e gestione venatoria della specie Beccaccia (Scolopax rusticola)”.

   I saggi, si sa, vivono centellinando gli interessi che il capitale produce, senza sperperare dissennatamente quest’ultimo. Il vuoto risucchierà proprio la gran parte di coloro che non avranno più il becco di un uccello color foglia morta da proporre al loro cane con campano e ai quali a niente servirà recitare il “mea culpa”. Noi, che volevamo, e vorremmo, nonostante l’andazzo corrente, che questa passione per la beccaccia ci sopravvivesse in favore di tutti quelli che verranno dopo, l’avvertimento l’avevamo dato da tempo. Coloro che oggi per diverse vie lucrano sulla beccaccia si attaccheranno a altre mammelle. Chi ha soldi in tasca trova sempre il modo di sopravvivere . Una risata beffarda seppellirà solo coloro che si saranno fatti incantare da perverse sirene.

   Un abbraccio affettuoso e grazie ancora per la stima e l’attenzione.     

                                                                               6 Aprile 2010 Vincenzo Celano  Castelluccio Inferiore ( Potenza )

                             Proposta perché ci sia beccaccia ancora domani

La beccaccia viene ormai intensamente cacciata a qualsiasi latitudine e altitudine e, in taluni stati, purtroppo per buona parte dell’anno. Il fucile mal regolato fa vuoti. E, dunque, si deve correre ai ripari fin che si è in tempo o, poi, a niente serviranno rincrescimenti e rimpianti.

   Va subito detto che l’operazione diretta a conservare la specie beccaccia è compito, e impresa, che non riguarda solo l’Italia perché, come qualsiasi migratore, la nostra attenzione va necessariamente rivolta a tutti quei paesi dove Scolopax rusticola nidifica, transita o sverna, paesi che notoriamente appartengono non solo all’Europa, ma a parte dell’Asia e all’Africa mediterranea. Di qui la necessità  che si fa sempre più impellente di dover affrontare il problema su scala internazionale e, più precisamente, in ambito di Paleartico Occidentale, nell’intento di addivenire a una gestione concordata delle popolazioni di beccacce. Questa rimane condizione imprescindibile,  perché interventi a carattere regionale o nazionale, sebbene auspicabili e ugualmente necessari, se non inseriti in un contesto globale, apporterebbero rimedi insufficienti e di scarsa efficacia sul piano della salvaguardia della specie.

   Accedere, dunque, ai canali internazionali resta, indubbiamente, la via maestra da imboccare e da percorrere senza titubanze se deve esserci beccaccia ancora domani.

   Il forte interesse per la specie ha portato alla costituzione della F.A.N.B.P.O, ossia la Federazione delle Associazioni Nazionali dei Beccacciai del Paleartico Occidentale, la cui finalità principale, in sintesi, è quella di proporre, a livello globale, a enti e istituzioni misure di gestione dirette a mantenere le popolazioni di Scolopax rusticola in un buono stato di conservazione, a mezzo della salvaguardia degli habitat e di prelievi sostenibili a livello dei singoli stati. L’aver posto in essere questo organismo è un passo importante per portare a largo raggio l’attenzione sul problema della conservazione, ma è solo un primo passo, perché quello decisivo tocca farlo ai singoli governi, che sono deputati a legiferare.

   Al momento, in Italia,  è in discussione la riforma della legge sulla caccia. Torna l’occasione opportuna, se la si voglia cogliere, per disciplinare in maniera più razionale il prelievo a carico di questa specie che, per il portato dei tempi e la particolare situazione faunistica nazionale, ha fatto proseliti. Troppi. Ragione per cui dare alla materia una regolamentazione più consona ai tempi potrebbe, oltre tutto, offrire una buona indicazione anche per altri paesi europei ai fini di una più adeguata gestione di questa risorsa.

   Bisogna intanto partire da una considerazione che scaturisce da un dato di fatto che è sotto gli occhi di tutti. L’accresciuta disponibilità di mezzi e di tempo libero ha reso più forte, e in prospettiva non più sostenibile, la pressione sul patrimonio ambientale e faunistico da parte dei nostri concittadini indistintamente considerati, cacciatori e non cacciatori, voglio dire.

   La caccia, per mantenere tutta intera la sua sostenibilità, oltre che muoversi rigorosamente secondo i dettami della scienza, oggi più che mai, abbisogna di maggior ordine e disciplina, anche in considerazione che il territorio utile per esercitarla risulta molto ridotto sia per quantità disponibile che per qualità degli ambienti stessi. In questa situazione si presenta la necessità di distribuire equamente la presenza dei fruitori sul territorio, se è da praticare un esercizio venatorio che possa definirsi decoroso e soddisfacente. Per raggiungere questo obiettivo io penso che non si possa più consentire al titolare di licenza di cacciare in un’annata venatoria, poniamo, dalla mosca all’elefante con la conseguenza di un costante affollamento in molte aree, anche e soprattutto a scapito della campagna e del patrimonio di selvatici. Nasce di qui, a mio avviso, l’esigenza improcrastinabile, delle licenze differenziate o specializzate, che dir si voglia.

   In sintesi, per spiegarci: se io quest’anno scelgo di cacciare la selvaggina di penna col cane, posso detenere in carniere unicamente la selvaggina classica del cane da ferma o del cane da cerca, e gli è vietato, tanto per fare un esempio, di tirare alla lepre. Chi ha scelto invece di dedicarsi alla caccia di pelo, come chi ha stabilito di cacciare senza cane o di praticare altro tipo di caccia, non può che sparare solo alla selvaggina che gli compete e non può, quindi, abbattere la beccaccia.

   Lo strumento per identificare questa competenza può essere un tesserino che accompagna e qualifica la licenza per quella stagione venatoria (o per più di una stagione), restando, ovviamente,  nella facoltà del cacciatore di fare diversa scelta per annate successive.

   Questo, insieme alla norma, da porre in essere, che autorizza a cacciare la beccaccia solo dal sorgere del sole fino a un’ora prima del tramonto (contrariamente a ciò che finora statuisce la legge 157), impedirebbe, vigilanza imperante, di appropriarsi della stessa con mezzi fraudolenti e illegali: leggi “posta” di sera e di mattina, che, sebbene proibita (da quando il Club della Beccaccia, promosso da chi scrive, ne ottenne il divieto), si pratica impunemente a causa di vigilanza inefficiente o tollerante, e anche perché la norma che la vieta è aggirabile appunto in virtù di un orario non consono e, per di più, in mancanza di licenza che abilità alla specifica caccia.

   La posta è antibiologica rapina, dal momento che vengono ammazzate a tradimento proprio molte di quelle beccacce che, nella lotta per la vita, per propria abilità e intelligenza, si sono selezionate per la sopravvivenza, anche attraverso la caccia col cane che offre alla beccaccia possibilità di difesa molto più ampie.

   Resta da considerare l’altro aspetto non meno importante: la chiusura della caccia allo scolopacide. La recente direttiva emanata a fine dicembre 2009 dall’ISPRA e indirizzata a Province e Regioni, in tema di “Prelievo venatorio a carico della Beccaccia Scolopax rusticola in inverno”, suggerisce lo stop al 31 dicembre. La caccia alla beccaccia, volendo, potrebbe forse protrarsi, al massimo, fino al 31 di gennaio, ma con l’avvertenza di adottare la sospensione tempestiva della caccia in periodi di sopravvenute effettive condizioni climatiche difficili (ondate di gelo). In ogni caso, non si può  per nessuna ragione procrastinare il prelievo della beccaccia oltre gennaio, perché la caccia verrebbe a incidere pesantemente sui riproduttori che si sono salvati da avversità di diversa natura.  

   A febbraio, e a marzo eventualmente, potrebbero essere consentite uscite col cane unicamente a chi, a mezzo di una apposita (e pratica) scheda, è in grado di monitorare l’ambiente e la beccaccia.

Non si farebbe alcun danno, perché a febbraio non ci sono generalmente nidificazioni in atto.

   Operazioni di monitoraggio, anche in aree protette, dovrebbero essere consentite con l’uso del cane (unica via possibile, d’altronde, perché, essendo la beccaccia uccello terricolo e fortemente mimetico, non sussistono altre metodologie di indagine). Alla stessa finalità, come a altri scopi, potrebbe rispondere la cinofilia delle prove di lavoro. Ci sono, come si sa, Parchi nazionali e regionali italiani che già consentono queste pratiche. Al Sud, siamo – e ho paura che resteremo per le dissennate ideologie e l’incompetenza degli addetti ai dipartimenti faunistici – sempre fanalino di coda. Lodevole eccezione il parco del Cilento, dove si disputano prove su beccaccia.

   La ricerca su Scolopax rusticula, certo da incentivare sui diversi fronti, passa anche per le dette vie della cinofilia. Sarebbe anche un modo per convertire molti cacciatori cinofili alla necessità e al piacere di monitorare la fauna e indurli quindi a privilegiare il selvatico da vivo più che da morto.

   Sotto questo profilo bisogna vietare l’uso delle diverse diavolerie elettroniche, che servono a uccidere di più, con buona pace della filosofia di Pierre Malbec, “Cacciare il più possibile uccidendo il meno possibile”. Coloro che ormai fanno uso di beeper, che segnala con precisione il cane in ferma, sono un’agguerrita maggioranza e fanno assai danno, perché si va a colpo sicuro. E’ necessario anche fissare severamente il massimo prelievo sostenibile (per giornata o per annata venatoria, è cosa da valutare oculatamente), inasprire le sanzioni (sospensione o revoca della licenza), impedire di fatto la commercializzazione della beccaccia e vietare drasticamente le importazioni dall’estero, per la elementare considerazione che, della gestione della beccaccia come dell’altra selvaggina, i cacciatori sono responsabili verso la società.

                                                                               Vincenzo Celano   

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1 Comment

  1. Silvio Spanò

    Sono sempre stato d’accordo e ci tengo a sottolinearlo…anche se non servirà a niente!
    Silvio Spanò

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