Comprendo benissimo che il titolo anticipi argomenti piuttosto insoliti e ne sono consapevole… Ma cercherò di spiegare in maniera semplice perché sono arrivata a questi due termini in antitesi su altri campi, ben lontani dalla cinofilia.

Tutto nasce da una semplice conversazione di cinofilia sui social network: il solito post in cui si discute di alcuni aspetti e ciascuno apporta la propria esperienza e le proprie opinioni. Poi il tutto si interseca con altri argomenti di altri post e allora, nasce quasi per intuizione, un parallelo con altri campi, che in effetti, sono lontani, quasi inconciliabili e talmente distanti che pare quasi strano metterli a confronto.

Eppure, se prendiamo ad esempio, arte ed architettura, e poi assistiamo all’ennesimo dibattito tra linee allevatoriali di cani da ferma secondo cui ci sarebbero delle enormi fratture tra cani da lavoro e cani da bellezza, non facciamo altro che assistere all’ennesimo dibattito tra chi bada all’essenziale e non apprezza i fronzoli e chi invece, ha una cura maniacale dei dettagli.

In che modo si esplicita l’essenziale in cinofilia e in che modo si esplicita la cura maniacale dei dettagli? Rispondere in questo caso è semplicissimo. Chi bada all’essenziale, cioè l’esemplare assomiglia almeno vagamente alla razza a cui dovrebbe appartenere, ferma ed è facilmente addestrabile, ha un approccio inconsapevolmente razionalista; come quegli edifici che assolvono pienamente la funzione per cui sono stati creati ma non appagano certamente la vista ad osservarli. Li guardiamo ma cerchiamo di distogliere subito lo sguardo.

Poi abbiamo chi ha una mentalità “barocca” nell’allevare e vede i soggetti in funzione unicamente del suo personale occhio, cercando di adattarlo a quello che potrebbe essere l’occhio altrui. In questo caso, l’attenzione maniacale per i dettagli, che si identificano in una spasmodica ricerca dell’angolazione perfetta degli arti, nella “giusta” proporzione tra le parti che vanno ad assemblare un insieme armonico e bilanciato, finiscono per produrre un insieme in cui il dettaglio viene a soverchiare l’insieme. Questo significa che quando andiamo ad osservare un soggetto nato da questi presupposti, cerchiamo di cogliere l’insieme che appare quasi armonico ma poi siamo “costretti” ad osservare le singole parti e ad analizzarle una per una. Probabilmente riusciamo anche ad identificare del buono nelle singole parti ma è solo una deviazione dell’occhio. Bisogna però precisare che spesso questo risultato non è ottenuto per semplice volontà, siamo infatti, dentro all’ambito della genetica in cui tutto si può prevedere ma non ottenere.

A questo punto, verrebbe quasi da preferire un approccio razionalista nell’allevamento, meno attento ai fronzoli e più agli aspetti essenziali della razza. C’è chi propende sicuramente per questo avviso.

Io mi trovo in una posizione non differente, ma personale: apprezzo entrambi gli approcci, “razionalista” e “barocco” ma poi se considero la razza Gordon in particolare, noto che ci sono espressioni allevatoriali a livello europeo, di entrambi gli approcci, ma la maggior parte, per fortuna, ha una visione allargata che riconosce che la razza sia una razza da ferma ma ha bisogno di soggetti che rispecchino appieno la straordinaria bellezza e imponenza che questa razza ci ha abituato a vedere ed ammirare: niente di più bello da ammirare di un bel Gordon in ferma in posa assolutamente come prescritto dallo standard.

What else?