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Spinta dall’amico Renzo Marchesi, che fu ammiratore e leale amico di mio padre, offro questo scritto postumo agli spinonisti appassionati perché sappiano degnamente continuare l’opera di selezione del cane cui Egli ha dedicato la Sua esistenza mettendo la Sua esperienza al servizio di questa razza Franca Brianzi 

Questo signore, cav. Angelo Vecchio. vissuto a Milano verso il 1890-1910: fu allevatore di spinoni e pointer, possessore di un canile con suffisso « Di Monfort » e, quello che più conta, autore del bel libro intitolato « Il Cane », edito dalla casa Hoepli. Questo signore sapeva anche disegnare a penna, in una maniera fuori del comune, e fu lui che ci tramandò il disegno di uno spinone roano in attitudine di ferma (quello qui riprodotto) del quale non si sa ancora oggi dopo 50 e più anni, se vantare più la perfezione delle forme, il classico atteggiamento della ferma oppure l’abilità dei disegnatore Fu questo il disegno standard preso a modello dalla Famiglia dello Spinone. Ma quello che è ancora più sorprendente sta nel fatto che, quando il cav. Angelo Vecchio disegnò quel cane, ancora non si parlava di standard degli spinoni, né tanto meno i giornali cinegetici di allora si davan premura di fissare le caratteristiche della razza. Con tutto questo, trent’anni dopo, quando queste tipicità vennero messe sulla carta, fissate in uno standard ufficiale, si vide con sorpresa che collimavano col disegno dei Vecchio.

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Dott. Paolo Brianzi

Come se non bastasse, un altro appassionato cacciatore e pittore, G.B. Ouadrone a Torino, proprio in quegli anni, rendeva pubblico un suo disegno di spinone in ferma che quasi si direbbe gemello di quello disegnato dal Vecchio. Perché, una tale somiglianza, e perché tanta perfezione di forme? Ma perché quei signori, pur non conoscendo tutte le fisime degli standard, se li vedevano dattorno tutti i giorni i belli spinoni fatti a quel modo. Non potevano certo, idealizzarli quando ancora lo studio tecnico del carie era ai primordi. Tutto questo ci obbliga a pensare in quale pauroso decadimento siamo caduti in questi ultimi cinquanta anni e tutto è stato causato dalla nostra ignoranza zootecnica e dalla famigerata mania dell’estero. Se tutti i signori griffoni che hanno passato il confine fossero rimasti nella loro Patria d’origine noi ancora oggi avremmo il nostro antico spinone bello e incontaminato. Analizzare, nelle singole regioni, questo grande disegno significa per me tornare a provare il godimento che provai nel 1912 quando lo vidi per la prima volta. Confesso che queste impressioni le scrivo solo perché mi auguro che qualche giovane cultore ne possa trarre profitto. Incominciamo pure dalla testa, ma si potrebbe benissimo incominciare dalla coda, la quale ha la sua importanza per quanto riguarda la tipicità. La testa nel suo complesso è di giusta grandezza né troppo grossa o pesante né troppo leggera. Delle due possibilità la testa dello spinone è meglio che sia un po’ voluminosa, specie nei maschi, se deve dare quella impressione di imponenza che si addice alla razza. Non bisogna dimenticare che lo spinone è il cane adatto, per eccellenza, alle cacce faticose quindi, oltre che forte e quadrato, deve presentarsi anche nella testa molto maschio, meglio se nel portamento addirittura imponente. Le testine piccole, da signorina, non si addicono neanche alle femmine, anche se sono di bella fattura, anche se sono cesellate nei particolari. La femmina spinone non deve ricordare la libellula, bensì la matrona. Questa la vera compagna di un grande maschio. Nella testa del soggetto riprodotto troviamo raccolte tutte le tipicità del vero spinone italiano: la cresta interparietale bene manifesta prolunganti all’indietro con un occipitale che fa culmine e vertice dei cranio due occhi impostati larghi, con bella rotondità e sguardo dolce e riflessivo; una canna nasale di giusta lunghezza, con grazioso passaggio nel cranio, senza strozzatura, terminante con un grande tartufo ed una giusta quadratura dei muso. La divergenza delle due linee del cranio e del muso è più che manifesta per chi ha pratica di spinoni, pur essendo vista di faccia e non di lato. Quelle due belle orecchie, leggermente rialzate per l’attenzione della ferma, sono inserite sulla giusta orizzontale dell’occhio e figurano un tantino abbondanti solo perché in erezione e viste sul davanti. Vogliamo l’orecchio attaccato basso e senza grande erettilità. Perché mai? Perché lo spinone non è un cane da presa, perché non è riottoso, mordace, perché non è sanguinario, ma è invece docile, affettuoso, tanto buono da buscarsele da tutti i cagnolini. Le orecchie diritte si trovano nei terrier, nei cani da pastore tedeschi, negli alani; tutte care bestie che un morso lo danno volentieri. Le arcate sopraorbitali non sono e non devono essere troppo sporgenti, quasi a tetto, come invece si trovano in quasi tutti i griffoni. Le arcate zigomatiche sono contenute nei giusti limiti di strettezza e di aderenza tanto da mostrare un cranio stretto ai lati e proporzionalmente lungo. Il muso è di bellissima fattura, perché non è quadrato sul davanti come nei griffoni ma è un complesso grazioso nei passaggi dal labbro superiore a quello inferiore, senza essere duro o legnoso o rozzamente squadrato. Il muso e gli occhi sono le due regioni che caratterizzano uno spinone. Il muso cogli occhi fino alla fronte costituisce nel cane quello che noi chiamiamo nell’uomo faccia. Come nell’uomo, ogni cane ha la sua faccia, la sua espressione che gli dà una determinata caratteristica sua propria. Ma anche per lo spinone c’è una faccia tipica che pochi conoscono, che molti invece falsano. Per averla già formata e fissata nella retina bisogna aver visto i veri spinoni di un tempo. Molti spinoni dichiarati belli e tipici oggigiorno si allontanano parecchio da questa primitiva tipicità, sono un po’ come spinoni modernizzati. E’ dovere però, per chi ha preso a cuore la rinascita dello spinone in Italia, di riportarlo più vicino che si può al modello antico. Abbiamo detto che ogni spinone ha la sua faccia, non vi sono infatti due spinoni identici. Ognuno ha le sue particolarità che lo distinguono, in bene o in male; alle volte è un qualcosa di indefinibile e di difficile da individuarsi, a localizzare; ma c’è. Tutto sta nel saperlo rapportare al giusto metro della tipicità. E qui non serve che un’arma: la pratica che ha fissato nella retina il giusto modello. A questo punto è indispensabile mettere nella, giusta luce, le parole: « dolicocefalo », e « cranio a tetto cresta interparietale , sporgente. Il dolicocefalo vuole una testa lunga e stretta, il cranio a tetto la vuole ancora lunga, si, ma schiacciata ai lati e prominente sulla linea mediale; la cresta interparietale prominente non è che la saldatura delle due metà, anziché piatta, rialzata e prominente, tanto da dare l’impressione dei due spioventi. Il 99 per cento dei profani stenta a dar valore a tutte queste fisime degli studiosi. Invece non sono proprio capricci della scienza. Sono portati della scienza, la quale ci viene a dire che in un cervello cosi conformato, molto sviluppato nel senso della lunghezza, hanno maggior sviluppo i centri nervosi che presiedono alla intelligenza. Quindi si dovrebbero avere soggetti maggiormente equilibrati, con maggior raziocinio, quello che in realtà si riscontra nei veri spinoni. A rivestire tutta questa bella armonia di forme e proporzioni si aggiunga una distribuzione del pelo, per quanto riguarda direzione e lunghezza, che raggiunge la perfezione. Sul cranio il pelo è corto e ben aderente e va gradatamente crescendo sulle guance senza formare basette o scopettoni di sorta, fino a infittirsi e crescere leggermente in lunghezza sulle parti inferiori dei collo. Sul naso è corto, rasato come si conviene, e va gradatamente allungandosi man mano che si avvicina agli occhi per formare le cosiddette difese. Le quali non devono mai essere troppo abbondanti né troppo molli, né, tanto meno, essere ricurve a tetto. La barba e i baffi sono di giusta misura senza arrivare ad essere prolissi o fioccosi come nei famigerati griffoni. Il collo ha per prima funzione quella di sostenere la testa, poi quella di piegarla a destra o a sinistra, in alto o in basso; di spostare il centro di gravità e facilitare le curvature nelle diverse andature. Hanno il collo lungo tutti gli animali che sviluppano grandi velocità: struzzi, giraffe, cammelli, cani levrieri, in genere tutti i cani galoppatori e anche i cavalli. Lo spinone non ha bisogno di questa velocità, anzi è costretto ad andare relativamente piano, al trotto, da un collo corto e muscoloso, ben raccordato con il torace, senza essere infossato nelle spalle, e bene derivato dalla testa con grazia e salto caratteristico sotto l’osso occipitale; il che gli dona in distinzione. Il collo di una femmina deve essere più esile di quello di un maschio, si deve vedere che è un collo femminile.

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Dr.Ullio Dr.Brianzi

LA SPALLA La spalla del nostro spinone è forte, ben guarnita di muscoli, bene aderente alle costole, non scollata o colle punte divaricate e bene inclinata. La spalla più o meno giustamente inclinata non è da tutti saperla vedere. Bisogna avere nozioni anatomiche precise e saper sotto quella pelle e quei muscoli come è diretta la base ossea «scapola» . La prerogativa di avere una spalla bene inclinata, per lo spinone e per gli altri trottatori, dice tutto; dice quale andatura è obbligato a tenere quel cane. In tutti i galoppatori la spalla è diritta, molto diritta perché nello sviluppo dell’azione di galoppo l’arto non deve perdere tempo in un movimento di rotazione ed il suo appoggio sul terreno è brevissimo, tanto breve che voi vedete nelle foto dei cavalli galoppatori i quattro arti quasi sempre risultanti come quattro stecche o stampelle. Nel trotto invece la spali compie sull’omero un movimento di rotazione molto ampio, con una certa durata nell’appoggio sul terreno ed una sua elasticità tutta particolare. Questa giusta conformazione scheletrica è quella che dà anche la tipica andatura del trottone imponente e maestoso dello spinone. Per chi non lo sapesse, il galoppo, è andatura più naturale, quindi meno faticosa, che non il trotto. Per trottare a lungo occorre no animale costruito molto forte. Ecco perché quando i cavalli trottatori non ce la fanno più rompono e vanno al galoppo.

Il braccio dello spinone vuole forte e muscoloso se deve muovere l’arto con potenza e disinvoltura. L’avambraccio nel disegno di Angelo Vecchio è potente e lascia vedere in rilievo le masse muscolari lungo tutto il suo percorso. Deve essere ben diretto verso il terreno, e ben saldato al corpo. Qui vengono a galla i famosi gomiti oscillanti ancora e gora dei poveri giudici improvvisati. Il carpo, il quale è quasi sempre sede dei reliquati del rachitismo, deve essere corto, quadrato, a base ossea larga, senza protuberanze di sorta. Il pastorale lo vediamo, qui, nel disegno, come deve essere: cioè non troppo lungo e non troppo inclinato sempre per quella benedetta ragione che lo spinone non ha andature veloci. Lo vogliamo invece lungo e inclinato nei galoppatori perché possano smorzare come molla, le pressioni discendenti (peso del cavaliere e dell’animale) e quelle ascendenti (contraccolpo sul terreno) dovute alla forte andatura.

 Il PIEDE Dico subito che non è affatto vero che lo spinone abbia il piede munito di una membrana interdigitale più sviluppata che negli altri cani. Con questa taIuni volevano spiegare la facilità dei nuoto che ha lo spinone. Non c’è affatto bisogno di membrane interdigitali per poter ben nuotare: il cavallo, per esempio e anche il bovino e il maiale, sono buonissimi nuotatori pur avendo un piede ridotto, o raccolto, o addirittura fesso in due metà. Lo spinone non sta con disinvoltura nell’acqua per i piedi palmati, ma perché la sua pelle grossa, coriacea, insensibile al freddo, fa si che l’acqua anche fredda, non gli dà disturbo. Le anitre, le oche e simili, che hanno il piede palmato, non se ne servono tanto per il nuoto, per lo spostamento sull’acqua, come invece per fare appoggio sull’acqua al momento di spiccare il volo. Il piede dei)o spinone deve essere raccolto, ben unito, non allungato come quello della lepre: con le unghie rivolte verso il terreno come se volessero far presa su di esso. Il cane si deve vedere ben piantato, ben sicuro sul terreno, non messo lì in bilico, senza aderenza.

 IL TORACE Regione della massima importanza.

Il torace è il fornello della macchina. Come lo misurano i soldati alla visita, dovrebbe essere misurato a tutti i cani. Per i grandi animali, tori e stalloni, si procede proprio alla misurazione tanto si è convinti della sua importanza. Lo spinone, che è il cane della fatica deve possedere un torace voluminoso, capace cioè di contenere due grandi polmoni. Il polmone è il depuratore della tossina della fatica. Nello spinone vogliamo le costole rotonde, a botte, non perché, così essendo, si abbia maggior sviluppo del polmone, ma perché per la sua andatura al trotto non c’è bisogno di un torace carenato, cioè stretto nella sua metà inferiore. Si vuole carenato nei galoppatori per lasciare più libertà di movimento ag1i arti nel galoppo. Il galoppatore ha bisogno dello spunto, dello scatto, il trottatore della durata nello sforzo. Il polmone dovrebbe discendere almeno fino all’altezza dei gomito. Meglio ancora se arrivasse più basso. Molti deducono la capacità polmonare dalla larghezza del petto visto sul davanti o dalla distanza fra le due punte delle spalle. E’ un errore. Il petto potrebbe anche essere stretto e quindi anche le punte delle spalle ravvicinate ed avere nello stesso soggetto un forte sviluppo polmonare. Basterebbe che fosse molto profondo nel senso dell’altezza. Chi dà la giusta misura della capacità polmonare è !a circonferenza toracica misurata dietro i gomiti . ILGARRESE Il garrese è la regione che sta fra il termine del collo ed il principio della linea dorsale. Nello spinone il garrese c’è, m a non ci dovrebbe essere. Mi spiego: c’è perché è in tutti gli animali, ma non si vede, nel suo rialzo, perché non c’è bisogno che ci sia. Negli animali veloci, a collo lungo, le inserzioni muscolari che dal collo passano al tronco hanno bisogno di fasci muscolosi lunghi per potere dare più mobilità ai movimenti dei collo. Nello spinone, dove questi repentini cambiamenti di direzione e dí movimenti laterali non occorrono, non occorrono nemmeno le apofisi spinose delle vertebre molto pronunciate, molto alte, per dare attacco a muscoli preposti a quegli ampi spostamenti di collo e di testa Nel nostro disegno il garrese è appena accennato come si conviene.

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Dott. Mario Di Pinto

 LINEA DORSALE Nella nostra figura una perfezione sconcertante. Un accenno di avvallamento all’altezza della undicesima vertebra dorsale; una orizzontale fin alle reni; un leggero rialzo all’inserzione colla groppa; una groppa giustamente inclinata e muscolosa. Come la mettiamo la faccenda dell’abbassamento alla undicesima vertebra? Un capriccio degli studiosi? Una trappola per gli iniziati? Tutt’altro. Ha la sua brava ragione di essere. La linea dorsale rappresentata nello scheletro della colonna vertebrale è, né più né meno, che una putrella di sostegno dei visceri (più i cuccioli, nelle femmine) contenuti nella cavità addominale. Più è retta e più sostiene; più è ricurva verso l’alto e più ancora sostiene. Come va allora che in quel punto è quasi spezzata? Per impedire che abbia a incurvarsi, come è indispensabile che lo faccia, quando si proceda al galoppo. Tutti i galoppatori del mondo hanno la schiena o orizzontale o, meglio ancora, ricurva all’insù. Quella spezzatura della colonna vertebrale è il freno, l’ostacolo a non dover galoppare. Più è pronunciata e più l’animale troverà difficoltà a rialzarla, a incurvarla, e se lo farà, per qualche tempo di galoppo, ne proverà fatica e difficoltà. Quindi non si tratta di un capriccio dei cattedratici, ma di una vera difficoltà nella meccanica animale, giustificata dall’esigenza dell’andatura. La regione delle reni invece è bene che sia larga e anche leggermente in rialzo. Qui le apofisi trasverse delle vertebre offrono l’attacco a quasi tutti i legamenti sospensori dei visceri dell’addome.

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 LA GROPPA Nel disegno del Vecchio si vede una groppa lunga, quadrata, molto inclinata all’indietro e in basso: vuole così. E’ larga per dare buon attacco ai muscoli, è lunga perché così saranno lunghi anche fasci muscolari: è inclinata in basso e all’indietro perché abbiamo a che fare con un animale trottatore. Tutti i galoppatori hanno una groppa rialzata, prominente sulla linea dorsale, con la coda, attaccata quasi in mezzo alla schiena. La groppa bassa chiude l’angolo sul femore, la groppa alta permette al femore di stare più ritto e fare con la sua testa, quindi, un angolo più aperto adatto per il galoppo. La coda di questo spinone è un piccolo Capolavoro. Io di queste code, in cinquant’anni, non ricordo di averne fatte più di 3 o 4. E sapeste con quanto impegno ci ho lavorato. La coda viene dal cranio, è un prolungamento della spina dorsale, è l’immagine della distinzione di un cane. La coda negli animali veloci fa da timone e per esercitare questa funzione deve essere inserita in alto. Nello spinone, cane ad andatura ridotta, questo non occorre, ed è per questo che la vogliamo attaccata bassa. In tutte le razze le si dà giustamente grande importanza. Una coda grossolana, senza grazia, grossa tanto alla radice come a venti centimetri, è indice di bastardume in uno spinone. La coda dello spinone deve essere grossa dalla radice e deve affusolarsi presto finendo a punta o quasi sul taglio. Nello spinone poi non ci basta la forma, dice molto anche la disposizione del pelo. Questo non deve fare frangia, non deve fare fiocco terminale, ma deve avvolgerla quasi a spirale senza fronzoli di sorta. La coda nei suoi movimenti dice molte cose per chi le sa intendere. La gamba di questo spinone è di una potenza rimarchevole. Nel trotto chi dà l’impulso alla progressione del corpo è la leva fatta dalla gamba sul garretto. Più l’angolo dei garretto è chiuso e più avrà possibilità di aprirsi, più il braccio inferiore della leva, il metatarso, è corto e più la leva aumenterà in potenza. quando il cane avesse a sollevare un arto anteriore per volere andare avanti non potrà mai farlo se dal posteriore, attraverso la spina dorsale, non riceve l’impulso a progredire. Questo impulso viene appunto dato dalla levati bia-metatarso, la quale aprendosi obbliga lo spostamento in avanti. E’ ovvio pensare come l’angolo tibio-tarso-metatarsico non vada bene troppo chiuso. La cosiddetta piega del garretto vuole di quella data misura se deve rispondere pienamente. Non vi indico i gradi dell’angolo per non creare confusioni; vedete di fissarvelo nella vostra retina e non ci sarà goniometro più preciso dei vostro. Anche questo particolare dei disegno dei Vecchio è esattissimo ed io stesso mi stupisco come sia arrivato a indovinarlo. Il garretto piuttosto chiuso aprendosi avrà più ampio gioco a raggiungere un passo lungo, qui il trottone caratteristico e potente proprio dello spinone e del bracco. Con un arto così fatto ad angoli piuttosto chiusi è impossibile durare nella andatura di galoppo, la quale per il fatto di comportare una sosta breve sul terreno ha bisogno di angoli aperti. Infatti gli arti dei galoppatori si muovono come altrettante stecche di legno cioè senza roteazione, senza steppature, perditempo nella velocità. Il garretto è largo e potente come si desidera. I piedi sono di buona fattura e di giusta proporzione.

 LINEA INFERIORE DEL TRONCO Mi divertire! a domandarlo a cento aspiranti giudici. Perché deve essere quasi orizzontale? Risposta: Nello spinone cane equilibrato, tranquillo, senza neuropatie, cioè coi nervi a posto ci vuole un po’ di pancetta. La pancia è la « nature » dicono in Francia, è il fornello della buona digestione, Il cane forte mangiatore ha la pancetta. Il nevrastenico, pazzoide, scervellato ha il ventre da levriere. E’ ben vero che nel cane veloce la pancia disturberebbe e sta bene che non ci sia; ma non è men vero che nelle razze trottatrici un ventre giustamente disceso ci viene a dire dell’equilibrio e della buona salute del soggetto. Ouando vedrete uno spinone col ventre da levriere, dite pure che quello in caccia sarà un forsennato e un esirnio galoppatore.

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APPIOMBI Nel disegno di Angelo Vecchio questi non si possono vedere. Si vede invece un tipico atteggiamento dello spinone nella ferma. Lo spinone se è veramente spinone deve fermare così. Con la testa a mezz’aria, rivolta verso terra; col corpo che lascia intravedere un quasi gattonamento. Con la coda portata orizzontale. Un arto anteriore rialzato non è di prammatica. Può anche mancare e restare una tipica ferma. L’appiombo vero e proprio ha grande importanza perché ci dice se la macchina animale funziona bene o no. I quattro arti devono muoversi secondo le parallele della linea mediale del corpo, e devono arrivare sul terreno seguendo le verticali che partono dalla punta della spalla e dalla punta della natica. Non voglio tediare nessuno ad elencare tutti i difetti di appiombo; solo aggiungo che, come in una macchina quando una parte fa attrito questa si logora, così in un animale quando un arto si muove fuori linea sarà soggetto ad una fatica maggiore.

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“Anita” di Giorgio Lugaresi

 PRESA DEL TERRENO Si vede nel cane fermo, in stazione, dal come prende possesso del terreno. Si possono facilmente rilevare dieci o più, diversi modi di stare sul terreno. Dal modo col quale un cane sta fermo sul terreno voi potrete con certezza dedurne l’andatura. Il cane deve stare sul terreno con prestanza, con imponenza. Lo si deve vedere ben piantato sui quattro arti ben diretti e coi quattro piedi che sembrino radicati al terreno stesso. Anzi un’immagine che serve è, quella di pretendere che i quattro piedi diano l’impressione di dare di piglio a una manciata di terra. Invece quanti poveri camerieri da grande hotel! Nel disegno di Angelo Vecchio, ancora una cosa e rimarchevole: la bella mole dell’animale. Il vero spinone deve essere così: forte quadrato, robusto, tempra di lottatore. I cioccolatini, le mezze cartucce, non sono spinoni: sono aborti, perditempo.