CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

SPINONI & SETTER IN LAPPONIA di Mario Di Pinto

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foto di Lucio Scaramuzza

 Una splendida settimana di caccia in Lapponia dove l’abbondante selvaggina deve essere conquistata in spazi sconfinati di incomparabile bellezza.

“Un viaggio così ti accorcia la vita – mi aveva detto Giancarlo Bravaccini – ma quando poi ci arrivi, l’ambiente e la selvaggina sono talmente belli che non vedi l’ora di tornarci l’anno dopo”. Ed aveva proprio ragione, non per l’incubo del viaggio, ma per la voglia di tornarci: posti del genere nella mente di chi ama la caccia diventano l’insuperabile mito dei nostri sogni. Non è facile comunicare a chi legge tutte le emozioni che questa esperienza mi ha procurato e perciò quel che scrivo va accettato più come cronaca che come racconto. Andiamo dunque a cominciare.

Il 1° Agosto ho affidato agli amici della Lugaresi Tours due mie Spinone: Luna (17 mesi) e Nora (di un anno più vecchia) da utilizzare per i censimenti sulle pernici nordiche, le pernici bianche, sui forcelli e sui cedroni nella favolosa Lapponia svedese dove, a fine mese, le avrei raggiunte per una settimana di caccia. Un mese d’esperienza del genere sarebbe stata tanta manna per entrambe – e soprattutto per la giovanissima alla sua prima stagione di caccia. Puntualmente a fine Agosto sono quindi atterrato nel piccolo aeroporto lappone di Wiglielmina in compagnia di Sandro (Verona) e Cesare (Milano); sul posto si sono uniti a noi

Isabella e Francesco, che io già ben conosco in quanto proprietari dello Spinone Giuvinot, il “bello e bravo” che spopola nelle prove; in sua vece hanno al guinzaglio il roano Varda, che di Giuvinot è il fratello, anche lui bello e – mi dicono – anche bravo. Giorgio Lugaresi coi suoi collaboratori erano ovviamente là a premurosamente accoglierci. “Come sono andate le mie due cagne?” – ho subito chiesto con mal celata ansia. La risposta è stata rassicurante, con persino i complimenti, soprattutto per la più giovane che è anche corretta per natura e con un bel consenso naturale. Evviva!. In caccia farò coppia con Matteo, della qual cosa non finirò mai di compiacermi perché si è rivelato un compagno ideale, gran cacciatore di montagna, ambiente che conosce a meraviglia (è della Valtrompia) e di cui nutre il profondo rispetto che gli viene – ahimé – dall’aver tragicamente perso sui monti due amici. È uomo di poche parole, senza mai una vanteria o un atteggiamento fuor dalle righe. Assieme prepariamo gli zaini con il mangiare per noi e per i cani, i vestiti di ricambio per eventuali sorprese del clima e tutto l’indispensabile per una giornata di caccia in una zona estremamente impegnativa, lontano da ogni supporto civile e dove il GPS è assolutamente indispensabile per orientarsi in sconfinati spazi sconosciuti. La partenza del primo giorno non può avvenire prima delle 8 in attesa dei permessi. E per rimediare al ritardo, veniamo portati in quota con l’elicottero: il programma è scendere a valle per un lungo percorso e di cacciare le pernici bianche con la speranza di trovare anche qualche “nordica” e qualche gallo. Ho scelto di portar Luna (anche perché, cacciando in coppia, mi rassicura il suo consenso) e Matteo ha il suo Nik, espertissimo Setter di sette anni, al quale ha fatto indossare delle speciali scarpette di gomma di sua fabbricazione per scongiurare il rischio che su quei terreni rocciosi gli si rovinino i piedi. Siamo immersi nel trionfo di una natura di sterminata e straripante bellezza. Un’ultima controllata agli zaini, carichiamo le doppiette ed iniziamo a battere un costone degradante verso una splendida valle; Matteo procede più in basso e dopo un po’ mi fa cenno che il Setter ha avvertito una promettente emanazione in un canalone. Arriva la Spinona che avverte lei pure e ferma: il selvatico preso fra i due fuochi si schiaccia al suolo … e finalmente il caratteristico grido accompagna l’esplosione in volo di una dozzina di “bianche”, dalle quali le nostre fucilate staccano due vittime. Per Luna è il battesimo del riporto. Prima di riporle nello zaino, Matteo con rituale rispetto le avvolge ciascuna in un foglio di giornale così da non scompigliarne la bella livrea; più oltre ne recuperiamo una terza che la grande vitalità ha fatto cadere fuor dalla nostra vista. Si procede così fino a mezzogiorno incontrando altri due branchi a cui non possiamo sparare malgrado i cani li abbiano trattati molto bene. In un pianoro entrambi si impegnano in un’interminabile guidata e 100 metri davanti a loro parte un volo di grosse pernici, ormai quasi interamente bianche: le conto e sono 8. Si infilano in un canalone dove posso marcare l’esatta rimessa … ma sembrano inghiottite dal terreno … non ci sono più. Verso le 13 decidiamo di scendere a valle e, cacciando fra le betulle, mettiamo in carniere due “nordiche” fermate molto bene. In un’abetaia troviamo le “fatte” del cedrone ben segnalate dai cani, ma il compare ha già cambiato zona e chissà dov’è.

Alle sette raggiungiamo il furgone che è venuto a prelevarci: siamo stanchi morti ma soddisfatti della bellissima giornata.

Mercoledì il tempo si guasta e ci impedisce di ritornare in montagna: rimaniamo quindi negli sterminati boschi di conifere e betulle a bassa quota in cerca di galli forcelli. Il carniere è più che onorevole, ma sia l’ambiente che la qualità della selvaggina è tale da contenere in proporzioni irrisorie il rapporto fra capi trovati ed abbattuti. Caccio con Nora che mi ferma per tre volte il cedrone ma sono da solo ed il re di quei boschi ha partita vinta. Meglio per lui… meglio così!

Giovedì scende in campo Giorgio Lugaresi ed il binomio del suo fucile e del suo Setter (quel Guglielmo Tell che in altra occasione ho già lodato) sono un vero pericolo per l’equilibrio faunistico della zona: con 5 fucilate ha incarnierato 3 cedroni e 3 pernici. Per me c’è un bel gallo forcello maschio. Ce ne poteva essere in carniere anche un altro ma mi piazzo male sul cane in ferma e se ne va indenne. Venerdì riposo, dedicato a spaghetti e tressette, perché non smette un attimo di piovere. Sabato rischiara un po’ ma non abbastanza per di salire ad alta quota. Andiamo al Lago Romano a forcelli. Ho con me Nora che gira per queste montagne come un impegno ed una determinazione da assatanata. Dotata di fisico d’acciaio e grande temperamento, a volte mi prende la mano, ed è il prezzo che son disposto a pagare in cambio di quella sua grande passione. Troviamo subito una beccaccia che i cani fermano più volte ma vola sempre ad altezza d’uomo e sarebbe imprudente sparare; su un costone a solatìo i cani trovano tracce di forcelli. Giorgio e Sandro con il Setter e la Spinona Anita (sorella piena di Luna) scendono più in basso ed incontrano diversi galli uno dei quali finisce nel carniere. Io rimango ad una quota più alta dove la cagna segna un incontro ed inizia l’interminabile guidata: in una radura esplode una grossa covata di forcelli di cui abbatto un bel maschio. Su quella costa c’erano almeno una quindicina di forcelli.

Domenica il tempo migliora, torniamo in montagna e tocca ancora a Luna; Giorgio – che accompagna Sandro è con Anita. Direzione Marslinden, un’ora a piedi in salita col cane al guinzaglio ed il fucile aperto, attraversando un parco naturale: l’unica limitazione imposta è che non ci sia atteggiamento di caccia! Questa dimostrazione di fiducia verso i cacciatori è eloquente segno di civiltà, garantita d’altro canto dal senso di responsabilità di chi in quel Paese pratica la nostra disciplina.

Arriviamo ad un rifugio oltre il quale possiamo incominciare a cacciare. Davanti a noi un immenso anfiteatro incastonato fra le montagne dove albergano pernici nordiche, pernici bianche, lepri …e beccaccini nei frequenti acquitrini creati da esondanti ruscelli che da lungi si riconoscono solo per il verde più intenso della vegetazione. Un vero paradiso!. I censimenti fatti il mese scorso ci danno la certezza della presenza della selvaggina, ma gli spazi sono immensi e gli incontri sono tutt’altro che facili; camminiamo ore ed ore senza trovare alcunché; finalmente vicino ad un ruscello riesco ad incarnierare una bianca; attraverso il guado e dopo qualche minuto Luna è ancora ferma. Me la prendo comoda e scatto qualche foto, finché parte gneccando un beccaccino che mi riempie il cuore di gioia (non tutti i cani li fermano!). Ancora una ferma, indi un’interminabile guidata senza però la conclusione. La cagna allora dà sfoggio di lodevole iniziativa allargando molto una cerca spigliata per riagganciare l’emanazione che le si è sottratta e finalmente, ai piedi di una collinetta, aggancia in ferma una grossa pernice che riesco a buttar giù ferita. Lei recupera e riporta correttamente. Bella azione! Continuiamo entrambi (nel senso di Luna ed io) con rinnovata lena, lei estende sempre più la cerca sul filo del vento e concentratissima va a fermare molto lontana da me; me la prendo comoda perché son certo che mi aspetterebbe anche un giorno intero, mi avvicino, l’accarezzo e lei comincia a guidare puntando verso l’alto in direzione di piccole betulle, ad una ventina di metri dalle quali si arresta definitivamente. Il grido delle grosse pernici nordiche copre il fragore delle numerose ali. Una viene giù secca mentre il resto del branco si divide: tre vanno diritte verso la pianura mentre un gruppo più numeroso gira dietro la collinetta e scompare alla vista. Vado sulla probabile rimessa e la cagna mi pennella con quattro ferme una dopo l’altra altrettante pernici che aveva alzato poco prima. Lo zaino incomincia a pesare davvero. Sulle rocce sopra di me sento che gli amici sparacchiano un bel po’. Si è fatto tardi, ma un’occhiata in pianura dove ho visto calare le tre vorrei proprio darla. Luna mi precede, improvvisamente si gira verso di me e ferma: non possono essere le pernici che ho visto rimettersi molto più in giù… ed infatti parte una coppia di beccaccini su cui stampo una vergognosa bolletta (la scusa sarà che lo zaino è troppo pesante!). Accendo una sigaretta per riprendere fiato e mi avvio verso il rifugio dove incontro i miei amici che hanno in carniere 2 bianche ed una enorme lepre artica.

Poi il lungo cammino del ritorno alla base dove ammiriamo il bellissimo vecchio cedrone che Matteo ha messo in carniere. C’è di che celebrare a champagne …anche perché domani si riparte per l’Italia.

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1 Comment

  1. Isacco Lanna

    Bravo amico mio,di questa tua” sortita” ne hai dipinto un quadro di valore !………complimenti.

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