Foto di Mario Salomone

L’accusa di “strage” di volatili si fonda sul numero delle cartucce vendute dalle armerie: un dato insignificante perché la maggior parte di esse viene utilizzata per il tiro a volo (skeet, trap, elica, percorso di caccia) e solo una modesta percentuale di quelle pochissime usate a caccia, colpisce un volatile.

Chi parla di “strage” dovrebbe sapere che essa è impossibile, per due assorbenti ragioni.

Anzitutto la nostra legislazione venatoria è una delle più restrittive in assoluto; essa sancisce che la fauna selvatica è un bene indisponibile dello Stato il quale determina le pochissime specie cacciabili; individua le zone inibite alla caccia (parchi, oasi e zone di rispetto, zone di ripopolamento, ecc.); non consente la caccia che in periodi dell’anno e in ore del giorno limitate e per non più di tre giorni a settimana, con limitazione dei capi da abbattere; esclude dal vincolo venatorio i terreni cintati, quelli con colture in atto, le zone di rispetto per i centri urbani, gli edifici e le strade, i mezzi agricoli in azione; esonera dal vincolo venatorio i proprietari terrieri che ne fanno apposita richiesta; obbliga i cacciatori a raccogliere i bossoli sparati; sottopone chi chiede la licenza dì caccia ad esame, e prescrive esami neurologici per ii rilascio del porto di armi; impone il pagamento di varie tasse ai cacciatori; attribuisce il controllo della disciplina venatoria ad una pletora di autorità (guardie forestali, guardie venatorie, guardie provinciali, guardie zoofile, oltre a tutti gli agenti di polizia giudiziaria capillarmente presenti sul territorio).

Inoltre, l’elemento di fatto che rende impossibili le stragi è l’inesistenza pressoché assoluta di quella selvaggina selvatica naturale cacciabile che gli anticaccia vorrebbero salvaguardare a tutela della biodiversità, ignorando che essa si è estinta da circa 30 o 40 anni, per i motivi che saranno spiegati in appresso.

Ormai l’unica fauna cacciabile è quella allevata nelle voliere e poi liberata nel territorio: è incapace di difendersi, è sterile, ha difficoltà ad alimentarsi, non sopporta le intemperie e anche se scampa al fucile non sopravvive all’inverno.

La selvaggina migratoria (peraltro cacciata da una minoranza) è anch’essa in costante diminuzione in tutta Europa, ma la situazione dell’Italia è di gran lunga la peggiore di tutti i paesi europei; infatti nessuno straniero viene a cacciare in Italia, mentre gli italiani che possono, si recano all’estero.

Vedi gli articoli che seguono: le-affermazioni-degli-anticaccia-vanno-esaminate una per una.