CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“Stralci di scritti in materia cinofila” di Marino Cervone D’Urso

 
Tex (della Trabaltana) di Gianfranco Calì

Tex (della Trabaltana) di Gianfranco Calì

Nel 1952, in occasione della fondazione del Club Amatori del Trialer, il grande Giulio Colombo egli ebbe a dire: “ Noi altri siamo innanzitutto  cacciatori, non beccai,  e vogliamo gustare l’arte del cacciare. La cinofilia, al pari della caccia, è uno sport costoso; in più, essendo anche cinotecnia, non può essere di massa, ma solo appannaggio di pochi competenti i quali hanno il compito di dare alle masse dei buoni cani da caccia derivati dai trialers e che affrontano forti sacrifici finanziari per poter riuscire.”

L’intelligenza, il senso del selvatico, le doti olfattive di un cane, l’estensione della sua cerca, la velocità, accompagnate dallo stile di razza, sono doti  sviluppate nel corso dei secoli unicamente per trasformare un semplice cane nel proprio ausiliare, cioè in un animale pronto a essere di “ausilio”,  al proprio padrone e cacciatore ai fini del reperimento e cattura della preda.
 
L’ardore, l’irruenza, la passione di un vero cane da caccia, completati peraltro da un corrispondente alto grado di addestramento, venne decantata già nel 1593 da parte dello scrittore inglese Gervase,  autore del libro “L’arte di catturare gli uccelli in acqua e campo”: “Non esiste  miglior modo per catturare le starne che col Setting Dog (come era chiamato ancora a quei tempi il Land Spaniel), diretto precursore del Setter. Il piacere e l’arte sublime che ne derivano (e per arte si intende addestramento) , sono condensati nelle seguenti parole: “ SPAZIO, CERCA, FERMA”. Il Setting Dog deve essere un grintoso Land Spaniel che, per  dote naturale è portato a cacciare starne con tanto ardore e passione, correndo sui campi con tanta avidità come se non ci sia un limite al suo desiderio. Contemporaneamente questo cane sarà addestrato in modo così perfetto che, nel momento di maggiore passione venatoria, basterà  un fischio del suo padrone a fermarlo; per cui  l’ausiliare, dopo avergli rivolto uno sguardo, attenderà i suoi ordini al fine di procedere o rimanere immobile. Non esiste un ausiliare migliore del LAND SPANIEL, il più fedele compagno” !

Annotazioni sul setter inglese da parte del Conte di Hamilton

 Il conte di Hamilton, nato nel 1855, descrive il tipo di setter da lui allevato nella proprietà di famiglia esistente nell’ovest della Svezia: ”Un vecchio ceppo di setter inglese, importato in Svezia sin dal 1840 e allevato con cura per generazioni – tutti dello stesso tipo morfologico e dalle identiche doti venatorie. Ciò in un’epoca in cui né gli uomini né gli animali avevano tanta fretta come oggigiorno….. La ricerca delle starne non si spingeva in lacets molto estesi, ma era peraltro metodica e fruttuosa, e si svolgeva con un galoppo non tanto veloce. Appena il cane avventava la selvaggina, scivolava a terra come una pietra; e lì continuava a giacere immobile finché il cacciatore non fosse in posizione di tiro. Gli uccelli venivano involati con tutta calma, senza alcuna fretta e disattenzione.

Ho visto cani di questa linea di sangue comportarsi in tale maniera sin dal primo giorno che venivano portati sul terreno di caccia”.

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1 Comment

  1. filippo

    Ancora oggi gran parte dei “cacciatori” utilizza cani da …”scaccia”, come ha avuto modo di dire il mai abbastanza compianto Carlo Gabrielli. Inglesi (i cani), che si allontanano 20 metri e…fanno una mezza “fermina”, purchè si “ammazzi”…il più possibile. Il resto, ai più…non interessa.

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