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Il comportamento

Gli individui radiomarcati hanno mostrato una elevata fedeltà inter ed intra-annuale al sito di svernamento. Una volta che gli individui arrivano in un area effettuano una selezione sul tipo di habitat che frequenteranno nei mesi invernali scegliendo boschi e prati con caratteristiche ben precise.

Dai dati raccolti in più di dieci anni di attività sembra che il sito venga “scelto”durante la prima migrazione, ovvero quando gli uccelli giovani esplorano le aree di svernamento per la prima volta. Anche se studi ulteriori sono necessari per verificare con certezza tale ipotesi, i dati in nostro possesso la indicano come una effettiva possibilità.

Dai dati di autoricattura si è infatti osservato come tutti gli individui ricatturati siano stati ripresi nella stessa porzione di prato in cui essi erano stati catturati la prima volta.

Un esempio interessante è stato un individuo giovane catturato e radiomarcato nel 2003 che è stato ricatturato nel 2004 nello stesso campo. Questo individuo, a cui è stata apposta una nuova radio, ha frequentato in entrambi gli anni le medesime porzioni di bosco di giorno ed il medesimo campo di notte.

Dall’analisi dei movimenti giornalieri è risultato che sia gli adulti che i giovani compiono spostamenti maggiori durante le ore notturne.

Questo comportamento è stato evidenziato anche sulla beccaccia americana, Scolopax minor (Sepik & Derleth 1993; Berdeen & Krementz 1998). In questa specie, gli spostamenti notturni sono molto più ampi di quelli diurni e si è ipotizzato che ciò sia dovuto ad una maggiore esplorazione notturna dell’habitat ed a forme di interazione tra gli individui.

Per quanto riguarda l’area di Castelporziano, si è inoltre rilevato inoltre che i giovani si muovono molto più degli adulti soprattutto durante la notte. Questo comportamento potrebbe essere spiegato dal fatto che essi sono meno esperti nel localizzare siti idonei all’alimentazione e che devono compiere spostamenti maggiori per la ricercadel cibo. Un analogo comportamento è stato evidenziato da Duriez (2003) in Francia.

La distanza media da noi rilevata tra l’area di cattura, cioè dai campi dove le beccacce si trovano la notte, e le rimesse diurne, è stata di 350 m (range = 250-1500). Questo dimostra come gli individui utilizzino soltanto i boschi limitrofi alle aree dove di notte si trasferiscono per alimentarsi e anche tale comportamento potrebbe essere dovuto ad una ben precisa strategia antipredatoria. In effetti un volo prolungato al tramonto potrebbe sottoporli ad una maggiore esposizione nei confronti di eventuali pericoli.

Tuttavia la vicinanza delle aree notturne potrebbe anche rappresentare un modo per ottimizzare il dispendio energetico così da trovarsi subito in aree ricche di cibo ed attigue ai siti diurni.

Gli individui radiomarcati hanno utilizzato lo stesso sito diurno e notturno per tutto il periodo nel quale sono stati seguiti, confermando l’elevata fedeltà al luogo di svernamento.

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Durante le ore notturne, inoltre, si sono evidenziate tre diverse categorie comportamentali nell’utilizzo dello spazio:

1. la maggior parte degli individui (63%) utilizza un unico sito con spostamenti più omeno marcati (Categoria SU-Sito Unico, Fig. 38);

2. alcuni individui utilizzano due siti (Categoria A-Alternata, Fig. 39);

3. pochi individui, tutti giovani, utilizzano tre siti (Categoria E-Erratica, Fig. 40)

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Si può ipotizzare che gli adulti abbiano già conoscenza del territorio e già negli anni precedenti abbiano selezionato le aree idonee al proprio sostentamento. In questo modo grazie alla elevata fedeltà della specie, gli adulti non devono compiere molti spostamenti per trovare le prede.

L’utilizzo di più siti, e soprattutto il maggior tasso di spostamento potrebbero essere la causa del più elevato tasso di mortalità riscontrato nei giovani. In particolare questi spostamenti più prolungati durante le ore notturne, come detto, li rendono più vulnerabili alla predazione nel corso delle fasi di ricerca di cibo e durante il ritorno alle aree diurne. Dovendo coprire uno spazio maggiore i giovani sono inoltre sottoposti ad un rischio maggiore di essere abbattuti durante l’attività venatoria.

Da analisi comportamentali è emerso comunque che alcune caratteristiche sono proprie degli individui a prescindere dalla classe di età e sesso a cui essi appartengono.

Durante il nostro progetto si è notato che molte beccacce al crepuscolo non lasciano i boschi per andare nei pascoli, ma rimangono in queste aree anche di notte (54-60% delle localizzazioni notturne; Montanino 2005). Questo dato, che differisce da quanto di solito riportato in letteratura, è stato evidenziato anche in America ed in Francia attraverso il costante monitoraggio effettuato con la telemetria (Horton & Causey 1979; Duriez 2003).

Durante i campionamenti giornalieri è stato notato che nelle notti in cui le precipitazioni sono state molto abbondanti tutti gli individui hanno lasciato i boschi per trasferirsi nei campi.

Questo comportamento è stato rilevato anche per quegli individui che raramente si spostavano nei pascoli per alimentarsi.

di ARIANNA ARADIS, GIUSEPPE LANDUCCI, PIERFRANCO RUDA, STEFANO TADDEI e FERNANDO SPINA