CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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A Regine con il Re-di Silvio Intiso-

Ferme ricordo (41)..Beep…beep…beep…
Il suono remoto e lontano ci arrivava con le folate del vento che quel giorno sembravan rincorrersi nei boschi di Os, scompigliando i fiocchi di neve come in quella palla di vetro che amavo tanto agitar da bambino.

-Da che parte, Marco?-

Il Marco, le cui orecchie funzionano meglio delle mie ormai offese da troppe fucilate, era diventato, a giusta ragione, il navigatore ufficiale dei nostri pellegrinaggi norvegesi sulla scia del Re e delle sue regine.

-Aspetta, stai fermo!-

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A beccacce con cani a grande cerca –di Mirco Peli–

Jack il tipico setter da beccacce a grande cerca, cugino di Paiper e Peirò

Da anni si discute se a cacciare beccacce è meglio usare un cane a grande cerca o a raggio ristretto. Certo quando le beccacce erano numerose e si usava solo il campano gestire un cane a grande cerca era un impresa, erano più le arrabbiature che le soddisfazioni. L’avvento della tecnologia, introdotta peraltro in concomitanza della diminuzione della beccacce, e che in parte ne è la causa, ha cambiato il modo di cacciare e il cane che batte molto territorio è diventato quasi indispensabile per chi caccia in terreno libero in Italia. Io le soddisfazioni più grandi le ho avute da cani a grande cerca, anzi con un potenziale trialer, cacciare beccacce con un simile cane è caccia dura, ma è caccia vera.

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Tre Beccacce alle Olimpiadi di Sochi di Enrico Cavina

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Questa è una storia strana e fantasiosa , fantasiosa sì ma non si può escludere che qualcosa di vero ……qualcosina……ci possa anche essere. Perché tre beccacce a Sochi ? Béh…..certamente è possibile che alcune beccacce russo-asiatiche siano rimaste in inverno da quelle parti dopo aver svalicato le montagne di Krasnodar e scese giù per quelle valli che arrivano sulla costa del Mar Nero dove sorgono le faraoniche strutture delle Olimpiadi Invernali 2014 a Sochi .

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Campano – Beeper – Satellitare

Bach e Storia di Falzetta Renato

Bach e Storia di Falzetta Renato

Alla fine del secolo scorso un piccolo apparecchio elettronico aprì un fronte di discussione molto ampio, rompendo gli schemi della caccia nel bosco ed attaccando al cuore una tradizione che resisteva da molti decenni. Nel giro di pochi anni l’utilizzo del beeper sovrastò quello del campano che seppur aveva un gusto romantico sembrò soccombere alle squillanti note della nuova diavoleria. Che lo si ponesse in movimento o in ferma per diverse stagioni i vari chiu-chiuu, beep-beep e così via riempivano l’assordante silenzio dei nostri boschi sorprendendo le Beccacce che agli albori di questa nuova era sembravano irretite da questa assoluta novità.

Si passò così dall’attenzione costante prestata dall’orecchio al classico blo-blom del campano alla mezza distrazione spinta dalla certezza che tanto una volta fermo il cane non andava cercato per lunghi minuti, perchè quel collare dai colori così sgargianti ci avrebbe attratti come il canto delle sirene faceva con i mitologici naviganti. E la Beccaccia anch’essa sorpresa da così liete note sarebbe rimasta lì ad attendere che quel suono svanisse sostituito da un colpo ben assestato.

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Le affinità tra la Beccaccia e Il Sarago Maggiore (3a parte) Tratto da www.apneamagazine.com

gallinucci4C…non appena la giovanissima Nina si avventurò in una sospetta filata con un timido accenno di ferma, partì da un roveto una “palletta nera” che buttai giù immediatamente d’istinto con un tiro stratosferico degno del miglior tiratore di skeet. La prima beccaccia. Non vi dico la soddisfazione. Da li fu tutto un crescendo. Nina crebbe e si fece molto brava poi, nel tempo, arrivarono altri cani a farci degna compagnia.

Insomma da quel 2008 la passione per la caccia subacquea andò via via affievolendosì forse perché ormai avevo scoperto tutto di essa e la cattura di un pesce era davvero diventata “una banale esecuzione”, riprendendo uno spunto riflessivo dell’amico Piero Malato. Si crearono spazio e tempo per la caccia terrestre che mi dava nuovi stimoli, facendomi pertecipe della conoscenza di un mondo totalmente nuovo ma che oggi, rendendomene conto, ho sempre conosciuto. Nel 2009 disputai la mia ultima gara congedandomi dall’agonismo con un bell’oro ai Campionati Italiani a squadre. La caccia subacquea naturalmente non potrei mai abbandonarla del tutto, l’acqua è sempre stato e sarà il mio elemento naturale fino a che mi sarà concesso di andare. Ho nuotato per ben 19 anni di cui 15 a livello agonistico. Alla fine tra nuoto e caccia subacquea ho alle spalle “soli” 33 anni di agonismo ad alti livelli. Vado a mare quando ne ho bisogno.

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Le affinità tra la Beccaccia e Il Sarago Maggiore di Alessio Gallinucci tratto da www.apneamagazine.com (2a parte)

gallinucci2C…con grande meraviglia, la ferita sulla punta del petto “tappata” con una sorta di fanghiglia solidificata di misto terra, piume e piccolissimi frammenti di sterpaglie.

Al sarago piace il grotto così come alla beccaccia piace la macchia. Dirò di più il grotto sta alla macchia. Cacciare la beccaccia dentro la macchia mediterranea costituita da mirti, lentischi o biancospini inframezzati da roverelle è come cacciare i saraghi nei meandri del coralligeno. La difficoltà di esplorazione mette il cacciatore duramente alla prova, un lavoro di ricerca certosino e raffinato. All’interno delle distese di grotto/coralligeno è più facile trovare saraghi in ambiti adiacenti a zone di sabbia intercluse, così come la beccaccia si trova in zone dove all’interno della macchia fitta vi sono aperture o piccole radure di pastura. Su distese di macchia o di bosco fitti, circoscritte all’interno di distese pulite e radure, è più facile trovare le beccacce ai bordi, piuttosto che profondamente addentrate. Per il sarago avviene lo stesso. All’interno di zone di grotto circoscritte in ampie zone di sabbia è facile trovare lo sparide sui bordi, se poi all’interno della zona di grotto, addentrandoci, c’è una buona fenditura nel fondo essi saranno anche li. Anche la beccaccia sarà reperibile in una “fenditura”/raduretta presente all’interno della zona di macchia.

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Le affinità tra la Beccaccia e Il Sarago Maggiore Tratto da www.apneamagazine.com Testo di Alessio Gallinucci prima di tre puntate.

nina-e-pintaCNel 2011 venne pubblicata su Apnea Magazine l’intervista “Alessio Gallinucci: Addio alle gare senza rammarico”. Ero da poco uscito da una ottima carriera agonistica nella caccia subacquea durata quasi 18 anni e nell’ultima parte dell’intervista affrontavo brevemente i temi relativi alla mia nuova ardente passione ovvero la caccia terrestre con il cane da ferma alla beccaccia. Dichiaravo a fine intervista che “Ho anche avuto modo di riscontrare che il comportamento della beccaccia è assai simile a quello di un determinato pesce del mediterraneo e pertanto, applicando gli schemi ed i comportamenti istintuali di cui parlavo sopra, riadattandoli per la terra ferma, riesco spesso, nel peggiore dei casi, a godere dell’incontro con la Regina” A seguito di questa affermazione l’amico Davide Serra, più di un anno fa, mi sollecitò uno scritto riferito alla descrizione dei parallelismi riscontrati tra caccia subacquea e caccia terrestre alla beccaccia, ora lo posso dire: mi riferivo al sarago maggiore!

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I fratelli “Pio” di Mirco Peli

Caccio in zona Alpi da circa quarant’anni e ho avuto modo di conoscere parecchi veri cacciatori di montagna. Qualcuno non l’incontro più, c’è chi ha cambiato zona o tipo di caccia, certi hanno smesso di cacciare. Incontro invece ancora a quota beccacce spesso e con grande piacere i fratelli Giori, soprannominati Pio. Vittorio è il più anziano e Gianni il più giovane, questa è la cronologia, ma tutte e due hanno una bell’età per andare a caccia in montagna, infatti ora vanno solo a beccacce.

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“Roberto Scorta ha scritto: Non mi ha mai conquistato ne scaldato l’animo ne vinto la ragione.”

11178574_10204221932248830_2027942385_nMi sono sempre chiesto il perché del mio tiepido interesse per un selvatico di tale pregio e bellezza di tradizione venatoria e anche per certi versi cinofila. Di ambiente pregiato e suggestivo capace di stimolare emozionale reazione profonda e condivisa da tanti animi che ne ricercano con caparbia continuità e religiosa dedizione il contatto, anche solo fuggente, spesso sfuggente a volte solo percepito. Chiamatela Regina. Merita un deferente rispetto una composta nobile maniera ricca di gestualità tramandate da una lunga dedizione.

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Come divenni beccacciaio di Mirco Peli

Archivio (179)

Astro- il mio campione a caccia-

La seconda guerre mondiale era terminata da poco quando venni al mondo, e la ricostruzione portò a lavorare in fabbrica molte persone, compreso i miei genitori. Praticamente venni allevato dai nonni e dalle zie, in una famiglia composta dai nonni e dodici zii, che uno alla volta prendeva la propria strada. C’erano gli zii Giglio e Gianni i più giovani fra i maschi, che lavoravano in Svizzera, posavano binari per le nuove ferrovie, tornavano a casa una volta l’anno quando apriva la caccia. Che bello quando arrivavano, nella casa colonica di colore giallo l’atmosfera era di festa, arrivano gli zii dalla Svizzera, portavano cioccolato e sigarette, tanti pacchetti di sigarette, di qualità diverse, c’erano quelle per lo zio Domenico, quelle per lo zio Pasquale, quelle per papà, qualche sigaro per il nonno e tante qualità diverse di cioccolato. Zia Armida e Romana erano ragazzette ancora da maritare ed erano loro che mi accudivano.

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