CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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I CUCCIOLI OGGI SONO PRONTA CACCIA DI Enrico Fenoaltea

Basco (della Trabaltana) di G. Bravaccini a 45 gg

Basco (della Trabaltana) di G. Bravaccini a 45 gg

E’ diffusa tra i cacciatori l’opinione che la bravura di un cane da ferma dipenda soprattutto dalla dotazione genetica e dalle sue esperienze di caccia pratica.

Anticipando le conclusioni di queste note io penso che in questi ultimi decenni, a seguito di un’accorta pressione selettiva sulla dotazione genetica, il rapporto del cane da caccia con il padrone-cacciatore sia divenuto un coefficiente di grande importanza (che si aggiunge a quelli tradizionali) per la bravura del cane adulto.

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Finita! di Adelio Ponce de Leon

ADELIO-PONCE-DE-LEON

C’è un momento triste nei tuoi giorni in cui ti dici… Ho superato i novant’anni e comincio a sentirmi vecchio. Una notte nel letto, prima di chiudere gli occhi, mi sono detto: “È finita!”. Mi sono sempre ritenuto un cacciatore secondo a nessuno. Ma ora ho superato i novant’anni e improvvisamente mi sono sentito vecchio. Al Palazzo di giustizia, durante una delle ultime arringhe, mentre stavo difendendo un imputato avevo tra le mani il codice e mi accingevo a leggere una di quelle massime della Cassazione scritte in corpo piccolissimo in calce agli articoli.

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“SOLITUDINE” di Franco Subinaghi

La caccia dell'anima

La caccia dell’anima

Ho avuto alcuni ottimi compagni di caccia, nelle mie numerose licenze, veri amici, come me innamorati  della montagna, dei suoi selvatici e della sua profonda bellezza. Ho condiviso con loro la mia grande passione per il monte e per la sua vita.  O per le immense distese delle risaie della nostra bassa. Con tutti ebbi  comunque in comune  la passione per i cani da ferma.

Alcuni di  essi  furono miei maestri  venatori  come il Tani, re delle coturnici, il Nea, grande cacciatore di galli e bianche o l’indimenticabile Pino, che tutto mi insegnò sul magico mondo della caccia ai beccaccini.

Altri furono  compagni di caccia, amici della mia età allora verde, come Beppe, conosciuto a scuola, al Gonzaga, che come me aveva anche la passione per  la pesca a mosca, la musica rock, il grande Milan.

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Il mondo è bello perché è vario di Mirco Peli

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Bagolino Agosto 2016

Se considero le prese di posizioni dei cacciatori sulla consistenza della selvaggina e a chi fanno risalire le maggiori responsabilità degli abbattimenti, direi che il titolo è perfetto.

Per la maggioranza di chi non si può permettere di cacciare all’estero, questa è la vera responsabile, li si fanno stragi, soprattutto di beccacce.

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ADDESTRAMENTO DEL CANE DA FERMA – La fase pratica 3 di Federico Gallo

COVER 1^ paginaAbbiamo fatto una disamina di tutte le caratteristiche, la problematica e le fasi operative da curare per avere un puledro scattante, voglioso, motivato e reattivo. Seguendo la prassi descritta abbiamo ottenuto un addestramento di base, il cane sarà ancora grezzo e, volutamente, appena scozzonato. Avrà sicuramente dato prove di quelle che si chiamano “qualità di base”. Per tanto ora è il momento di cominciare a prenderlo in mano. Ciò vuol dire che dovremo agire in maniera da poterlo manovrare con sufficiente soddisfazione.

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IL SOGNO: LA FATA E LA FIABA DI UNA MIGRAZIONE di Enrico Cavina

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Per più giorni, credo per più di un mese, mi ero lasciato prendere dalla passione di consultare tutto quello che di più scientifico si potesse cogliere dalla Letteratura di Ricerca sulla beccaccia e sulla sua migrazione. E così di pari passo mi ero messo a scrivere uno zibaldone, una vera rassegna bibliografica che poi pomposamente avevo definito “evidence based review”, ed altrettanto scherzosamente avevo titolato.

 “La beccaccia scientifica”.

Avevo letto, riletto, analizzato e cercato di sintetizzare tanti aspetti della anatomo-fisiologia della beccaccia e del suo ciclo vitale , io stesso trascinato da quella curiosità che ti prende quando affondi te stesso ,umile dilettante,dentro i rigidi risultati della ricerca scientifica , quella vera ;tanta passione quasi quanto quella che per anni ed anni,ed ancora oggi,ti spinge nel bosco,duro ed impenetrabile a tratti,alla ricerca di quel frullo dove poi tu lanci un’inconsulta vampata di piombo e morte:così dentro i misteri della beccaccia,così dentro i misteri del tuo “essere”.

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STRAORDINARIO : documentata la trasformazione di una Beccaccia migratrice in Beccaccia residente

scolopax-rusticola-1Già dal 2008  il prof. Enrico Cavina nel suo sito www.la beccaccia scientifica ha sottolineato l’importanza dei primissimi risultati del monitoraggio satellitare anche per lo studio della BECCACCIA .

Era da poco pubblicata l’esperienza documentata della beccaccia “Karelia” con il suo straordinario volo dalla Spagna sin oltre gli Urali . Evenienza che si è poi rivelata non così rara come dalle ultime documentazioni Inglesi ed Italiane ( Scolopax Overland- Amici di Scolopax ) .

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– CENERENTOLO – di Silvio Intiso

a starne in EstoniaL’avevo incontrato per la prima volta un mese prima, quando trovandomi in ferie con mia moglie nella mia dolce Liguria, ricevetti una telefonata serale da Anna Maria Scotto, stimata fornitrice dei miei ausiliari da caccia, nonché cara amica.

-Ciao Silvio, come stai? ….bene grazie e Tu?-
Dopo le solite frasi di pragmatica, il punto:
-Ho sentito che cerchi un cane e io ho un cucciolone che giusto fa per te!-
La storia che seguí fú drammatica e toccante.
-Sai, questo ha un anno ed é in cura da un ”allenatore” che ne voleva fare un cane da gara … purtroppo pare che a causa di una tendenza del cane al passo ambio non lo voglia piú e parli di darlo a qualcuno in Jugoslavia (…sigh!). Vai a vederlo che é un gran bel cane e soprattutto ha un carattere d’oro!-

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IL CACCIATORE di Orlando Fabbri allevamento Radentis

603491_371979132872913_206072864_nTutti i giorni il carniere annuale di un cacciatore italiano medio. Eccezion fatta, naturalmente, per chi caccia in riserva dove il carniere può viaggiare parallelo al portafoglio.

Il fatto è che il mattino, quando fa luce, se ti trovi in larghe sconfinate di pianura libera alla caccia in compagnia di decine di auto in ogni angolo e gli occupanti di quelle che ti guardano come se tu fossi un marziano, una ragione ci deve essere. Claudio è conosciuto, poco capito e discretamente snobbato; vederlo prepararsi alla battuta in territorio libero con una splendida doppietta finemente incisa, il doppio fischietto al collo e quattro setters scalpitanti al guinzaglio, non tranquillizza nessuno. Il quadro è composto da distese sconfinate di terre arate, intervallate da medicai già bruciacchiati dal primo freddo, qualche argine di canale, bordi di carraie e piccoli gerbidi a tratti parzialmente allagati.I cacciatori portano a spasso la pancia, lungo gli argini alti, in rigorosa fila indiana oppure procedono a rastrello, a cinquanta metri uno dall’altro, lungo le terre arate in compagnia di simpatici cani visibilmente imbarazzati dal contesto. Nessuno nei medicai.

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RADENTIS: nati cacciatori per riprodurre se stessi nei figli di Orlando Fabbri

54Nasceva con obiettivi dichiarati e, per sviluppare con successo, doveva fare i conti con l’esistente sopra menzionato:

– una razza estremamente numerosa e variegata

– di complicata utilità in una corretta selezione metodologica

– con credenziali progeniche poco affidabili

– con elementi fenomenologici labili e di difficile utilizzo

Il virus che avevo contratto era talmente virulento che i miei equilibri cinegetici entrarono in confusione e mi portarono subito in rotta di collisione con il sistema.

In cuor mio ero travolto dalla voglia di fare qualcosa di particolare che muovesse intorno all’obiettivo necessario di formare una famiglia di setters perfettamente riconoscibili attraverso il fenotipo; solo questo, infatti, sin da allora mi sembrava l’unico strumento possibile ed affidabile nella selezione canina; esso poteva concretizzarsi attraverso i seguenti irrinunciabili elementi fondamentali:

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