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Jack di Mirco Peli su beccaccia primavera 2014

È sin troppo noto che la caccia alla beccaccia, nel nostro Paese ed in tutta Europa, andrebbe meglio regolamentata cancellando, di fatto, tutte quelle forme di accanimento predatorio (caccia all’aspetto, caccia in battuta, caccia in momenti di gelate improvvise….) che sono l’espressione più bassa e volgare di un istinto che, certamente, non può definirsi caccia. Tutte queste affermazioni di principio s’infrangono contro l’egoismo, la superficialità e la supponenza dei più, che – normalmente – hanno il sopravvento sulla ragionevolezza, l’etica e l’armonia.

Partendo da queste considerazioni, credo che l’unico modo per dare un senso alla caccia – e per ritrovare rispetto ed equilibrio – sia collegare cinofilia e caccia, addestramento cinofilo e rispetto del territorio, cultura e preservazione dell’ambiente.

Se, con uno sforzo educazionale non modesto, cominciassimo a concepire la caccia alla beccaccia solo come l’epilogo di un’azione cinofila valida, trascurando per convinzione tutto ciò che ne è al di fuori, avremmo risolto il problema! Le competizioni cinofile su beccacce sono di recente introduzione e, negli anni, abbiamo assistito ad un rapido e progressivo miglioramento della qualità dei soggetti presentati in prova e ad un aumento dei cinofili che cercano cani sempre più “specialisti”. Se, da una parte, questo fenomeno ha fatto crescere, in modo smisurato ed inopportuno, l’offerta di “cani da beccacce” e le proposte di caccia in “Paesi idilliaci”, dall’altra ha acceso la passione per un particolare tipo di caccia che senza un cane valido non può essere esercitata. È questo il momento di valorizzare al massimo la cinofilia “seria”, fatta di competizioni in zone idonee, giudicate da Esperti giudici cacciatori che pongano, come fine ultimo delle prove, la segnalazione di soggetti idonei alla riproduzione. Se noi continueremo su questa strada dovremmo riuscire a creare una mentalità fatta di “ricerca dell’armonia cinofilo-venatoria” che non è altro che la convinzione che cinofilia, caccia, rispetto del selvatico e dell’ambiente debbano essere il senso della nostra peregrinazione nei boschi. Ho sempre biasimato le affermazioni estreme, poco legate alla realtà e frutto, spesso, di esasperazioni smisurate: cacciare con un piccolissimo calibro (è ampiamente dimostrato che si perdono molte beccacce ferite) con un fucile ad un solo colpo, magari con un occhio bendato… Non è questo il senso ed il fine di un’autoregolamentazione che deve venire dal di dentro! È importante maturare una comune visione del problema basata su concetti realistici, scientifici, dimostrabili e collegati al nostro DNA cinofilo: cacciamo solo col cane, spariamo solo sotto ferma e dimentichiamo tutte le altre fantasticherie!

Qual’è il cane ideale?

Definire l’idealità del “cane da beccacce” in prove ed in caccia vissuta, sottraendosi alla tentazione di rifarsi a modelli puramente teorici od a quel particolare soggetto che, per aspetti disarticolati e spaziati nel tempo ci è stato molto caro o ci ha entusiasmato in quel particolare momento storico, può risultare difficile e non realizzabile. La difficoltà, tale da creare un naturale imbarazzo, è dovuta all’impossibilità di concentrare, in pochi pensieri o semplice qualità, tutto quello che il cane può e dovrebbe essere.

Vi sono alcune peculiarità genetiche che non possono essere eluse né rabberciate da tentativi tanto più ostinati quanto più inutili. Come in tutte le arti ed i mestieri esiste una naturale predisposizione all’opera da compiere che può solo essere sostituita dalla caparbietà di voler raggiungere, ad ogni costo, un particolare risultato. La naturalezza, però, dell’innata predisposizione non può essere raggiunta dalla, pur ammirevole, tenacia e metodica applicazione.

Così vi è un modo naturale di cercare le beccacce che diviene “ideale” quando l’azione di caccia si svolge in sintonia con l’ambiente, con l’uomo, con la beccaccia stessa. L’intelligenza, l’olfatto, il fondo,  il coraggio sono le qualità che non possono mancare al cane da beccaccia e non possono essere costruite da alcun dressaggio, anche estenuante. Sono “doti naturali” ed in questo si racchiude l’eccezionalità dell’evento: la rara fortuna di trovare un soggetto con queste doti così consolidate nel suo corredo genetico che la mano dell’uomo non può far altro che peggiorare.Se a questa innata predisposizione a cacciare le beccacce ed a queste doti naturali si aggiungono stile di razza, docilità, carattere si raggiungono vertici cinofili che, solo, possono essere sognati.