Il Cav. Ettore Garavini a caccia in montagna

Il Cav. Ettore Garavini a caccia in montagna

Tanti cacciatori, non pratici ancora dei suoi costumi, vanno spesse volte a cercare le beccacce nelle più folte, più ombreggiate e spesso paludose zone della macchia. Questo errore è dovuto all’idea che esse desiderino l’acqua e rifuggano la viva luce ed i raggi del sole.

La beccaccia ama, al contrario, i luoghi pieni di luce e di sole, sempre che abbiano un terreno alquanto umido, ed è in questi stessi luoghi che noi dobbiamo cercarla nelle ore antecedenti e conseguenti il mezzogiorno.

L’acqua è l’elemento necessario solo alla toletta che essa compie, nei luoghi ove vive la maggior parte dell’anno, regolarmente due volte al giorno: alla sera prima di recarsi fuori dal bosco ed al mattino prima di rientrarvi. La beccaccia rifugge in modo particolare i boschi e le macchie con terreno ricoperto di paleo od altre erbe che ostacolano il cammino. Questi boschi potranno essere frequentati solo se le mandrie dei bovini vi avranno in precedenza ed a lungo pascolato asportando totalmente queste erbe e lasciando inoltre i loro escrementi nei quali la beccaccia spesso affonda il becco in cerca di lombrichi. Le confanno mirabilmente i terreni ricchi di borraccina e di muschi sotto ai quali essa trova una infinita varietà di vermi. Di regola la beccaccia sceglie le macchie ove dimorare non in base alla loro età, ma bensì in base all’altezza delle stesse. Le fustaie molto spesso non sono di suo gradimento perché le alte piante, oltre ad impedire la vegetazione del sottobosco che è così quasi nudo, ostacolano anche il suo volo e la obbligano ad uno sforzo prolungato per elevarsi perpendicolarmente sino alla loro cima, nel momento della sua precipitosa fuga. E non le vanno neppure le macchie che hanno subìto il taglio di recente in quanto la ramaglia sottostante, non ancora marcita e disfatta, non le permette di poter camminare o correre a suo agio. Generalmente preferisce i boschi di faggio, carpino e quercia, dai 4 ai 15 anni di età, col sottostante terreno fresco ma non acquitrinoso. In caso che piogge continuate formino pozzanghere od acquitrini nei luoghi di sua residenza, essa li abbandona per trovare terreni più asciutti. È stata notata da tutti i beccacciai la preferenza che essa ha per i boschi e le macchie non molto estese, vicine od intramezzate ai campi ed ai prati. È logico supporre che questa scelta non si debba imputare al caso ma piuttosto sia dovuta al desiderio di dimorare non tanto lontano dalle località ove, nottetempo, cerca il proprio nutrimento.

Tutti i cani a rapporto!

Tutti i cani a rapporto!

L’esame accurato di queste condizioni ambientali ci può spiegare sovente la causa per cui la beccaccia non preferisce certi boschi. Generalmente, per non dire sempre, tale causa è la mancanza di nutrimento. La esagerata umidità superficiale del suolo dovuta a piogge continuate, la troppa secchezza dello stesso, la diminu-zione del calore, sorgente di vita per tutti gli organismi viventi, fanno scendere i vermi nel terreno in modo tale da costringere la beccaccia a cambiare residenza per la sopravvenuta carestia. Il detto dei nostri vecchi montanari che dice: « annata da funghi annata di beccacce », è pienamente giustificato poiché, come i funghi, la beccaccia ama i terreni umidi e la temperatura dolce.

Alcuni cacciatori hanno avuto occasione di trovare delle beccacce in alta montagna in mezzo alle rocce. In un articolo sul « Cacciatore Italiano » N. Gentili Belli scrisse: « Durante le mie peregrinazioni cinegetiche diverse volte mi venne dato di uccidere numerose beccacce, specialmente in Calabria ed in Albania, in mezzo alle rocce e specialmente in alcune annate quando le brinate e gelate furono lunghe ed insistenti come nel 1933 e 1934. « Con mio fratello, che mi accompagna sempre nelle cacciate invernali, abbiamo trovato numerosissime beccacce negli alti monti albanesi fra le rocce e pietre, dove alligna solo qualche rara felce o qualche ciuffo di salvia selvatica ed in montagne tali che si ergono quasi a picco sulle valli dove ci sono boschi e paludi e dove le beccacce trovano le condizioni migliori per pascolare. « A questo punto finisco la narrazione e domando: perché le beccacce invece di starsene nei boschi, se ne stanno anche fra le rocce? Trovano esse da cibarsi bene egualmente? Io credo di sì; infatti mosse alcune pietre, trovai con facilità molti lombrichi; forse questi lombrichi sono più gustosi, data la qualità dell’humus fra le rocce, di quelli di palude o di quelli dei boschi? ».

A tavola con i Comini a parlare di caccia

A tavola con i Comini a parlare di caccia

Demole dice di « aver notato del resto che esse amano le località rocciose, con macchie naturalmente, ove l’humus ricoperto dal muschio, guadagna sempre più sul pietrame. Nel settore italiano, noi la cacciamo con successo in località « la Bessa » (Piemonte), un piano formato unicamente di ciottoli rotondi, provenienti da ghiacciai, ove l’humus costituito dalla polvere e dalle foglie secche portate dal vento, si forma a poco a poco ». Il già citato Ortali in un articolo su « Venatoria » ci riporta una analoga osservazione fatta sul promontorio del Gargano. « E strana appare a molti, egli dice, la circostanza che una volta calate le beccacce vi sostano fin verso marzo, in quanto il terreno è, per almeno tre quarti, roccioso. Gli è che fra sasso e sasso, tra roccia e roccia, si nasconde una terra nera, soffice e grassa, ove indubbiamente la beccaccia trae facile alimento ». Quando diedi alle stampe il primo volume sulla beccaccia non avevo mai avuto occasione di riscontrare personalmente casi simili: oggi invece posso anch’io affermare che le beccacce stanno molto volentieri fra le rocce. La prima volta che dovetti constatare la cosa fu a Gerfalco. Dopo aver girato i soliti ben noti posti ove le beccacce fermano il loro volo durante la migrazione autunnale e dopo non avervi trovato una sola beccaccia, avevamo ripreso, io ed i miei amici, la via del ritorno. Avanti a noi marciava una comitiva di 4 cacciatori, anch’essi di ritorno dagli stessi luoghi e con gli stessi nostri risultati. Ad un certo punto questi, invece di scendere verso il paese, iniziarono a salire sulla fiancata esposta al nord-est della montagna denominata « Le Cornate », fiancata rocciosa quanto mai, benché ricoperta di alquanta vegetazione arbustiva, carpino nella maggior parte. Noi ritenemmo che essi an-dassero in cerca di starne e continuammo, piano piano, la nostra strada. Ad un tratto sentiamo un colpo: rivolgiamo lo sguardo in quella direzione e vediamo una beccaccia volare in basso e ributtarsi. Ci fermiamo ad osservare i 4 cacciatori. Per essere breve dirò solo che in mezzo a quelle rocce quasi a perpendicolo la comitiva trovò ben cinque beccacce mentre nei posti soliti da noi battuti, non ve n’era una sola. Ma dimostrazioni ancor più evidenti io ed i miei amici dovevamo trovare nei mesi di dicembre degli anni 1939 e 1940 in Maremma. Data la impossibilità di adoperare la macchina per recarci sul posto di caccia, avevamo preso residenza in un podere denominato Petriccio Rosso. Il nome stesso dà un po’ l’idea quale sia la conformazione di una gran parte del terreno della zona. Difatti molti luoghi attorno sono pieni di piccole rocce di origine vulcanica. Fra queste rocce vi è la terra nera, soffice e grassa già notata dall’Ortali sul Gargano, terra che certamente favorisce lo sviluppo e la riproduzione dei vermi e dei lombrichi che in essa vi si trovano numerosi. Fra queste rocce, anche in epoche di siccità, abbiamo trovato qualche beccaccia e questo quando, in mezzo alle querciolaie, non se ne trovava nessuna e solo poche erano reperibili nei fitti laschi ove il terreno si era mantenuto fresco nonostante la mancanza di pioggia. Ciò è stato riscontrato particolarmente nel dicembre del 1941.

Garavini e il suo fedele compagno di caccia

Garavini e il suo fedele compagno di caccia

L’irlandese Seigne e lo svedese Pay in diversi punti dei loro studi sulla beccaccia parlano, con quella naturalezza che solo può essere giustificata dalla normalità, di terreni rocciosi preferiti dallo scolopacide. Il Pay, nel capitolo dedicato alla beccaccia in Irlanda, dice fra l’altro: « Si batte poi la seconda e più vasta parte del territorio con rocce nude e singoli gruppi di vecchie conifere. Qui è un brulicare di beccacce che ricercano di preferenza i pendii caldi per trattenersi di giorno nelle fessure profonde dei blocchi di sasso per recarsi poi di sera nel bosco a mangiare vicino alle sorgenti ». Queste constatazioni ci portano a riconoscere alla beccaccia una forte disposizione di adattamento ai diversi posti alla condizione però che in essi possa trovare con facilità il suo nutrimento. Questo curioso e stravagante uccello ama certamente i suoi comodi più degli altri come più degli altri dà importanza alle cose che sono di suo gradimento ed a quelle che non gli vanno. Nella scelta dell’ambiente le seguenti condizioni hanno, secondo Seigne, particolare importanza per la beccaccia:

1) Abbondanza di cibo. Essa è voracissima ed è stupefa-cente la quantità di vermi e di insetti che inghiotte.

2) Tranquillità che le conceda di riposare quanto le piace. « Io dormo dove pranzo o poco lontano » è una delle sue massime preferite.

3) Pace e solitudine. Non intesa nel senso di sfuggire gli altri membri della sua famiglia, ma dai suoi numerosi nemici dei quali l’uomo è il peggiore.

4) Tanta ombra quanto sole.

5) Spazio per potersi mettere in salvo rapidamente in caso di pericolo. Essa teme giustamente di essere sorpresa mentre riposa in uno spazio chiuso o coperto.

Tenendo poi presente la sua tendenza alle comodità, la beccaccia, sempre secondo Seigne, non ama invece:

1) Correnti d’aria fredda e boschi privi di un adatto sot-tobosco.

2) Qualunque posto dove essa venga continuamente disturbata.

3) Estremi di caldo e di freddo.

4) Alberi gocciolanti e boschetti umidi. Sebbene essa venga alle volte alzata in località umide del bosco, il vero posto dove essa riposa è costantemente asciutto e ben riparato.

Garavini a caccia in Lucania 1960

Garavini a caccia in Lucania 1960

L’esperienza e la pratica dei luoghi sono gli unici elementi che possano aiutare il cacciatore a distinguere l’ambiente preferito dall’astuto scolopacide. Macchie vicinissime od addirittura confinanti, con vegetazione arborea ed arbustiva eguale, possono essere l’una sempre visitata dalle beccacce, l’altra mai. Lievissime differenze nella loro esposizione, nella composizione del terreno, o forse per altre cause a noi sconosciute, sono bastevoli per con-statare questo fatto ritenuto assurdo da chi non è pratico dei misteri che circondano questo fantasma alato.

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