OSOPPO-17-3-14-2-004In questi ultimi anni il turismo venatorio e i carnieri che svengono sbandierati, suscitano qualche inquietudine fra i veri beccacciai, preoccupati che alla lunga ciò possa incidere sul contingente beccaccia che migra sui nostri territori. Vediamo di chiarire scientificamente questo aspetto. Spulciando vari siti internet fra cui (www.labeccacciascientifica.it/di Enrico Cavina) ho trovato i seguenti dati, che danno la dimensione in numeri confrontabili, sia delle stime sulla popolazione beccaccia, ma anche dei prelievi fatti nei vari paesi. Prima di proseguire con i dati complessivi voglio mettere in evidenza che dai tesserini regionali risulta che nel solo comparto alpino C7 Valle Sabbia dove caccio, ogni anno sono abbattute mediamente 1.300 beccacce.


I dati si prestano a diverse considerazioni e possono essere letti in più maniere. Esempio: 1.300 beccacce prelevate da 500 cacciatori con cane da ferma in Valle Sabbia danno una media di 2,6 beccacce a testa; le stesse beccacce 1300 prelevate all’estero da 40 cacciatori che si possono permettere la trasferta danno un carniere di 32,5 beccacce a testa. Le beccacce morte sono le stesse, ma i carnieri di 40 cacciatori all’estero fanno impressione .

In Europea includendo anche la Russia Europea per un territorio globale di circa 10 milioni di Km/quadrati, le stime danno una popolazione di beccacce intorno a 15 milioni, con un trend considerato stabile negli ultimi quindici anni. ( Non tutti i ricercatori sono d’accordo sulla stabilità )

Dei 15 milioni di beccacce presenti in Europa e Russia Europea;

– Il 90 % nidifica in Russia, Bielorussia, Scandinavia e la migrazione che effettua questo contingente è a lunga distanza;
– Il 10 % nidifica più a Ovest e Sud-Ovest (Francia, Isole Britanniche, Centro Europa) e nel periodo invernale può migrare su corte distanze e quindi ha opportunità di contatti con le popolazioni più Nordiche, “mischiandosi” al più grande contingente (90%) migrante e svernante in aree in comune; in tal senso è quindi cumulabile nel potenziale venatorio globale;
– Il prelievo venatorio nelle aree di nidificazione avviene al 75% in Primavera ma non più in Francia, Ucraina e Paesi U.E. perché vietato;
– La stima del prelievo venatorio Europeo annuale si colloca in una forchetta tra 3-6 milioni; rimane da stabilire quanto di questo prelievo avviene nei luoghi propri di definito e solido svernamento e quanto avviene invece nei luoghi propriamente di transito migratorio;
– In Francia il prelievo venatorio, scientificamente studiato, si evidenzia maggiore e più stabile nel periodo proprio di svernamento. Il prelievo Francese (1.200.000 capi annui, che rappresentano il 30-40% di tutto il prelievo Europeo) essendo questo prelievo realizzato principalmente a Ovest, Sud-Ovest, così come anche nella Spagna N/W, Portogallo e Marocco, è intuitivo riferirlo principalmente al contingente che ha finito la migrazione ed è “residente svernante”;
– In Italia il prelievo venatorio si collocherebbe in una forchetta approssimata tra 500.000-1.000.000/1.500.000, e dobbiamo tener conto che la popolazione stimata svernante è solo tra 50.000-100.000 uccelli;
– questo potrebbe valere anche per la Grecia che ha una stima (verosimilmente in difetto) di 500.000 uccelli cacciati.

Appare quindi evidente che in Italia e Grecia il prelievo venatorio avviene per oltre l’80 % sulle beccacce in transito migratorio, o in migrazione terminale da Nord e dai Balcani “calate da gelo”.

Nel bacino del Mar Nero il prelievo avviene in fase iniziale di svernamento (costa Nord e Crimea) o di consolidato svernamento (Turchia, Georgia): il prelievo è di certo legato in buona parte al turismo venatorio (comunque molto localizzato ad aree ristrette – leggi Crimea) ma soprattutto dovuto all’enorme pressione locale serotina con caccia all’aspetto, che si sviluppa per migliaia di casolari e siti contadini per centinaia di chilometri sulla costa turca o dovuto alla caccia in battuta (cacciatori locali) in presenza di “calate” da gelo o addirittura con fari nelle zone di pastura notturna. Rispetto a questo fenomeno “locale” il prelievo da turismo venatorio è solo un ago in un pagliaio. Condizione analoga è rilevabile nel bacino del Mar Caspio (Atzerbajan, Iran) ed è, però, da riferire molto di più alle popolazioni nidificanti a Est dei Monti Urali e migranti lungo o attraverso le coste del Mar Caspio.

Il gruppo di ricerca del DIP. TER. RIS dell’Università di Genova ha analizzato 88 fegati di beccacce uccise, da cacciatori specialisti del Club della Beccaccia Italiano in differenti luoghi: 10 in Scozia, 22 nei pressi di Uppsala (Svezia), 14 nei dintorni di Alessandria (Italia settentrionale), 19 sul monte Amiata (Italia centrale), 12 in Lucania (Italia meridionale), 8 nella penisola di Sinopoli (Turchia) e 3 in Crimea (Ucraina). Dal risultato delle analisi risulta che le beccacce che svernano in Lucania e nella Turchia sono geneticamente ben separate dalle altre esaminate, che costituiscono un gruppo geneticamente più omogeneo.

Si può così ipotizzare che le beccacce che arrivano durante l’autunno nel nord e nell’ovest dell’Italia provengano da popolazioni europee nord-occidentali; quelle che arrivano nel sud del paese verrebbero da altre regioni (più orientali), cioè che le popolazioni che svernano in Italia non sono dappertutto le stesse e ne consegue che la pressione di caccia è più diluita e quindi meglio tollerata.

Le beccacce che svernano in Turchia sono ancora più separabili dalle altre. Questi risultati confermano i dati sulla migrazione di questa specie e sulla sua fedeltà al luogo di sverno. Per questo le beccacce che svernano nelle isole britanniche e lungo tutta la costa atlantica dell’Ovest europeo non si mescolano con quelle che svernano sulle coste del Mar Nero, provenienti queste ultime da differenti popolazioni riproduttive. Nelle regioni intermedie si osservano delle situazioni in parte sovrapponibili. Lo scarso numero di riprese sulle coste del Mar Nero di beccacce inanellate nonostante il significativo aumento di inanellamenti in Francia e nella Russia dell’Ovest (circa 25.000 inanellamenti) anche se molte di esse vi siano uccise (considerando anche il forte turismo venatorio) confermano la nostra ipotesi.

Tutto ciò potrebbe anche spiegare la sufficiente buona conservazione del capitale di beccacce.

A conferma di ciò contribuisce anche uno dei più recenti “quali popolazioni di beccacce e per quali vie migratorie arrivano in Italia ? “ Insomma “ da dove vengono le nostre beccacce ? Il lavoro 2007 – è di Memoli A., Paffetti D. (Dipartimento di Scienze e Tecnologia Ambientali Forestali – Università di Firenze) Indagini preliminari sulla variabilità genetica della beccaccia (Solopax Rusticola) – Giornale Italia Forestale Montana IFM 2,118-128,2007 Rispetto a precedenti lavori, Memoli e Paffetti hanno usato una diversa metodologia d’identificazione con l’analisi di sequenze del genoma mitocondriale (mDNA), un genoma che probabilmente ha più di 400 milioni di anni è trasmesso solo per via materna. L’indagine genetica condotta su 161 beccacce reperite in Toscana, Calabria, Sardegna ha comunque il pregio di una rigidità scientifica specifica che si riflette sulla complessità delle interpretazioni dei risultati.

La conclusione è che in Italia (Centro, Sud, Sardegna) il “volo migratorio è realizzato da individui appartenenti a popolazioni molto simili” e quindi verosimilmente di provenienza dagli stessi territori di nascita. Lo studio di DNA su beccacce, lascia rilevare che nella nostra Penisola transitano beccacce appartenenti a popolazioni geneticamente molto simili tra loro, mentre invece esistono standardizzate differenze autoctone per le beccacce che dalla Russia migrano in Turchia.

L’interesse dei cacciatori Italiani circa i movimenti autunno/invernali delle Beccacce trova molti elementi di conferma e di risposta nelle ricerche più recenti.

Le ricerche nelle aree di svernamento offrono importanti dati che collimano con le conoscenze tradizionali intuitive circa i movimenti delle beccacce rispetto alle condizioni climatiche-meteorologiche, all’habitat ed in particolare all’offerta alimentare del terreno. Durante i campionamenti giornalieri è stato notato che nelle notti in cui le precipitazioni sono state molto abbondanti tutti gli individui hanno lasciato i boschi per trasferirsi nei campi. Questo comportamento è stato rilevato anche per quegli individui che raramente si spostavano nei pascoli per alimentarsi, probabilmente lasciano il bosco perché il rumore della pioggia rende difficile localizzare i predatori.

Il monitoraggio delle attività notturne anche con tele-radiometria ha evidenziato che in condizioni particolari del terreno nel sottobosco le beccacce possono decidere di rimanere nel bosco anche di notte per più giorni prima di decidere in altri giorni di uscire dal bosco per le pasture notturne. Altrimenti in condizioni estreme di non vivibilità dell’area possono decidere di spostarsi in altre aree più affidabili o lontane anche decine o centinaia di chilometri: ad esempio zone costiere od insulari. Poi in dipendenza del periodo stagionale e dello stato ormonale d’impulso al ritorno possono decidere di rientrare nell’area di sosta invernale primitiva anche in anticipo sui tempi stagionali sulle rotte di ritorno: è questo un aspetto di sub-migrazione od erratismo a fisarmonica che necessita di approfondimenti scientifici. Per ora comunque lo studio delle attività notturne durante lo svernamento si è rivelato importante per meglio comprendere le strategie di sopravvivenza.

Sono stati definiti (Duriez O. e Coll. 2006) tre tipi di comportamento su spazi più o meno grandi nell’area territoriale: alcune beccacce rimangono a muoversi in un area tra 300-650 metri ma sempre lì (uso UNICO), altre si spostano in altri siti per un certo periodo poi ritornano a vivere il sito primitivo (categoria SUCCESSIVO) ed altre ancora cambiano via, via i siti di vita, irregolarmente, e con distanze varie ed anche notevoli (categoria ALTERNATIVE). Per le attività diurne – su 108 beccacce monitorate – il 48% è nella categoria ALTERNATIVE, il 34% nella categoria UNICO, il 18% rientra nel SUCCESSIVO, per le attività notturne il 62% è nella categoria ALTERNATIVE, il 33% nella categoria UNICO ed il 5% nella categoria SUCCESSIVO. Molto importante rilevare che nessuna beccaccia, per tre inverni consecutivi, ha abbandonato la zona di studio