Miss di Lucio Scaramuzza

Sentiamo sempre più spesso parlare di etica nella caccia alla beccaccia, e sempre i discorsi finiscono sul beeper contro il campano, il fuoristrada contro i muli, i cani corti contro i cani lunghi ecc. ecc., solo una cosa viene soventemente tralasciata, ma questa è di primaria importanza, “il cacciare soli”.

Mi accoglie una fastidiosa nebbiolina e un ponticello da attraversare, sono nel cuore dell’Appennino centrale. La zona la conosco come le mie tasche, qui mi sento a casa, questo posto lo considero mio come nessun altro. L’odore dell’Autunno e le piccole sfumature che da solo riesco a cogliere, rendono l’atmosfera magica. Vorrei gridare al mondo intero le mie sensazioni, ma così romperei l’incantesimo, si l’incantesimo di cercare la beccaccia da solo con Luna, la mia Luna della Trabaltana.

Comunque adesso lo posso fare, magari non gridando…………, scrivendo, ma va bene lo stesso.

Per intenderci, siamo al limite basso di una faggeta dove scorre un ruscello montano circondato da castagni, felci, qualche rovo e un po’ di ricacci di faggio rotti qua e là da prato vecchio adibito al pascolo, insomma un posto non molto difficile, ma dove il cacciare solo e l’i mprevedibilità della beccaccia rendono il risultato finale molto avvincente e quanto mai incerto.

Ma veniamo a noi, superato il ponticello, che serve per attraversare il piccolo ma a volte impetuoso ruscello, mi accingo a salire verso una rimessa che spesso è occupata dalla Regina, Luna fende il terreno antistante e dopo un pò sparisce, non sento più il campano ma poco dopo il beep inizia a suonare. La trovo ferma nel posto che conosciamo, qualche attimo di attesa ed il frullo stizzito della beccaccia riempie il mio udito. Non la vedo, o meglio, riesco ad intravederla un attimo ma subito si copre e va via verso il canalone. Non mi preoccupo, anzi sono sicuro di ritrovarla infatti, poco più di un quarto d’ora e Luna la riaggancia. Mi dirigo verso la rimessa che questa volta è tra le felci nel cuore di un castagneto. La setter guarda sicura e fiera verso la fonte dell’emanazione, a ridosso di una piccola balza. Ancora il frullo rompe quell’attimo magico e di nuovo quasi non riesco a vederla……

La rabbia mi fa pensare “ah se fossimo stati in due sarebbe stato meglio”, ma riflettendo bene, sarebbe tutto finito già da un pezzo.

Invece no e così via di nuovo a cercarla. Per farla breve dico che riesce ad eluderci ancora due volte, volando sempre dall’altra parte, ma, questa volta Luna ci mette del suo ritrovandola dove mai l’avrei cercata ed il frullo è seguito dal riporto. La gioia è immensa, triplicata dal fatto che un risultato così, raggiunto da solo con il mio cane, non ha eguali.

Da solo con il proprio cane, la sfida è più equa, e, molte volte a vincere è la beccaccia, ma quando si riesce ad avere la meglio la soddisfazione è immensa.

E qui voglio aprire una parentesi sull’importanza del cacciare soli.

Mentre penso a cosa scrivere però, mi accorgo che le sensazioni che vorrei esprimere sono identiche a quelle espresse da Giorgio Gramignani in quel libro che ritengo il migliore mai scritto in ambito venatorio e che porta il nome di “Tra Cime Boschi e Paludi”.

Quindi per non incorrere in plagio, preferisco (anche perché non riuscirei a fare meglio) riportare fedelmente, ciò che Gramignani proponeva in quelle magnifiche pagine :

“A questo punto è necessario che io esponga i principi inculcatimi da quel grande maestro della scienza e dell’arte cinegetica che fu Vittorio Ortali, che costantemente mi hanno guidato in tutte le cacce, e che nella caccia alla beccaccia furono per me un vero imperativo categorico. Al principio basilare del culto del bello e del perfetto, dell’aspro e del difficile io vi ho aggiunto la regola assoluta del “cacciare solo”!

E ciò non per mancanza di socialità o per gretto egoismo, ma proprio per l’applicazione spinta, al massimo limite, del concetto base per cui tutto ciò che si raggiunge con maggior difficoltà, attuando la più sottile e perfetta tecnica, può permetterci di raggiungere le più elevate soddisfazioni e la più intima gioia, accompagnata da eccellenti risultati pratici.

Cacciare solo, come ho già detto, è stata per me una regola in tutte le cacce, ma nella caccia alla beccaccia io le ho dato l’applicazione più rigorosa.

Non che io non abbia mai cacciato con amici particolarmente affiatati e non abbia anche trovato soddisfazione per i risultati ottenuti attraverso la nostra mutua strategia e collaborazione, ma la mia tendenza è stata sempre quella di allungare, sino a rimanere solo, per vivere più intimamente e quindi, più intensamente la mia giornata di caccia.

Cacciare soli nel bosco, infatti, permette di osservare e di godere, nella sua interezza, il fascino e la suggestione che emana dall’ambiente, godendo con serenità delle infinite, piccole, grandi meraviglie che la natura ci offre e ciò senza distrazioni e seguendo l’impulso della fantasia. Ecco là una famigliola di bellissimi funghi che occhieggia nella penombra del sottobosco e là, su quel sasso, un’ultima vanessa che palpita al sole con la meraviglia dei suoi colori.

Guardate lassù: sul ramo sottile, un ciuffolotto scarlatto contrasta nitido sullo sfondo azzurro del cielo. Ecco, osservate ora, illuminata da un raggio di sole sullo sfondo scuro del bosco, il prezioso disegno di quella aerea ragnatela, disegnata e intessuta con fili d’argento e perle di rugiada!

E la fiammeggiante, policroma sinfonia dei colori del bosco che, esaltata dalla luce filtrante delle altissime bifore, disegnate dai rami, non vi danno forse la mitica sensazione di trovarvi in un tempio?

E il grande sconfinato silenzio che dilaga nel vostro cuore, sottolineato dall’armonia degli arpeggi del vento o del canto di un fringuello capinera? Ecco alcune delle infinite meraviglie che voi, se soli, potrete godere con serena gioia totale, educando sempre più i vostri occhi a vedere ed il vostro cuore a sentire visioni ed armonie di incorruttibile, eterna bellezza!

Cacciare soli nel bosco, nella più illimitata libertà, ha un’alta funzione educativa, tecnica e morale.

Infatti, voi potrete procedere nella massima concentrazione, osservando i selvatici nel loro ambiente naturale e studiarne le reazioni e le difese.

Cacciare soli vuol dire affinare il proprio istinto e la propria sensibilità, vuol dire apprendere ad orientarsi, a provvedere a se stessi e a saper prevedere ogni difficoltà, sapendo di contare esclusivamente sulle proprie forze per superare gli ostacoli dell’ambiente e dei selvatici.

Cacciare soli vuol dire, quindi, arricchire la propria tecnica ed affinare lo spirito d’iniziativa, vuol dire imparare a dare un nesso ragionato alle proprie azioni, a cominciare dall’attuazione del piano tattico della giornata di caccia alle sue varianti, di cui il responsabile sarete solo voi nella buona o nella cattiva fortuna.

Cacciare soli ha un grande valore perché vi darà fiducia in voi stessi, nella vostra forza e nella vostra capacità ed i risultati, certo ottimi che così avrete ottenuti, saranno solo ed esclusivamente tutto merito vostro, che non dovrete dividere con nessuno, cosa, questa, che moltiplicherà la vostra soddisfazione.

Cacciare soli, poi, in zone nuove, mai prima frequentate, ma di cui si conoscono le buone possibilità, ecco il banco di prova del vero cacciatore completo e la dimostrazione della sua eccellenza, di cui egli godrà, non per vana gloria o banale esibizionismo, ma per la concreta somma di intime soddisfazioni, che gli avranno procurato la sua preparazione tecnica e morale, ravvivata da un eccitante spirito d’avventura, che vi offrirà il senso dell’ignoto e la gioia della scoperta.

Cacciare soli, pertanto, costituisce la prova della verità verso se stessi e la dimostrazione di quanto effettivamente siete capaci”.

Che altro aggiungere a quanto straordinariamente espresso da Giorgio Gramignani?

Personalmente aggiungerei che cacciare soli presuppone la conoscenza perfetta di quest’arte e se fosse mediocre di sicuro aiuta a migliorarla. Io personalmente preferisco cacciare solo perché solamente in questo modo la mia mente raggiunge una pace arcana, paradisiaca……., solamente in questo modo riesco ad apprezzare le bellezze che mi circondano senza confusione e disordine, solamente in questo modo raggiungo il massimo della complicità con il mio cane e ne gusto ogni sfumatura del suo lavoro, solamente in questo modo riesco a sentirmi deliziosamente appagato dalla sfolgorante bellezza dell’incontro, e se non riesco a concludere l’azione tanto meglio, avrò un’altra possibilità che aiuterà a forgiare me ed il mio setter.

Così non ho bisogno di organizzarmi e quindi di incorrere in fastidiose decisioni da prendere con qualcun altro, devo solo concentrarmi sul come accostare il selvatico e, soprattutto, solo così non mi troverò mai a sparare contemporaneamente con qualcun altro alla stessa beccaccia. Provare per credere. David Stocchi

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