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Sull’editoriale del numero 04-2012 luglio/agosto della rivista “Beccacce che passione”, abbiamo solo annunciato l’avvenuto cambio storico alla Presidenza del “Club della Beccaccia-Italia”, promettendo ai lettori che, ce ne saremo occupati in maniera più esaustiva sul numero attuale.

E quale modo migliore di affrontare l’argomento se non con i diretti interessati ?

Ma facciamo un passo indietro. Il Club della Beccaccia, per anagrafe secondo solo al Club National des Bècassiers, nacque come sodalizio (dopo un primo tentativo fallito nel 1952), il 5 luglio 1975 a Ravenna, in una nutrita e indimenticabile assemblea, tenuta nell’aula magna della Casa dello Studente in via Mariani, alla quale presero parte i personaggi storici della caccia e della cinofilia e tanta gente per certi versi originale.

Questa assemblea fu convocata dal dott. Vincenzo Celano che lanciò dalle pagine di “Diana” (n.15 / 1974, pag.30) il messaggio che comparve col titolo “Appello numero due ai beccacciai italiani: questo Club si deve fare”, un’associazione di beccacciai italiani sembrava un’idea destinata a rimanere un’idea alla stregua di un amore irrisolto. Ma la fortuna, questa volta, fu amica all’autore dell’appello (v. “Diana n.22/1974, pag.37; n.1/1975, pag.38; n.6/1975, pag. 14; n.7, pag.14) perché gli pervenne un elevato numero di consensi.

Per unanime decisione degli intervenuti, la presidenza venne affidata a Ettore Garavini, che rivolse loro un commosso saluto di ringraziamento, nel quale ebbe a sottolineare: “Il merito di questa riuscita è certamente da attribuire nella quasi totalità all’amico dott. Celano che, con i suoi articoli pubblicati sulla più importante e diffusa rivista di caccia, “Diana”, ha saputo attirare l’attenzione e l’adesione della categoria più genuina e nobile dei cacciatori, quella dei beccacciai” (v. “Diana n.19/1975, pag. 52).

Garavini mantenne la presidenza fino alla morte, avvenuta nel 1983, quando fu sostituito nella carica da Giorgio Gramignani.

E qui veniamo a noi, infatti, nel 1988 è la volta del prof. Silvio Spanò, il quale, ha mantenuto la carica presidenziale per ben 24 anni e che oggi è stato eletto all’unanimità dall’assemblea Presidente Onorario.

Ed è proprio a lui, sperando di far cosa gradita ai lettori, che rivolgo alcune domande inerenti la vita del Club e la gestione da lui portata avanti :

David Stocchi : Silvio hai fatto la storia del club della beccaccia, come sei arrivato alla decisione di lasciare il timone di questo storico sodalizio?

Silvio Spanò : Lasciamo stare il parolone “storia” che è altra cosa e che, semmai, è stata tracciata dai miei predecessori!

Dopo 24 anni credo fosse logico e corretto lasciare libero il campo, sia perché il mondo evolve e  la vecchiaia non dà solo saggezza, ma può essere una lente deformante la visione prospettica dell’evoluzione della realtà, sia perché nella tornata elettorale precedente si erano profilate alcune insoddisfazioni sintomatiche che avevano già allora consigliato di preparare una successione soft, in linea con lo Statuto del Club e ben vista da tutti.

Eppoi, non ultimo, c’era una sorta di “veto” di mia moglie su una continuazione strascicata, faragginosa  e ad oltranza della mia presidenza! (le molte telefonate puntualmente squillanti al momento di sederci a cena, e trascinate a lungo con ferme e consensi, ne sono un piccolo esempio).

David Stocchi : Obiettivi raggiunti e “questioni in sospeso” al termine della tua carriera di presidente?

Silvio Spanò : Senza dubbio sono stati molto più numerosi gli obiettivi “illusione” che non quelli raggiunti. Anzi è possibile che certi successi siano stati più legati ad occasioni sorte all’improvviso e prese al volo, che non obiettivi messi in elenco e quindi raggiunti! D’altra parte alcuni grossi punti fermi erano già stati ottenuti nel primo decennio di esistenza del Club, quando l’orizzonte, vergine, mostrava punti di interesse pronti ad essere colpiti (es.  raccolta e studio ali, prove cinofile, divieto della posta e del commercio).   In sospeso o in “eterna illusione” sono rimasti l’applicazione della legge sulla posta, la regolamentazione delle cacce turistiche, il divieto dell’uso del beeper, la caccia dopo il 31 dicembre, il commercio (beccacce nei Menu!) ecc. alcune solo mie convinzioni, altre leggi dello Stato del tutto ignorate nell’applicazione pratica.

Stocchi David : In qualità di presidente onorario, quali saranno i passi per diffondere i principi intorno ai quali si stringono i soci del club della beccaccia? oltre all’importante e fondamentale contributo alla rivista del Club “La regina del bosco”, quali altri canali informativi ritiene siano indispensabili per diffondere la filosofia della caccia alla beccaccia?

Silvio Spanò : I passi per diffondere le finalità statutarie del Club, sempre più che attuali, dovranno prevedere un più stretto contatto fra i soci ed una loro presa di coscienza del farne parte e di seguirne scrupolosamente le linee, soprattutto come esempio verso l’esterno che, tutto sommato, ci sta a guardare. A questo fine è fondamentale l’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo: dobbiamo far vedere che siamo presenti, disponibili al dialogo, ma anche fermi su alcuni “punti chiave” ….. la collaborazione attiva con i vari periodici specialistici , cartacei e informatici, dovrà quindi essere sempre più stretta, costituendo un coro di voci concordi nel tentativo di convincere il cacciatore verso comportamenti responsabili. La facilità che ci viene data dalla posta elettronica dovrà sempre più contribuire a prendere decisioni collegiali sulla base di notizie tempestive, ma che prevedano risposte e collaborazioni altrettanto tempestive, come già avviene oggi con alcuni colleghi, ma che con altri stenta a raggiungere pari costruttiva fluidità.

David Stocchi : Il tuo nuovo ruolo ti consentirà di seguire ancora più fattivamente i progetti di ricerca e di studio sulla specie, sostenuti dal Club della beccaccia?

Silvio Spanò : Non credo…i Presidenti onorari sono dei “giubilati”…sia pure con onore…eppoi sono stanco ed un po’ stufo di certe battaglie irrisolte e irrisolvibili; tuttavia penso che in  qualcosa potrei riuscire  ad essere utile, soprattutto in campo tecnico-scientifico, nei rapporti con i colleghi europei, nel riuscire finalmente a dar vita ad un rapporto costruttivo sul campo con l’ISPRA che, in tempi recenti, ha dato l’impressione di una maggior disponibilità a collaborare (inanellamenti, radiotracking), sia pure con infinite difficoltà burocratiche che, tuttavia, prima o poi dovranno pur essere superate!

David Stocchi : La più grande soddisfazione avuta nel corso dei molti anni dedicati al club della beccaccia?

Silvio Spanò : Metterei assieme alcune grandi soddisfazioni che ho avuto in questi anni.

In primo luogo, grazie al Club, siamo stati i primi in Italia (e per circa 25 anni) a portare nel consesso internazionale notizie scientifiche “italiane” sulla beccaccia, in particolare sull’analisi dell’età dall’esame delle ali inviate dai soci (su questo punto in seguito, grosso modo con il nuovo millennio, siamo stati affiancati e in parte superati da altre associazioni nate nel frattempo). Subito dopo è venuto su nostra insistenza l’inserimento nella legge nazionale (968/77) della messa al bando della “posta” alla beccaccia; purtroppo nonostante limitati successi con denunce locali andate a buon fine, la legge è a tutt’oggi ampiamente ignorata e raramente fatta rispettare.

Nel primo decennio del nuovo millennio una grossa soddisfazione è venuta dalla costituzione del Santuario della Beccaccia nell’Isola estone di Vormsi (poi trasformata in ONLUS) unico esempio nostrano di iniziativa da parte di cacciatori a sovvenzionare una zona strategica a protezione della specie. Nello stesso periodo in collaborazione con l’INFS e l’Università di Genova abbiamo messo a punto un protocollo ufficiale (fatto proprio dall’ISPRA) per il monitoraggio nazionale della beccaccia con cane da ferma, applicabile nelle aree protette, facendo un passo inatteso nel rapporto di collaborazione tra il mondo dei Parchi e quello dei cacciatori cinofili. Certamente la mia posizione di docente di Zoologia da un lato ha goduto delle notizie  raccolte grazie ai Soci, dall’altra è stata certamente utile all’immagine del Club stesso in occasione di ripetuti scambi di  interesse tecnico-faunistico e/o scientifico.

E’ anche nello stesso periodo che è nata la FANBPO, nella quale il ruolo del Club della Beccaccia è sempre stato ascoltato, anche se i tempi davano segni di cambiamenti, non foss’altro come peso dell’ impegno.

Notevoli soddisfazioni personali mi sono poi venute dal rapporto di amicizia costruttiva con molti esponenti della ricerca specialistica sulla beccaccia di diversi Paesi europei (dalla Francia, alla Spagna, alla Russia, alla Gran Bretagna ecc.) da cui emerge la bella e duratura amicizia sorta tra me ed il prof.Charles Fadat, già direttore dell’allora Séction Bécasse dell’Office National de la Chasse francese, che ho avuto il piacere di avere ospite nel gennaio 1993 a Castelporziano, insieme al suo braccio destro François Gossmann , al fine di esportare agli inanellatori della Tenuta l’allora nuova tecnologia di cattura notturna con faro e retino manuale, che in Francia stava avendo (ed ha tuttora) grande successo. Da non sottovalutare la fiducia ed il rispetto mostratimi da Soci con la soddisfazione, di volta in volta, di sentirmi utile nella risoluzione di qualche singolo problema (ho sempre ritenuto un dovere rispondere con la massima celerità a qualsiasi domanda pervenutami dai cacciatori sia in senso positivo che in quello negativo, soprattutto in quei casi che facevano supporre l’utilità di chiarimenti esaustivi e, in qualche caso, anche “fuori dei denti”!).

In definitiva ho una speranza intima di aver contribuito ad una sensibilizzazione diffusa – parlando e scrivendo della beccaccia con finalità soprattutto conoscitive e conservative – come omaggio primario di riconoscenza verso questa creatura “meravigliosa” che ci chiede solo di poter continuare a segnare con rotte incredibili le “notti” delle nostre stagioni.

A questo punto il ringraziamento a Silvio Spanò è obbligatorio, e lo voglio fare a nome di tutti i soci del Club da lui presieduto per tutto questo tempo…..”Grazie Silvio per tutto quello che hai fatto e che continuerai a fare per il Club ma soprattutto per la beccaccia”.

E adesso è il momento del dott. Alberto Pellegrini nuovo Presidente, eletto all’unanimità dal nuovo Consiglio Direttivo in quanto ritenuto personaggio ideale a ricoprire la carica Presidenziale e a fornire le giuste garanzie per una corretta conservazione della linea gestionale del Club.

Ad Alberto Pellegrini, conoscendo i suoi trascorsi formativi accanto ai tre grandi Presidenti Garavini-Gramignani-Spanò, voglio fare queste domande :

David Stocchi : Alberto, pensi che il Club possa in qualche modo tutelare il cacciatore da critiche sconsiderate, e formare i neofiti diffondendo il più possibile il suo credo a norma di statuto?

Alberto Pellegrini : I nostri cani caccerebbero tutto l’anno, tutti i giorni e tra loro non hanno mai avuto chi li additasse come  relitti di una preistoria ormai scomparsa: noi cacciatori con il cane dobbiamo invece difenderci dalle critiche  di chi si sgomenta nel vederci attivi e  convinti a continuare a coltivare la nostra passione. Noi siamo cacciatori veri e non ci dobbiamo certo vergognare di mostrarci con cane fucile e carniere, purchè questo sia parco. Il club vede nei suoi motivi d’esistere proprio questo: saper argomentare  con fatti e non solo parole, la correttezza che accompagna il vero cacciatore.

La beccaccia è un meraviglioso simbolo che racchiude in sé, mistero, avventura, confronto con noi stessi e con gli elementi naturali. Ricercarla con lealtà e quando si riesce ad incarnierarla, grazie alla azione del nostro ausiliare, ci fa sentire una entità biologica ben inserita nel gioco della biosfera animale. Il vero cacciatore se lo è, lo è sempre,  non a singhiozzo: si sente elemento attivo che vive ed opera dove la caccia è più che una concezione di vita, in quanto essa ci dà quella sana pacata e serena filosofia di vita che deriva dal legame con i ritmi naturali. E il solo pensare alla beccaccia, ci lega a questi ritmi.

Se un viluppo di  persone si riunisce solo per parlare di se stessi e per mostrare i risultati delle proprie gesta, non serve, non lascia “buon odore di fieno intorno e dietro di sé”: è meglio che scompaia. Quando poi le gesta si sviluppano e si concludono con un danno per l’oggetto della nostra ricerca, allora proprio ci si deve ribellare.  Da ogni gesto del cacciatore, traspare un buon gusto inattaccabile.

Il club deve fare tendenza, cioè formazione continua: bisogna essere convinti, e nel C.d.b. noi lo siamo,  che si forma molto di più dicendo “oggi non ho niente in tasca nonostante tanta fatica”, che elencando i buoni risultati delle nostre stoccate. Il club dai tempi dei primi Presidenti,  mantiene costante questa concezione, cercando di ripeterla a noi stagionati iscritti ed ai nuovi che mano a mano si aggiungono.

David Stocchi : Cosa mi dici dei tuoi predecessori, puoi se possibile raccontarmi di qualche momento trascorso insieme a loro?

Alberto Pellegrini : Ettore Garavini, il primo Presidente del C.d.b. lo frequentai nella triste fase finale della sua esistenza, quando voleva essere accompagnato da me alle prove cinegetiche del Club in Toscana nella sua Maremma. Strada facendo con la mia macchinina, mi segnalava angoli incantevoli e per lui storici: a volte mi pregava di aiutarlo lentamente a raggiungere, prima con due bastoni, poi negli anni successivi spingendolo con la sedia a rotelle, delle piccole alture da dove ripercorreva con me, indicandoli con il bastone, i marrucheti ove cacciò per anni. Non molti credo abbiano letto come me, per intero ed anche tra le righe con tanta attenzione, i suoi tanti articoli ed il suo “Beccacce e beccacciai” che ebbi da lui in dono con dedica affettuosa e che conservo con malinconia. Nel suo studio, sopra la sua piccola scrivania, aveva una carta ingiallita dell’Europa di prima della ultima guerra, con ancora segnate le nostre colonie del regno  italiano. Su questa carta spiccavano minuscole bandierine che indicavano ove aveva cacciato: dai Pirenei spagnoli alla Francia, dalla penisola Balcanica alla Grecia e naturalmente su tutta la nostra penisola, gli spazi liberi erano pochi e gli spostamenti non certo facili come oggi.

Giorgio Gramignani , grande amico di Ettore, fu il mio faro, dopo mio padre che persi da ragazzino. Ho vissuto accanto a lui giornalmente fino al suo addio, tenendolo per mano fino all’ultimo istante. Lo ebbi di esempio nella vita e consigliere fondamentale e paterno dai tempi del liceo, della scelta universitaria, alle scelte delle specialistiche professionali, fino ad essere stato mio testimone di nozze a Pavia. Adorava la mia famiglia come la sua: non dico altro.

Riuscì a coinvolgermi in tutti i suoi molteplici interessi e per prima naturalmente nell’arte della caccia e della cinegetica, come mi raccomandava di chiamarla per distinguerla dallo sport di massa e dalla cinofilia dei barboncini. Ogni passo delle cacciate, era una osservazione colta sulla vegetazione, sui fiori, sui funghi, sulle stelle, sulle farfalle, sulle conchiglie, sulla musica e sui canti degli uccelli nelle varie stagioni. Fino a 95 anni non lo vidi mai senza almeno un cane accanto. Ha sempre cacciato da solo con i suoi cani che via via  plasmava nella continua dedizione all’addestramento e  alla selezione cinotecnica. La sua facilità di carattere e di stare insieme in buon umore, era pari alla facilità nella eloquenza e nella penna. Ebbi la fortuna di essere suo ultimo allievo, prediletto come un figlio. Mi volle accanto in redazione della nostra rivista come co-redatore dietro le quinte per tanti anni, finchè la direzione passò al grande Prof. Spanò. Ero negli Stati Uniti quando Gramignani mi scrisse commosso, che  la presidenza del Club tra passata all’amico studioso docente universitario Spanò, che avrebbe di certo scelto vie più attuali  di conduzione in quei difficili anni per la caccia che si stava velocemente trasformando in qualcosa di assai diverso da quella che era. La via intrapresa dal Presidente Spanò fu quella della ricerca di metodi di caccia sostenibili nell’epoca odierna e dello studio applicato con rigore scientifico alla nostra Scolopax rusticola, ed  è brillantemente riuscito ad inculcarci la massima attenzione nel prelievo venatorio. Una attenzione draconiana, nel giusto senso della parola, volta a non disturbare i cicli vitali del migratore. In tutta  Europa, la sua fama è tale che non esiste  pubblicazione seria che non lo citi. Grazie alle sue scelte il Club della beccaccia italiano ha un posto di primaria importanza accanto al CNB francese nella FANBPO.

La definizione di cacciatore vero, che questi maestri ci hanno esplicitamente inculcato, non si può racchiudere in definizioni o schemi, poiché ogni gesto è un magari piccolo insegnamento da tener presente per sempre. La caccia alla beccaccia come  poche altre,  ci sembra raggiunge la sua massima soddisfazione interiore quando è sviluppata in perfetta solitudine con il cane. Cacciare da soli è quasi un inconscio comandamento, che ci rende felici ad ogni passo della nostra uscita anche se conclusa con carniere nullo o leggero. La grande maggioranza dei veri cacciatori non riesce a concepire altro modo di muoversi per perseguire le nostre prede, che il più delle volte vincono il leale duello.

David Stocchi : Quale dovrebbe essere uno degli scopi principali del Club della Beccaccia?

Alberto Pellegrini : Un club dedicato ad un preciso simbolo come il nostro, avrà scopo di esistere  se riuscirà a muoversi con distinzione e classe nel mare affascinante che unisce la cultura dell’ ambiente, della scienza, della cinofilia e della vera caccia, interfacciandosi con la realtà storica del momento.   Le future verifiche e valutazioni, sulle quali ogni elemento del Consiglio Direttivo neoeletto verrà pesato periodicamente nei rispettivi incarichi distribuiti,  spero dimostrino che si è prodotta formazione e cultura che saranno l’obiettivo del Club, spesso sulla scia delle solide radici su cui si è formato .