CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“Uno stile di vita” di David Stocchi

Lezioni croate

Non riesco nemmeno ad immaginare una vita senza la caccia, forse posso sembrare esagerato, ma sin da bambino per me la caccia è stata sempre qualcosa di veramente importante. Tra i ricordi più belli nella mia testa c’è senz’altro il Nonno, mio vero grande maestro dell’ARS VENANDI, ricordo la sua doppietta che è stata sempre quella, le cartucce da lui caricate con dosi e formule degne dei migliori chimici, la cacciatora che guardavo con rispetto e riverenza, i cani, tra cui spiccava Arno mitico setter tricolore, lui si che la inventava la Beccaccia. Ricordo l’ansia che avevo e che non mi faceva dormire ( mi capita spesso anche oggi ) il giorno e la notte prima dell’apertura e non solo, l’ansia che mi prendeva quando il nonno non mi portava, e che mi faceva aspettare con trepidazione il suo ritorno.

Ricordo le lezioni sul campo o meglio nel bosco ( oggi riserva naturale ), e quelle teoriche, quando mi spiegava perché non era giusto cacciare all’aspetto la Beccaccia, perché non bisognava cacciarla in due o peggio in gruppo, sempre finendo col farmi ragionare sul  valore della Beccaccia stessa, e di ciò che poteva rappresentare per il nostro cane. Ma ricordo soprattutto gli odori della stanza dove erano custoditi tutti gli oggetti necessari a cacciare, quelli li ricordo talmente bene che  anche adesso se mi concentro riesco a sentirli. Questi sono solo alcuni ( riassunti più di un bignami ) dei  ricordi che hanno alimentato in me sin da piccolo la passione venatoria. Quindi in un tempo dove i parchi vanno di moda, i divieti sono all’ordine del giorno, le restrizioni la fanno da padrone, e l’armata verde ( come qualcuno la chiama ) è sempre più unita ed agguerrita, noi cacciatori, invece di essere sempre in disaccordo,  dovremmo lottare uniti per proteggere la nostra passione, con etica si (ma che sia etica vera e non ipocrisia da bar ), ma contro questo mare di divieti che non hanno senso, perché noi sappiamo come , quando, e perché cacciare un determinato selvatico rispettando sia le leggi della natura sia la  natura stessa. Lottare uniti con il coltello tra i denti, perché di questo passo ho paura che prima o poi la nostra passione non avrà più modo di esistere, quindi cerchiamo di risollevare la nostra immagine con azioni intelligenti volte anche a sensibilizzare il mondo estraneo alla caccia, i cosiddetti mass-media, ma non per questo creandoci altri limiti, che anche eticamente sarebbero inutili. Spero con questo che le mie paure ( la fine della caccia ), restino solo un’idea sbagliata, o meglio un incubo, perchè la mia vita senza la caccia sarebbe come quella di un setter o di un pointer senza la caccia. La conclusione è vostra.

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1 Comment

  1. Stefano Ricci

    Sono pienamente d’accordo con quanto scritto da DAVIDE,.
    Ho vissuto pure io le sensazioni descritte sopra che prima mio nonno, portandomi a capanno fin dall’età di 12 anni e poi mio padre portandomi a caccia, quella che più mi appassionava, con il cane da ferma che allora faceva con uno spinone roano di nome Tom e la selvaggina cacciata erano le famose starne; quelle vere però che pullulavano in quantità nel nostro Appennino ToscoRomagnolo. Spesso la foga mi portava a sostituirmi al cane per il riporto.
    Purtroppo oggi i nuovi amanti di questa passione che in tanti ancora condividiamo fanno sempre più fatica a ricevere queste emozioni perché si cerca in ogni maniera di contrastare il trasferimento di queste sensazioni.
    Si sta cercando in tutte le maniere di scoraggiare chi voglia iniziarsi a questa magnifica è ancora appassionante attività venatoria che tanto ci coinvolge.
    Spero che le associazioni venatorie, troppe a mio avviso, trovino la coesione prima o poi per trattare seriamente, con chi di dovere, le argomentazioni vere che servano a convincere questi scellerati a ricredersi delle argomentazioni false fino ad oggi suggerite da fantomatici protettori della natura.
    Speriamo che riescano invece a trasferire il giusto valore per questa bellissima attività che tanto merita. Certamente però deve crescere anche in tutti noi la consapevolezza che l’attività venatoria di sta trasformando e quindi tutti devono seguire questa evoluzione. Il cacciatore deve essere cosciente di tutto questo.

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