Foto di Michele Ricci

Il problema del disturbo antropico — ed in particolare prodotto dalla caccia — sulla fauna selvatica (e specificamente sulla beccaccia) viene sovente citato tra le cause della cattiva gestione ed in genere della diminuzione delle presenze locali. È noto che, insieme alla modifica degli habitat, il ripetuto disturbo degli uccelli che frequentano determinate aree alla lunga possono modificarne le abitudini, in definitiva obbligandoli a cambiar zona. Una delle raccomandazioni più frequenti punta a minimizzare il disturbo, soprattutto all’arrivo dei contingenti migratori potenzialmente svernanti, quale invito alla sosta prolungata e pertanto ad un’estensione nel tempo della possibilità di usufruirne venatoriamente più a lungo. Il Réseau Bécasse dell’Office Nazionale de la Chasse et de la Faune Sauvage (F), sempre sensibile e assai attivo nella ricerca applicata,  ha pubblicato uno studio proprio sulle “Risposte della Beccaccia ad un disturbo simulato” (Ferrand et al, 2013, Wildl.Biol. n.19) relativo alle Beccacce svernati in Bretagna.

Tra il 2003 e il 2005 sono state radioequipaggiate 54 beccacce per trarre informazioni, in condizioni sperimentali controllate, sull’allontanamento da disturbo, sul suo impatto nella dinamica ed nell’eventuale cambiamento comportamentale. Sono state suddivise in tre gruppi: uno che simulava il disturbo sperimentale da caccia, uno disturbate regolarmente, ed uno di controllo (senza disturbo).

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foto di David Stocchi

Sono state trovate risposte significative tra i gruppi solo per quanto riguardava l’uso dello spazio, nonché la tendenza a lasciar prima i siti di sverno. Il disturbo indotto sperimentalmente è costituito nell’indurre in volo nella rimessa diurna ogni uccello radiomarcato. Gi uccelli della zona cacciata sono ovviamente esposti ad un disturbo variabile con i ritmi dell’attività venatoria; ne consegue che il gruppo a disturbo sperimentale doveva essere omogeneo: pertanto queste beccacce (reperibili dai segnali radio) venivano frullate ogni giorno per 5 giorni/settimana (in gennaio e febbraio) tra le ore 9 e le 17 (ossia nei tempi tipici dell’attività venatoria).

Tutti i dati stono stati elaborati statisticamente.

L’effetto disturbo in condizioni sperimentali, e pertanto a tappeto (ma senza cani né sparo) ha causato un notevole ampliamento dell’uso diurno dello spazio. Lo stesso non è stato rilevato per le aree cacciate, ove non tutte le beccacce vengono trovate dal cane, né fatte involare (anzi alcune sono ritrovate più volte, altre nemmeno una volta). Sorprendentemente tutte le beccacce sottoposte a questo ( “trattamento intensivo”, sono tornate sempre la sera alle stesse praterie di pastura notturna, anche se erano state costrette ad allontanarsi di qualche chilometro, a conferma a della nota fedeltà, ma anche alla preferenza di disporre di un sito noto ove procurarsi la nutrizione notturna, ricca fonte energetica per l’alta densità concentrata di lombrichi che hanno trovato e su cui possono continuare “a contare”, a fronte del disturbo diurno (consumo energetico accresciuto)  e alla possibile diminuzione dell’approvvigionamento durante il giorno.

D’altra parte è stata anche evidenziata una  variabilità individuale della risposta al disturbo: alcuni soggetti  (4) hanno preferito non allontanarsi dalle loro rimesse diurne nonostante il disturbo stesso! Quanto al ritorno ai siti notturni, i “controlli” si sono comportati analogamente. Sorprendente anche che gli uccelli soggetti a caccia non sembrano cambiare il loro comportamento rispetto agli uccelli di controllo (non disturbati). In pratica solo le beccacce disturbate puntigliosamente in modo sperimentale hanno incrementato l’uso dello spazio, sottolineando come questo tipo di disturbo era ad un livello  maggiore di quello “da caccia cacciata”. Quanto sopra comunque è valido per una determinata zona e con determinate condizioni climatiche favorevoli, variabili è che possono cambiare, insieme al disturbo, anche in periodo  migratorio (e non di solo sverno). Interessante, infine, la constatazione che l’ordine di partenza o nella risalita primaverile sembrerebbe correlato con il livello di disturbo: se più elevato è il livello di disturbo, più anticipata è la partenza. il In definitiva lo studio assume un significato soprattutto su, scala locale, per un determinato habitat, di una determinata regione con condizioni climatiche relativamente miti. Situazioni diverse necessiteranno di specifici studi mirati. 

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