CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

VELOCITÀ E CONSENSO di Marino Cervone d’Urso

I fratelli Cora e Congo a beccacce

I due requisiti di velocità e consenso sono oggigiorno fra quelli più richiesti dal mondo cinofilo per un cane dotato di classe eccelsa. Contrariamente a tale opinione, ci sono stati peraltro scrittori inglesi di fama, cacciatori ed addestratori straordinari i quali, verso il 1745 — 95, hanno lasciato testimonianze alquanto diverse.

In questa mia introduzione a quanto affermato dai predetti signori, vorrei comunque parlare delle mie esperienze personali di caccia al riguardo, che non hanno peraltro alcuna intenzione di inficiare quanto richiesto per i moderni field-trials. Lo scrivente ha cacciato per anni in Brasile sempre con l’ausilio di due cani, su campi sconfinati come i moors di Scozia. Allorché uno dei miei pointers cadeva in ferma, invitavo l’altro ad avvicinarsi perché cooperassero a vicenda (senza alcuna gelosia e senza rubare alcun punto all’altro) in modo che entrambi potessero più facilmente venirne a capo e bloccare una pernice fuggitiva. Il riporto era in tal caso adempiuto dal cane che aveva avvertito per primo la presenza della selvaggina, mentre l’altro rimaneva fermo sul posto.

Alle volte si trattava di avvertire anche due diverse emanazioni per cui i due cani, benché in punta nello stesso luogo, si occupavano successivamente di seguire due diversi effluvi provenienti da due differenti direzioni. In verità, anche durante la mia primissima giovinezza mi è successo qualcosa di simile. Allorché in primavera mi capitava di cacciare quaglie sulle nostre Murgie pugliesi, (quando era ancora permesso) lungo i cosiddetti “canali’: o strette strisce di terra coltivata a grano serpeggianti fra i sassosi pascoli esistenti in collina, mi servivo di una setter e di una pointer. La setter cacciava, puntava e guidava le quaglie nel bel mezzo degli appezzamenti coltivati a grano, mentre una pointer, in perfetta armonia con la setter, bloccava le quaglie fuggitive le quali tendevano ad uscire fuori dai”canali” per trovare scampo nei pascoli circostanti. Identico spirito di collaborazione ho avuto modo di notare in Botswana fra due leonesse in fase di caccia. Davanti ad una mandria di bufali, mentre una leonessa vigilava l’intera mandria da un luogo sopraelevato distraendola con la sua presenza da quanto stava compiendo la sua compagna, quest’ultima si avvicinava pian piano gattonando nell’erba alta fin dove una bufala aveva appena partorito. Dopo alcuni attimi, un rauco ruggito, delle zampette in aria, della polvere e la povera vittima si trovava ormai nelle fauci della leonessa senza che la mandria intera di buoi potesse correre in suo aiuto!

Considerazioni su consenso e velocità da parte di scrittori inglesi (1745 – 1795)

Il sig. Page, nativo della città di Norwich, armaiolo ed allevatore di pointers, pubblicò nell’anno 1767 un libro intitolato “The Art of Shooting Flying’,’ cioè “L’arte del tiro a volo,” in cui erano raccolti dei suggerimenti sull’addestramento dei cani da caccia, derivanti da sue dirette esperienze nel campo della cinofilia: “La perfezione del cane non dipende soltanto dalla bellezza delle sue forme, dalla sua forza fisica e dalla sua agilità, ma dalle sue qualità interiori! Quando esistono tali qualità e si ha modo di svilupparle con un addestramento adeguato, soltanto allora il cane da caccia diventa utile compagno dell’uomo. Un segnale della mano o finanche dell’occhio può essere sufficiente a fargli comprendere il desiderio del proprio pa-drone, che il cane cercherà di soddisfare con grande entusiasmo’. E poiché l’arte del “tiro a volo’: venuta a quei tempi in auge da poco, ebbe la fortuna di essere accolta da una generale approvazione, Page aggiunse più tardi un’ulteriore appendice al riguardo del POINTER. “I cani che io preferisco non sono né di taglia piccola, né di taglia molto grande, ma di struttura leggera e forte, e soprattutto in grado di “puntare” in modo naturale!” Dopo aver scelto un cucciolo di una ben nota corrente di sangue, inizio ad insegnargli il “terra” quando ha ancora tre quattro mesi di vita’: Ciò si ottiene offrendo al cucciolo un pezzettino di pane o di formaggio. Quando lui comprende che, per ottenere una ricompensa deve abbassarsi, allora si incomincia gradualmente a girargli attorno prima di premiarlo rivolgendogli parole dí elogio. Successivamente consiglio di abituare il più possibile il cucciolo ad eseguire gli ordini a colpi di fischietto ed a segni della mano. Quando il cucciolo compie i “cinque mesi’,’ è necessario abituarlo ad essere frequentemente legato alla catena o lasciato in canile; lasciandolo libero solo per una mezz’ora al mattino e alla sera. Sarebbe comunque opportuno portare il cucciolo assieme a guinzaglio ovunque costringendolo ad andare un po’avanti o dietro la tua persona, ma, una volta sciolto, non permettergli mai di allontanarsi molto da te, a meno che tu non lo faccia allontanare un po’ per poi richiamarlo.

Quando il cucciolo ha “sei, sette o otto mesi’: portalo sul campo e, qualora tu abbia una vecchia e sicura cagna pointer, incoraggialo a cacciare assieme. Allorché la vecchia cagna cade in ferma, fa in modo che il cucciolo si accorga dell’accaduto anche se dovesse poi involare la selvaggina. Fagli fiutare l’emanazione che gli uccelli hanno lasciato in modo che conosca la selvaggina e abbia più voglia di cacciare. Allorché tu ritieni che il cucciolo conosca il selvatico e la sua particolare emanazione, è opportuno farlo cacciare “da solo” facendolo andare contro vento a destra e sinistra. Lega al suo collare una cordicella di cuoio della lunghezza di tre quattro metri, in modo che il cane diminuisca la velocità della sua cerca e sia eventualmente più facilmente trattenuto.

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Nel 1776 fu pubblicato un libro di contenuto cinofilo A treatise on field diversions’,’ da parte di un gentiluomo di Suffolk, appassionato di cani da caccia, il Rev. Symonds della cittadina di Kelsale.

Questo signore nacque nel 1724 ed era ben noto in quel di Cambridge. Si laureò nel 1745 e fu ordinato sacerdote nel 1746. Due anni dopo divenne Curato di Kelsale, condizione sacerdotale a cui rimase fedele fino alla morte, avvenuta nel 1782. Un altro suo volume, sul “setting dog’,’ il più importante:” Dizionario dello Sportsman” o “il Compagno del Gentiluomo’: fu pubblicato in Dublino nel 1780, per la cui stesura si avvalse molto del materiale cinofilo lasciato da Markman e PAGE.

Arkwright attinse da Symonds soltanto quello su cui lui concordava, cioè quel che gli faceva più comodo esprimendosi nel suo libro nel modo seguente: “Certamente un cane molto veloce trascurerà qualche selvatico che peraltro un galoppatore moderato non tralascerà; … ma lo spettacolo di un cane molto veloce che cade improvvisamente in ferma fra le stoppie, gratificherà molto di più il vero Sportsman che lo spettacolo di 100 ferme fatte da un povero lento cane trottatore!”

Arkwright era un fanatico promotore dei field trials, per cui velocità e consenso costituivano in modo assoluto una “conditio sine qua non’,’ senza possibilità di alcuna altra diversione o interpretazione! Symonds peraltro riteneva che non ci dovesse essere la necessità di aver tanta fretta con cani ancora troppo giovani in quanto bisognava prima dar modo che essi comprendessero quel che dovevano fare (fix themselves). All’inizio il cucciolone non fa nulla di male se inavvertitamente invola la selvaggina. Dovrà lui comprendere che è inutile rincorrerla e che il miglior modo per catturarla è di collaborare col cacciatore fermandola. Una volta avventata l’emanazione, il cucciolone dovrà poi giudicare a quale distanza fermarsi al fine di evitare che la selvaggina si involi.” Intervenire pertanto sul cane allorché é in fase di avvicinamento, seppure con ogni accorgimento possibile, é come “spingerlo ad agire contro la sua natura e capacità, dando a lui direttive che dovrebbero invece essere impartite dal proprio cane al cacciatore!

Circa l’uso del frustino e dei comandi verbali, Symond era del parere che entrambi fossero essenziali, seppure usati in modo del tutto blando come il semplice schiocco della frusta, un richiamo ed un comando di “terra’,’ o un gesto della mano. Tutto questo comunque soltanto quando il cucciolone fosse pienamente cosciente di aver commesso una mancanza. Bisognava peraltro lodarlo ogni volta che si comportasse in modo esemplare! All’inizio dell’addestramento, Symonds considerava altresì che fosse eventualmente opportuna l’utilizzazione di un vecchio cane esperto assieme ad un novizio finché quest’ultimo non avesse compreso quale fosse la selvaggina da cercare. Dopodiché riteneva più conveniente portare il cucciolone a caccia unicamente”da solo”! Per quanto riguardava la velocità, tanto richiesta oggigiorno dai simpatizzanti delle gare di gran cerca, Symonds riteneva che fosse necessario non iniziare i cani a caccia finché non avessero compiuto almeno un anno d’età in quanto, se fossero portati a caccia in età ancora troppo giovane, si correva il rischio di diminuire la loro velocità. Tenendo per scontato che questa massima corrispondesse al vero, si poteva, peraltro, tener presente anche il contrario, e cioè il pregiudizio dato da una velocità eccessiva per la pratica di una “caccia proficua”! Secondo Symonds, “si può facilmente perdonare la mancanza di una velocità sfrenata…, qualora l’ausiliare cacci con più discernimento, senza sfrullare il selvatico o, ancora peggio, passare vicino senza avvertire minimamente la sua presenza, come sono inclini a fare cani che cacciano a grande velocità!”

Circa il Consenso:

Secondo Symonds molti cani fermeranno di consenso alla loro seconda o terza uscita, ma questi sono sicuramente di natura debole e generalmente mostrano poi di essere soltanto dei “semplici spettatori”…., non inclini a spingersi oltre un certo limite in modo da esser primi. Tali cani si accontentano di un’attitudine negativa per cui non sono affatto utili per cacciare con altri loro consimili, all’infuori del trangugiare il porridge e rappresentare un numero in più in canile. Se cacciano “da soli” possono essere comunque utili! Secondo Symonds: “Il cane che incontra il selvatico sfrutta la sua attitudine venatoria grazie alla potenza del suo naso! Il cane che si accontenta di puntare di consenso, si serve solo del suo occhio!”

Arkwright fa “suo”…quanto riferito da Symonds circa il comportamento del cane che punta di consenso e che dovrebbe rimanere fermo non appena si accorge che l’altro cane si trova in ferma, comportamento del tutto identico a quanto viene adottato oggigiorno per le moderne gare. Arkwright peraltro non accenna affatto alla considerazione di Symonds di ritenere che un cane che consente sia un ausiliare di secondo ordine e del suo consiglio di escluderlo praticamente dalla caccia e dal canile!

Il parere di Arkwright contrasta altresì con quanto esposto dall’entusiasta pointerman Robert Lascelles, che pretendeva che i suoi quattro pointer avanzassero fino al cane in ferma per in modo da partecipare e collaborare assieme alla ferma della grouse.

R.B.Thornbill scrisse delle sue esperienze di caccia avute in Irlanda negli anni 1780 – 90 nel libro ” The Shooting Directory”, pubblicato nel 1804. In questo suo libro, fra l’altro, Thornbill riporta un interessante episodio occorso ad un suo amico: “Il Colonello Mac Donald portò sul moor cinque coppie dei suoi setters; dopo un po’ uno dei suoi cani cadde in ferma su una grouse e tutti gli altri cani puntarono di consenso. A questo punto il Col. Mac Donald invitò i suoi setters alternativamente, uno ad uno, ad avanzare prendendo il posto del primo nel puntare il selvatico, finché in tal modo fece sì che l’ultimo cane fosse il primo fermando definitivamente la grouse che aveva pedinato per quasi un miglio.”

Questi setters evidentemente dovevano essere eccezionalmente ben addestrati ed insolitamente docili. Infatti, era costume di alcuni addestratori di richiedere ai propri cani di non fermare di consenso, ma di avanzare, cioè di muoversi avanti con estrema prudenza verso il cane in ferma fino a puntare lo stesso selvatico.

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1 Comment

  1. Athos Carassai

    Interessantissimo scritto.
    Grazie!!

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