Il trend dei gruppi di razza su Facebook va verso la generalizzazione: alcuni gruppi che sono nati dedicati ad una specifica razza si aprono al “diverso”, accogliendo peculiarità e immagini non propriamente “in standard”, oppure, nascono già rivolti ad utenti di diverse “parrocchie” di razza.

Pare che venga così a mancare (non mi riferisco ai veri appassionati di una razza, bensì ad una più vasta platea di estimatori), il motivo principale di aggregazione, cioè la condivisione di tutti quegli aspetti e quelle particolarità che caratterizzano una razza nello specifico; l’aggregazione umana in questi gruppi pare prendere il sopravvento; la condivisione delle discussioni sulla razza passa in secondo piano, è solo funzionale al contatto umano.

Personalmente, propendo per la “purezza” nei gruppi di razza, anche se sicuramente la condivisione sul piano empatico ha la sua importanza. Per contatto empatico intendo sul piano virtuale il nascere di simpatie, di affinità elettive tra umani che si riconoscono nelle attenzioni e negli apprezzamenti verso una razza. In queste circostanze, possono nascere nuove amicizie, condivisioni di passeggiate, utili scambi di esperienze.

Per contro, bisogna evidenziare che tra coloro che si definiscono “puristi” della razza e apprezzano e seguono tutte le vicende legate ad una razza in particolare, sono poco propensi allo scambio e alla condivisione. Sono poco propensi a rivelare e rendere note le loro abitudini particolari di allevamento; tengono ben nascoste le magagne con un riserbo quasi virginale d’altri tempi. Si ispirano ad un modello di razza di cui nella realtà non sanno distinguere i pregi dai difetti; vedono solo i pregi e propongono alla vista altrui solo i pregi. Questa visione poco realistica e immaginaria a tratti, ha come conseguenze innanzitutto il non comunicare a chi si approccia alla razza la vera natura di un comportamento di razza; nei commenti si leggono solo esaltazioni oppure, bieche denigrazioni. La mia opinione è che questo atteggiamento sia altrettanto deleterio di quanto lo potrebbe essere un atteggiamento indifferente. Le razze non prosperano e vivono di ottima reputazione per luce propria ma perché coloro che la portano avanti la propongono e la vivono come la “migliore” tra le razze. Non mi interessa in questo frangente parlare dei Club di Razza e della loro funzione, in quanto, molto spesso, sono dei circoli a ristretto numero chiuso, impermeabili all’esterno e non disponibili a cogliere i segnali esterni. In questo caso, parlo unicamente delle realtà virtuali.

In questi termini, il vero problema nella buona o cattiva reputazione di una razza sta proprio nella scarsa comunicazione da parte di chi invece, dovrebbe tramandarne e rivelarne le caratteristiche, in positivo e in negativo.

La motivazione dell’indifferenziazione sta quindi, nel fatto che si è fallito nel parlare monotematicamente di una razza e si cercano nuovi stimoli? Quali stimoli può suscitare un Irlandese a chi apprezza uno Scozzese? Oppure, un Inglese?

E’ evidente un andare verso un progressivo scollamento tra i piani della realtà e i piani virtuali: chi sul terreno oppure, in esposizione, apprezza e propende per un’unica razza continuerà a farlo indipendentemente da quanti “mi piace” potrebbe prendere in un gruppo di razza. I Giudici esperti di razza dicono spesso che ogni razza ha una sua evoluzione e bisogna adattarsi a questi cambiamenti di “gusto” sia quando semplicemente si porta un proprio soggetto in esposizione che quando si alleva una razza. Per la maggior parte l’evoluzione di una razza porta soltanto a stordimento e confusione: non si riesce a capire come a standard di razza vaghi e approssimativi possa coincidere un soggetto che secondo i propri canoni va completamente fuori.

L’unica soluzione che intravedo a questi quesiti è soltanto una: vedere quanti più soggetti possibile, non fermarsi mai ai propri; vedere di ciascuno i pregi e i difetti e saperli inquadrare in un’ottica di allevamento. Perché un allevatore propende più per una caratteristica e non per un’altra?

Questo atteggiamento ben si adatta anche alla realtà virtuale: accettare e riconoscere le differenze all’interno di una razza porta alla crescita, alla buona comunicazione; diversamente, avremo solo una serie di immagini che talvolta, riscuotono più apprezzamenti, talvolta, meno.