CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Campano – Beeper – Satellitare

Bach e Storia di Falzetta Renato

Bach e Storia di Falzetta Renato

Alla fine del secolo scorso un piccolo apparecchio elettronico aprì un fronte di discussione molto ampio, rompendo gli schemi della caccia nel bosco ed attaccando al cuore una tradizione che resisteva da molti decenni. Nel giro di pochi anni l’utilizzo del beeper sovrastò quello del campano che seppur aveva un gusto romantico sembrò soccombere alle squillanti note della nuova diavoleria. Che lo si ponesse in movimento o in ferma per diverse stagioni i vari chiu-chiuu, beep-beep e così via riempivano l’assordante silenzio dei nostri boschi sorprendendo le Beccacce che agli albori di questa nuova era sembravano irretite da questa assoluta novità.

Si passò così dall’attenzione costante prestata dall’orecchio al classico blo-blom del campano alla mezza distrazione spinta dalla certezza che tanto una volta fermo il cane non andava cercato per lunghi minuti, perchè quel collare dai colori così sgargianti ci avrebbe attratti come il canto delle sirene faceva con i mitologici naviganti. E la Beccaccia anch’essa sorpresa da così liete note sarebbe rimasta lì ad attendere che quel suono svanisse sostituito da un colpo ben assestato.

Ma si sa, perché Darwin ce l’ha insegnato, che la specie è in grado di evolvere e la Beccaccia non è da meno. Così quel suono foriero di novità (a dire il vero non troppo belle) presto iniziò a divenire una sorta di allarme e tutti i cercatori di Regine impazzivano nell’arrivare sul cane e non vederla volare. Si passò così al solo suono in ferma pensando che evitare il frastuono continuo e limitarlo alla sola ferma potesse giovare. Anche questa soluzione durò come la vita di una farfalla, così che la tecnologia (ed anche il consumismo sfrenato) arrivò ad inventare i beeper con il telecomando che venivano azionati per un solo beep e subito disattivati. Ma la vera rivoluzione arrivò quando la straordinaria tecnologia che ci guidava con la nostra auto lì esattamente in quel civico che cercavamo, sbarcò sul nostro collo e su quello dei nostri amati Setter. In un solo colpo si superavano il blo-blom del campano, il beep del beeper in cerca e perfino quello dello stesso beeper telecomandato. Il silenzio calò nei boschi tanto che le Beccacce rimasero spiazzate. Fin qui una ricostruzione quasi goliardica dei fatti. Ma nella realtà attuale ci sono diverse scuole di pensiero che si confrontano su posizioni spesso rigide per difendere l’una o l’altra tesi. I social network si infiammano di discussioni concentrandosi più sulla posizione presa che non sull’effettiva utilità del mezzo stesso. Io ho la mia idea, maturata con l’esperienza fatta provando tutte le varie soluzioni sopra descritte, che intendo esporre e motivare, ma lungi da me la volontà di volerla imporre come la verità assoluta. “De gustibus non disputandum est” e qui la locuzione calza a pennello, perché ognuno ha i suoi e le sue esigenze.

Per mia natura sono sin da piccolo attratto dalle novità e dalla tecnologia che reputo il frutto della nostra storia ed esperienza millenaria, messa al servizio della massa in modo tale che si crei evoluzione e non involuzione. Se siamo passati dal cavallo alla macchina attraverso vari stadi di evoluzione non vedo perché non dovremmo passare dal campano al satellitare. Quindi nel sentir parlare di etica e rispetto delle tradizioni mi sorge spontaneo voler ribattere così: “ allora perché non torniamo a spostarci con il cavallo?”. Le tradizioni sono la parte più bella dell’uomo, vanno conservate e non cancellate ma non vanno imposte o spacciate per la verità assoluta. Perché proprio quelle tradizioni e quelle esperienze hanno permesso l’evoluzione. Ero un bambino quando cacciavo Beccacce con mio padre che utilizzava quei romantici campani color ottone naturale che sovente al loro sparire aprivano una seconda caccia. Eh si perché mentre il cane cacciava Beccacce, nel momento in cui la reperiva sul terreno noi dovevamo spesso iniziare una seconda caccia utile a reperire il cane in ferma. E seppur la nostra grande Gis (che amava far tintinnare il campano per farsi trovare quando era in ferma) inventò un rudimentale beeper, quella caccia si rinnovava ogni giorno ed imponeva una cerca dei cani ristretta ed utile al nostro udito. Ma la selezione e l’evoluzione delle razze ha prodotto cani sempre più audaci che cercavano spesso di osare sparendo all’udito per lunghi minuti. E qui la tecnologia sopperì con il Beeper che risolveva in un solo colpo due problemi. Il primo quello di una cerca che si faceva sempre più ampia e secondo quello di ritrovare il cane in ferma. Se a questo si somma il calo della concentrazione di Beccacce sul territorio, stagioni spesso mutevoli che condizionano il passo, il disboscamento massiccio operato, la perdita di ampie praterie naturali utili alla pastura ed altri fattori che con il tempo hanno diminuito le presenze ed hanno reso sempre più necessario passare da un cane quasi telecomandato ed asservito al cacciatore ad un cane che prendesse l’iniziativa guidando il cacciatore sull’unica Beccaccia utile. Se a questo inoltre sommiamo che presto quel suono fastidioso del beeper e così poco calzante all’atmosfera del bosco generò un istinto di autodifesa nelle Regine, ecco che ancora la tecnologia è venuta in soccorso dell’uomo e delle sue esperienze offrendo un mezzo preciso, sicuro e silenzioso che in un solo colpo tornasse a ristabilire l’equilibrio del silenzio nei boschi. Ed offrisse la possibilità di avere in mano quei cani che badate bene non sono scollegati ma che amano spesso sfondare quel tanto necessario a reperire l’unica Beccaccia disponibile, con la consapevolezza di rimanere comunque nella disponibilità ed in collegamento con il cacciatore. Ecco perché sono favorevole al satellitare. Perché ho cacciato con quei cani che sanno regalarti quell’emozione e quella favola da raccontare ai posteri tale da sublimare una passione che mai sarà sopita da sterili discussioni su cosa sia meglio o no. D’altra parte avviene anche che chi denigra il satellitare fa lo stesso discorso della volpe che diceva che l’uva non era matura perché non riusciva ad arrivarci. E badate bene perchè metaforicamente l’uva non è il Satellitare (che tutti possiamo acquistare) ma è lo Specialista che spesso non si può comprare e che raramente si ha la fortuna di trovarselo in casa. Eh si cari amici…….in questo caso è proprio l’abito che fa il monaco, perché il nostro Specialista è l’abito che ci fa grandi Beccacciai.

E non venite a parlarmi di etica perché vi rispondo citando la mia esperienza e sollevando il solito male oscuro della caccia alla Beccaccia. L’esperienza mi ha mostrato che anche l’eccessivo silenzio è in grado di destare gli acuti sensi di una Beccaccia e di farla volare un attimo prima del nostro arrivo, che avviene sempre calpestando le rumorose foglie secche che ricoprono il bosco e non cavalcando un silenzioso drone che ci porta su di essa. E il male oscuro non è un satellitare che mi aiuta a ritrovare il mio Setter o che permette a questo di osare oltre quel colle, ma è la Posta alla Beccaccia che per salvare la faccia è stata dichiarata illegale ma che nella realtà non viene punita con la giusta pena e non viene combattuta operando controlli. E purtroppo spesso giovano di questa becera pratica, coloro che si dichiarano romantici sognatori legati a quel blo-blom che richiama vecchi sapori ed una sportività assai diversa da quella che va a farsi fottere all’alba ed al tramonto. Ma oltre a questi aspetti squisitamente romantici, c’è anche l’aspetto legato ai nostri ausiliari che in una caccia così particolare e difficile tendono spesso ad adattarsi con il tempo alle situazioni. E così avviene che soggetti con una cerca poco indipendente o meglio ancora avvezzi al “rimorchio” sfruttino beeper o campano per far riferimento ad un compagno più audace o semplicemente più bravo. A quanti di voi è successo di vedere cani fermarsi a sentire la posizione dell’altro compagno di cerca o addirittura nel sentire il beeper in ferma accorrere velocemente in direzione di questo? Questo è un aspetto che molti sottovalutano o che spesso confondono come un sintomo d’intelligenza. A mio avviso invece campano e ancor più beeper sono due strumenti che esaltano un difetto del soggetto che in questo modo si abitua sin da giovane a cacciare facendo riferimento e si abbandona ad essere un eterno secondo. Mentre invece il silenzioso satellitare, così tanto denigrato è a mio avviso utile anche a far selezione tra i soggetti. Perché nel silenzio del bosco, senza alcun riferimento il soggetto se c’è deve dimostrarlo cercando autonomamente e riducendo al minimo i consensi. E mostrando sullo schermo di un palmare se la sua cerca è ben indirizzata e ragionata oppure se il suo andare è semplicemente frutto di una passione non ragionata. A mio avviso quindi il Satellitare oltre a restituire il silenzio ai boschi, oltre a permettere di cacciare con cani Specialisti ed audaci, ha anche una valenza nella selezione perché fa emergere chi merita e non lascia spazio a speranze su soggetti che grazie al beeper hanno fatto del consenso la loro specialità. Per questo dico che sia benvenuta la tecnologia e che sia benedetto il satellitare. Perché credo sia giunto il momento di andare oltre vecchie credenze che denigrano cani con spirito Trailer ritenuti non idonei a vecchi schemi di cerca delle Regine, perché credo sia giusto tornare a cacciare nel silenzio dei boschi, perché la sicurezza di avere in un mano un soggetto nel bosco è fondamentale (pensiamo a possibili incidenti, incontri spiacevoli e spesso anche furti) e perché a mio avviso da appassionato cultore della razza Setter Inglese reputo che possa essere un valido aiuto  nell’individuare soggetti meritevoli per il loro metodo. Oltretutto nell’ultimo periodo, anche l’Enci poco avvezzo alle novità e molto legato a vecchi schemi, ha con un atto di coraggio recepito dopo tanti anni l’invito ad utilizzare il beeper in ferma con il telecomando in mano del giudice. Una sorta di svolta epocale che apre la strada a future sperimentazioni e chissà che qualcuno non arrivi a capire che nel bosco, dove la visibilità è diversa da un terreno da grande cerca,  un palmare ed un collare possano essere validi strumenti per valutare a fondo il metodo di cerca di un soggetto impegnato a Beccacce. D’altra parte le prove non servono a selezionare i migliori riproduttori? E quindi che male c’è nello sfruttare le diavolerie che il progresso ci offre? Di sicuro non nasceranno cani satellitari da genitori che cacciano con il satellitare. Mentre è certo che il cane scollegato o poco equilibrato possa essere eliminato dalla selezione zootecnica dal satellitare stesso.  Sempre precisando che…….questa opinione è strettamente personale, confutabile, discutibile ma pur sempre personale. E soprattutto figlia di qualche decina di scarponi consumati a girovagare per i boschi, con ogni tipo di strumento e con diversi Setter più o meno avvezzi a questa caccia. Sbaglio o l’esperienza si fa sul campo? Se si allora la mia avrà pure una tale valenza da poter essere offerta con una sana ed equilibrata esposizione e sottoposta ad un costruttivo confronto .

Alessio Allegrucci

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6 Comments

  1. Bartolucci Matteo

    Ormai su questo argomento avevo letto di tutto e quando ho visto questo post ho detto ci risiamo,poi riga dopo riga mi ha preso sempre di più e non avrei mai pensato che una persona che non conosco e con la quale non ho mai parlato possa concepire il mio modo di vedere questa caccia in maniera così capillare.

  2. Efisio

    Anche io ho consumato stivali prima e scarponi poi, 42 anni dietro alle beccacce, in solitaria con un solo cane, sempre e solo con campano! Sono un tradizionalista e sono pronto a ritornare al cavallo…magari!!! La tecnologia applicata alla caccia è solo un vantaggio per il carniere, insieme alla genetica modificata per i Cani. Ho avuto anch’io i Setter e non scorderò mai la mia Zazà, punto di riferimento e confronto della mia vita di Cacciatore, specialista a beccacce al punto di inventarla quando non c’era… e cacciava per servire il fucile, come si diceva una volta… Quindi perché tutto questo accanimento, se non per il numero?

    • Primo

      probabilmente l’amico non può capire o non vuol capire i danni arrecati all’orecchio del ausiliare.Vorrei tanto che provasse ave Lui al collo un campano che hanno frequenze mal sopportate dall’orecchio del cane,ma una volta quello non era il problema.Ora i Beeper sono costriti con frequenze sopportabili e non dannose come qualsiasi genere di campani,ora proibiti anche in gare di montagna .

  3. Salvo

    Condivido in todo

  4. Che tu sia benedetto! Finalmente un CACCIATORE (volutamente maiuscolo!) che ha capito la funzione del satellitare e che l’ha spiegata in maniera inconfutabile! A parte il fatto che non è di sicuro il satellitare che ti fa fare il carniere, ma un grande cane che le va a cercare come Dio comanda! Per non parlare, non ultimo, del vantaggio impagabile della sicurezza per il nostro ausiliare, che grazie a questa tecnologia, ti consente di averlo sempre monitorato e di ridurre al massimo i tempi di soccorso in caso di pericolo. Bravo ! Hai tutto il mio consenso !!!

  5. Alberto

    Condivido perfettamente cuello che ho letto tanto che sono 5 anni che caccio con i Garmin gli unici validi .

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