CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Enrico Fenoaltea Page 2 of 3

STRAGE INDISCRIMINATA DI ENRICO FENOALTEA-2/6-

Foto di Mario Salomone

L’accusa di “strage” di volatili si fonda sul numero delle cartucce vendute dalle armerie: un dato insignificante perché la maggior parte di esse viene utilizzata per il tiro a volo (skeet, trap, elica, percorso di caccia) e solo una modesta percentuale di quelle pochissime usate a caccia, colpisce un volatile.

Chi parla di “strage” dovrebbe sapere che essa è impossibile, per due assorbenti ragioni.

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RIFLESSIONI SULLA CACCIA DI ENRICO FENOALTEA -1/6-

1468492_10201861884214824_48130179338336209_n( Con questo prima articolo iniziamo una riflessione in sei articoli correlati dove le motivazioni degli anticaccia saranno esaminate una per una)

La caccia sta vivendo una stagione declinante per un concorso di circo­stanze irreversibili.

L’antropizzazione del territorio ha causato l’estinzione della selvaggina no­bile stanziale cacciabile e il calo della selvaggina migratoria, ha reso la sosta di que­st’ultima precaria e brevissima.

Il numero dei cacciatori pur in costante diminuzione, è inferiore al numero delle licenze di caccia rilasciate ogni anno: molti “escono” solo poche volte in una stagione; coloro che si dedicano alla selvaggina migratoria cacciano solo i rari giorni del “passo”; più assidui sono coloro che cacciano lepri, beccacce e cinghiali (cacce di elite molto specializzate) e coloro che usano con il cane (più interessati al lavoro dell’ausiliare che alla selvaggina).

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EDUCAZIONE ALL’OBBEDIENZA DEI CUCCIOLI di Enrico Fenoaltea

Foto di Michele Battorato

Foto di Michele Battorato

I cuccioli, specialmente se allevati in casa dai cacciatori (come ora è d’uso), sono autodidatti, non hanno più bisogno dell’addestramento preliminare alla caccia ma devono solo essere educati all’obbedienza, cosa che può fare chiunque abbia tempo, pazienza, e una certa conoscenza dei meccanismi mentali del cane, troppo spesso assimilati a quelli dell’uomo per un erroneo giudizio antropomorfico.

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Riflessioni sulla ferma del cane da caccia di Enrico Fenoaltea

Mascia

Foto di Alessio Mascia

Per “ferma utile” intendo la capacità di alcuni cani (particolarmente dotati) di indurre la selvaggina alla difesa passiva dell’immobilità a terra (protratta fino all’arrivo del cacciatore) in una percentuale di casi superiore alla media generale.

E’ un fenomeno che a mio avviso obbliga a ripensare la ferma del cane in termini di maggiore approfondimento, perché rivela il ruolo attivo, finora trascurato, che può avere nel condizionare la reazione del selvatico.

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Quel genio del mio cane-Qualche nota sull’epigenetica-di Enrico Fenoaltea

Orfeo di Crocedomini, sulla strada della beccaccia.

Una branca della neuroscienza, l’epigenetica, studiando la trasmissione dei caratteri tra le generazioni, ha accertato che oltre alla via genetica esiste la “via epigenetica” fino ad oggi poco conosciuta. Secondo questa scoperta le reazioni che un cane elabora e mette a punto a seguito degli stimoli dell’ambiente faunistico di riferimento (modo di cercare, tecnica venatoria, ecc.) possono essere trasmesse per via ereditaria ai suoi discendenti (che nessuna esperienza hanno fatto).

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Ferma “utile” del cane da caccia di Enrico Fenoaltea

 

L’amico Moreno con un cane che non scorderà.

Il cane è stato il primo animale ad essere domesticato per la straordinaria capacità di adattamento ereditato dal suo progenitore (probabilmente il lupo) e per la sua plasticità neuronale che, essendo assai sensibile alla pressione selettiva, consente di produrre individui adatti all’uso voluto.

Il cinofilo allevatore amatoriale del cane da ferma da lavoro, nella selezione non può che seguire criteri pragmatici: accoppiamenti tra quei soggetti che da confronti sul campo risultano più dotati, e controllo successivo sull’esito dei prodotti attraverso altre prove sul campo fino ad individuare i migliori riproduttori.

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IL CANE DA CACCIA IN CASA E IN CAMPAGNA di ENRICO FENOALTEA

15218491_1182811778467293_506235276_nII cane da caccia manifesta la sua personalità poliedrica, con comportamenti diversi in casa, in città e a caccia. II cucciolone, separato dalla madre e dai fratelli, riceve dalla famiglia di accoglienza, protezione, compagnia, socialità, cibo, gerarchia, territorio sicuro, contatti rassicuranti. Poiché queste sono le stesse cose che riceveva dalla madre e dai fratelli, e portato ad identificare la nuova famiglia con la madre, la casa con il territorio, il padrone con iI capo-branco, i familiari con i fratelli, e cosi l’istinto gli fa assumere in casa gli stessi atteggiamenti che già avevano assicurato l’affetto della madre.

Poiché l’attenzione della famiglia continuano per tutta la vita, il cane in casa manterrà questa condotta anche da adulto.

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Caccia alla beccaccia ieri ed oggi di Enrico Fenoaltea

Foto-di-Giorgio-Peppas

Di recente ho partecipato ad una battuta alle beccacce in un paese baltico, con due amici carissimi e provetti beccacciai, e all’origine di queste note c’è un confronto tra tecnica venatoria attuale e quella dei miei tempi. La caccia alla beccaccia (che ho praticato per una ventina di anni, a partire dal 1953, nei boschi cedui collinari dell’Alto Lazio) è, a mio avviso, la più sportiva ed appassionante delle cacce perché solo un’arcana “possessione” può spingere il cacciatore a marce faticose in ambienti ostili per la ricerca aleatoria di un selvatico raro, imprevedibile e misterioso.

Nel bosco che, ricorda l’ambiente primigenio, senza i filtri della civiltà, il cacciatore torna a percepire il respiro profondo della terra, a misurare il tempo sulle ore di luce e la distanza sulla forza delle gambe; gli stimoli della fame, della sete, della stanchezza, tornano ad essere autentiche necessità fisiologiche e, alla fine della battuta, il loro soddisfacimento procura inedite sensazioni di benessere psico-fisico.

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INIZIAZIONE DEL CUCCIOLONE E STEPPE DELL’EST-EUROPA DI ENRICO FENOALTEA

Stagione 2012 (21)E’ noto a tutti che la bravura di un cane da ferma è il frutto della sinergia tra doti genetiche e ambiente faunistico di iniziazione ma non tutti sanno che è quest’ultimo che determina la “resa venatoria” del cane adulto. Per questa ragione nella mia lunga esperienza (allevo personalmente i cani con i quali caccio, in quanto credo che il cane da lavoro debba possedere caratteri specifici), ho sempre iniziato i cuccioloni sulle starne naturali, secondo me insostituibili per la formazione di base del cucciolo. Quando nel Lazio a metà degli anni 70, le starne naturali si sono estinte, ho avuto la fortuna di trovare nelle sterminate steppe dell’Est Europa (dove le starne naturali sono ancora presenti, ma non abbondanti), un paradiso per tutte le attività cinofile.

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I CANI DA FERMA OGGI di Enrico Fenoaltea

Jack di Matteo Tebaldini

Jack di Mirco Peli

Ogni evoluzione del cane da ferma è strettamente legata alle modifiche dell’ambiente, della qualità della vita, del modo di cacciare ed è normale che i cani attuali siano diversi da quelli di ieri, perché ambiente e selvaggina sono cambiati. Nel dopoguerra la caccia con il cane da ferma era praticata da pochi, l’agricoltura era basata sui cicli agrari naturali, sul lavoro animale, sui concimi naturali. Poche (e dissestate) le strade, pochissimi i veicoli, (vaste aree erano irraggiungibili e fungevano da oasi) la selvaggina naturale, incrementata durante la pausa bellica, era abbastanza diffusa.

Allora lo scopo principale della maggior parte dei cacciatori era il carniere di selvaggina naturale (assai pregiato), per il quale era indispensabile il fucile, mentre il cane, era considerato solo uno strumento per moltiplicare gli incontri.

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