CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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Genio con genio, uguale a genio. Provate –di Giulio Colombo–

Foto di Angelo Lasagna

Da genitori intelligentissimi discendono troppo spesso figli incolori e degeneri e viceversa. Non vi consiglierò però mai di allevare accontentandovi di riproduttori di scarsa intelligenza: a contatto con l’uomo, la famiglia, la casa, il cane dà manifestazioni di alta comprensività, giungendo fino a connettere. Fra i più intelligenti nella vita familiare troverete quasi sempre i più dotati per la caccia, perché il cane non è mai macchina da ferma e riporto, e la caccia richiede cervello capacissimo e sveglio, spirito di osservazione, iniziativa, prontezza di decisione e carattere, tanto nel cane che nell’uomo.

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ADDESTRIAMO ASSIEME TELL DI GIULIO COLOMBO A beccacce

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Giancarlo Bravaccini un beccacciaio

Tell sia munito di bùbbolo, perchè dovendo esso lavorare quasi costantemente al folto e necessitando di distanziarsi’ fuori vista, sia consentito a voi sapere sempre approssimativamente dove staziona l’ausiliare e da qual parte attendere l’ovattato sfarfallar della beccaccia che si sottrae dal bosco.

Distanziarsi?

Intendiamoci: se c’è collaboratore dal quale dovete pretendere il più stretto collegamento, quello è proprio il cane beccacciaio, gli è lecito però allontanarsi anche a grande distanza, durante l’esplorazione quando voi state appostato in basso all’imbocco della valletta di ontani o di castani a castello folto; allora il cane ha il compito preciso di risalire la valletta fino in cima, evitando a voi di avventurarvi nel folto;

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LE FOLLIE DELL’AMORE di Adelio Ponce De Leon

Beccaccino

Beccaccino

Le evoluzioni del beccaccino nella stagione degli amori secondo le osservazioni di illustri ornitologi e naturalisti.

Su questo argomento hanno scritto quasi tutti gli ornitologi e trattatisti che hanno parlato del beccaccino. Quelli italiani hanno riportato quasi integralmente le parole usate dagli scrittori nordici che sono i soli che hanno potuto vedere le sue evoluzioni durante la fase amorosa, osservare i nidi, controllare le uova, le nascite ed il comportamento dei piccoli.

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Miti e leggende popolari nel Bresciano

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“baièti” o latrati nelle Pertiche di Valle Sabbia da la Caccia nel Bresciano di Carlo Sabatti

Parlando delle Pertiche, lo storico Ugo Vaglia nel 1947 riferì la stória dei baièti o latrati, collegati a misteriose battute di caccia. U. VAGLIA, Curiosità e leggende valsabbine, pp. 156-158.

Piccoli casolari pastorizi si vedono per le coste montane e fin sotto le vette, ma sono abitati solo dai mandriani nei tre mesi dell’estate. D’inverno, quando la montagna è tutta bianca, le pozze sono di ghiaccio e il vento ti gela la faccia, tutti ritornano nel paese ove con la terra e le case si preparano alla lotta consueta contro l’imperversare della stagione. Si tappano nelle stalle e pare che là dentro impigriscano in minuti trastulli […].

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LO STILE DEL SETTER di M.Cervone D’Urso

Primo e Lares di Mirco Peli su beccaccia svernante

Primo e Lares foto di Mirco Peli su beccaccia svernante

                G. Markman, nel  volume The Country Farm, del l621, scrivendo dell’addestramento dei cani da caccia, afferma che: “Non erano soltanto gli spaniels ad essere considerati “setting –dogs”, o cani da rete!  Lo stesso autore, infatti, dopo aver affermato  di utilizzare il suo cane d’acqua per il fucile ed  il  suo setting-dog per la rete, sottolinea  che cani di qualsiasi razza, se educati al “setting “ e dotati di ottimo naso e naturalmente portati a cacciare gli uccelli,  possono essere considerati “setting dogs”, cioe`  “ cani da ferma“  per la rete,  benché sia piu` facile per un  Land Spaniel risultare  il migliore! 

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“Concentrazioni di beccacce” Le eruzioni dal libro la Beccaccia di Matteo Califano

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Che cosa sono? Quando avvengono? Dicasi eruzioni le concentrazioni di beccacce in uno stesso punto di una determinata località. Questi fenomeni furono così definiti per la prima volta dall’ornitologo polacco J.Domaniewski nel 1952.

Non sono d’accordo con Luis Guizzard, Presidente del Club National des Becassiers, il quale nel n. 7 di « Diana » 1959 scrisse « Le concentrazioni di beccacce non sono, per parte nostra, che fenomeni del tutto accidentali, che non hanno nulla a che vedere con la migrazione vera e propria ». Le eruzioni non sono « fenomeni del tutto accidentali », ma sempre effetti di cause precise. Si verificano in prevalenza durante la migrazione autunnale, la migrazione primaverile e nel periodo di svernamento a determinate condizioni atmosferiche come freddi intensi, piogge abbondanti e nevicate persistenti.

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VELOCITÀ E CONSENSO di Marino Cervone d’Urso

I fratelli Cora e Congo a beccacce

I due requisiti di velocità e consenso sono oggigiorno fra quelli più richiesti dal mondo cinofilo per un cane dotato di classe eccelsa. Contrariamente a tale opinione, ci sono stati peraltro scrittori inglesi di fama, cacciatori ed addestratori straordinari i quali, verso il 1745 — 95, hanno lasciato testimonianze alquanto diverse.

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DATEMI UN POTENZIALE TRIALER, NE FARÒ UN CANE DA BOSCO di Vincenzo Celano

Celano

Inizio il discorso da Perri solamente perché è un cucciolone moderno. Meglio: contemporaneo. Voglio dire: l’ultimo allievo che, nato al principio dell’anno nel «canile» delle Vallate da Raimond’s Zoll e da Raimond’s Net, vorrei (nonostante i tempi) fare cane da beccacce.

Quando il 19 ottobre (come fai a dimenticare certe date?!) l’ho visto fermare e rifermare, col collo a cannello di pipa di coccio, l’unica beccaccia presente nel circondario, il mio pensiero è corso al Giancarlo Mancini dell’Addestramento del cane da ferma per le prove di lavoro: «Forse quel cane che ferma espressivo una solitaria beccaccia, chiusa tra due quercioli mentre il cielo intristisce sempre più promettendo la pioggia (a chi scrive n’era venuta già sulle spalle mista a nebbia appiccicosa quel 19 ottobre), proviene da quei cani che vinsero le Prove su starne…» Certo, non disponendo di ceppo sicuramente beccacciaio, mi vanno benone (come nel caso di Perri) i soggetti discendenti dai trionfatori a starne.

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I PRIMI MESI — QUANDO INIZIARE IL VERO ADDESTRAMENTO di Giancarlo Mancini

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Trattando sull’allevamento del cucciolo, già molto è stato detto di quello che deve essere il primo addestramento, anche se questa parola è ancora troppo impegnativa per un piccolo essere, venuto alla luce da poche settimane. Non si può certo parlare di addestramento relativo alla selvaggina ed alla caccia, ma ci sono alcuni punti che riguardano l’educazione, che poi si ripercuoterà su tutto il suo comportamento, che possono essere intrapresi già a due o tre mesi. Un cucciolo di questa età, se ben nutrito, sano, proveniente da genealogie accertate ed esimie, da genitori esercitati sul terreno, ha già le facoltà di apprendere molte cose, come ad esempio di accorrere alla chiamata, di comprendere il suo nome e distinguerlo fra quello degli altri fratelli di cucciolata, ed anche fra gli altri inquilini del canile. Tutti i giorni il cucciolo dovrà essere chiamato ed in modo inequivocabile, affinché capisca che la voce è rivolta proprio a lui e non ad altri, premiandolo con qualche bocconcino prelibato quando accorre sollecito, soprattutto modificando la voce a seconda delle circostanze, perché capisca dai vari toni quello che si vuole da lui. E da questo momento che, seppur con una certa precauzione, bisogna mettere in atto quel sistema d’addestramento che per primo mi confidò il compianto Deho’: quello della mano di ferro in guanto di velluto.

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IL VALORE CINEGETICO DELLA BECCACCIA tratto da “La Beccaccia” di N. Camusso del 1920

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« Chi mi darà la voce e le parole » ond’io possa degnamente parlare della Beccaccia? I retorici “fiumi d’inchiostro, troverebbero qui praticissima applicazione; perocchè se consideriamo quanto di questo uccello si scrisse, nullo parrebbe il lavoro; mentre se ogni cacciatore volesse dire quanto diletto egli trovi nella sua caccia, quali impressioni ne riporti, quali consigli, figli dell’esperienza, egli crederebbe poter dare ai confratelli, e tutto quanto insomma della Beccaccia e della sua caccia si potrebbe dire, si potrebbero apprestare tanti volumi, da colmare la lacuna, fatta dall’ignorante barbarie del Califfo Oman alla famosa biblioteca d’Alessandria !

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