CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Dieci anni di indagine UNCZA (2006-2015) su galliformi alpini e lepre bianca.

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L’articolo è stato tratto integralmente dalla rivista UNCZA “Caccia alpina” n° 35, novembre 2017. L’indagine UNCZA è stata presentata dal dott. Ivano Artuso al Convegno Nazionale “Il Gallo forcello sulle Alpi: conservazione e gestione” – Madonna di Campiglio – 1 luglio 2017.  IVANO ARTUSO Responsabile tecnico-scientifico dell’indagine e coordinatore della Commissione Avifauna UNCZA

PREMESSA L’Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi (UNCZA), data la rilevanza biologica e venatoria di alcune specie, ha promosso e sostenuto l’indagine, i cui risultati vengono di seguito presentati.Uncza

Su tutte le Alpi italiane, nel periodo 2006-2015 (10 anni), è stata effettuata un’indagine su sei specie tipiche alpine: Fagiano di monte (Tetrao tetrix), Coturnice (Alectoris graeca saxatilis), Pernice bianca (Lagopus muta), Lepre bianca (Lepus timidus), Gallo cedrone (Tetrao urogallus) e Francolino di monte (Bonasa bonasia).

Le prime quattro specie sono cacciabili, mentre le altre due sono protette.

La caccia ai Galliformi alpini, praticata col cane da ferma, è tra le forme più ambite, apprezzate e radicate nella tradizione venatoria italiana. La caccia alla Lepre bianca viene svolta da specialisti col cane segugio; alle volte viene abbattuta durante lo svolgimento di altre forme di caccia.

Precedentemente sono state fatte indagini simili per i periodi 2003-2006 (Artuso I., 2009) e 2006-2010 (Artuso I., 2013).

RISULTATI

PRESENZA 2015

Tramite i censimenti, le osservazioni e le segnalazioni, viene stabilita la “presenza” di una specie in un determinato territorio. Nel 2015, le specie Forcello, Coturnice, Pernice bianca e Lepre bianca sono distribuite su tutto (o quasi) l’arco alpino italiano dove l’habitat e le quote offrono un idoneo ambiente di vita. Le altre due specie hanno una distribuzione meno diffusa: il Francolino è presente sui settori centro-orientali, il Cedrone è sempre più spinto verso quello orientale. (Fig. 1)

INDICI RIPRODUTTIVI 2015 Gli indici presentati derivano da rilevazioni differenti (numero aree campione, animali censiti, modalità di censimento, ecc.) tra provincia e provincia, pertanto non sempre sono correttamente confrontabili fra loro.

Forcello

  • Giovani/Femmine adulte tot.: max. 3,95 (Como); min. 1,50; media Alpi italiane 2,74
  • Giovani/Covata: max. 5,26 (Como); min. 3,00 (Brescia e Verona); media Alpi italiane 3,92. (Fig. 2)

 Coturnice

  • Giovani/Adulti: max. 5,50 (Como); min. 1,35 (Treviso); media Alpi italiane 2,86.
  • Giovani/Covata: max. 7,41 (Verbania); min. 3,60 (Vercelli); media Alpi italiane 4,86. (Fig. 2)

Fig.1

Pernice bianca

  • Giovani/Adulti: max. 3,0 (Brescia); min. 0,74 (Udine); media Alpi italiane 2,13
  • Giovani/Covata: max. 6,18 (Verbania); min. 3,0 (Brescia); media Alpi italiane 4,49. (Fig. 2)

Considerando l’andamento della “media” degli indici riproduttivi considerati (giov./adulti; giov./covata), si evidenzia come per tutte le 3 specie, gli indici stessi aumentano dal 2010 al 2015 (il 2012 presenta valori intermedi). Fig.2 fig 2

PRELIEVO 2015

Nel 2015 il Forcello è la specie con una maggiore distribuzione degli abbattimenti, seguita nell’ordine da Coturnice, Lepre bianca e Pernice bianca.

PRELIEVO PER PROVINCIA (2006 – 2015) (Fig. 3)

Nell’analisi sottostante viene preso in considerazione il prelievo delle quattro specie cacciabili a livello Provinciale e di Alpi italiane. Non sempre sono confrontabili gli abbattimenti tra le varie entità territoriali (Province) in quanto variano le superfici, il territorio vocato e quello cacciabile; è bene considerarli solo come valori “assoluti”. Per il Forcello si può abbattere solo il maschio, mentre per le altre specie anche la femmina.

Vengono prese in considerazione, in ordine quantitativo di prelievo, le prime 3 province (non vuole essere una rilevazione di merito, ma solo una constatazione oggettiva dei dati).

Forcello

Nella provincia di Bolzano si è abbattuto il maggior numero di maschi (3.127, il 18,47% del totale), a seguire le province di Trento (3.054), Sondrio (2.077). In queste 3 province si sono prelevati 8.258 capi (il 48,78% del totale).

La media del periodo è di 806 maschi/anno su tutte le Alpi.

Coturnice

Nella provincia di Torino si è prelevato il maggior numero di capi (1.129, il 14,81% del totale), a seguire le province di Sondrio (1.081), Cuneo (1.060). In queste 3 province si sono prelevati 3.270 capi (il 42,89% del totale). La media del periodo è di 423 capi/anno su tutte le Alpi.

Pernice bianca

Nella provincia di Bolzano si è prelevato il maggior numero di capi (3.031, il 64,08% del totale), a seguire le province di Sondrio (745), Torino (311). In queste 3 province si sono prelevati 4.087 capi (il 86,40% del totale).

La media del periodo è di 473 capi/anno su tutte le Alpi.

Lepre bianca

Nella provincia di Bolzano si è prelevato il maggior numero di capi (4.038, il 50,67% del totale), a seguire le province di Trento (1.527), Sondrio (645). In queste 3 province si sono prelevati 6.210 capi (il 77,92% del totale).

La media del periodo è di 664 capi/anno su tutte le Alpi.

Fig.3 Fig.3

Prendendo in considerazione tutte le 4 specie cacciabili, la provincia dove viene prelevato il maggior numero di capi è quella di Bolzano (tot. 11.009 capi, il 29,34% del totale), seguita da quella di Trento (tot. 4.785 capi, il 12,84% del totale) e di Sondrio (tot. 4.548 capi, il 12,21% del totale).

In queste 3 province, rispetto agli abbattimenti effettuati su tutto l’arco alpino italiano, si prelevano in totale 20.342 capi (il 54,61%).

PRELIEVO ALPI ITALIANE 2006 – 2015 (Fig. 4) Fig.4

Su tutte le Alpi italiane, nel periodo 2006-2015, la specie dove si è avuto il maggior prelievo è il Fagiano di monte (16.929 maschi, il 45,45%), seguito da Coturnice (7.623 capi, il 20,46%), Lepre bianca (7.929 capi, il 21,28%) e Pernice bianca (4.730 capi, il 12,70%).

Il prelievo totale di fauna “tipica alpina”, Galliformi alpini e Lepre bianca, è di 37.251 capi.

ANDAMENTO DEL PRELIEVO SULLE ALPI ITALIANE

Forcello (2006 – 2015)

Sulle Alpi italiane l’andamento del prelievo tende ad una costanza. Nel primo quinquennio (2006-2010) si sono abbattuti 8.504 maschi (il 50,24% del totale), nel secondo quinquennio (2011-2015) 8.422 (49,76%). Una evidente flessione degli abbattimenti si è avuta nel 2008 (1.302); come già detto, si evidenzia un significativo aumento del prelievo nel 2015 (1.933), collocandosi nella media del prelievo del biennio 2006-2007. (Fig. 5)

Coturnice (2006-2015)

Sulle Alpi italiane l’andamento del prelievo evidenzia una netta diminuzione (meno 50%) tra il 1° triennio (2006-2008) e gli altri 2 successivi 2009-2011 e 2012-2014). Come per il Forcello, anche per questa specie nel 2015 si denota un aumento significativo del prelievo (634) rispetto all’anno precedente (409) e si colloca al di sopra della media dei 2 trienni precedenti (m= 573). Anche qui il buon andamento stagionale nel periodo delle covate ha influito positivamente sul prelievo.

(Fig. 5) Fig.5

CONCLUSIONI

Nel periodo 2006-2015, il prelievo venatorio delle 4 specie cacciabili ammonta in totale a oltre 37.000 capi; la tendenza va verso ad una diminuzione degli abbattimenti.

In quasi tutte le province dove vi è la presenza del Forcello è anche concessa la caccia, questo rapporto nella Coturnice cala ed è ancora più evidente nelle altre 2 specie cacciabili.

Il periodo di apertura alla caccia e la maggior parte degli abbattimenti si collocano soprattutto in ottobre.

I censimenti (primaverili e/o estivi) si svolgono su quasi tutto l’arco alpino.

Per le 3 specie cacciabili di Galliformi alpini, il successo riproduttivo rilevato nel 2015 varia, anche di molto, tra provincia e provincia ed è tra i migliori degli ultimi 6 anni. Considerando 3 anni, gli indici aumentano dal 2010 al 2015 (il 2012 presenta valori intermedi). Per il Forcello e la Coturnice si sono registrati parametri (media Alpi italiane) compatibili con il prelievo venatorio. Per la Pernice bianca si è registrato un rapporto Giovani/Adulti basso per la province più orientali (Trento, Belluno e Udine), mentre l’altro parametro considerato (Giovani/Covata) è generalmente buono. Purtroppo non si sono potuti rilevare dati relativi al successo riproduttivo per gli altri due Galliformi alpini e per la Lepre bianca.

Il “recupero ambientale” è una pratica diffusa finalizzata soprattutto all’habitat del Forcello e della Coturnice, ma purtroppo non si conoscono i dati quantitativi e qualitativi.

Si auspica che a livello nazionale l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) di Ozzano Emilia (BO) possa raccogliere e rendere pubblico in poco tempo i dati sulla tipica fauna alpina (Comunicazione del 21.02.2013, Richiesta di collaborazione a Regioni, Province, Comprensori Alpini, Parchi naz. e reg., per una “Banca dati sui Galliformi”).

L’UNCZA, in quest’ottica, il 5 settembre 2013 (rinnovato nel 2017) ha siglato un accordo con l’ISPRA e con questa raccolta ed elaborazione di dati vuole dare il suo concreto contributo. L’accordo, esteso anche alla Fondazione Edmund Mach (FEM) di San Michele all’Adige (TN), prevede anche la raccolta di campioni per analisi genetiche e di altra natura.

 Ringraziamenti.

 Si ringraziano i componenti della “Commissione Avifauna” e tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita di questa indagine. In particolare: Luca Calvini, Bepi Audino, Aldo Falchero, Mauro Di Berti, Vito Benevelli, Gino Lorena, Daniele Quaretta, Luigi Gasperi, Armando De Lorenzi, Dario Carcano, Giampaolo Grassi, Marco Bonaldi, Michela Giacomelli, Paolo Demartin, Emilio Rudari, Andrea De Bortoli, Renato De Menech, Ivano Confortini, Francesco Dalla Vecchia, Dorino Stocchero, Mario Bernardi, Matteo De Luca, Marco Chiarentin, Giuseppe Corradino, Paolo Della Valle, Benito Moriconi, Giovanni Paroli, Massimo Sauro, Carlo Torresan, Valentina Cecchini. Gli Uffici Caccia Provinciali e Regionali, i Comprensori Alpini, le Sezioni provinciali/regionali FIdC, le Associazioni Cacciatori del Trentino e dell’Alto Adige, i Circoli UNCZA, in particolare quello delle “Prealpi Orobiche”, i Tecnici faunistici e i singoli rilevatori esperti, inoltre Alessandro Brugnoli, Luca Pedrotti, Giorgio Carmignola, Lothar Gerstgrasser, Heinrich Aukenthaler, Walter Sieff, Roberto Parodi. Il Presidente Sandro Flaim, tutti i Componenti del Direttivo, il Segretario Mauro Bortolotti, dell’UNCZA, che hanno voluto promuovere e sostenere questa indagine.

 

 

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1 Comment

  1. Silvio Spanò

    Siamo grati ad Artuso per il quadro esauriente dei prelievi della piccola selvaggina alpina cacciabile, aggiornandoli via via fino al 2015, per un buon arco di tempo.
    A questa base, che conforta sulla conservazione di queste specie, nonostante le inevitabili fluttuazioni, mancano tuttavia dati e indicatori tecnico-scientifici assai più difficili da ottenere, ma ormai indispensabili ad una gestione corretta e uniforme su tutto l’arco alpino, sottoponendola ad un unico Centro Nazionale di studio e ricerca applicata alla fauna di montagna come da tempo esiste in Francia (emanazione dell’ONCFS), che da noi è individuabile nell’ISPRA che ha avviato una Banca dati in proposito, parallelamente a quella via via già implementata per gli Ungulati. I dati che vi perverranno dovrebbero esser rilevati e filtrati da operatori specialisti e senza conflitti di interesse (tecnici faunistici almeno diplomati) tramite le amministrazioni locali ufficialmente delegate. Naturalmente con l’ausilio di strutture come UNCZA per il loro apporto di stimolo e organizzazione preliminare locale. Credo che per questo manchino completamente le informazioni su singole realtà venatorie (CA, AFV e simili nelle Regioni e Province autonome) che poi sono quelle che gestiscono in pratica il territorio con censimenti e controlli dei prelievi…ma non solo come dato riassuntivo globale “alpino”, ma come dato gestionale annuale per singola struttura e unità territoriale omogenea disaggregata. Necessitano dati sull’estensione, tipologia, numero dei fruitori, risultati dei censimenti e dei prelievi dei singoli comparti per poi cercare di renderne ragionavolmente omogenea la gestione. Non ha senso costatare che comparti adiacenti abbiano piani assai divergenti, a volte non sostenibili e fuorvianti; laddove tal senso ci fosse, sarebbe conveniente motivarlo. Solo così la caccia alla piccola fauna alpina continuerà (fermo restando che già oggi è meglio gestita che in altri ambienti nazionali) e potrà diventare un fiore all’occhiello per la immagine propria e dei suoi appassionati.
    In calce vorrei aggiungere, in ottica analoga, che si dovrebbe aggredire la problematica e relativa gestione della BECCACCIA a livello almeno nazionale (non solo regionale come oggi) vista la sua biologia squisitamente transnazionale, con un osservatorio europeo super partes.

    Silvio Spanò

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