ColomboDopo estenuanti e vane ricerche sulla vita del grande Giudice Cinofilo, interrogando internet, sondando il mondo ufficiale della cinofilia nazionale, giornalisti accreditati, giudici delll’ENCI e l’Ente stesso, i suoi gruppi cinofili e riviste specializzate del settore, pare che biografie ufficiali scritte di Colombo non esistano. A seguito di ciò, quello che mi appresto a dire su di lui è frutto di un collage di notizie di personali ricerche telefoniche, di accenni letti sui suoi libri o di altri autori o trovati su vecchie riviste di caccia o su pubblicazioni di cinofilia dell’E.N.C.I., di miei lontani ricordi e di frammenti della memoria di un mio e suo vecchio amico recentemente scomparso, l’Avv.Adelio Ponce de Leon, con il quale il varesino Colombo, amicissimo di suo padre Antonino, cacciò camosci, galli e cotorni sui monti del Palanfrè nel cuneese.

Colombo – si legge su un libro di cinofilia- nasce a Milano il 26 novembre del 1886 e vive la maggior parte della sua vita a Varese nel rione di S.Ambrogio Olona, senz’altro in una famiglia benestante(proprietaria di Bar Caffè alla Stazione ferroviaria di Milano) e, dopo gli studi primari fatti nella Svizzera francese, frequenta e si diploma a Milano nel liceo classico Parini.

Sul proseguimento dei suoi studi non ci sono molte altre notizie; qualcuno riporta che, si è laureato in giurisprudenza, ma come afferma l’Avv.Carlo Capua,cinofilo di chiara fama e Giudice Enci che l’ha conosciuto e frequentato, si è laureato in giornalismo a Friburgo. . Si legge, inoltre, che da cacciatore cinofilo appassionato caccia in ogni dove, dai beccaccini nelle risaie lomelline alle starne sulle colline piacentine, ai camosci e cotorni sulle Alpi e, quindi, si suppone, che in gioventù viva, per alcuni anni, beato lui, solo di caccia e di cinofilia.

Di sé nel 1952 scriveva su una rivista: “ Nacqui e fui cacciatore sul seno della balia e, sempre cacciatore, per me la cinofilia fu la conseguenza, non la meta; per me il cane vive solo in funzione della caccia .”

Ancora giovane cacciatore e valente tiratore, nelle sue continue peregrinazioni venatorie sui colli piacentini e sulle pedane di tiro in giro per l’Italia, conoscerà, e gli diventerà amico e compagno di caccia un grande tiratore di quei tempi, il piacentino Giussani.

Il Colombo, grazie a questa amicizia, già da tempo roso dal tarlo della passione per l’allevamento di bracchi italiani di pura razza, su segnalazioni e consigli del Giussani- che conosce i migliori addestratori (Trebbi ecc.) e possessori di bracchi di quell’area – acquista alcuni soggetti e nel 1920 darà avvio, con l’affisso registrato dal “Kennel Club” (poi ENCI nel 1930), di cui fa già parte, a quello che si chiamerà “Allevamento d’Olona “.

Nella caccia e nella cinofilia, pratica e letta, – frutto di sue attente letture dei più grandi scrittori, allevatori e addestratori cinofili francesi, inglesi e italiani dei tempi – (Megnin, Blaze, Dommanget, Oberthur, Arkwrigt, Laverack, Vecchio, Delor ecc. ecc.) – diventerà, negli anni a seguire, oltre che un ottimo allevatore di bracchi italiani, un grande giornalista/scrittore del settore e competentissimo giudice di cinofilia.

Della sua giovanile vita privata si conosce un triste episodio, in cui in un incidente di caccia, per lo scoppio di una canna del fucile, perse l’uso della mano sinistra, cosa che comunque non gli impedì di continuare a cacciare e a frequentare le gare di tiro.

Per alcuni anni seguirà con passione e cura l’allevamento e l’addestramento dei suoi bracchi e formerà campioni che venderà agli amici e ad alcuni clienti appassionati di questa razza. In quei tempi, però, comincia in Italia la … febbre cinofila per i cani inglesi: pointers e setters e il Colombo ,ammirando affascinato nelle prove le grandi doti di quei cani. si adeguerà da subito… alla malattia.

Il famoso cinofilo Nasturzio, sulla scia di alcuni allevatori e di ricchi e nobili che già acquistano quei cani dall’Inghilterra, importerà da quel Paese un vero Campione, il setter Nice Style Staar che nelle prove sul terreno sbaraglierà i concorrenti della razze inglesi già presenti in Italia. Colombo, su quell’esempio introdurrà a sua volta in Italia grandi setters: Lingfield Mystic, che vinse in Inghilterra il Derby, Lingfield Ila, Lingfield Puma, Bratton Vanity ed altri setters, alcuni provenienti dal canile del noto allevatore /addestratore inglese Mitchell di Bradford.

Cani che nel suo Allevamento, con il nuovo l’affisso “Della Baita”(1938), daranno poi seguito, con incroci con altri setters di valore, e di genealogie diverse, a una ottima discendenza dalla quale deriveranno molte attuali correnti di sangue.

Ormai affermato anche come giornalista nel campo della cinofilia italiana, il Colombo nel 1923 verrà dal Kennel Club nominato giudice di esposizioni per i bracchi italiani e, nello stesso anno a Morimondo, nei pressi di Abbiategrasso(MI), darà inizio alla sua brillantissima carriera di giudice di prove, partecipando in qualità di unico giudice alle gare di caccia della Società Cacciatori Italiani S.Uberto. Ulisse Bosisio, illustre Presidente dell’ENCI, da illuminato cinotecnico, riconoscendo nel giovane Colombo le ottime doti di cinofilo e di valente giornalista/scrittore, pur non risparmiandogli osservazioni e reprimende alle sue giovanili esuberanze, lo prenderà sotto le sue ali e, coi suoi consigli e suggerimenti di valente giudice lui stesso, lo plasmerà e lo accompagnerà per oltre vent’anni nella sua crescita cinofila e dirompente carriera di giudice.

Colombo, nel 1930, in seguito agli ottimi risultati ottenuti come giudice e per meriti dei suoi articoli scritti sulla “Rassegna Cinofila”, organo ufficiale dell’ENCI, di cui è membro del Comitato di Redazione, viene eletto Consigliere dell’ENCI dove, in età matura, ricoprirà la carica di Presidente. In quegli anni gli sono colleghi, ed alcuni come maestri, i migliori nomi della Cinofilia Italiana; grandissimi scrittori e allevatori/addestratori e giudici del tempo: Vecchio, Delor, Broglio, Radice,Bosisio, Cajelli, Cavalli, Bosatra, Quadrone, Gaspar Voli, Solaro, B.Roncalli, Ciceri, Ceserani, Griziotti, Puttini, Delfino, Pollacci, Bionda, Zacchetti, Ridella ecc.

Negli anni a seguire, verranno approvati, formulati da giudici competenti – Il Prof. Solaro sopra tutti – la maggior parte degli “Standards” delle razze dei cani da caccia, da difesa e da compagnia. Ormai Colombo, grazie alla sua cultura, alla sua già affermata competenza di giudice e bravura come scrittore, è sempre più al centro e presente nel mondo dell’Alta Cinofilia, dove brilla non solo per i meriti guadagnati sul campo, ma anche per la signorilità ed eleganza dei comportamenti e per il suo forbito eloquio.

Da tutti, colleghi e cinofili concorrenti, viene rispettato ed anche riverito, con l’eccezione di pochi critici che non accettano la veemenza concettuale di alcune sue tesi cinofile. Comunque, i suoi articoli, che sono sempre più letti e richiesti dalle più famose riviste dell’epoca, gli procurano fama ed anche tranquillità economica.

Firma i suoi scritti, per non apparire troppo invadente o per non incorrere in pene e lamentele da parte degli editori, per i diritti dei contratti esclusivi sottoscritti, anche con pseudonimi diversi (combo, gombo ecc.), ma il suo stile è riconoscibile: conciso, corretto e sempre determinato.

Inventa nei suoi articoli espressioni e concetti nuovi per la cinofilia,…come ”Il puro folle”… per indicare l’azione irruente ma corretta di un cane inglese, pointer o setter che sia, e lo identifica con nomi di campioni visti o giudicati nelle prove; espressioni che susciteranno nel mondo cinofilo molte discussioni e a cui risponderà, approvando con molto entusiasmo, il grande Avv. Griziotti.

E’ un sintetico trattato, scritto nel 1952, delle idee del Colombo, che rappresentano l’eloquenza palpitante e travolgente di una sintesi di sensazioni che esaltano “Il Superlativo” fra i cani, il Trialer: l’esponente massimo delle doti del cane da ferma inglese nella grande cerca.

Codifica le doti del “Trialer”, il Fuoriclasse, il Super Campione, e a questo argomento dedicherà poi un libro con lo stesso titolo, che avrà enorme successo fra i cacciatori cinofili, tanto che verrà, per i veloci esaurimenti di scorte, rieditato tre volte dall’Editoriale Olimpia.

Per il nuovo termine Trialer ( da Field Trial= esame sul campo), forse inventato dal Colombo – ma il cinofilo Chelini dissente – venne nel 1956 istituito dagli organi nazionali (ENCI) e internazionali(FCI) il nuovo Campionato Trialler (con due” elle”.. come rafforzativo) che si disputerà solo nelle prove internazionali di lavoro per i cani inglesi (a quei tempi) con il nuovo certificato CACIT (Certificato Attitudinale al Campionato Internazionale Trialler).

Nel 1960, su invito del cinofilo Rautiis verrà fondata anche la S.A.T (Società Amatori Trialler), e fra le prime a essere nominata C.T. sarà la setter Sonia del Rovere.

Alla fondazione del Club il Colombo così si esprimeva: “Il nostro sport per vivere deve ormai astrarsi dallo stretto rendimento dell’ausiliare: per ammazzare di più si ricorre a battitori, alla comitiva dei fucili, ai richiami meccanici. Noi, caro Rautiis, siamo cacciatori non beccai e vogliamo gustare l’arte dei nostri ausiliari, ossia il Trialer.”

Nella relazione in una prova dirà: “ Il trialer è il cane che partecipa ai trials, cioè alle prove; ma siccome parteciparvi non basta, è meglio dire che il trialler è il cane che li vince, questi trials, o che possiede i mezzi potenziali per farlo o almeno per affermarcisi”.

Per avvalorare le sue moderne convinzioni, un altro suo inciso che poi diventerà famoso, in dialetto milanese è: “ Guardée semper avanti, mai indrée ! “

Colombo esprime nel parlato e nello scritto concetti nuovi, spesso con forzate iperboli…ed è celebre il detto… “lacets limitati all’infinito”, dove vuol significare, nella prova dell’inglese sul terreno, un’azione allargata ai margini del possibile/impossibile …Un controsenso razionale? Mah…al Colombo tutto è concesso.

Nel 1947 a Milano viene fondata la S.I.S.I. (Società Italiana Setter Inglese) e la Presidenza viene affidata a Giulio Colombo e in quegli anni fonda, affiliato all’ENCI, “Il gruppo Cinofilo Varesino”, che ancor oggi porta il suo nome.

Nel 1948, il giudice francese Faroux, invitato in Italia alla Cattanea di Vigevano per una prova di setters e pointers , suggerisce ai giudici italiani di promuovere una gara di grande cerca a livello europeo fra i cani inglesi.

Tale proposta viene con entusiasmo subito accolta ed elaborata dai giudici Coppaloni, Tremolada e Giulio Colombo. In quell’occasione saranno gettate le basi e le regole di massima per disputare la più grande prova a grande cerca fra i cani inglesi delle nazioni europee, la “ Coppa Europa”.

La prima edizione, ancora senza l’ ufficialità della Federazione Cinofila Internazionale, venne disputata nel 1950 a Bolgheri fra Italia e Francia. La prova, con la collaborazione di due giudici stranieri, venne giudicata da Giulio Colombo. Si aggiudicò la vittoria la setter italiana Diva del Tidone condotta da Semino. Il regolamento, negli anni successivi, verrà approvato definitivamente dall’ENCI e dalla F.C.I (Federazione Cinologica Internazionale) Giulio Colombo sarà fino all’anno 1955 giudice ufficiale per l’Italia della Coppa Europa.

Muore, fra il cordoglio di tutta la Cinofilia nazionale e internazionale, nel maggio del 1966. Dopo la sua morte, il G.Panelli sul giornale “I nostri Cani”, nuovo organo ufficiale dell’ENCI, di lui scriverà: ”La Cinofilia e i Cinofili italiani sono oggi in gramaglie. La morte di Giulio Colombo, di Colui cioè che tanto aveva contribuito per far conoscere anche dai Cinofili degli altri Paesi l’importanza oggi raggiunta dal nostro allevamento canino ed i traguardi da esso conquistati, apre un vuoto che difficilmente potrà essere colmato. Non si vede per ora infatti chi potrà raccogliere l’eredità di Giulio Colombo per continuare la sua Opera con pari autorevolezza “.

Nel giugno del 1968 nel Parco di Monza, nei giardini della ex Villa Reale, per onorare la memoria di Giulio Colombo, viene disputato il “Trofeo Colombo” in una gara cinofila venatoria, in cui al vincitore verrà assegnato il Trofeo, che corrisponde ad una pregevole scultura scolpita dallo stesso Colombo quando era ancora in vita. Colombo, per certi versi, fu anche un personaggio un po’ scomodo, forse troppo moderno per quei tempi, ma è stato, con la sua lucidità e competenza, sempre al centro dei problemi della cinofilia e sempre presente per dettarne le soluzioni. In possesso di un carisma eccezionale e dotato di un forte carattere, difficilmente si metteva in disparte o non affrontava le difficoltà, anzi…lui era un battagliero e sempre in prima linea. Il suo pensiero, scritto o parlato, ha fatto da filo conduttore, da linea guida a chi faceva o iniziava cinofilia.

Sapeva, come tanti affermano ed io ora qui convengo, comunicare ed esprimere concetti fondamentali anche con un linguaggio spesso poetico e, in alcuni casi, forse troppo aggressivo. Autorevolissimo giudice, padrone assoluto della materia, quando alla fine della prova commentava i risultati, non volava mosca e difficilmente qualcuno, riconoscendogli competenza e serietà di giudizio, osava criticare la classifica. Per dare una testimonianza sul carattere e sulla personalità del Giudice Colombo, l’Avv.Carlo Capua, in un suo scritto su Diana, riporta un episodio molto particolare. -Un giorno, alla fine di una gara al beccaccino cui partecipavano soprattutto conduttori/proprietari non professionisti, ad un concorrente rimasto fuori classifica che gli disse:-Signor Giudice: uno ha preso il CAC,un altro l’Ecc. ed un altro il M.B.,ed io,che prendo? “Lei prende il tram e va a casa “.

Allora giovane studente ma già cacciatore beccaccinista cinofilo, ebbi l’occasione di vederlo all’opera a Milano in una Esposizione Internazionale Canina negli anni inizio ’60. Rimasi subito molto colpito dall’autorevolezza con cui si rivolgeva alla coorte di addetti alla gara, composta da riverenti giovani giudici e servizievoli assistenti in soggezione, e per la gentilezza con cui si rivolgeva, in lingue straniere, ai proprietari/e dei cani di altri paesi per l’invito ed esecuzione dei giri sul ring di questi ultimi. Alto e vestito elegantemente, in completo scuro, cravatta in tinta, camicia bianca e con cappello Borsalino a larga falda: un Gentleman.

Dirigeva con la massima signorilità le incombenze della gara, invitando a parole e a gesti i proprietari (o proprietarie) dei cani selezionati a mettersi da una parte per il proseguimento della gara, salutando poi gentilmente i perdenti stringendo loro la mano e spiegando, in francese o in inglese se stranieri, i motivi dell’eliminazione dei loro soggetti. Un vero Signore, circondato da un’aura speciale, riverito e alla fine molto applaudito.
Che dire di più?

Un Grande !

Allevatore, addestratore, concorrente, giornalista, scrittore, disegnatore, e da qualche parte si scrive anche scultore, polemista acceso, a fin di bene però, e grande giudice;…insomma, un innovatore; un uomo poliedrico, che portò in ciascuna di queste sue attività l’estro prepotente ed istintivo dei suoi trialer e che, grazie alla fosforescente genialità della sua mente moderna e brillante, tracciò nuovi solchi nella cinofilia, lasciandoci una consolidata eredità cinofila. Bene, al termine di questa mia lunga fatica, permettetemi alcune considerazioni. Non esistendo, o non trovando, malgrado le mie tenaci e faticose ricerche, biografie ufficiali del Grande Giudice, mi sono molto impegnato per poter dare una storia, seppur ancor lacunosa e incompleta, un po’ più ricca di notizie sulla sua vita, ricostruendo passo a passo, con scritti reperiti qua e là una sua biografia, perché l’Uomo Colombo, credo, meriti tutta la nostra considerazione, attenzione e i ringraziamenti per quanto ha fatto e scritto per la Nostra Storia della Letteratura Venatoria Cinofila e per la Nostra Cinofilia, sia nel campo dell’Allevamento, dove col suo impegno e competenza ha dato vanto alle nostre razze canine, sia sul campo delle prove dove, è indubbio, ha contribuito a migliorare le qualità e le doti dei nostri ausiliari di caccia. Se sarò riuscito nell’intento, mi gratificherò per aver raggiunto un buon obiettivo. Qualora così non fosse, perdonatemi per il tempo che avete perso..

Romano Pesenti