Foto di Mario Di Pinto

La precocità come qualità irrinunciabile dei Continentali italiani, per preservare la quale l’allevamento deve essere basato su veri cani da caccia.

Precoce o tardivo? Questo è il dilemma per Bracco italiano e Spinone. Se n’è parlato al Convegno sui Continentali italiani del mese d’agosto a Colle Val d’Elsa e l’amletico dubbio ha visto un nutrito schieramento di sostenitori del “tardivo”, avverso al quale la mia voce è stata pressoché solitaria. Solitaria ma veemente, come si addice al mio focoso carattere ed alla convinzione che scaturisce dall’esperienza, perché tutti i miei buoni cani sono stati precoci (e se ci fosse stata qualche eccezione, come tale avrebbe confermato la regola).

Con ciò non voglio dire che tutti i Continentali italiani sono precoci; purtroppo non è così, allo stesso modo con cui tutti i cani di tutte le razze non sono tutti bravi. Per di più, fra i Continentali italiani le correnti di sangue di cani forgiati nella caccia (quella vera), non son molte e ad essere sincero fino in fondo dovrei anzi dire che son poche. Quindi fra Bracchi italiani e Spinoni di cani bravi ce ne sono, ma bisogna saper dove trovarli. Però da questo a sostenere che sia normale per i (bravi) Continentali italiani essere tardivi ce ne corre…anzi è vero proprio il contrario. Sono perfettamente d’accordo con quanto scrive Ambrogio Fossati sul Giornale del beccaccino che il buongiorno deve farsi vedere dal mattino in caccia vera, dimostrando la passione e l’attitudine a risalire l’emanazione ed eventualmente a fermare il selvatico (o inizialmente anche a buttarlo via e rincorrerlo all’infinito) con gli atteggiamenti inequivocabili del cane impegnato nella cerca col naso.

State comunque certi che dopo due o tre eloquenti “avventate” arriverà anche la ferma e la conferma delle qualità naturali che sono innate nel buon cane, scritte nel suo DNA (come la qualità del “gesto” nel cavallo da ostacoli), che non si possono creare artificiosamente. Ma se nel cucciolone non si accende una certa lampadina, se non ci sono quei segnali rivelatori, “lasciate ogni speranza o voi che entrate” nell’inferno del cane tardivo e rassegnatevi ad avere un ausiliare che non dà ausilio, un soggetto mediocre … o anche peggio. E lo dico affinché mi ascoltino quei poveracci che sono invecchiati loro in attesa che il cane maturi, arrancando in montagna con cani ormai logori, affiancati da inetti cani giovani, travestiti da “tardivi”. E invece la precocità è qualità imprescindibile in considerazione del fatto che la carriera di un cane è breve e non ci può essere tempo da perdere con cani che non voglion saperne di maturare.

Condizione essenziale del cane precoce è che la sua cerca sia “motivata dal naso” e non semplicemente perché ha voglia di correre. Cioè le gambe devono essere al servizio del naso e non viceversa. Se invece prevale la voglia di correre, bisogna attendere che il naso si metta al servizio delle gambe per provocare la ferma allorché la selvaggina viene casualmente a trovarsi sul percorso delle vivaci scorribande. Ed ammesso che ciò avvenga, la ferma non sarà manifestazione di qualità naturali, ma di condizionamenti di varia natura che richiederanno molto tempo, molta abilità d’addestramento e …molta fortuna. Quindi addio precocità, ma anche addio ai valori che sono alla base di un buon cane da caccia. Ma forse bisognerebbe intendersi su cosa vuol dire precocità.

La mia caccia preferita è la beccaccia in montagna ed il mio “giovane precoce” (cioè di età inferiore all’anno), esercitato dapprima su quaglie, beccaccini e croccoloni, deve farmi vedere tutta la sua passione, la resistenza fisica, l’autonomia di cerca ed entro la fine della sua prima stagione di caccia (cioè con alle spalle un quarantina di uscite, magari affiancato ad un cane più esperto) deve farmi vedere anche qualche ferma su beccaccia. E l’anno seguente deve essere già un cane affidabile. È chiaro che se invece le prestazioni richieste dovessero includere la sopportazione di un regime di spersonalizzante addestramento mirato a costruire una cerca fatta di monotoni lacet sempre eguali su terreni cosparsi di selvaggina appena disseminata, il mio concetto di precocità verrebbe sconvolto e bisognerebbe necessariamente aspettare che il cane raggiunga una capacità di stoica resistenza alle punizioni che solo un’età più avanzata (o una innata imbecillità) possono fornire.

In tal caso l’alternativa sarebbe tra avere cani tardivi o cani scemi …o tutti e due.

Quindi Continentali italiani precoci a patto di sceglierli fra correnti di sangue selezionate dalla caccia vera perché purtroppo, quando capita di fare ricorso a riproduttori provenienti da fonti meno rigorose, ahimé c’è il rischio di fare enormi passi indietro. Ovviamente allevare bene oggi è ancor più difficile di un tempo a causa della crisi della caccia e l’unica soluzione è di utilizzare nostre femmine il cui valore venatorio ci soddisfa pienamente, accoppiate con stalloni le cui qualità abbiamo personalmente verificato o che sono ampiamente certificate da una carriera di prove al di sopra di ogni sospetto. E per esserne certi, sarebbe bene riuscire a vedere personalmente all’opera questi stalloni laureati nelle prove. Con questi accorgimenti e tenendo le dita incrociate, avremo buone speranze di far nascere cani che i cacciatori apprezzeranno e con qualità naturali la mancata evidenziazione delle quali non dovremo preoccuparci di giustificare come maturazione tardiva. E comunque qualcuno dovrebbe spiegarmi come un responsabile di una Società Specializzata (per esempio il sottoscritto) potrebbe raccomandare ad un cacciatore un soggetto della sua razza, aggiungendo però che bisognerà aspettare per apprezzarne le qualità perché si tratta di una razza tardiva. Propongo una consultazione referendaria su quale potrà essere la risposta di quel cacciatore.